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Galliani analizza: «La Nazionale è figlia del campionato. La Serie A è un campionato di transito. E solo il 30% dei giocatori sono convocabili»

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Adriano Galliani

Galliani: «La Nazionale è figlia del campionato. La Serie A è un campionato di transito». Le sue dichiarazioni

L’eliminazione dell’Italia dai Mondiali del 2026 ha profondamente colpito Adriano Galliani. Intervenuto ai microfoni di Sky, l’ex storico amministratore delegato del Milan ha analizzato la crisi del movimento con la consueta lucidità, definendo la Nazionale la «figlia naturale» di un campionato ormai impoverito e lontano dai livelli di competitività del passato.

Secondo Galliani, non ha senso individuare un singolo responsabile: né il presidente federale né il commissario tecnico possono essere considerati gli unici colpevoli. Il vero problema, ha sottolineato, è il progressivo abbassamento qualitativo dell’intero sistema calcio italiano, un declino strutturale che inevitabilmente si riflette sui risultati della Nazionale.

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PAROLE – «La Nazionale è figlia del campionato. Dopo una domenica eccezionale, un martedì triste. Ho visto la prima partita della nazionale nel ’54. Lo sport è fatto di cicli, non voglio aggiungere pareri a questo giro delle sette chiese sulle responsabilità. E’ cambiato veramente tanto e tutto. Prima avevamo i grandi campioni in Serie A, i Palloni d’oro italiani e stranieri. Ricordiamoci ad esempio che negli anni 90′ l’Italia vinceva Coppa Campioni, Coppa delle Coppe e Coppa Uefa. Le finali erano sempre giocate da squadre italiane. E’ tutto il fenomeno calcistico che si è abbassato.

La Serie A è un campionato di transito. E solo il 30% dei giocatori sono convocabili. Io amo guardare le statistiche. Nel campionato italiano il ‘giro palla’ è uno dei più lenti dei campionati europei, e così anche il top delle velocità. E’ inutile cercare il colpevole e dire che è il presidente federale, piuttosto che l’allenatore o il componente del consiglio federale – prosegue – La crisi è un fenomeno che va visto a 360 gradi. Ad esempio – conclude – i settori giovanili sono cambiati con i ragazzi che possono andar via a qualsiasi età, così i club sono meno propensi a spendere sui vivai. Se vogliamo cambiare, va fatto dai settori giovanili alla nazionale. Io l’allenatore della nazionale lo chiamo ancora selezionatore…».

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