La Liga
Getafe, il manifesto del “corto muso”: con l’attacco da retrocessione Bordalás sogna una storica qualificazione in Champions League
Getafe, il paradosso perfetto: segnano pochissimo ma volano verso la Champions. Bordalás simbolo del “corto muso” europeo
Il “corto muso” più estremo d’Europa non si trova in Italia, ma in Spagna. Il Getafe di José Bordalás sta infatti provando a riscrivere la storia della Liga, inseguendo una clamorosa qualificazione alla Champions League con uno dei peggiori attacchi del continente. Nel dibattito eterno tra giochismo e risultatismo, mentre in Italia si contrappongono le filosofie di Fabregas e Allegri, il Getafe sta portando il pragmatismo a un livello superiore: vincere il minimo indispensabile, anche senza tirare in porta, pur di restare agganciati alla zona Europa.
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A sei giornate dal termine, gli Azulones sono sesti con 44 punti, a pari merito con il Celta Vigo e a sole cinque lunghezze dal Betis. Con la Spagna seconda nel ranking UEFA, il quinto posto potrebbe valere un biglietto per la prossima Champions League, rendendo il sogno sempre più concreto. Un traguardo impensabile fino a pochi mesi fa, considerando l’avvio complicato della squadra e la successiva risalita culminata in vittorie pesanti come quelle contro Betis e Real Madrid.
Il dato più sorprendente riguarda però la produzione offensiva: appena 28 gol segnati in 32 giornate, media da retrocessione e secondo peggior attacco della Liga. Eppure il Getafe continua a vincere partite sporche, spesso di misura, come l’incredibile 0-1 sul campo della Real Sociedad senza effettuare nemmeno un tiro in porta. Un autogol decisivo, un rigore sbagliato dagli avversari e una resistenza feroce hanno confezionato una delle vittorie più “bordalasiane” della stagione, perfetto manifesto dell’identità della squadra.
Il segreto sta nell’impronta tattica di Bordalás: gioco diretto, pochi fronzoli, fisicità, aggressività e una capacità unica di spezzare il ritmo degli avversari. Il Getafe è tra le squadre che palleggiano meno nei top 5 campionati, una delle più ammonite e una di quelle con meno tempo effettivo di gioco. Una filosofia che irrita i puristi ma che ha già portato risultati storici, come il quinto posto del 2019 e gli ottavi di Europa League. Oggi, con gli innesti di gennaio e una solidità ritrovata, il tecnico 62enne sta trasformando una squadra nata per salvarsi in una candidata sorprendente all’Europa che conta.