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Paulo Sousa suggerisce: «Juve? Serve una giusta struttura per tornare ad essere il club a cui siamo abituati»

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Paulo Sousa 21 06

Paulo Sousa consiglia: «Juve? Serve una giusta struttura per tornare ad essere il club a cui siamo abituati». Le parole del tecnico portoghese

Paulo Sousa torna a parlare di Juventus a trent’anni dalla vittoria della Champions League con il club bianconero. L’ex centrocampista portoghese, che in Serie A ha vestito anche la maglia dell’Inter e da allenatore ha guidato Fiorentina, Salernitana e la nazionale della Polonia, ha rilasciato un’intervista a Tuttosport affrontando diversi temi legati al mondo juventino.

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Paulo Sousa Juventus, il processo di ricostruzione bianconero

L’ex centrocampista ha analizzato il momento della Juve, soffermandosi sulla necessità di un progetto solido e di una struttura capace di riportare il club ai livelli abituali. Secondo Sousa, la fase di rinnovamento ha coinciso con la crescita di altre squadre, rendendo più ampio il divario competitivo.

JUVENTUS – «Il processo di rinnovamento della Juve è coinciso con il picco di altre squadre, creando un divario competitivo più ampio. Non tutti i club riescono a restare sempre al vertice, basta guardare lo United dopo l’addio di Ferguson. Serve una giusta struttura, una leadership carismatica e ambiziosa, un progetto ben definito, qualcosa che non sempre è compatibile con la pressione immediata dei risultati. Queste sono le condizioni affinché la Juventus possa tornare a ciò a cui ci ha abituati».

Paulo Sousa Juventus, il ricordo degli ex compagni e di Luca Vialli

Spazio anche ai ricordi legati al gruppo che conquistò l’Europa. Sousa ha raccontato il rapporto con gli ex compagni e, in particolare, il legame speciale con Luca Vialli, figura centrale di quella squadra.

GLI EX COMPAGNI – «Per via della mia professione di allenatore e per i percorsi che la vita ci riserva, non conviviamo tanto quanto vorremmo. Ma una cosa è certa: vittorie di quella dimensione creano legami forti. Il rispetto che esiste tra tutti è la prova che eravamo, prima di tutto, un gruppo di uomini con l’obiettivo di vincere tutto. Con Luca è stata fin dall’inizio una relazione speciale. Chi avrebbe mai immaginato che avrebbe venduto il suo appartamento per comprarne un altro proprio accanto a quello dove vivevo io? Bussava quasi ogni giorno alla mia porta e passavamo ore a parlare di calcio. Era un leader carismatico, divertente, disciplinato e metodico, un attaccante moderno che ancora oggi farebbe la differenza. Un vero amico».

Paulo Sousa Juventus, il futuro e il legame con l’Italia

L’ex tecnico della Fiorentina ha poi parlato del proprio futuro, ribadendo il legame profondo con l’Italia e la volontà di allenare squadre ambiziose, capaci di competere per vincere.

IL FUTURO – «Il Portogallo è il mio Paese, la mia patria, ma l’Italia è casa. Mi ha aiutato a crescere come calciatore professionista e come persona. Condivido con gli italiani il modo di vivere il calcio e la vita, mi mancano entrambe le cose. La Juventus è uno dei migliori club al mondo e ho avuto la fortuna di vincere con loro. Sono un allenatore di calcio professionista e so distinguere bene ogni cosa. Quello che so è che voglio allenare club e squadre che abbiano la stessa mentalità, ambizione e voglia di vincere titoli».

Paulo Sousa Juventus, il giudizio su Conceicao e Chiesa

Infine, Sousa si è soffermato su Federico Chiesa e Francisco Conceicao, due giocatori diversi per caratteristiche, ma accomunati dalla stessa mentalità competitiva.

CONCEICAO E CHIESA – «Caratteristiche diverse, ma stessa ambizione di vincere. Federico ha una maggiore capacità di giocare vicino alla porta, spalle alla porta, con grande disponibilità a movimenti di rottura verticali e diagonali, ed è ossessionato dal segnare. Francisco possiede la stessa irriverenza competitiva, sta crescendo tatticamente, è fortissimo nell’uno contro uno da fermo e può cambiare qualsiasi partita».

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