Dietro il crollo della Rosaleda: ma la Juventus è contropiedista?

Dietro il crollo della Rosaleda: ma la Juventus è contropiedista?
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Il Barcellona crolla a La Rosaleda sotto i colpi del Malaga e perde il treno Liga: gode la Juventus in HD?

Partiamo da Griezmann, sì proprio lui che in pomeriggio all’ultimo respiro aveva trovato il colpo del pareggio nel derby di Madrid: Real stoppato ancora una volta dall’Atletico tra le mura del Bernabeu, la conseguenza immediata si era riversata sulla classifica. Lì dove il Barcellona si era clamorosamente ritrovata con il suo destino tra le mani: vincendo le otto partite che le restavano fino al termine della Liga, scontro diretto con il Real Madrid incluso, si sarebbe laureata ancora una volta campione di Spagna a prescindere dai risultati conseguiti dagli uomini di Zidane. La prima delle otto finali alla Rosaleda, sul campo del Malaga, non propriamente una corazzata, fermo al quindicesimo posto della classifica. Esito scontato? A quanto pare no, con il pazzesco 2-0 inflitto per mano dell’ex Sandro Ramirez e di Jony nel finale. Una caduta rovinosa che complica non poco i piani di rimonta di Luis Enrique, lascia il Real a distanza di sicurezza ed – in vista della trasferta europea sul campo della Juventus – obbliga il Barcellona ad interrogarsi.

Verso Juventus-Barcellona: le dinamiche

A porsi dei quesiti sulla sua tenuta generale. Partiamo dall’analisi dei dati: sono 28 le reti incassate dal Barcellona nelle 31 gare attualmente disputate in Liga, alla media di 0.9 a partita. Quella di Luis Enrique è la terza difesa di Spagna, alle spalle delle specialiste della materia: Atletico Madrid e Villarreal, appaiate a 24 reti subite. Pesa innanzitutto il parallelo con la passata stagione, quella del secondo titolo consecutivo della gestione Luis Enrique: 29 i gol incassati in totale, alla media di 0.76 a partita. Un peggioramento dunque, seppur di non impressionante entità, va assolutamente registrato. Diventa sì impietoso però il confronto con il primo Barcellona di Luis Enrique, quello della stagione 2014-15, per intenderci la squadra che sconfisse in finale di Champions League proprio la Juventus di Massimiliano Allegri: 21 reti subite in 38 partite di campionato, alla media di 0.55 a partita. La traiettoria negativa è dunque evidente: da 0.55 a 0.76 fino a 0.90. La traduzione è unica ed inequivocabile: il Barcellona oggi è più vulnerabile di ieri.

Contesto generale e caso specifico: la caduta del Rosaleda

Detto dell’evidenza dei dati, interroghiamoci sui motivi: perché il Barcellona di Luis Enrique è meno equilibrato rispetto alle due stagioni precedenti? Cosa è accaduto ai blaugrana? Difficile assegnare le cause al logorio dell’età: Gerard Piqué è nel pieno della propria carriera, Javier Mascherano va in effetti verso le 33 candeline ma non sembra risentirne, almeno per quanto si vede in campo. Gli esterni sono tutt’altro che in là con l’età, il centrocampo si è ringiovanito con gli innesti dei vari André Gomes e Denis Suarez, con il peso maggiore assunto da Rafinha nelle rotazioni. Dunque il problema non è quello di una squadra sulle gambe. Indaghiamo oltre: questione di fame? Di ambizione in calo dopo i recenti successi? Una parte nell’inconscio potrebbe anche nascondersi, fino al punto in cui però – a determinati livelli – vincere ingolosisce e porta inevitabilmente al desiderio di ripetersi nei propri successi. La questione cruciale sembra invece risiedere in un piano strettamente tattico: questo Barcellona, il terzo di Luis Enrique, appare più attaccabile negli spazi. La rete dell’1-0 con cui il Malaga ha sbloccato la gara del Rosaleda, firmata dall’ex Sandro Ramirez, è la fotografia di una serie di situazioni tattiche subite quest’anno dai catalani: palla avanti ed aggressione degli spazi, Barcellona scoperto. Ed in ritardo nel tempo, sia per l’anticipo che poi – quando è oramai troppo tardi – nel recupero. Impensabile in quel caso riuscirci con Piqué e Mascherano, in tal senso non più giovanissimi, l’apporto di Umtiti è tangibile ma il difensore francese necessita dei tempi di ambientamento standard per inserirsi a pieno regime nell’idea di calcio barcelloniana.

Juventus in contropiede: ma dove sono i contropiedisti?

Basterebbe dunque che Allegri prendesse il video di Malaga-Barcellona, lo facesse vedere in loop ai suoi calciatori fino al fischio d’inizio della supersfida di martedì sera, per garantirsi il passaggio del turno nell’emozionante quarto di finale di Champions League. Facile no? Ah, se funzionasse così semplicemente. Il discorso torna immediatamente sul piano strettamente tattico: Juventus, puoi imitare il Malaga? Sicuramente avrebbe l’umiltà per farlo, lo ha ricordato più volte Allegri nel recentissimo passato. La sua Juventus non teme di sporcarsi il vestito e ad esempio di giocare a Napoli con “la mentalità di una squadra in lotta per la salvezza“. Nessun problema, nessuna questione di orgoglio: da quelle parti conta vincere. Conta soltanto vincere e tutto viene predisposto per il raggiungimento di tale obiettivo. Dove sono però i contropiedisti? Questa Juventus è più una squadra di posizione che di aggressione degli spazi, più di gestione che di ritmo e dinamismo. Servirebbero per assurdo quei Pogba e Vidal che non bastarono due anni fa per avere la meglio sul Barcellona nella finale di Champions League. Allora non furono sufficienti perché quel Barcellona era un muro inespugnabile, oggi che la vulnerabilità è dimostrata, la tendenza di interpreti con le caratteristiche di Pogba e Vidal, centrocampisti box to box in grado di portare velocemente il pallone dalla propria metà campo a quella avversaria per azionare fulminee ripartenze, sarebbe servita eccome. La Juventus invece se la giocherà con le sue carte, contro quella che resta oltre ogni ragionevole dubbio la squadra dei sogni, il Barcellona, quella che rende possibile l’impossibile, quella contro la quale non basta neanche aver vinto 4-0 all’andata: oggi più nervosa (vedi espulsione di Neymar alla Rosaleda), ma non per questo meno temibile ed esaltante.