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Vincic arbitro di Real Madrid Benfica: A Bola riporta a galla un blitz della polizia in Bosnia del 2020 tra escort, armi da fuoco e droga! La ricostruzione di quanto successe

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Vincic arbitro di Real Madrid Benfica: A Bola ha riportato alla luce un blitz della polizia in Bosnia risalente al 2020. Ecco cosa successe

La supersfida di Champions League tra Real Madrid e Benfica ha già il suo primo, controverso, protagonista ancor prima del fischio d’inizio: l’arbitro. La decisione della UEFA di affidare la direzione di gara allo sloveno Slavko Vincic ha inevitabilmente riportato a galla una vicenda dai contorni torbidi che risale a quasi sei anni fa. Un episodio da film d’azione che vide il fischietto, già arbitro della finale di Champions League 2023/24, finire al centro di un blitz della polizia in Bosnia ed Erzegovina, nel mezzo di un festino a base di escort, droga e armi da fuoco. Ne ha scritto A Bola, quotidiano di Lisbona.

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Il blitz del 2020: cocaina, pistole e prostituzione

I fatti risalgono al maggio del 2020, nella città bosniaca di Bijeljina. Vincic venne fermato insieme a decine di persone, tra cui Tijana Maksimovic, all’epoca sospettata dalle forze dell’ordine di essere a capo di una vasta rete di prostituzione. I numeri dell’operazione di polizia furono clamorosi: le autorità arrestarono 26 uomini e 9 donne, sequestrando quattro pacchetti di cocaina, ben dieci pistole, tre giubbotti antiproiettile e oltre diecimila euro in contanti in varie valute.

La difesa: “Un pranzo d’affari finito male”

Nonostante il fermo, Vincic fu interrogato esclusivamente in qualità di testimone e rilasciato poco dopo, senza alcuna accusa di coinvolgimento diretto nelle attività illecite. Al quotidiano sloveno Vecer, l’arbitro raccontò la sua singolare versione dei fatti: «Mi sono ritrovato in quella tenuta per puro caso. Ho una mia azienda ed ero in Bosnia per una riunione d’affari. Ho accettato un invito a pranzo, che si è rivelato il più grande errore della mia vita, e me ne pento profondamente. Ero seduto a tavola con i miei commensali, quando all’improvviso è irrotta la polizia ed è successo quello che è successo. Non ho nulla a che fare con il gruppo che è stato arrestato, e nemmeno i miei soci. Sì, ci hanno portato in centrale e interrogato come testimoni, ma quando hanno verificato che non li conoscevamo nemmeno, ci hanno lasciato andare».

La solidarietà dei vertici arbitrali

A blindare la posizione del direttore di gara intervenne all’epoca anche Vlado Sajn, presidente dell’Associazione Arbitri slovena, confermando la tesi dell’equivoco: «In base alle informazioni raccolte, Slavko non è sospettato di nulla e non ha procedimenti a carico. Si è semplicemente trovato nel posto sbagliato al momento sbagliato. È stato invitato a una festa in cui c’era un grande gruppo di persone, di cui non conosceva la stragrande maggioranza. La ritengo soltanto un’incredibile rete di circostanze sfortunate». Oggi, quella “rete di circostanze” torna a fare rumore, gettando una fastidiosa ombra mediatica sulla grande notte del Bernabéu.

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