Pagina 182 – Calcio News 24

Gasperini scoppia in lacrime e abbandona la conferenza stampa: la domanda sull’Atalanta che lo ha fatto crollare

Gasperini scoppia in lacrime e lascia la conferenza stampa: la domanda sull’Atalanta che ha fatto crollare il tecnico della Roma. Cos’è successo

In conferenza stampa, Gian Piero Gasperini, allenatore della Roma, ha commentato con sorpresa le dichiarazioni di Claudio Ranieri prima della partita contro il Pisa, ammettendo: «Una sorpresa incredibile, non me l’aspettavo». Ma il momento più toccante è arrivato quando il tecnico ha parlato dei suoi anni trascorsi all’Atalanta, la sua ex squadra.

Riflettendo sul suo legame con Bergamo, Gasperini ha detto: «Cosa mi manca qui a Roma rispetto a Bergamo? A Roma c’è tutto, soprattutto nella squadra e nell’ambiente esterno, per poter fare bene. Sono stati tanti anni a Bergamo e poi a Genova: vuol dire che non sono una persona così brutta…». Ha poi aggiunto: «A Bergamo ho potuto fare bene perché il contesto attorno a me era molto compatto. Il lavoro della società è stato straordinario, essendo una sola squadra e una città piccola era unita alla squadra e alla società e questo ha creato un clima ideale».

Parlando del periodo trascorso a Bergamo, Gasperini ha sottolineato che l’Atalanta ha avuto il privilegio di giocare in Europa per nove anni consecutivi, ottenendo risultati economici positivi, frutto non solo del suo lavoro, ma anche della “capacità della società di operare in sintonia con l’allenatore”. L’allenatore ha poi rivelato una nota personale, dicendo: «A un certo punto questa sintonia, un po’ per il cambio proprietà e un po’ perché non c’era più papà Percassi al quale ero più legato…».

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Proprio parlando del suo legame con Antonio Percassi, Gasperini non è riuscito a trattenere le lacrime, lasciando improvvisamente la sala stampa. Un momento di forte emozione per l’allenatore, che ha sempre avuto un legame speciale con Bergamo e la sua ex squadra.

Un segno del profondo legame che ha con il suo passato, che rimane una parte importante della sua carriera e che continua a ispirarlo nel suo lavoro con la Roma.

Marchisio a sorpresa: «Mi sorprende non vedere Del Piero oggi in società. Io nella Juve? Perchè no? Vediamo…»

Marchisio svela: «Mi sorprende non vedere Del Piero oggi in società. Io nella Juve? Perchè no? Vediamo…». Le sue parole

Claudio Marchisio, ospite di Giorgia Rossi nel salotto di Giorgia’s Secret su Dazn, ha rilasciato una lunga intervista in cui ha affrontato diversi temi legati alla sua carriera e al calcio di oggi. Di seguito le parole del Principino. Le sue parole:

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SOPRANNOME PRINCIPINO – «Ho sorriso, mi è andata bene, ci sono soprannomi peggiori. Me lo diede Federico Balzaretti negli spogliatoi, io ero della primavera aggregato alla prima squadra. Arrivavo al campo in camicia o vestito elegante, sono sempre stato così, alle elementari già andavo a scuola in camicia. Vengo visto come perfetto? È il mio carattere. Questo soprannome va separato: sono elegante e gentile anche in campo, ma mi toglievo l’abito senza pallone. Quando rincorrevo l’avversario mi sporcavo ben volentieri. Nei gesti tecnici però ero pulito. Sono sempre stato un po’ vanitoso fin da bambino» 

PIRLO – «Pirlo è davvero simpatico, in campo sembrava non sentire mai la pressione ma era sempre quello con la battuta pronta. Lui sentiva tutto e faceva battute taglienti ma molto divertenti» 

BANDIERA – «Non è stato semplice capirlo, sono nato a Torino e ho fatto tutto il settore giovanile, poi ho fatto il raccattapalle, mi sentivo un tifoso nella Juventus. Una volta Alex Sandro aveva letto la mia storia del bambino cresciuto e mi ha chiesto se non avessi voglia di cambiare, aria diversa, ambiente diverso, ma per me era naturale, io trovavo sempre la forza e l’energia di meritare quel sogno. Era una responsabilità per me e per i tifosi, l’avevo voluta così tanto. Bandiera non vuol dire che stai tantissimi anni in una società ma è quello che dai realmente nel quotidiano. Io uso come esempio Tevez che è rimasto poco ma è stato una bandiera: come compagno di squadra, mi sentivo anche tifoso e vedendolo come si comportava. Bandiera lo può diventare chiunque» 

DYBALA – «Dopo la finale di Champions a Berlino tornavamo e con noi viaggiava Dybala che sarebbe stato il nuovo acquisto, ci guardava un po’ spaventato. Io sono andato da lui a dargli il benvenuto e gli ho detto che era vero avevamo perso ma ci avremmo riprovato l’anno dopo» 

CONTE – «Chiesi a Conte l’anno del primo Scudetto quando ci fu la standing ovation di Del Piero. Io volevo diventare come lui. Ero in panchina quella partita e chiesi a Conte se potessi subentrare ad Alex e invece poi per questioni tattiche non andò in porto. Una volta eravamo a Miami in tournèe, Conte ci ha dato la serata libera ma dovevamo tornare ad un certo orario. La mattina quando suona la sveglia io e Vidal arriviamo in ritardo. Io ero terrorizzato perchè il mister me l’avrebbe fatta pagare. Arturo invece rideva. Quello è il giorno in c’è gente che è stata male: ci ha fatto correre fino a vomitare. Arturo continuava a correre ininterrottamente» 

DEL PIERO – «Mi sorprende non vedere Del Piero oggi in società, per la persona che è e per quello che potrebbe dare. Claudio Marchisio nella Juventus? Perchè no? Vediamo» 

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Udinese, Runjaic in conferenza: «Il nostro obiettivo sono i 50 punti, sarebbe un bello step in avanti. Sulla sfida contro il Parma…»

Udinese, Runjaic parla in conferenza: «Il nostro obiettivo sono i 50 punti, sarebbe un bello step in avanti». Le sue parole

Kosta Runjaic, tecnico dell’Udinese, è intervenuto in conferenza stampa alla vigilia della sfida contro il Parma, analizzando i temi principali del match rispondendo alle domande dei giornalisti. Di seguito le sue parole:

Come arriva la squadra alla sfida con il Parma
“Non ci sono partite facili in Serie A, a prescindere dalla fase del campionato. Siamo sulla strada giusta, abbiamo sei giornate per dare tutto e chiudere al meglio il campionato. La partita contro il Milan resterà nei ricordi di molti, ma vogliamo che tutta la stagione sia memorabile. Il Parma è una buona squadra, con diversi ragazzi di talento, hanno la rosa più giovane della Serie A, sarà una partita diversa da quella di Milano, ma non per questo semplice. Dovremo attuare il nostro piano, metterci concentrazione, intensità, passione ma anche qualità. Non ci sarà Davis, ma abbiamo gli elementi per fare bene e raccogliere il massimo dei punti, che è il nostro obiettivo”.

Il sistema di gioco e le assenze
“È possibile che rivedrete il tridente come contro il Como. A prescindere da questo cercherò di mettere in campo la migliore formazione possibile. I ragazzi sanno cosa devono fare, ormai siamo in una fase in cui si conoscono bene e lavorano bene assieme. Dovremo essere disciplinati in difesa e puliti in possesso, avremo di più il pallone rispetto alla settimana scorsa, sarà fondamentale non innervosirsi per il blocco basso del Parma. Loro sono forti in transizione, hanno un attaccante forte che tiene bene il pallone e un portiere bravo a lanciare. Dovremo essere attenti, metterci intensità e cercare di fare risultato. Non avremo Davis e nemmeno Zemura – per cui ci vorranno ancora alcune settimane – Bertola è acciaccato e per precauzione non verrà convocato. Buksa ci sarà e ha una settimana in più di allenamento nelle gambe”.

Gueye
“Sono contento che l’estate scorsa Gueye abbia scelto l’Udinese. È un giocatore di talento, ma il talento non basta, ci vogliono resilienza, lavoro, pazienza e tante altre cose per migliorare. Lui sta lavorando bene, è un ragazzo tranquillo, migliora di giorno in giorno, ma deve imparare ancora molto. Può darci tanto, in campo si vedono i suoi miglioramenti, nelle ultime partite è apparso più tranquillo con il pallone tra i piedi. Spero continui così, sta affrontando un processo di crescita, al momento non è ancora pronto per giocare da titolare, quando lo sarà non avremo problemi a schierarlo. In questa stagione abbiamo un buon equilibrio in rosa, i ragazzi arrivati l’anno scorso hanno messo a frutto il lavoro che hanno svolto e i nuovi stanno crescendo. Ogni giocatore ci mette un tempo diverso a crescere e non va dimenticata l’età, Gueye è ancora giovane, oltre a venire da un altro paese, con un altro percorso di formazione. Certo, Lamine Yamal è più giovane e gioca, ma la base di partenza è diversa, se Idrissa avesse quel potenziale non sarebbe qui. Ognuno ha il suo percorso di crescita e la società aiuta i giocatori in questo percorso. Io sono soddisfatto di Gueye come di tutti gli altri nostri giovani”.

L’obiettivo stagionale
“A fine stagione vedremo dove saremo arrivati, l’obiettivo ora è fare più punti possibili a partire da domani. Vogliamo rimanere concentrati sul presente e non pensare troppo al futuro, vogliamo isolarci dalle voci esterne e pensare alla partita con il Parma. Giocata quella, penseremo alla partita successiva. Il nostro obiettivo sono i 50 punti, sarebbe un bello step in avanti, ma per raggiungerlo bisogna fare punti già domani contro il Parma”.

Locatelli Juve, rinnovo fino al 2030: il capitano bianconero firma il nuovo accordo! E spunta una novità in vista della sfida col Bologna…

Locatelli Juve, firma fino al 2030: accordo totale e una sorpresa che anticipa il match contro il Bologna

La storia tra Manuel Locatelli e la Juventus è destinata a proseguire ancora a lungo: il capitano bianconero ha infatti firmato il rinnovo fino al 2030, un accordo che consolida il suo ruolo centrale nel progetto tecnico e spegne definitivamente qualsiasi voce di mercato. Un prolungamento che non è solo una formalità, ma un segnale forte della fiducia reciproca tra il club e il centrocampista, ormai punto di riferimento assoluto dentro e fuori dal campo.

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La Juventus, confermandolo come leader del presente e del futuro, ribadisce la volontà di costruire attorno a lui il cuore del proprio gioco. Locatelli ha dimostrato nel tempo maturità tattica, personalità e un attaccamento totale alla maglia, qualità che lo hanno portato a diventare la voce principale dello spogliatoio. La sua permanenza garantisce continuità in un reparto nevralgico e rappresenta un messaggio chiaro alle rivali: il fulcro della squadra resterà saldamente nelle sue mani.

A testimoniare la centralità del suo ruolo ci sono anche gli impegni istituzionali imminenti. Sarà infatti Locatelli a presentarsi in conferenza stampa alla vigilia di Juventus‑Bologna, in programma sabato 18 aprile, per analizzare il momento della squadra e caricare l’ambiente in vista di una sfida cruciale nella corsa Champions. Un’occasione per i tifosi di riabbracciare idealmente il loro faro di centrocampo, celebrando un rinnovo che rafforza il presente e apre con fiducia il cammino verso il futuro.

Lecce, arriva la decisione ufficiale! Ecco cosa succederà dopo la sfida con la Fiorentina: il comunicato del club

Lecce, ritiro programmato subito dopo il match con la Fiorentina: la squadra si sposta a Verona per preparare le ultime sfide decisive

Con un comunicato ufficiale diffuso sui propri canali, il Lecce ha annunciato che a partire da martedì 21 aprile la squadra di Di Francesco si trasferirà a Verona per un ritiro programmato in vista del rush finale di campionato. Una scelta significativa, pensata per isolare il gruppo, aumentare la concentrazione e preparare al meglio le ultime e decisive sfide della stagione, in un momento in cui ogni dettaglio può fare la differenza nella corsa salvezza.

La decisione arriva a ridosso di un altro appuntamento cruciale: lunedì sera i giallorossi affronteranno la Fiorentina di Vanoli al “Via del Mare”, match che potrebbe pesare enormemente sulla classifica. Subito dopo, la squadra partirà per Verona con l’obiettivo di preparare nel miglior modo possibile le due delicate trasferte contro Hellas e Pisa, tappe fondamentali per blindare la permanenza in Serie A

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COMUNICATO “L’U.S. Lecce comunica che il gruppo squadra nella giornata di martedì 21 aprile si trasferirà a Bussolengo (Verona), presso il Montresor Hotel Tower, in vista della gara con il Verona, in programma sabato 25 aprile. I giallorossi sosterranno il primo allenamento nella giornata di mercoledì 22 presso lo Stadio Comunale di Villafranca (Verona). Sempre nella stessa località la squadra giallorossa si tratterrà per preparare la successiva trasferta con il Pisa”.

Botafogo, adesso è ufficiale! Società in vendita: tra i soggetti interessati anche Elkann e Cardinale

Botafogo alla ricerca di nuovi proprietari: tra i potenziali acquirenti i patron di Juve e Milan, Elkann e Cardinale

Il Botafogo è ufficialmente sul mercato: la notizia è diventata pubblica attraverso un annuncio apparso sul Financial Times, segnando l’avvio di una fase decisiva per il futuro del club carioca. La mossa ha immediatamente acceso l’interesse di investitori internazionali di primo piano, tra cui spiccano i nomi di John Elkann e Gerry Cardinale, figure centrali rispettivamente nei progetti Juventus ed AC Milan. L’apertura alla vendita rappresenta un passaggio cruciale per una società storica del calcio brasiliano, oggi al centro di un processo di ristrutturazione complesso e strategico.

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L’annuncio, pubblicato da Corky Gully — società britannica specializzata in ristrutturazioni finanziarie e attuale amministratore di Eagle Bidco — presenta il Botafogo come “uno dei club calcistici più storici del Brasile”. Il club non è però l’unico asset coinvolto: nello stesso pacchetto figurano anche il Lione e l’RWDM Brussels. L’intervento del fondo Ares, principale creditore, è avvenuto tramite una procedura prevista dalla legge inglese, con la nomina di amministratori indipendenti incaricati di stabilizzare la situazione e massimizzare il valore degli asset in vendita. Una manovra che ha immediatamente attirato l’attenzione di diversi gruppi finanziari globali.

Secondo quanto riportato dal Financial Times, sarebbero già almeno sei gli investitori interessati al dossier: oltre a Elkann (Exor) e Cardinale (RedBird Capital), figurano Apollo Global Management, lo sceicco Moe Al Thani, Alexander Knaster, Edward Eisler e Iconic Sports di Jamie Dinan. Non mancano neppure soggetti brasiliani, come Juca Abdalla e realtà vicine a Banco BTG Pactual, a conferma della doppia dimensione — locale e internazionale — dell’operazione. Al momento non esiste ancora un acquirente designato, ma la presenza di attori così qualificati lascia presagire una competizione serrata per il controllo del club, come evidenziato anche dall’analisi di Tuttosport.

Pisa, il proprietario Knaster sicuro: «Il calcio in Italia è mal gestito ma posso dire che c’è ancora entusiasmo a investire in Italia»

Pisa, il proprietario del club Alexander Knaster : «Il calcio in Italia è mal gestito ma posso dire che c’è ancora entusiasmo»

Alexander Knaster, imprenditore britannico e proprietario del Pisa, ha commentato ai microfoni di Sky Sport il momento delicato che sta attraversando il calcio italiano. Le sue parole arrivano all’indomani dell’eliminazione della Nazionale dal Mondiale 2026 per mano della Bosnia, un risultato che ha acceso un acceso dibattito sullo stato del movimento calcistico nel Paese.

In un contesto segnato da critiche, analisi e riflessioni sul futuro del sistema, Knaster ha voluto comunque sottolineare un aspetto positivo: il suo orgoglio per aver investito in Italia. Nonostante le difficoltà strutturali e i risultati deludenti della selezione azzurra, il proprietario del club nerazzurro ha ribadito la sua fiducia nel potenziale del calcio italiano e nella capacità del movimento di rialzarsi. Le sue parole:

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PAROLE «Il calcio in Italia è mal gestito. Posso dire che c’è ancora molto entusiasmo a investire in Italia. Quello che è attrattivo o no ce lo dirà il futuro. Ci sono molti investitori perché guardano le opportunità e quelle sono grandi. l calcio in Italia è mal gestito e al momento i risultati lo riflettono. Ma c’è sempre speranza di miglioramento in Italia. Sicuramente puoi investire e comprare un club. Per tanti soldi ma poi puoi iniziare a perderne altri».

Lewandowski Juve, il Milan pronto a sfidare i bianconeri per l’attaccante polacco! L’agente Zahavi in Italia: i possibili scenari

Lewandowski Juve, duello con il Milan: i rossoneri sfidano i bianconeri mentre l’agente Zahavi sbarca in Italia

Il futuro di Robert Lewandowski è destinato a diventare uno dei temi più caldi delle prossime settimane. Il centravanti polacco, in scadenza con il Barcellona, non ha ancora preso una decisione e attorno a lui si è già creato un vero mercato globale: Italia, Stati Uniti e Arabia Saudita osservano con attenzione. Come rivelato da Fabrizio Romano, l’agente Pini Zahavi sta programmando un viaggio in Italia per valutare da vicino le possibilità offerte dalla Serie A, dove Juventus e soprattutto Milan hanno manifestato interesse per il classe 1988. Un’operazione tutt’altro che semplice, ma che potrebbe prendere forma se il giocatore decidesse di accettare un ridimensionamento economico.

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Il nodo principale resta infatti quello dell’ingaggio. Il Barcellona ha proposto a Lewandowski un rinnovo al ribasso, un taglio significativo che il giocatore non ha gradito. Per questo Zahavi sta sondando il mercato alla ricerca di alternative concrete. Dall’Italia sono arrivate chiamate esplorative da parte di Milan e Juventus, ma senza affondi: tutto dipende dalla volontà del polacco, che nel frattempo ha ricevuto offerte molto ricche dall’Arabia Saudita e una proposta importante dalla MLS, opzione che potrebbe attrarlo anche per motivi familiari e di qualità della vita. Il viaggio in Italia servirà proprio a capire se esistono margini per un’operazione sostenibile o se il percorso dovrà orientarsi altrove.

Il Milan, però, non vuole restare alla finestra. Il direttore tecnico Tare ha già avviato i primi contatti con l’entourage del giocatore e un incontro con Zahavi è previsto nelle prossime settimane. La missione è chiara: trovare una formula economica che renda possibile l’arrivo di Lewandowski, che oggi percepisce circa 20 milioni netti, tre volte lo stipendio più alto della rosa rossonera. A spingere per l’operazione c’è anche Zlatan Ibrahimovic, consigliere di RedBird, convinto che il polacco possa innalzare immediatamente il livello della squadra, proprio come fece lui stesso nel suo ritorno del 2020. Una benedizione pesante, che aggiunge ulteriore fascino a una trattativa ancora tutta da costruire ma che promette di infiammare il mercato estivo.

Roma, parla Gasperini: «C’è stata un’intervista venerdì scorso di Ranieri che ha creato delle situazioni… Per me è stata una sorpresa incredibile»

Roma, Gasperini svela: «Non c’è mai stato un tono diverso tra me e Ranieri, sia nelle conferenze che abbiamo fatto…»

Gian Piero Gasperini, aprendo la conferenza stampa alla vigilia di Roma‑Atalanta, ha voluto subito fare chiarezza sulle dichiarazioni rilasciate da Ranieri nei giorni scorsi, dissipando ogni equivoco nato attorno alle sue parole.

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PAROLE – «Vi anticipo, tanto so che me lo chiederete. C’è stata un’intervista venerdì scorso di Ranieri che ha creato delle situazioni, per me è stata una sorpresa incredibile. Non c’è mai stato un tono diverso tra me e Ranieri, sia nelle conferenze che abbiamo fatto, che nei rapporti tra noi due. Non me lo aspettavo»

IL MOMENTO IN CASA ROMA – «In tanti mesi non avevo mai ricevuto questi toni. Da quel momento mi sono preoccupato, intanto, di non risponde e, poi, di cercare di non creare nessun tipo di danno e difficoltà alla squadra o ai tifosi della Roma. Domani è importante, abbiamo ancora chance per l’Europa. La cosa importante è questa. Gradirei che parlassimo solo di campo»

PARTITA – «Zero. È una partita importante, ripeto: nessun alibi. Anzi, un po’ di benzina in più. E credo che la gente lo capisca e sosterrà ancora più forte la squadra”. Sul suo futuro, invece, Gasperini sceglie di non rispondere: “Continuate a chiedermi altre cose e io vorrei parlare della partita. Ho detto che non voglio creare problemi e questa domanda crea dei problemi»

OBIETTIVO CHAMPIONS – «Dovete chiederlo alla società, che è sempre stata molto chiara. Io ho sempre pensato che, con molto poco, possiamo stare lì e puntare alla Champions. E siamo lì ancora. Quindi ho sempre spinto per raggiungere quell’obiettivo subito, farlo per migliorare subito la squadra. E ancora oggi, nonostante le tante defezioni recenti, abbiamo delle chance. Con idee in più avremmo avuto ancora più chance, ma questo — ripeto — rientra nella dialettica del confronto interno a qualsiasi azienda. E, ripeto anche questo, in questa dialettica durante l’anno non ci sono mai stati toni con Ranieri così aggressivi».

Fantacalcio Serie A 2025/26, al via la 33ª giornata: i giocatori da schierare e su cui scommettere per fare la differenza in questa giornata

Fantacalcio, è tempo di 33ª giornata di Serie A: le scelte top e le scommesse giuste da mettere in formazione

Per la 33ª giornata Inter‑Cagliari è il match chiave del turno e offre opportunità concrete per i fantallenatori e per chi punta sulle prestazioni dei titolari. Marcus Thuram è indicato come riferimento offensivo e dovrebbe partire dal 1’ secondo le probabili formazioni aggiornate, il che lo rende una scelta primaria per gol e bonus. Pio Esposito affianca Thuram e, nelle scelte di Chivu, è spesso coinvolto nelle azioni offensive: schierarlo come titolare può portare punti sia per gol che per assist. Inoltre, Federico Dimarco è una carta da non sottovalutare per i bonus legati ai cross e ai calci piazzati, specialmente in una partita casalinga dove l’Inter tende a dominare la manovra. Queste indicazioni sulle formazioni e sui ruoli sono confermate dalle ultime anticipazioni dai campi e dalle probabili formazioni.

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Sassuolo‑Como e gli altri nomi su cui puntare

Nel match d’apertura Sassuolo‑Como, Gianluca Pinamonti è segnalato come punta centrale titolare: la sua posizione lo mette in condizione di ricevere palloni in area e cercare la conclusione, elemento cruciale per chi cerca gol facili nella giornata. Volpato, schierato come esterno offensivo, rappresenta invece una scelta interessante per chi punta su assist e inserimenti in area; la sua titolarità è indicata nelle probabili formazioni del turno. Queste scelte sono supportate dalle liste ufficiali di probabili formazioni e dalle analisi pre‑gara.

Udinese–Parma

Atta va confermato dopo la grande prova di San Siro: è in fiducia e merita spazio. Ekkelenkamp resta un profilo da bonus, sempre pericoloso tra le linee. Bernabé è una scelta intelligente per un possibile +1 a centrocampo. Pellegrino, in crescita, può tornare all’esultanza: buon terzo slot.

Napoli–Lazio

Anguissa è da schierare: questa potrebbe essere finalmente la sua partita. Alisson Santos, anche con minutaggio ridotto, è un’arma preziosa per strappi e imprevedibilità. Isaksen è una buona opzione a centrocampo, mentre Pedro nelle gare importanti si accende: promosso soprattutto nelle leghe numerose.

Roma–Atalanta

El Shaarawy titolare è un’occasione da sfruttare: forma e ruolo lo rendono molto appetibile. Soulé rimane un giocatore da bonus, sempre coinvolto. Zalewski da ex intriga parecchio. Ederson, reduce da ottimi voti, ha tutte le carte per trovare l’acuto.

Cremonese–Torino

Bonazzoli è la principale speranza da +3 per la Cremonese. Baschirotto va schierato pericoloso sulle palle inattive. Adams è in ottima condizione e va sfruttato. Pedersen è in crescita costante: due +1 consecutivi lo rendono una scelta interessante.

Verona–Milan

Nel Verona la scelta più affidabile resta Bowie, più continuo di Orban. Nel Milan non ci sono dubbi: Leao e Pulisic vanno messi senza pensarci troppo. In una gara in cui i rossoneri devono trascinare, loro sono i primi indiziati per portare bonus.

Pisa–Genoa

Moreo è l’unica vera opzione fanta‑affidabile del Pisa. Colombo può tornare al gol grazie al suo fiuto in area. Baldanzi, reduce da un assist col Sassuolo, ha la qualità per ripetersi.

Juventus–Bologna

McKennie è un sì convinto: inserimenti e dinamismo lo rendono un potenziale uomo bonus. Thuram ha già colpito il Bologna e può sorprendere ancora. Orsolini, ritrovato il gol, merita continuità. Joao Mario da ex è una tentazione forte: lasciarlo fuori sarebbe rischioso.

Lecce–Fiorentina

Falcone è una certezza da modificatore: porta sempre un voto pesante. Mandragora e Ndour sono due ottime opzioni a centrocampo, entrambi con potenziale bonus e buon momento di forma.

Strategia di schieramento e consigli pratici

Per massimizzare il rendimento nella 33ª giornata privilegia titolari confermati in partite casalinghe o contro avversarie con difese fragili; dai la precedenza a giocatori con ruolo offensivo e responsabilità sui calci piazzati. Controlla gli aggiornamenti sulle condizioni fisiche fino all’ultimo minuto e sfrutta i ballottaggi solo se le fonti ufficiali confermano la titolarità. Le probabili formazioni e le ultime news dai campi sono risorse fondamentali per decidere chi mettere in campo: tieni d’occhio gli aggiornamenti pubblicati nelle ore precedenti al fischio d’inizio.

Maspero svela: «Mi fermano ancora per strada per la famosa ‘buca’! Torino? D’Aversa è riuscito a dare una svolta. Sulla sfida contro la Cremonese…»

Maspero: «Mi fermano ancora per strada per la famosa ‘buca’! Torino? D’Aversa è riuscito a dare una svolta». Le dichiarazioni

Cremonese-Torino della giornata numero 33 è la partita di Riccardo Maspero, giocatore che ha militato sia in grigiorosso che in granata. Amico di Roberto D’Aversa, l’ex numero 10 ha parlato con La Gazzetta dello Sport.

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CREMONESE-TORINO «Domenica sarà una partita importante. Lo sarà per il Toro, che vorrà vivere alla grande il finale di campionato. Lo sarà per la Cremonese per la quale, d’ora in poi, saranno tutte gare difficili. Allo stesso tempo, la Cremo non deve guardare in faccia a nessuno e ha un’unica strada: è quella di andare a vincere. Se inizia a fare i calcoli, non va da nessuna parte. Di calcoli ne ha già fatti troppi nel girone di ritorno dilapidando un patrimonio».
GIAMPAOLO «Quando cambi l’allenatore c’è sempre un qualcosa di nuovo che ti porta a dare nella prima partita qualcosa in più. Dopo, se ci sono dei problemi, tornano a galla. A Cagliari ha fatto anche un buon primo tempo, ma i problemi sono tanti e sta mancando la finalizzazione: in tutto il ritorno sono mancati i gol».
PREOCCUPATO PER LA CREMONESE «Eh sì, perché la prima cosa è fare gol. Quando si segna, poi ci si può sistemare in qualche modo per non prenderli. Se continui a non farli, ben che ti vada finisce 0-0. Più spesso perdi».
IL TORO «D’Aversa è riuscito a dare una bella svolta. Ha portato quello che serviva: l’entusiasmo e la forza per ottenere le vittorie. Robi è riuscito a dare al Toro dei valori importantissimi e fondamentali».
LA MEDIA DI 2 PUNTI A GARA «Robi è davvero bravo. Tante volte noi allenatori rischiamo di essere giudicati solo per i risultati. Bisognerebbe, invece, essere giudicati per tutto ciò che un tecnico porta alla squadra, all’ambiente e alla società. E Robi queste cose le porta sempre: al Toro ha centrato in pieno l’obiettivo: ha portato un grande entusiasmo. Era quello che serviva».
VLASIC «Ha valori e qualità importanti. Tante volte, nei momenti difficili, i giocatori di fantasia o vengono messi in discussione oppure sono dirottati a livello tattico in alcuni ruoli poco congeniali alle loro caratteristiche. Invece, se hai giocatori di fantasia devi dargli libero spazio: la mossa di Robi di portarlo più avanti, da trequartista, è stata indovinata».
L’ATTACCO «Secondo me il calcio è a due punte più il trequartista. Per il resto, fai quello che vuoi. Ma, per come la vedo io, il calcio è a due punte: non a una, non a tre. Sono nato a Cremona con il direttore Favalli che diceva: la prima punta ti fa 20 gol, la seconda 15. Così parti già con una trentina di gol in dote».
CREMONA L’HA FATTA GRANDE, TORINO L’HA RESA FAMOSA «Tutto, sicuramente. Sono state due esperienze fondamentali nel mio percorso da calciatore: a Cremona ho trovato l’ambiente che mi ha aperto le porte di questo mondo, Gigi Simoni mi ha creato e mi ha costruito come attaccante. Torino, poi, veramente mi ha dato quella popolarità che prima non avevo mai avuto».
LA BUCA SUL RIGORE DI SALAS «E mi fermano ancora per strada per questa buca! Ma è possibile perché ho avuto la fortuna di indossare una maglia prestigiosa come quella del Toro».
COSA DIREBBE AI GIOCATORI DEL TORO «Sicuramente di continuare a lavorare com’è stato fatto finora, con la stessa intensità e determinazione. Perché c’è da scrivere la storia di questa stagione. Chi vuole rimanere deve guadagnarsi la riconferma, e chi vuole andare via deve far vedere che va via dal Toro avendo fatto bene. Il calcio è questo: se fai bene, hai mercato e guadagni. Se non vai bene, non avrai mercato e non guadagnerai di conseguenza. E poi ci sarà da mettere la ciliegina all’ultima giornata…».
CAIRO «Non conosco di persona il presidente Cairo, per cui non posso dare dei giudizi. Però, io dico sempre che chi è presidente di una società va rispettato perché tira fuori dei soldi. Chiaramente, chi compra il Toro sa che ha una grande responsabilità perché il Toro non è un club normale. Penso che, per quanto è stato costruito in questi anni, c’è da essere contenti: ad esempio, prima che arrivassi io al Toro erano stati giocati tantissimi campionati di Serie B. Mentre durante l’era Cairo c’è stata una stabilità. È un valore».

Dimarco sicuro: «L’Inter è la mia famiglia: qui sono cresciuto. L’insegnamento più importante che ho imparato è questo»

Dimarco: «L’Inter è la mia famiglia: qui sono cresciuto. L’insegnamento più importante che ho imparato è questo». Le parole

In vista della sfida casalinga contro il Cagliari, Federico Dimarco è stato il protagonista del nuovo MatchDay Programme, aprendo una finestra sincera sul suo percorso e sul legame speciale con l’Inter. L’esterno nerazzurro ha raccontato ai tifosi le tappe della sua crescita, i sacrifici compiuti e l’emozione di indossare una maglia che per lui rappresenta molto più di un semplice ruolo in campo.

Dimarco ha ripercorso il suo viaggio, fatto di prestiti, ritorni e maturazione, fino a diventare uno dei simboli dell’Inter di oggi. Un percorso che lo ha portato a vivere da protagonista il presente nerazzurro, con la consapevolezza di essere parte di un progetto che lo ha visto crescere sin da bambino.

Di seguito, tutte le dichiarazioni rilasciate dal difensore nel MatchDay Programme.

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SEGRETI E CRESCITA – «Non c’è un segreto, penso solo di avere sempre avuto tanta voglia di imparare e ascoltare. In carriera quando è servito ho saputo adattarmi, cambiato metodi di allenamento sotto ogni punto di vista: è qualcosa che diventa possibile man mano che cresci e davanti a te ci sono grandi campioni nel tuo stesso spogliatoio che diventano degli esempi».

RICORDI D’INFANZIA – «I ricordi principali sono legati al campetto che si trovava di fronte al negozio di mio papà: ci andavo a giocare tutti i giorni. Non c’è un momento particolare, ma ancora adesso quando scendo in campo a San Siro ho come dei flash di quel campo, fa parte di me e della mia storia».

IL SIGNIFICATO DELL’INTER – «L’Inter è la mia famiglia: qui sono cresciuto, poi mi sono allontanato per un po’, ma alla fine sono tornato e ormai sono qui da tanti anni. Conosco bene il Club: io e i miei compagni che sono qui da più tempo cerchiamo sempre di trasmettere a chi arriva cosa significa giocare per l’Inter e vestire la maglia nerazzurra».

CONSIGLI E RESPONSABILITÀ – «L’insegnamento più importante che ho imparato è il fatto di non mollare mai e dare sempre tutto quello che si ha. Dare un consiglio però è difficile, ognuno ha il suo percorso: io posso dire che nei momenti di difficoltà è importante sapersi prendere le proprie responsabilità e saper fare autocritica. Io ho sempre voluto scegliere in prima persona nel corso della mia carriera».

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Allegri Milan, la società rossonera ha deciso: ecco quale sarà il futuro dell’ex tecnico della Juve. Le ultime novità

Allegri Milan, i rossoneri hanno le idee chiare sul futuro dell’ex allenatore della Juventus. Ecco i possibili scenari

Secondo La Gazzetta dello Sport, il Milan ha scelto di blindare Massimiliano Allegri, considerandolo il punto fermo del progetto tecnico. Nonostante le voci su un possibile interesse della Nazionale, in via Aldo Rossi non c’è alcuna preoccupazione: la dirigenza è pronta a investire sul mercato per soddisfare le richieste dell’allenatore e consolidare il percorso intrapreso.

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Dopo l’addio a Sergio Conceição, il club ha ritrovato stabilità e continuità di rendimento in zona Champions. Per colmare il divario con le big e valorizzare al massimo giocatori come Rafael Leão e Christian Pulisic, il Milan interverrà su più reparti, puntando su profili di personalità e leadership. In questo senso, Adrien Rabiot viene indicato come il rinforzo ideale per elevare il livello tecnico e caratteriale dello spogliatoio.

Allegri sarà coinvolto direttamente nella costruzione della rosa, con particolare attenzione al potenziamento delle seconde linee. Le voci sulla Nazionale restano sullo sfondo, ma il club è convinto di poter trattenere il tecnico e proseguire un progetto che, a un anno dal suo ritorno, sta iniziando a dare i risultati sperati.

Doccia gelata, l’annuncio ufficiale fa disperare Inter e Milan

Non arrivano notizie incoraggianti per le due milanesi: l’ultimo annuncio ufficiale è una doccia gelata

L’Inter prepara la festa, il Milan il riscatto nella prossima stagione, ma le due compagini di Milano incassano una notizia che non farà certo piacere.

Sulle due sponde dei Navigli l’atmosfera è profondamente diversa: questa sera la squadra di Chivu scenderà in campo per avvicinarsi ulteriormente ad uno scudetto che ormai già inizia a comparire sulle maglie nerazzurre.

Dall’altro lato, Allegri deve rintuzzare il ritorno delle inseguitrici in ottica Champions ed intanto già prepara il futuro: il prossimo anno vuole un Milan più ricco di qualità per puntare allo scudetto e ben figurare in Europa.

Proprio quell’Europa da dove arriva una notizia che non farà certo piacere a Inter e Milan, ma in generale a nessun appassionato del capoluogo lombardo. Il nodo del contendere, neanche a dirlo, è San Siro che dice addio (o quasi) alla possibilità di ospitare Euro 2032.

Ad annunciarlo è stato Michele Uva, Executive Director UEFA per Euro 2032 Italia, nel corso di un evento organizzato da Il Foglio che si è tenuto ieri in città.

Europei senza San Siro: Uva spiega il motivo

Nel corso del suo intervento, il dirigente della Uefa ha rassicurato tutti sull’organizzazione da parte dell’Italia di Euro 2032 insieme alla Turchia.

San Siro dall'esterno
San Siro rischia di perdere Euro 2032 (Pixabay) – Calcionews24.com

Nessun rischio di perdere la rassegna continentale, ma sicuramente c’è la possibilità che alcune grandi piazza vengano escluse. Tra queste c’è Napoli, con Comune e club che non hanno trovato accordo per il rifacimento del Maradona, ma anche San Siro.

Michele Uva ha, infatti, spiegato che ci sono “otto stadi sono in linea con la candidatura” allo stato attuale e la Figc “entro fine luglio sceglierà tra questi e altri due stadi candidabili per quel tempo”.

I due stadi ‘candidabili’ potrebbero essere proprio quelli di Milano e Napoli, anche se l’Executive Director UEFA non esclude un’assenza del capoluogo lombardo: “L’Europeo si può fare anche senza Milano”.

Quindi entra nel dettaglio della questione San Siro: “Non ha i criteri adeguati per ospitare una partita degli Europei, l’unica possibilità è che venga costruito il nuovo stadio. Comune, Regione e i due club hanno presentato alla Uefa il progetto e fino ad allora erano in corsa. Ad oggi, stando a quanto si legge, tutto può rallentare”.

Il riferimento è all’inchiesta nata proprio nella Procura milanese e che ha al centro proprio la vendita di San Siro a Inter e Milan. Un’indagine che potrebbe tagliare fuori Milano da Euro 2032.

Guardiola ct dell’Italia? Il sogno può tramutarsi in realtà! Dal possibile addio al City alla volontà del tecnico

Guardiola ct dell’Italia? Il sogno può tramutarsi in realtà! Dal possibile addio al City alla volontà del tecnico di guidare una nazionale in futuro: il punto

Pep Guardiola potrebbe lasciare il Manchester City al termine della stagione. L’allenatore valuta di salutare l’Inghilterra, nonostante un contratto valido fino al 2027. Dal suo arrivo nel 2016, il catalano ha conquistato ogni trofeo a disposizione, dominando in patria e trionfando in Europa. Se dovesse aggiungere ulteriori titoli dopo il successo contro l’Arsenal, potrebbe anticipare l’addio per chiudere da vincente. Il futuro resta incerto e legato al campo, con la chance di alzare la FA Cup e di rimontare in campionato, dove i rivali distano 6 punti in attesa dell’attesissimo scontro diretto.

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Attualmente l’ex mister del Barcellona mantiene totale riserbo sulle decisioni future, concentrandosi sui prossimi impegni. Tuttavia, l’ipotesi di un cambio di guida per la dirigenza del club inglese appare concreta. In caso di separazione, si profilerebbero due opzioni: un periodo di riposo per la famiglia, oppure l’inizio di un’avventura sportiva alla guida di una selezione. Il ruolo di commissario tecnico lo affascina profondamente, come ammesso in un’intervista: Mi piacerebbe allenare una nazionale e vivere un Mondiale, un Europeo o una Copa America. Non so quando ma voglio provare questa esperienza da ct.

Tra le suggestioni emerge lItalia, in cerca di rilancio dopo la pesantissima eliminazione dai playoff. Il tecnico non rappresenta tuttavia la primissima scelta, superato da altri candidati a causa di ostacoli finanziari. Oltremanica percepisce un ingaggio da 23 milioni lordi, circa 12 netti, cifre fuori dalla portata federale. Il commissario tricolore più pagato è stato Conte con 4,5 milioni netti, seguito da Mancini a quota 3. Un approdo in azzurro richiederebbe un clamoroso taglio dello stipendio, ma se la volontà fosse davvero forte, il suo nome scalerebbe facilmente le attuali gerarchie.

Calendario Serie A, anticipi e posticipi della 35ª giornata: chi gioca il 1° Maggio? Date e orari ufficiali

Calendario Serie A, anticipi e posticipi della 35ª giornata: chi gioca il 1° Maggio? Date e orari ufficiali. Ecco il programma completo

La Lega Serie A ha annunciato gli orari degli anticipi e posticipi per la trentacinquesima giornata di campionato. La partita di cartello tra Como e Napoli si giocherà sabato 2 maggio alle 18:00 allo Stadio Sinigaglia. Domenica 3 maggio, alle 20:45, a San Siro, si disputerà Inter-Parma, una sfida che potrebbe portare i nerazzurri alla matematica vittoria dello Scudetto, se gli incastri dei risultati saranno favorevoli. L’attesa cresce per questi match cruciali nella corsa al titolo e nelle zone alte della classifica.

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ANTICIPI E POSTICIPI DELLA 35ª GIORNATA

Pisa-Lecce venerdì 1 maggio ore 20:45 (DAZN)

Udinese-Torino sabato 2 maggio ore 15 (DAZN)

Como-Napoli sabato 2 maggio ore 18 (DAZN)

Atalanta-Genoa sabato 2 maggio ore 20:45 (DAZN/SKY)

Bologna-Cagliari domenica 3 maggio ore 12:30 (DAZN)

Sassuolo-Milan domenica 3 maggio ore 15 (DAZN)

Juventus-Verona domenica 3 maggio ore 18 (DAZN/SKY)

Inter-Parma domenica 3 maggio ore 20:45 (DAZN)

Cremonese-Lazio lunedì 4 maggio ore 18:30 (DAZN)

Roma-Fiorentina lunedì 4 maggio ore 20:45 (DAZN/SKY)

Chivu Inter, il processo di ‘Mourinhazione’ prosegue: l’ennesima citazione allo Special One che esalta i tifosi

Chivu Inter, il processo di ‘Mourinhazione’ prosegue: l’ennesima citazione allo Special One che esalta i tifosi. Ecco cos’ha detto

Durante la conferenza stampa di ieri alla vigilia del Cagliari, Cristian Chivu ha lanciato alcune battute pungenti contro chi non riconosce il lavoro svolto dall’Inter in questa stagione. Sebbene il suo tono fosse distante dalla comunicazione aggressiva di José Mourinho, il tecnico romeno ha comunque fatto sentire il suo disappunto, rispondendo a critiche e polemiche con una frase ad effetto.

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In particolare, Chivu ha voluto replicare a chi lo etichettava in modo dispregiativo, affermando: «Non sono un fesso…». Con queste parole, ha quasi ripreso la linea difensiva di Mourinho, che nel 2008, al suo arrivo all’Inter, aveva dichiarato: «Non sono un pirla…». Entrambi, in modo diverso, hanno voluto difendersi da critiche ingiuste, ma lanciando anche una frecciata al mondo esterno.

L’allenatore, che era parte integrante della squadra tripletista dell’Inter, ha voluto sottolineare come sia cambiato il modo di pensare e di reagire nella sala stampa. Fino a pochi mesi fa, Chivu sembrava voler percorrere una strada diversa, distante dalla teatralità che caratterizzava Mourinho. Ma con il crescere delle polemiche esterne, il tecnico romeno ha scelto di adottare una risposta simile a quella del suo ex allenatore: difendere il gruppo, rispondere con determinazione e mettere in evidenza il valore della squadra.

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Ma non si tratta della prima frase di Chivu che rimanda alle dichiarazioni iconiche dello Special One. Ad inizio stagione, prima della sfida col Sassuolo in campionato, Chivu aveva dichiarato: «Ho altre cose a cui pensare, il rumore dei nemici fa parte del gioco», facendo riferimento a un concetto frequentemente utilizzato da Mourinho, ovvero quello di vedere le critiche come parte del percorso. Anche dopo una vittoria importante contro l’Ajax in Champions League, il tecnico interista aveva ripreso il famoso detto di Mourinho: «Non sono scemo!», ribadendo la sua volontà di andare avanti con le proprie convinzioni.

Queste dichiarazioni confermano che Chivu sta cercando di far valere le sue convinzioni e di difendere la propria squadra da critiche e difficoltà, seguendo un po’ la traccia lasciata dal suo ex allenatore, pur con uno stile diverso. La comunicazione all’Inter, quindi, si evolve con il passare dei mesi, e con essa anche la difesa della squadra e dei suoi obiettivi.

La crescita di Chivu come allenatore passa anche attraverso queste sfide, mostrando il suo desiderio di rispondere con determinazione alle polemiche esterne, continuando a credere nel progetto e nei suoi ragazzi.

Barcellona, Szczesny annuncia: «Non mi resta molto tempo in questo club, ma sono sicuro di una cosa»

Il portiere del Barcellona ed ex Juve e Roma, Wojciech Szczesny, ha parlato così del finale di stagione e del proprio futuro

In una recente intervista con Som3Cat, Szczesny ha parlato del suo futuro, esprimendo la sua felicità a Barcellona insieme alla sua famiglia. Ha riconosciuto che il suo tempo al club potrebbe essere limitato, ma ha sottolineato di essere grato per l’esperienza vissuta. Per quanto riguarda la Liga, il portiere ha ribadito l’importanza di concentrarsi sull’obiettivo di vincere, e ha espresso fiducia nel fatto che il club, con i suoi giovani talenti, tornerà a vincere anche la Champions League.

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PAROLE – «Io e la mia famiglia siamo molto felici a Barcellona. So che non mi resta molto tempo qui, ma mi sono divertito tantissimo e abbiamo tanto di cui essere grati. Liga? Dobbiamo concentrarci su questo obiettivo, è un trofeo importante. Flick ci ha concesso qualche giorno per ricaricarci e tornare pronti a vincere. Sono sicuro che in futuro il club tornerà a vincere anche la Champions, ha tanti giovani di qualità».

Infortunio Casale, allarme Bologna: a rischio forfait contro la Juve? L’esito degli esami

Infortunio Casale, allarme Bologna: a rischio forfait contro la Juve? L’esito degli esami e il comunicato del club sulle condizioni del difensore

La sconfitta del Bologna contro l’Aston Villa per 4-0 non ha portato solo all’eliminazione dalla competizione europea, ma anche alla perdita di una pedina importante della difesa: Nicolò Casale. Il difensore è stato costretto ad abbandonare il campo all’82° minuto a causa di un infortunio, sostituito da Heggem.

Dal comunicato ufficiale del Bologna, emerge che Casale ha subito un “trauma contusivo-distorsivo alla caviglia sinistra”. Le sue condizioni sono ancora da valutare, ma la sua presenza nella prossima partita di campionato contro la Juventus, in programma domenica alle 20:45, è ora a rischio.

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Il Bologna dovrà fare i conti con l’incertezza sull’impiego di uno dei suoi giocatori fondamentali, in vista di un match decisivo per il prosieguo della stagione.

IL COMUNICATO – «Nicolò Casale è stato sostituito nel corso del secondo tempo della partita di ieri a causa di un trauma contusivo-distorsivo alla caviglia sinistra. Le sue condizioni saranno valutate nei prossimi giorni».

Fiorentina, Ndour è la nota lieta dell’eliminazione dalla Conference League: quel marchio di fabbrica

Fiorentina, Ndour è la nota lieta dell’eliminazione dalla Conference League: il marchio di fabbrica che caratterizza la squadra di Vanoli

L’avventura in Conference League della Fiorentina si ferma qui. L’amarezza per un’eliminazione che brucia è tanta, ma il successo illusorio per 2-1 di ieri sera contro il Crystal Palace lascia in dote alla squadra una consapevolezza preziosa da cui ripartire: il talento balistico di Cher Ndour.
Quando il sipario cala su una competizione europea, ci si chiede sempre cosa resti. Alla Fiorentina rimane la certezza di aver trovato un centrocampista moderno, capace di trasformare palloni apparentemente innocui in sentenze dalla lunga distanza.

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Il cecchino viola: la parabola di Ndour

Il gol messo a segno ieri sera contro gli inglesi è la sintesi perfetta delle sue qualità: un appoggio corto di Solomon e un gran tiro rasoterra scagliato da lontanissimo, chirurgico e implacabile. Ma la rete al Crystal Palace è solo l’ultimo tassello di un mosaico balistico che Ndour ha costruito con costanza in questa stagione di Coppa:
• Contro il Sigma Olomouc (2-0): un capolavoro di coordinazione. Sponda all’indietro di Gudmundsson, stop orientato e un tiro stupendo che si è insaccato accarezzando la parte alta del palo interno.
• Agli ottavi contro il Rakow (2-1): un mix di prontezza e potenza. Su un tocco in anticipo di Mandragora, si è coordinato in un fazzoletto scaricando un tiro di collo al volo dal limite dell’area, micidiale a mezza altezza.

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La cooperativa del tiro da fuori

Il tiro di Ndour si inserisce in un vero e proprio “marchio di fabbrica” della Fiorentina di quest’anno. La conclusione da fuori area ha spesso tolto le castagne dal fuoco, mettendo in vetrina la qualità tecnica dell’intera rosa. Un arsenale sfruttato in tutte le competizioni:
La classe di Fagioli: contro il Jagiellonia, ha mostrato una naturalezza disarmante: stop di petto al limite su respinta del portiere e pallonetto di collo a scavalcarlo.
• I colpi d’autore in Serie A: la magia di Gudmundsson contro l’Udinese (veronica al limite e palla all’incrocio), l’interno a giro di Solomon contro il Torino e il violento siluro sotto la traversa di Mandragora contro la Juventus (che ha sorpreso Di Gregorio).
• Le ripartenze fulminee: dal bellissimo diagonale in corsa di Kean contro la Roma, alla curiosa prodezza balistica di Pongracic in Polonia contro il Rakow: un rasoterra scagliato direttamente dalla propria metà campo per punire il portiere salito per l’ultimo assalto.

L’Europa saluta Firenze, lasciando sul campo tanta delusione ma anche basi solide. La capacità di far male dalla distanza non è un dettaglio: è un’arma tattica fondamentale. E il destro pesante di Cher Ndour è una certezza su cui i viola dovranno costruire i successi di domani per raggiungere la salvezza il prima possibile

Alaba Real Madrid, decisione presa: sarà addio a fine stagione? La rivelazione di Romano

Alaba Real Madrid, decisione presa: sarà addio a fine stagione? La rivelazione di Fabrizio Romano sul futuro del difensore austriaco

David Alaba, difensore austriaco classe 1992, lascerà il Real Madrid al termine di questa stagione, quando scadrà il suo contratto con i Blancos. A riportarlo è Fabrizio Romano, che sottolinea come diversi club si siano già fatti avanti per ingaggiare il giocatore.

Alaba, che compirà 34 anni a giugno, ha mostrato delle incognite legate alla sua condizione fisica, a causa di alcuni infortuni che ne hanno condizionato l’ultima parte di carriera. Nonostante ciò, l’austriaco resta una risorsa preziosa per la sua qualità tecnica, la versatilità tattica e l’esperienza internazionale.

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Centrale difensivo, terzino sinistro e centrocampista, David Alaba ha fatto della sua polivalenza il punto di forza della sua carriera, con 604 partite e 41 gol nei club e 112 presenze e 15 reti in nazionale. Il suo palmarès è straordinario, con 4 Champions League (due con il Bayern Monaco e due con il Real Madrid), 10 campionati tedeschi e 2 campionati spagnoli.

In Italia, se dovesse tornare in buone condizioni fisiche, la sua esperienza e le sue caratteristiche tecniche potrebbero essere molto utili a diversi club, anche per una o due stagioni.

Mondiale 2026 su Dazn, Azzi entusiasta: «Racconteremo tutto quel che accade, in campo e fuori. Non avere l’Italia è dura ma…»

Il Ceo di Dazn, Stefano Azzi, ha rilasciato un’intervista per parlare del Mondiale 2026 che verrà trasmesso in esclusiva dalla piattaforma

Il Mondiale 2026 sarà interamente su Dazn. A presentarlo su La Gazzetta dello Sport c’è il Ceo di Dazn Italia, Stefano Azzi.

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LA COPPA DEL MONDO SU DAZN – «È una soddisfazione e un orgoglio per me e soprattutto per Dazn avere tutto il Mondiale in streaming, con 69 gare in esclusiva. Il calcio muove la passione della gente e come dice il maestro Arrigo Sacchi il calcio è la cosa più importante tra le cose meno importanti del mondo».

CHE MONDIALE SARÀ – «Un Mondiale XXL che come detto avrà tutte le partite e vivrà dal tramonto all’alba e viceversa. Il racconto sarà allargato durante le ventiquattro ore, cercando di cogliere tutto quello che accade. In campo e fuori. Ci sarà una rubrica che al mattino riassumerà tutto quello che è successo nella notte e poi appuntamenti nel pomeriggio e la sera per presentare le partite che andranno in onda nei tre Paesi che ospitano il torneo. Racconteremo la magia della Coppa del Mondo in tutte le sue sfaccettature».

L’ITALIA ASSENTE – «Abbiamo tifato tutti per gli azzurri sia a Bergamo per la semifinale dei playoff e sia qua in ufficio per la finale. Da tifoso non avere l’Italia è dura, ma il Mondiale come manifestazione va al di là di chi partecipa perché è estremamente attrattivo e ci sono partite iconiche che trascineranno l’audience».

SARÀ UNA COPPA DEL MONDO VISIBILE OVUNQUE«Sarà bellissimo. Siamo passati da Uruguay 1930 senza internet e tv, a Messico 1970, con le prime tv a colori, al Mondiale 2026 con le gare visibili ovunque in live streaming. La platea sarà allargata e si potrà assistere alle partite sul divano di casa, in viaggio o in spiaggia, connessi ai telefonini e ai tablet».

IL MONDIALE PIU’ IMPORTANTE – «Mi è rimasto nel cuore quello del 1982 con la finale Italia-Germania. Con quel rigore sbagliato da Cabrini abbiamo creduto che fosse un match segnato e invece c’è stato il gol Rossi e poi l’urlo di gioia di Tardelli per il 2-0. E come dimenticare l’esultanza composta in tribuna del presidente Pertini».

IL SUO RICORDO PIÙ BELLO EXTRA AZZURRI – «Messico ’86 con il gol di Maradona all’Inghilterra. Quello dopo aver scartato mezza squadra avversaria, non quello con la… mano de Dios. E poi i Leoni indomabili del Camerun nel 1990».

CHE RACCONTO FARÀ DAZN – «Un misto di contenuti e di innovazione. Il calcio giocato sarà accompagnato con nuovi show che racconteranno quello che è successo e succederà con competenza, leggerezza e innovazione, attraverso l’interazione e coinvolgimento dei tifosi. Daremo loro la possibilità di creare highlights personalizzati e di vedere i contenuti di Fifa+ per avere un panorama completo della storia del Mondiale».

LE GARE IN ORARIO NOTTURNO – «Un’opportunità. Se un appassionato guarda in diretta le Olimpiadi negli Usa o la Formula 1 dall’altra parte del mondo, non si perderà le partite del Mondiale di notte. Per Dazn sarà il ponte che collegherà la fine dell’attuale campionato alle amichevoli estive e all’inizio della prossima Serie A».

IL RILANCIO DEL CALCIO ITALIANO – «Ho letto molto e se n’è parlato tanto: secondo me sacrificio, umiltà e coraggio rappresentano quello che serve. Non basta cambiare allenatore della Nazionale, ma serve trovare un’alternativa per quello che c’è intorno: servono nuove leggi. Il sistema deve cogliere questa opportunità di cambiamento per riportare il calcio in alto. Bisogna accompagnare il calcio in questa fase di ricambio generazionale».

LA SERIE A DA 20 A 18 SQUADRE – «La Liga è a 20 come la Premier e quindi un taglio delle squadre non lo vedo come una priorità. Secondo me bisogna rilanciare il sistema con il prodotto: più il prodotto è di qualità e più viene visto».

IL VALORE DELLA SERIE A – «Il tema della pirateria è sottovalutato e non permette al calcio di crescere a tutti i livelli, anche come investimenti. In Italia è un problema molto culturale e diffuso: in alcune fasce della popolazione è considerata una marachella che quasi si racconta. E invece è un reato che fa male al sistema e mina la sostenibilità del nostro pallone».

IL CALCIO GRATIS IN TV – «La Serie A in tv non è mai stata gratis perché per vedere poche partite trasmesse sulla Rai c’era bisogno del canone. E poi i biglietti per entrare allo stadio non sono gratis e le maglie delle squadre non sono distribuite gratuitamente ma vendute. Senza i diritti tv i ricavi dei club si ridurrebbero e la pubblicità non compenserebbe. Il pallone è un prodotto premium da sempre e il suo valore va preservato».

Raphinha: il legame con Ronaldinho, la rinascita al Barça e l’ossessione Mondiale

Raphinha: il legame con Ronaldinho, la rinascita al Barça e l’ossessione Mondiale. L’attaccante del Barcellona si racconta

Il ricordo è ancora nitido: è il 2003 e un Raphinha di appena sette anni partecipa alla festa di addio di Ronaldinho, in partenza per l’Europa. Suo padre suonava in una band di samba ingaggiata per l’occasione. Oggi, a distanza di oltre vent’anni, l’esterno ha ripercorso le orme del suo idolo al Barcellona e si è raccontato in esclusiva a GOAL.

La rinascita sotto la guida di Flick

Il destino di Raphinha in Catalogna sembrava segnato. Nell’estate del 2024, schiacciato dalle ben note difficoltà finanziarie del club e da un ruolo di “jolly” sotto la gestione Xavi, il brasiliano aveva ormai deciso di andarsene, con Arsenal e club sauditi alla finestra. Poi, l’arrivo di Hansi Flick ha ribaltato tutto.

Stavo per lasciare il club, cercavo una nuova destinazione, ma lui ha riposto fiducia in me”, ha confessato Raphinha. Per fare spazio all’esplosione di Lamine Yamal sulla fascia destra, Flick lo ha reinventato trequartista o ala sinistra. Il risultato? Un’attitudine al sacrificio fuori dal comune che ha bilanciato l’attacco blaugrana. “Mi sono sentito molto accolto da lui; è stata la persona che ha trasformato la mia carriera“.

La rivendicazione del Pallone d’Oro

Il cambio di ruolo ha sbloccato una stagione 2024-25 clamorosa, chiusa con ben 59 partecipazioni al gol in tutte le competizioni. Il Barcellona ha conquistato Liga e Coppa del Re, sfiorando la finale di Champions League. Nonostante questi numeri, Raphinha si è classificato solo quinto al Pallone d’Oro (vinto da Ousmane Dembélé, con Yamal secondo). L’esterno non si nasconde: “Se ci basassimo sull’intera stagione, lo avrei meritato io. Avrei messo Lamine al secondo posto e Pedri al terzo“.

Il peso della maglia verdeoro

Ora, la missione è risollevare il Brasile. Fermo fino a maggio per un infortunio al bicipite femorale, Raphinha sa di appartenere a una Seleção talentuosa ma troppo spesso incompiuta, a secco di semifinali mondiali dal tragico 2014.
Il brasiliano è lucido sul momento della sua Nazionale: “Il calcio si basa sui risultati. Quando fallisci, è naturale che i tifosi pensino che non sia più la stessa squadra“. Tuttavia, essendosi preparato a queste pressioni fin dall’infanzia, Raphinha è pronto a caricarsi il Paese sulle spalle al suo rientro.

Allegri Milan, altro che addio: il piano del club per blindarlo e per regalargli tre acquisti top in estate!

Allegri Milan, altro che addio: il piano del club per blindarlo e per regalargli tre acquisti top in estate! La strategia e i nomi per i rossoneri

Il futuro di Massimiliano Allegri sulla panchina del Milan continua a suscitare dibattito, ma secondo quanto riporta La Gazzetta dello Sport, il club rossonero ha smentito le voci di un suo possibile addio. Nonostante alcune speculazioni, la dirigenza milanista ha dichiarato un secco “no” a qualsiasi ipotesi di separazione da Allegri, confermando la volontà di continuare con lui come base per il futuro del club. La volontà di rimanere compatta è evidente, e il Milan sembra orientato a consolidare la fiducia nei confronti del tecnico per i prossimi anni.

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Tre acquisti importanti per Allegri

Secondo le informazioni riportate dal quotidiano sportivo, il Milan è pronto a soddisfare le esigenze di Massimiliano Allegri, puntando su tre acquisti significativi per rinforzare la rosa. La richiesta dell’allenatore riguarda profili di giocatori che possano rispondere a determinate necessità, come un centrocampista di livello simile a Adrien Rabiot, uno dei nomi che Allegri apprezza particolarmente. L’idea è quella di costruire una squadra solida, capace di competere in Serie A e in Champions League, con l’obiettivo di dare continuità ai buoni risultati ottenuti finora e puntare più in alto nelle competizioni europee. La programmazione sarà il tema centrale, e la voce di Allegri sarà fondamentale nelle scelte tecniche.

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Allegri non teme l’addio: il suo contratto blindato

A rassicurare i tifosi del Milan è anche il contratto di Massimiliano Allegri, che scadrà nel 2027, con rinnovo automatico in caso di qualificazione alla Champions League. Inoltre, la dirigenza rossonera non teme che il tecnico possa essere sedotto da altre offerte, sia da club italiani che internazionali o dalla Nazionale. Infatti, il contratto include anche un’opzione di prolungamento fino al 2029, confermando l’intenzione del club di puntare a lungo termine su Allegri. In questo modo, il Milan intende mantenere la stabilità e continuare a costruire un progetto solido attorno al proprio allenatore, con l’obiettivo di tornare ai vertici del calcio europeo.

Con queste premesse, il Milan sembra pronto a rafforzarsi ulteriormente e a puntare a traguardi ambiziosi, con Massimiliano Allegri sempre al timone.

Ancelotti consiglia: «Il calcio italiano ritrovi la mentalità difensiva, c’è una differenza fondamentale tra la Serie A e le big della Champions»

Il commissario tecnico del Brasile, Carlo Ancelotti, ha detto la sua sulla differenza di livello tra le squadre della Serie A e quelle della Champions League

Carlo Ancelotti, intervistato da Il Giornale, analizza la Champions League di quest’anno, sottolineando l’equilibrio tra attacco e difesa. Per il commissario tecnico del Brasile, la Serie A ha perso intensità e solidità difensiva. Manca anche il talento, con i grandi calciatori stranieri che non vengono più in Italia. La soluzione? Recuperare la mentalità difensiva che ha contraddistinto il calcio italiano.

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LA CHAMPIONS DI QUEST’ANNO? – «Ho visto partite con molti goal, Atletico Madrid-Barcellona e Bayern-Real Madrid hanno offerto momenti esaltanti per i tifosi. Ma troppi goal significa anche troppi errori, dei portieri, dei difensori. La cosiddetta pressione alta, l’uomo contro uomo comporta rischi continui e così il risultato cambia da un momento all’altro. Anche la ricerca della costruzione dal basso deve essere perfetta altrimenti paghi immediatamente la più piccola delle distrazioni».

UN ABISSO TRA LA CHAMPIONS LEAGUE E LA SERIE A – «La differenza fondamentale riguarda il ritmo, non soltanto quello agonistico della corsa ma quello mentale, della partecipazione continua, dell’intensità che non è un sostantivo vuoto e non può essere utilizzato soltanto in alcune fasi della partita. Il calcio italiano ha perso proprio questo. E poi ha perso la solidità difensiva, già non abbiamo talenti in altre zone del campo ma il controllo eccessivo dell’aspetto tattico ha snaturato le nostre caratteristiche, quelle sulle quali abbiamo costruito la nostra storia, da sempre».

MANCANO ANCHE I TALENTI – «I grandi calciatori stranieri non vengono più in Italia, all’estero, tra corposi diritti televisivi e investitori potenti, si è formato un mercato più attraente. Dunque in serie A non ci sono più le eccellenze di riferimento internazionale come Falcao, Maradona, Platini, Krol, Rummenigge, Ronaldo, Ronaldinho e tutti gli altri di un’epoca lontana. I giovani italiani da chi imparano?».

MENTALITA’ DIFENSIVA – «Per quanto riguarda il calcio italiano o recuperiamo i difensori, o meglio la mentalità difensiva che ci ha garantito vittorie di club e nazionale, o continueremo a soffrire, perché il calcio è sì segnare un goal più degli altri ma anche prenderne uno in meno. Non è una battuta banale».

Nico Paz svela: «Nessun contatto con l’Inter, Fabregas il fattore più importante della nostra stagione. Sul Real Madrid e su Messi…»

Il trequartista del Como, Nico Paz, ha parlato della stagione dei lariani con Fabregas e ha risposto sulle voci di mercato che lo accostano all’Inter

Nico Paz è determinato a chiudere la stagione con grandi traguardi. Il giovane talento del Como sta vivendo un’annata straordinaria, con la squadra che sogna la Champions League. In un’intervista a Sportmediaset, il trequartista argentino ha elogiato l’allenatore Cesc Fabregas, sottolineando l’importanza del suo lavoro. Nonostante i rumors di mercato, con l’Inter interessata, Paz si concentra sul presente: “Mi metto solo la pressione di fare bene in campo“. Inoltre, sogna di partecipare ai Mondiali 2026, dopo il suo debutto con l’Argentina.

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LA STAGIONE DEL COMO DI FABREGAS – «Stiamo facendo una buona stagione, onestamente non ce l’aspettavamo così bella, ma l’incredibile lavoro svolto ci sta premiando e penso che lo meritiamo. Fabregas è stato il fattore più importante. Ha tanta fiducia in noi, è un allenatore giovane, una persona che vive di calcio, lavora tanto, studia tanto e mi permette di giocare come voglio giocare, è fondamentale».

LE VOCI SUL MIO FUTURO – «Quando gioco a calcio provo a fare le mie cose, non penso a cose esterne dal campo, ma solo al gioco. La pressione me la metto io, da solo. Contatti con l’Inter. No, non c’è stato niente. Real Madrid? Non voglio pensare a queste cose. Sono concentrato al 100% qui, al Como. Voglio dare tutto in campo qui. Poi se ci sarà la possibilità in futuro, vedremo».

IL SOGNO MONDIALE CON L’ARGENTINA – «L’esordio con la Selecciòn, contro la Bolivia dell’ottobre 2024, è stato un sogno. Non me ne rendevo conto e l’ho realizzato solo dopo la gara. Ho potuto fornire un assist a Messi e per me è molto speciale perché anche mio papà era allo stadio a vedere la gara. Leo mi ha detto di lavorare e di avere umiltà. A lui ruberei la gamba sinistra. Il Mondiale lo sogno da quando sono piccolo, da quando guardavo le partite in tv. Per me sarebbe incredibile, lavoro tutti i giorni per andare».

Infortunio Retegui, c’è frattura! Stagione finita per l’attaccante dell’Al-Qadsiah: uno stop che può avere ripercussioni anche sul suo futuro

Infortunio Retegui, c’è frattura! Grave stop per l’attaccante della Nazionale Italiana e dell’Al-Qadsiah: la sua stagione è già finita

La stagione di Mateo Retegui, attaccante italo-argentino in forza all’Al-Qadsiah, si è improvvisamente interrotta a causa di un grave infortunio alla tibia sinistra, riportato lo scorso 10 aprile durante il match contro l’Al-Shabab, valido per la Saudi Pro League. Nonostante una prestazione di grande valore in campo, con un gol e un assist che hanno permesso alla sua squadra di mantenere vive le speranze per un piazzamento in Asian Champions League, Retegui ha dovuto lasciare il terreno di gioco in barella. Il danno alla tibia si è rivelato una frattura, e l’attaccante dovrà essere operato nei prossimi giorni.

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Una stagione travagliata tra infortuni e delusioni

L’incidente arriva in un momento difficile per il giovane, che aveva già subito una pesante delusione a fine marzo, quando la Nazionale italiana è stata eliminata dai Mondiali per mano della Bosnia nei playoff. Il contrasto tra le alte aspettative e la realtà ha segnato il suo inizio di stagione, che ora termina anzitempo. Nonostante l’infortunio, la sua prima annata con l’Al-Qadsiah si è comunque chiusa con numeri promettenti: 19 gol e 2 assist in 31 partite, di cui 16 gol nelle 18 gare di campionato. Il recupero richiederà almeno due mesi, come confermato dalle prime valutazioni mediche.

Futuro in bilico tra mercato e infortunio

Questo infortunio potrebbe anche influenzare il futuro di Retegui sul mercato. Juventus e Milan, infatti, non hanno mai perso di vista il giocatore, anche dopo il suo trasferimento dall’Atalanta all’Al-Qadsiah per una cifra vicina ai 70 milioni di euro. Nonostante il contratto del classe ’99 con l’Al-Qadsiah scada nel 2028, i contatti con l’agente Alessandro Moggi sono stati già avviati dal direttore sportivo del Milan, per sondare la possibilità di un ritorno in Italia. Tuttavia, l’infortunio rischia di complicare le trattative, mettendo in forse il suo ritorno in Serie A.

Retegui si trova dunque ad affrontare un periodo difficile, tra riabilitazione e incertezze future, ma la sua determinazione e il talento mostrato finora continuano a farne uno dei giovani più promettenti del panorama calcistico internazionale.

Petrucci sulle elezioni FIGC: «Il nuovo presidente sia gradito al governo. Vi racconto una cosa su di me, Carraro e Galliani»

Petrucci sulle elezioni FIGC: «Il nuovo presidente sia gradito al governo. Vi racconto una cosa su di me, Carraro e Galliani». Le sue parole

Gianni Petrucci è stato commissario della Figc per quasi un anno, nel 2001. Oggi è il numero uno della Federbasket e ha detto la sua a La Gazzetta dello Sport.

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LE ELEZIONI IN FIGC – «È vero, me ne interesso in modo quasi ossessivo. Il fatto è che tutti parlano dei provvedimenti che il governo dovrebbe fare a favore del calcio, ma sono gli stessi che il basket chiede da anni. Forse si dimentica che siamo anche noi uno sport professionistico e di squadra, i problemi che abbiamo non sono così diversi».

LE SOLUZIONI SONO DIVERSE – «Nemmeno, pure noi avremmo bisogno di riavere il Decreto Crescita, di essere supportati con formule tipo Tax Credit, che è stato dato ad altri settori come il cinema, che è uno spettacolo proprio come calcio e basket. Poi puntiamo a ricevere la nostra quota della raccolta delle scommesse e di archiviare il Decreto Dignità sulle sponsorizzazioni del betting. Quando dovevamo sconfiggere il gioco clandestino lo Stato ci diede una grandissima mano, ora ci respingono. Vorrei tanto sapere il perché. Ho parlato anche con vertici della Cei (la Conferenza Episcopale italiana, ndr) due anni fa, non mi è stata data spiegazione. Non siamo l’unico Paese cattolico, ma sembra che il peccato esista solamente qui».

LA PRESIDENZA? – «Vi racconto una cosa: io, Carraro e Galliani risolvemmo il problema dei ricorsi del calcio ai Tar regionali andando da Berlusconi, che ci fece un decreto che spostò tutto al Tar del Lazio. Questo per dire che per me il futuro presidente Figc deve essere in qualche modo gradito anche al governo. Sapete cosa avrei fatto io? Sarei andato con tutte le componenti dai ministri competenti, Abodi e Giorgetti, e avrei chiesto: “Che possibilità ci sono per questi provvedimenti?”. Tanto i programmi dei candidati saranno come sempre tutti bellissimi, perché sono dei sogni. Il fatto è che quei sogni poi vanno realizzati e per quello che serve al calcio e al basket qualunque presidente verrà dovrà fare i conti col governo. Tanto vale andarci prima e avere un quadro chiaro della situazione».

L’AUTONOMIA DELLO SPORT – «Oggi è affievolita, per questo non si possono promettere cose che poi non si possono fare. Una volta, quando ero a capo del Coni io e gestivo 490 milioni e 3200 dipendenti, poteva anche esserci. Oggi è tutto diverso, la cassa ce l’ha Sport e Salute (interamente partecipata dal Mef, ndr). A proposito del Coni, posso aggiungere una cosa?. Io farei un passaggio anche lì. Parliamo di un organo che ha comunque il dovere di vigilare su tutto lo sport italiano e non dimentichiamo che abbiamo un bravo presidente come Luciano Buonfiglio e un bravissimo segretario generale come Carlo Mornati. Andrei a parlare anche con loro».

MALAGÒ E ABETE – «Sono due amici miei, li rispetto, però io tifo per chi riuscirà a fare avere soldi al calcio e di conseguenza pure al basket. Ma se mi chiedete di scegliere tra l’uno o l’altro rispondo che a me piace molto Giovanni Carnevali del Sassuolo».

IL COMMISSARIAMENTO – «Ovviamente non può essere il governo a farlo, però le parti devono essere così intelligenti da capire dove ci sono i gradimenti, per cui, se alla fine ci fosse un commissariamento, l’unico che lo potrebbe fare sarebbe il presidente del Coni, come è stato per me nel 2000».

COME VA A FINIRE – «Vincerà chi avrà più voti».

Filippo Serantoni, la caduta e la rinascita: la bellissima storia dell’attaccante delle giovanili dell’Inter. I consigli di Chivu sul caschetto e non solo

Filippo Serantoni, la caduta e la rinascita: la bellissima storia di speranza e determinazione dell’attaccante delle giovanili dell’Inter

Il 23 luglio 2025 è una data che Filippo Serantoni non dimenticherà mai. Il giovane centravanti dell’Inter Under 15, durante una vacanza in Sardegna, vive un’esperienza drammatica. Un tuffo seguito da una caduta sugli scogli e la tragica diagnosi di “frattura infossata con emorragia cerebrale”. Il sogno del calcio sembra spezzato. In quei momenti terribili, i genitori del ragazzo non possono immaginare che il ritorno a giocare sia ancora possibile.

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Il talento e la passione di Filippo

Filippo, descritto da Luigi Garlando de La Gazzetta dello Sport come un giovane dal “fiuto di Pippo Inzaghi”, è un talento cristallino. Con soli 15 anni, aveva già dominato il campionato con 35 gol, inclusi 3 in finale, e contribuito alla vittoria di due scudetti consecutivi con l’Inter. Alto, tecnico, e rapace sotto porta, Filippo è considerato una delle promesse più grandi del vivaio nerazzurro.

La forza di superare l’impossibile

La vera forza di Filippo, tuttavia, si manifesta lontano dal campo. Dopo 17 giorni di degenza, il giovane attaccante inizia la sua lenta ma determinata ripresa. Superato il periodo più critico, ottiene il permesso medico per tornare a giocare, pur dovendo indossare un caschetto protettivo. Il 17 marzo arriva la notizia che cambia tutto: il neurochirurgo gli dà il via libera definitivo.

L’Inter lo riabbraccia ad Appiano Gentile, dove incontra il suo idolo, Lautaro Martinez, e il tecnico Cristian Chivu, che gli offre un consiglio che diventerà un mantra per Filippo: Non guardarti più indietro. Sorridi e vivi il sogno.

Il ritorno in campo e il sogno realizzato

Domenica, Filippo realizza il suo sogno: alla sua prima convocazione contro il Südtirol, si alza dalla panchina e lascia subito il segno con un palo e un gol. La sua è una vera e propria rinascita, che dimostra che nulla può fermare i sogni di un ragazzo con passione e talento, nemmeno un drammatico incidente sugli scogli.

Cagliari, Giulini svela: «Pio Esposito è un mio grande rimpianto, stavo per prenderlo 2 anni fa ma ora ci godiamo Sebastiano! Su Palestra e Caprile ho una convinzione»

Il presidente del Cagliari, Tommaso Giulini, ha detto la sua in vista della super sfida a San Siro contro l’Inter, club del quale è stato dirigente

Intervistato dalla Gazzetta dello Sport in occasione di Inter Cagliari di stasera, il presidente del club sardo, Tommaso Giulini, ha risposto così a diverse domande legate alla stagione in corso e al calciomercato.

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CHE EFFETTO FA TORNARE A SAN SIRO? – «Grande emozione. Ci sarò stato 100 volte da ragazzino. Ci andavo quando stavo nel settore giovanile del Milan, ho fatto il raccattapalle. Ma l’emozione più grande l’ho provata ad aprile scorso all’Arena Civica, a due passi da casa mia, proprio uscendo di casa e poi andando a vincere la coppa Italia Primavera contro il Milan. Una cosa speciale, per me, per i sardi».

I MIO IDOLI INTERISTI – «Per mio papà Rummenigge. Per me Zenga. Che poi ho preso come allenatore. Dopo la salvezza non ricominciai con lui. Forse fu un errore».

INTER CAGLIARI E’ ANCHE PIO CONTRO SEBASTIANO ESPOSITO – «Pio un grande rimpianto, lo volevo fortemente l’anno scorso ma sia Bonato sia Nicola mi dissero di prendere prima la certezza che era rappresentata da Piccoli, nel frattempo però Pio andò allo Spezia e si è meritato di andare all’Inter già quest’anno. Muovendoci prima su Pio Esposito magari avremmo preso entrambi e non guastava. Non avrei preso Pio al posto di Piccoli, però magari entrambi. Sebastiano sta facendo una buona stagione, tecnicamente divino, deve imparare a essere sempre più concreto, sta trovando anche i gol. Sicuramente il Cagliari può ripartire da lui, è un nostro valore importante, complessivamente penso che lui non è un calciatore che può valere meno di Piccoli, non penso che in questo mercato arriveranno offerte così alte e quindi credo rimarrà con noi. Mi è piaciuto molto come ha esultato sabato dopo il gol coi compagni e il mister, significa che è un leader tecnico e carismatico».

NUOVI SOCI – «Verrà con me Edoardo Bulgheroni, famiglia di cultura sportiva che ha guidato la Varese del Basket. L’importante è andare d’accordo, avere il rispetto delle parti, rinforzare il club. Abbiamo in mano il progetto per il nuovo stadio che richiederà competenze e soldi. Loro hanno la capacità di accompagnarci in questo percorso, era importante per me avere accanto persone in gamba e con risorse economiche».

NUOVO CANTIERE STADIO – «Rispetto a come stanno le cose è realistico pensarlo. E’ un investimento privato molto significativo per un’opera pubblica in concessione che rimarrà tale, pensare di fare oggi questo tipo di investimento in un momento tanto critico fa capire quanto sia complicato e non scontato. Chi ha a cuore il futuro e lo sviluppo del territorio deve sostenere il piano. Noi ci siamo e ci aspettiamo che a giugno si vada finalmente in gara
come previsto e promesso».

C’È UN PO’ DI STANCHEZZA DEL CALCIO, È ANCORA UN PIACERE? – «Sicuramente si, ciò che stiamo facendo da 3-4 anni dopo la retrocessione mi dà grande carica e voglia. Siamo ripartiti con entusiasmo, con idee, con compattezza, da Ranieri al lavoro di Nicola che è stato molto bravo arrivando dopo Ranieri. Quest’anno siamo ripartiti con un progetto basato sui giovani, ti dà grande adrenalina, non è semplice ripartire con molti ragazzi, un mister esordiente. Quando perdi molte gare ti abbatti ma poi 3 punti ti riportano in alto a livello di umore. Un presidente deve essere sempre positivo, magari rimanere rabbuiato e rimuginare in casa con i suoi affetti ma al gruppo vanno dati sempre messaggi positivi».

È UTOPIA VEDERE ANCORA DELLE PICCOLE CHE VENGONO FUORI E VINCONO, COME L’ATALANTA?  – «Penso che ogni storia sia a sé. L’Atalanta ha creato una simbiosi con Gasperini, il Bologna ha investito tanto nel tempo, il Como con un grande allenatore e forti investimenti mirati sta costruendo qualcosa di importante. Sono storie tutte diverse, che raccontano di come si possa avere successo. Noi ci stiamo provando, a nostro modo, guardando lontano, vedremo se saremo in grado, sicuramente lo stadio è determinante, per questo in questi anni ho lavorato su questo sperando di arrivarci prima possibile».

CAPRILE – «Vale tanto. Parliamo di un grande portiere, non è scontato che vada via, magari rimane per consacrarsi ulteriormente. Come Esposito, anche Elia farà una grande carriera».

PALESTRA – «Un motivo di grande orgoglio, quando si cresce un grande calciatore e lo si vede esplodere in Nazionale e in partite di Serie A ti rimane felicità e orgoglio per Marco, sta dimostrando di poter fare una carriera simile a Barella. Un ragazzo serio, quadrato, se continuerà a lavorare così e il fisico lo accompagnerà arriverà in alto come Nicolò. Non si tira mai indietro, lotta per la nostra maglia fino all’ultimo, questo dimostra come Marco sia un grande uomo, non è scontato quando sei in prestito secco non tirare indietro la gamba».

IL GIOVANE DI CUI VADO PIU’ ORGOGLIOSO TRA I TANTI LANCIATI E’ IDRISSI? – «Mi piace citare Riyad, sta affrontando un percorso non semplice con l’infortunio, speriamo di averlo pronto a settembre dopo il recupero. Lo conobbi la prima volta quando si ruppe l’altro crociato, so cosa ha passato, mi ricordo che bello fu quando il Modena puntò su di lui e non era banale che una squadra di Serie B ci chiedesse uno delle giovanili. Venne a tifare la Primavera all’Arena ed era l’unico del gruppo precedente, un ragazzo con attaccamento alla maglia enorme e spero che possa avere ancora più spazio in futuro».

PISACANE – «I due aspetti principali sono i suoi valori umani che conosco profondamente da oltre 10 anni e poi i valori sul campo, il sacrificio, la cattiveria, l’abnegazione, le letture tattiche, doti che spero di vedere a San Siro. Potrebbe rimanere? Certo. Una volta conquistata la salvezza, con questo progetto, sarebbe la cosa più sbagliata cambiare».

RANIERI – «Una figura che in un momento difficilissimo per il Cagliari ha accettato di venire ad allenare in Serie B, penso lo avrebbe fatto solo per il Cagliari. Per il calcio italiano rappresenta un uomo equilibrato, grande conoscitore del calcio, che ha fatto vincere l’Italia in Premier League non con una big, un grande orgoglio per gli sportivi italiani».

MALAGO’ PER LA PRESIDENZA FIGC SECONDO LA SERIE A – «L’unico che ha convinto Gigi Riva, insieme a me, a tornare allo stadio nel 2017 per consegnargli il Collare d’Oro. Gli diedi una mano, ma fu un risultato non da poco. Parliamo di un grande dirigente sportivo, ha permesso a tanti sport di emergere, le ultime Olimpiadi sono in buona parte merito suo, è sempre stato vicino al mondo del calcio. C’è bisogno di leadership e credibilità, spero che anche le altre componenti vadano su di lui. Dalle altre componenti ci si aspetta anche senso di responsabilità, non appoggiare Malagò rappresenta scarso senso di responsabilità per il futuro del calcio italiano e di tutto ciò che rappresenta. Accanto a Malagò vedrei bene Paolo Maldini. Ci conosciamo, lo stimo molto come dirigente e non solo come campione tra i più forti di sempre, lo stimo per come ha lavorato nei tanti anni di Milan. Potrebbe essere una figura credibile e con leadership, il calcio ha bisogno di figure sane, non di ragionamenti clientelari e di amicizie».

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