Hanno Detto
Andersinho Marques: «Il Brasile ha perso la propria identità. Neymar non è il colpevole. Su Ancelotti…» – ESCLUSIVA
Andersinho Marques ha parlato in un’intervista esclusiva a Calcionews24: le sue dichiarazioni sul Mondiale in corso
Andersinho Marques, noto giornalista di Sport Tv Portogallo, ha analizzato in esclusiva a Calcionews24 la clamorosa eliminazione del Brasile contro la Norvegia negli ottavi di finale dei Mondiali.
Ultime notizie Calcio Estero: tutte le novità del giorno provenienti da tutto il mondo
- Questa eliminazione è soltanto una serata storta o è il sintomo di una crisi più profonda? Dove nasce il problema?
“Non è una serata storta. È il risultato di un processo che dura da oltre un decennio. Dal 2014 il Brasile ha perso la propria identità calcistica. Ha continuato a produrre talento individuale, ma non è più riuscito a costruire una squadra. Il problema nasce dalla CBF, che ha cambiato continuamente progetto tecnico senza dare continuità metodologica. Oggi il Brasile non domina più attraverso il possesso, non domina più negli uno contro uno e nemmeno sul piano dell’organizzazione collettiva. È una nazionale che vive di episodi e questo, nel calcio moderno, non basta più.“
- Quanto hanno pesato i continui cambi di commissario tecnico?
“Hanno pesato tantissimo. Le grandi nazionali vincenti hanno un’identità riconoscibile che sopravvive anche al cambio dell’allenatore. La Spagna mantiene un principio di gioco, la Francia una struttura atletica e tattica consolidata, l’Inghilterra ha costruito un percorso durato anni. Il Brasile invece ha cambiato idee, sistemi di gioco e criteri di convocazione praticamente ad ogni ciclo. Senza continuità è impossibile sviluppare automatismi, leadership e cultura tattica.“
- L’eredità di Neymar?
“Credo che Neymar verrà rivalutato con il tempo. È stato il giocatore più talentuoso del Brasile dopo Ronaldo il Fenomeno, ma gli è stato chiesto di risolvere da solo problemi strutturali della nazionale. Ha certamente commesso errori nella gestione della carriera e degli infortuni, ma gli sono state attribuite responsabilità superiori ai suoi reali demeriti. Nessun campione può vincere un Mondiale senza una struttura collettiva all’altezza. Neymar è stato il simbolo di una generazione incompiuta, non il responsabile principale del fallimento.“
- Il Brasile è rimasto indietro rispetto alle grandi europee?
Sì, soprattutto sotto l’aspetto tattico e organizzativo. Oggi le grandi europee occupano meglio gli spazi, gestiscono le transizioni con maggiore equilibrio, pressano in maniera coordinata e lavorano moltissimo sui dettagli. Il Brasile continua ad avere una qualità tecnica enorme, ma spesso gioca con distanze troppo lunghe tra i reparti e dipende dalle iniziative individuali. Nel calcio di oggi il talento senza organizzazione non basta più.
- Da dove deve ripartire il Brasile?
Serve una riforma profonda. Bisogna ripensare la federazione, creare una filosofia tecnica condivisa dalle nazionali giovanili fino alla prima squadra e investire nella formazione degli allenatori. Il Brasile continua a produrre calciatori straordinari, quindi non manca il materiale umano. Manca una struttura moderna capace di valorizzare quel talento. Non servono rivoluzioni sul piano della qualità dei giocatori, ma della governance calcistica.
- Continueresti con Ancelotti? Quali sono le sue responsabilità?
“No, io non continuerei con Ancelotti. Il Brasile aveva bisogno di un allenatore capace di ricostruire un’identità tecnica e mentale, ma in questo Mondiale non si è visto nulla di tutto questo. La squadra è apparsa confusa nelle distanze, poco aggressiva senza palla e priva di un’organizzazione offensiva riconoscibile.
Contro la Norvegia le sue scelte hanno inciso in maniera negativa. Con gli ingressi di Neymar e Danilo Santos il Brasile ha perso equilibrio, ha concesso spazi enormi nelle transizioni e Haaland ne ha approfittato. Ancora più preoccupante è stato vedere una Seleção chiudere con appena il 30% di possesso palla, un dato che racconta una squadra incapace di controllare il gioco.
Ancelotti non è l’unico responsabile della crisi del calcio brasiliano, che nasce da problemi strutturali della federazione e dalla mancanza di un progetto negli ultimi dieci anni. Però un commissario tecnico viene giudicato per ciò che costruisce in campo e, sotto questo aspetto, il suo Mondiale è stato insufficiente. Per ripartire serve un allenatore con idee moderne, personalità e la capacità di dare al Brasile un’identità precisa e riconoscibile“.
- Chi è la favorita e quale può essere la sorpresa?
“Oggi, per me, la Francia è la principale favorita. È la nazionale più completa del torneo: ha una profondità di rosa impressionante, grande fisicità, qualità tecnica in ogni reparto ed è capace di adattarsi a qualsiasi tipo di partita. Anche quando non domina il gioco, dà sempre la sensazione di poter vincere grazie alla maturità tattica e all’esperienza internazionale dei suoi giocatori.
Subito dietro metto la Spagna, che probabilmente esprime il calcio più bello e organizzato del Mondiale. Ha un’identità molto chiara, occupa gli spazi in maniera eccellente e controlla il ritmo della partita come poche altre nazionali.
Se oggi dovessi indicare una favorita assoluta, direi Francia, con la Spagna come principale rivale. Sono le due squadre che hanno dimostrato il maggior equilibrio tra qualità individuale, organizzazione collettiva e continuità di rendimento. Oggi il Mondiale passa soprattutto da loro“.
SI RINGRAZIA ANDERSINHO MARQUES PER LA DISPONIBILITA’ DIMOSTRATA IN QUESTA INTERVISTA