Tre curiosità sulla sfida Germania Italia, partita valida per il ritorno dei quarti di finale di Nations League.
Di cose importanti Germania-Italia ne ha avute un bel po’ e su tutte la schizofrenia dell’andamento: 3-0 nel primo tempo, 3-3 nella ripresa, con tanto di finale a sperare che gli azzurri riuscissero nell’incredibile impresa di un clamoroso – per certi versi impensabile – prolungamento nei supplementari. Ecco tre cose minori, ma che qualcosa hanno detto.
- La serenità. Lo avreste detto, dopo un primo tempo dove l’Italia è stata alquanto maltrattata, nel risultato e nel gioco, che nella ripresa gli azzurri riuscissero a trovare persino serenità? Chiamatela fiducia nel gioco (non scontata); oppure consapevolezza nella stanchezza mentale degli avversari, impigriti o troppo sicuri dal vantaggio precedente; o, ancora, galvanizzati nel vedere che al loro primo errore – su un retropassaggio di Sané mal gestito da Kimmich – l’Italia era riuscita finalmente ad approfittarne col classico gol della bandiera. Fate un cocktail di tutte queste cose e osservate gli effetti del cambio di Tonali (inesistente dopo il bellissimo match di tre giorni fa) con Raspadori, che entra e serve subito la palla del 3-2. E i tedeschi a guardarsi smarriti, incapaci di credere che gli italiani siano così freddi e chirurgici dopo l’intervallo.
- La speranza. Che domani non si riduca tutto il dibattito su questo incontro divertente e folle all’episodio del rigore dato e poi tolto. Poteva essere il 3-3 a 12 minuti dal novantesimo vero, ma poi il Var è andato a scovarne uno nel recupero che a occhio nudo nessuno aveva notato. Non si traduca il significato della partita al contatto Schlotterbeck-Di Lorenzo e non lo si renda materia da tramandare ai posteri per inventare chissà quale storia. Spalletti ha evitato di commentarlo a caldo e non per signorilità, ma perché straconvinto che il calcio si spieghi diversamente. Anche se quando parla lui non è che si capisca tutto, meglio il suo linguaggio che le sterili polemiche, soprattutto quelle infinite.
- Prendere e dare. Il laziale entra nei minuti finali e si mette in mostra per sue cose. Bravo a prendere posizione e farsi fare fallo dal limite. Poi, su una palla molto contesa, prendo io che prendi tu, va a interrompere il tutto con durezza su Kimmich, tra frustrazione e rabbia, due sentimenti non proprio comuni per uno che il campo lo vede da pochi secondi.