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Calcio Estero

Rummenigge: «Francia Germania un Oktoberfest a giugno. Italia tra le favorite»

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Karl-Heinz Rummenigge si prepara al big match tra Francia e Germania a Euro 2020, ma parla anche del suo futuro nel calcio

Kar-Heinz Rummenigge, ormai ex CEO del Bayern Monaco, ha rilasciato un’intervista a La Gazzetta dello Sport dove ha parlato di Francia-Germania di questa sera ma anche del suo futuro nel calcio.

SUPERLEGA – «Sono nell’Esecutivo Uefa e sarò impegnato anche per l’Eca, l’associazione dei club. Dobbiamo decidere come andare avanti nella vicenda Superlega, si sa, tre società ancora ne fanno parte. C’è lavoro da fare. Vedremo come». 

FRANCIA-GERMANIA – «Sì, sarà proprio una sorta di Oktoberfest a giugno. Abbiamo un’esperienza eccezionale con i francesi. Hanno mentalità giusta e vengono da una scuola di calcio importante. Quattro di loro stasera conosceranno già l’ambiente». 

CALCIATORI IN NAZIONALE – «Io sono stato calciatore, ho giocato tre Mondiali e due Europei, so quanto vale la nazionale per un calciatore. Bisogna capire e accettare – anche se sei presidente del Bayern, del Real Madrid, della Juve o di altre – che la nazionale del tuo Paese è sempre la squadra più importante. Il Bayern polarizza, a favore e contro. La nazionale è unica, tutti sperano che abbia successo». 

GERMANIA – «La Germania ha una bella rosa, giocatori validi, devono partire bene. Quando la Germania parte bene arriva in fondo, vedi il Mondiale 90. Giochi contro i campioni del mondo, gran bella squadra, con grandi individualità. Sarà una partita molto decisiva. Poi si saprà di più». 

ITALIA – «Sì, molto. I turchi hanno giocato un catenaccio più stretto dell’Italia anni 60, ma gli azzurri sono usciti bene, hanno dimostrato di essere tra le favorite». 

INTER – «Sono contento perché è tornato lo scudetto dopo tanti anni: fa bene al club e fa bene ai tifosi, ma tutto quello che sento dal lato finanziario mi preoccupa perché certamente la pandemia ha danneggiato tutto il mondo e anche il calcio, ma la partenza di Conte è un problema, perché lui ha gestito tutto in modo eccezionale prendendo il titolo. Mi ha dato la sensazione che tra squadra e allenatore ci fosse un legame forte: auguro all’Inter di gestire la situazione finanziaria perché può condizionare tutto il club, è da evitare». 

CALCIO E COVID – «Sperando che la pandemia finisca, l’effetto sul mondo del pallo- ne durerà ancora almeno due anni. Devono tornare i tifosi allo stadio per la cultura del calcio che ha bisogno dell’atmosfera e dell’emozione della gente. E poi c’è il lato finanziario. Gli stadi vuoti hanno danneggiato entrambi gli aspetti. Vanno diminuiti i costi generali: cartellini, già sono scesi, stipendi e commissioni degli agenti. Fifa e Uefa ci devono aiutare, non si può più andare solo su con le spese, bisogna tornare sulla terra». 

BAYERN MONACO – «Abbiamo trovato la filosofia giusta: avere successo ma pagandolo in modo serio e solido. Ci siamo riusciti, una quindicina di anni fa il club valeva 750 milioni, adesso 2,6 miliardi. Per me, da primo a.d. dopo la trasformazione societaria del 2002, è stata anche una scommessa: io giocavo a pallone, non ero laureato in economia. Pian piano ho capito come un club va gestito. Siamo stati un esempio, non abbiamo comprato la luna, talvolta ci siamo autolimitati, ma valeva la pena: siamo indipendenti, abbiamo successo e non abbiamo perso soldi nemmeno per la pandemia». 

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