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Messias: «Maldini è una leggenda, al Milan mi trovo benissimo»

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Junior Messias ha rilasciato qualche dichiarazione su queste prime settimane in rossonero ai microfoni di MilanTV

Junior Messias racconta le sue prime settimane in rossonero ai microfoni di MilanTV nel formato On The Road. Le sue dichiarazioni.

AMBIENTAMENTO – «Sono stato bene in questi primi giorni, è una città più moderna rispetto a Torino. Venivo spesso a Milano per il consolato brasiliano. Devo ancora trovare casa, stavo aspettando l’arrivo di mia moglie da Crotone, vediamo dove è più comodo per lei e per i bambini. Piano, piano ce la facciamo. Sono appena arrivati. Sono felice, loro sono un supporto grandissimo»

SUI PRIMI GIORNI A MILANELLO – «È stata una bella esperienza. Il Centro Sportivo è importante e attrezzato, lavorare col mister e con Ibra è un piacere. Penso a Dida, penso ai brasiliani che hanno giocato qua rivoluzionando il calcio. Il direttore Maldini è una leggenda. Quando penso al Milan penso alla storia. L’anno scorso ho fatto un’intervista e ho capito di essere diventato un calciatore quando, dovendo studiare gli avversari, ho trovato un video sul Milan.»

SOPRANNOME – «Mi chiamavano Mico, è una scimmietta. I miei fratelli hanno iniziato a prendermi in giro, io mi arrabbiavo ma è rimasto il mio soprannome.»

PRIMI CALCI AL PALLONE – «Sono di Patinga. Ho iniziato a giocare lì come attaccante esterno.»

FAMIGLIA– «La cosa più importante dopo mia moglie e i miei figli. Il mio papà non mi ha mai dato niente, mi ha detto se vuoi vai e prendi. Fiero dell’educazione che mi hanno dato. Io guardavo papà, ho imparato con lui a lavorare. So fare un po’ di tutto, muratore, elettricista, grazie a lui. Sono stato il figlio che è stato di più con loro. Ed erano felicissimi alla firma col Milan, era quello che volevano loro. Mia madre è molto credente. Una mia zia, che aveva fatto una preghiera, mi ha detto che sarei diventato calciatore in Europa, in una big. Non ci credevo più, e sono felice. E mia mamma è felicissima. E fa capire che dio veramente esiste: avevo 18-19 anni, era già tardi per fare il calciatore”»