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Calcio italiano

Preziosi stronca Malagò: «Abbiamo cambiato per non cambiare, avrei scelto Abete». Poi svela il retroscena su Lewandowski al Genoa

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L'ex presidente del Genoa, Enrico Preziosi

Preziosi stronca Malagò: «Abbiamo cambiato per non cambiare». Poi svela il retroscena su Lewandowski: le parole dell’ex presidente del Genoa

Enrico Preziosi torna a parlare del calcio italiano e lo fa senza giri di parole. L’ex presidente del Genoa, club ceduto nel 2021 dopo una lunga esperienza durata 18 anni, ha ripercorso la propria carriera dirigenziale tra Saronno, Como, Carrarese e rossoblù nel corso di una lunga intervista concessa a SportitaliaMercato, con il direttore Michele Criscitiello.

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Tra i temi affrontati, spazio alle recenti elezioni per la presidenza della FIGC, vinte da Giovanni Malagò. Preziosi ha spiegato che la sua preferenza sarebbe andata a Giancarlo Abete, commentando così il nuovo corso federale: «Abbiamo cambiato per non cambiare. Una persona che è stata nello sport per 65 anni può fare un passo indietro. Se avessi dovuto scegliere avrei scelto Abete non Malagò».

Preziosi Genoa, l’analisi sul calcio italiano e sul peso degli stranieri

L’ex patron rossoblù ha poi allargato il discorso allo stato del movimento italiano, soffermandosi sul rapporto tra investitori, club e valorizzazione dei giovani: «Il mondo del calcio non manca ad un certo punto è subentrata una sorta di stanchezza – ha analizzato Preziosi –, e ho pensato di fare un passo indietro. Questo calcio non mi appartiene più. C’è stato un cambio drastico negli ultimi 10 anni e credo che le società italiane rischino. Perché gli investitori sono tutti stranieri, il loro obiettivo è fare profitto. Nel nostro calcio è complicato. Ho paura che prima o poi qualcuno si possa annoiare, essendo qua diverso dagli USA e possa andare via. Dobbiamo capire perché siamo in questa situazione. Abbiamo consegnato il nostro calcio agli stranieri. Adesso per la terza volta non andiamo ai Mondiali. È tutto un sistema di cui noi siamo stati i primi responsabili. Noi gestiamo le società. Ci sono molte ragioni se si investe molto poco. I club hanno investito molto sugli stranieri. La Nazionale è fatta su quei pochi giocatori che hanno spazio. I migliori giocatori che giocano in Italia sono stranieri e noi i nostri non li facciamo crescere. Vedere l’Iraq ai Mondiali e non l’Italia fa riflettere. Lo sport deve rimanere sport, quando è impregnato di politica non si cresce. C’è qualcuno che tira la giacchetta».

Preziosi Genoa, i soldi spesi e i colpi Thiago Motta e Milito

Ampio spazio anche al tema economico e agli investimenti effettuati nel corso della sua esperienza da presidente: «Ho buttato circa 200 milioni, 40 nel Como, 160 nel Genoa. Il Genoa ha introiti per 40 milioni circa, i costi sono oltre 70 milioni, se non fai le plusvalenze e spesso non le fai vai sotto. Te parti già con un bilancio in difetto. È ovvio che ogni anno fai minusvalenze. È sempre stato così. Il colpo più importante? Milito? No, Thiago Motta. Gasperini non lo voleva. Aveva bocciato l’operazione. Lo incontrai a Desenzano del Garda. Mi chiese tre anni di contratto e promise che ci avrei fatto i soldi. Le prime gare non giocava, dopo l’infortunio di Milanetto iniziò a giocare e segnò subito. Milito? Lo pescai in Argentina, al Racing Avellaneda, lo portai in Serie B. Faceva queste sterzate che mi piacevano tantissimo. Dopo Genoa-Venezia lo mandai al Saragozza in Spagna e poi ci fu il caso del famoso contratto all’ultimo secondo. Milito messo a posto il discorso economico è stato un campione che negli spogliatoi era sempre merito della squadra e non merito suo. Così anche Thiago Motta faceva da perno in campo e nello spogliatoio. È stato semplice fare risultati con loro».

Preziosi Genoa, gli aneddoti su Lewandowski e Messi

Preziosi ha poi raccontato due retroscena di mercato legati a Robert Lewandowski e Lionel Messi, due operazioni sfumate che avrebbero potuto cambiare la storia dei club coinvolti: «Lewandowski aveva già firmato per il Genoa ed era venuto a vedere la partita, l’agente all’ultimo ha cambiato le carte in tavola, per una procura da 500mila euro. Per una questione di orgoglio alla fine annullai l’operazione. Speravo anche tornassero indietro, ma l’operazione saltò definitivamente. Messi al Como? Vidi un filmato, c’era questo ragazzino su un campo di patate che giocava, venne con il padre. Al ritorno da Hong Kong, avevo lasciato l’operazione a Claudio Gentile e a Ninni Imborgia. Mi dissero che era troppo basso e annullarono tutto. Probabilmente non passò le visite. L’anno dopo andò a Barcellona e su di lui fecero un gran lavoro. Io l’avrei preso, sarebbe costato 50mila dollari».

Preziosi Genoa, l’attacco sulla Sampdoria e la top 11 rossoblù

Non è mancato un passaggio sul derby e sulla situazione della Sampdoria, con parole molto dure sulla vicenda che ha coinvolto il club blucerchiato: «Quello che è successo l’anno scorso è stato vergognoso – commenta senza mezze misure Preziosi –. Cellino era malvisto dal sistema ed è dovuto scappare. Con lui ci ho lavorato, non è un amico. La Sampdoria in B è una vergogna, doveva fare la C. Evidentemente c’è stato qualcosa che non sappiamo».

In chiusura, Preziosi ha stilato anche la sua top 11 dei giocatori avuti nella sua esperienza da presidente, affidando la panchina a Gian Piero Gasperini: «Perin; Mesto, Papastathopoulos, Romero, Criscito; Miguel Veloso, Thiago Motta, Rossi; Palacio, Milito, Perotti».

Un’intervista ricca di ricordi, affondi e retroscena, con Preziosi che ha ripercorso senza filtri una parte importante della storia recente del Genoa e del calcio italiano.

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