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Criscito: «C’è chi nasce capitano e chi lo diventa. Ecco l’errore da non fare»

Redazione CalcioNews24

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Mimmo Criscito ha parlato al Secolo XIX di cosa vuol dire essere capitani e come svolgere al meglio questo ruolo

Mimmo Criscito ha parlato al Secolo XIX di cosa vuol dire essere capitano e di come si svolge al meglio questo ruolo

PRIMA PARTITA DA CAPITANO – «Andiamo indietro un po di anni, alla stagione 2009/2010. Genoa-Milan 1-0, gol di Sculli sotto la Nord. Avevo 23 anni, il Ferraris era a porte chiuse, un po come adesso. Peccato non ci fossero i tifosi ma per me resta una giornata indimenticabile».

CAPITANI SI NASCE O SI DIVENTA – «C’è chi nasce capitano e chi lo diventa. Io ho sempre sognato di farlo, anche quando giocavo da ragazzino. Lo sono diventato allo Zenit dopo un po di anni, ho realizzato il sogno di farlo nel Genoa, la squadra del mio cuore».

ERRORE DA NON FARE – «Deve trasmettere tranquillità a tutti i compagni, deve sentirsi responsabile di tutti. E non deve mai sentirsi più importante degli altri, è lerrore più grande che un capitano può commettere».

CAPITANI D’ISPIRAZIONE – «Ne ho avuti due che sono stati per me punto di riferimento nella mia carriera: Marco Rossi al Genoa e Danny allo Zenit. Bei capitani, molto diversi fra loro. Rossi era tranquillo fuori dal campo ma in campo si faceva sentire eccome, ti trascinava. Danny aveva carisma, in campo e fuori».

CAPITANI AL GENOA «Il ruolo è lo stesso, certo qui hai la responsabilità di una grande piazza come Genova alle spalle e questo si fa sentire».

PARTITA PIÙ BELLA DA CAPITANO – «Dico quel Genoa-Lazio in cui segnai al novantesimo, di sinistro al volo sotto la Nord. Vincemmo da Genoa, io con la fascia da capitano al braccio».

MOMENTO PIÙ DIFFICILE – «Gli ultimi finali di stagione, in cui ci giocavamo la salvezza. Da capitano sentivo il peso di uneventuale sconfitta, per fortuna siamo sempre riusciti poi a raggiungere l’obiettivo».

TOP 11 – «Perin; Onofri, Signorini, Criscito; Rossi, Motta, Ruotolo, Branco; Sculli, Milito, Palladino».

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