Bachini e la squalifica: «Lì crollò tutto. Chiedo la grazia a Infantino»

Bachini e la squalifica: «Lì crollò tutto. Chiedo la grazia a Infantino»
© foto Jonathan Bachini

Le parole di Bachini, ex Juve e Udinese squalificato a vita, che riavvolge i ricordi e parla della sua carriera

L’ex calciatore Jonathan Bachini ritorna a parlare nel corso di un’intervista rilasciata a ‘Fuorigioco’ per la Gazzetta dello Sport. L’ex ala di Udinese e Juventus fu squalificato a vita dall’attività agonistica in quanto recidivo nella positività alla cocaina nei test antidoping di due occasioni, Brescia-Lazio del 22 settembre 2004 e Lazio-Siena del 4 dicembre 2005. Due presenze con la Nazionale maggiore dopo le quattro con la maglia dell’Under 21, Bachini venne ceduto dalla Juve al Parma nell’ambito dell’operazione che portò Buffon in bianconero: «Ero un esterno bravo in tutte le fasi. Non ho mai riflettuto sulla valutazione del mio cartellino ai tempi del famoso trasferimento di Buffon, ma secondo me la cifra era corretta. Anche adesso è difficile trovare esterno così completi. Arrivai alla Juve tra la fine di un ciclo e l’inizio di un altro, mi aveva voluto Lippi e mi allenò Ancelotti, ma mi sono trovato benissimo dal punto di vista umano. Giocai meno del previsto, andai al Brescia».

Nel 2004 la prima squalifica per la positività alla cocaina: «Il messaggio che posso mandare ai giovani è di stare sempre attenti e di non fare nulla con leggerezza, di riflettere che basta un errore per compromettere tutto. Non ne vale la pena, le conseguenze possono essere molto pesanti e ti restano dentro ben oltre l’ambito sportivo. E per quanto sia ingiusto un errore può marchiarti per sempre». Nel 2005 la seconda positività, pochi mesi dopo la radiazione e infine la squalifica a vita: «Lì crollò tutto, quello fu l’inizio del mio calvario. Io ho pagato per i miei errori, ma così mi è stato tolto un pezzo di vita. E soprattutto mi hanno negato ogni aiuto» spiega Bachini che afferma di essersi rivolto sia alla Figc che al Coni per chiedere la grazia, ma non c’è stato nulla da fare. «Gianni Infantino, il presidente Fifa, solo lui può darmi la grazia. Spero che venga a conoscenza della mia storia e rifletta su questa opportunità. Il perdono sarebbe un messaggio prezioso anche per i ragazzi». Chiusura con i ricordi del passato: «Il compagno più forte? Zidane era senza dubbio il più forte di tutti. Quando sbagliavi un passaggio, si girava e ti diceva ‘tranquillo, è colpa mia’. Adesso vorrei solo che la palla ricominciasse a rimbalzare anche per me».