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Conceicao racconta: «Allenare il Milan non è facile, la società non mi ha protetto dai rumors»
Conceicao racconta: «Allenare il Milan non è facile, la società non mi ha protetto dai rumors». Le parole del tecnico portoghese
Sergio Conceiçao, oggi allenatore dell’Al-Ittihad, è tornato a parlare della sua esperienza al Milan sulle pagine di Repubblica. Il tecnico portoghese ha ricordato l’arrivo dopo l’esonero di Paulo Fonseca, la vittoria della Supercoppa italiana contro Juventus e Inter e le difficoltà successive.
Secondo Conceiçao, il clima attorno al club è diventato presto instabile, con voci sul suo futuro già dopo un pareggio contro il Cagliari. L’ex rossonero ha poi sottolineato l’importanza di maggiore protezione societaria e ha indicato Pulisic e Gabbia tra i leader dello spogliatoio.
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LA CHIAMATA DEL MILAN – «Ero stato chiamato per portare a termine un lavoro in cui Fonseca aveva trovato difficoltà, pur essendo anche lui un grandissimo allenatore. Ho trovato un gruppo che voleva lavorare: c’era la Supercoppa italiana in Arabia, abbiamo battuto Juve e Inter e l’abbiamo vinta».
I PRIMI PROBLEMI – «Giocavamo ogni tre giorni, ci allenavamo in partita. Tanti video, poco lavoro in campo. Ma non mi lamento. Quando ho firmato, conoscevo il calendario. Sono comunque stati sei mesi positivi. Abbiamo fatto due finali. Una l’abbiamo persa (quella di Coppa Italia contro il Bologna, ndr), è vero, ma sarebbe potuta andare diversamente. Non è facile fare l’allenatore del Milan. É una squadra storicamente abituata a giocare stagioni di altissimo livello, e a vincere le finali di Champions. Al tempo stesso, il momento era complicato. Al Porto era diverso, avevo un presidente che è rimasto in carica per decenni e si è ritirato da più titolato al mondo. La società è ben strutturata e organizzata. Il passaggio non è stato facile. A Milano, dopo la vittoria della Supercoppa, è bastato un pareggio col Cagliari perché cominciassero a girare voci su chi avrebbe preso il mio posto. E nessuno le ha smentite».
GIOCATORI POCO PROTETTI – «Ho frequentato spogliatoi per venticinque anni e so che l’instabilità ambientale arriva anche lì. Non era facile giocare con i tifosi che disertavano la curva. E con i social, quello che si diceva di noi arrivava ai calciatori. Ci sarebbe servita grande protezione da parte del club. Chi erano i leader dello spogliatoio? Leader è chi dà l’esempio, anche nel modo di comportarsi fuori dal campo, dal riposo alla nutrizione. Pulisic e Gabbia erano leader per l’esempio che davano, ma non erano gli unici».