L’ex Juve Rush: «Mi divertirei a giocare per Klopp. In Italia mi hanno sottovalutato»

ian rush
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L’ex bomber del Liverpool Ian Rush, oggi dirigente dei Reds, analizza per noi il gruppo E. Salvo aggiungere sibilino: «In Italia sono stato un po’ sottovalutato…»

Intercettato al termine del sorteggio della nuova Champions League 2017/2018 in quel di Monte Carlo, un cordiale Ian Rush – oggi dirigente del suo Liverpool – si concede brevemente ai microfoni di Calcionews24 per parlare dell’atteso ritorno dei Reds nel grande calcio che conta. Quello delle “grandi orecchie”. Il baffo sparagnino è sparito da un pezzo, ma il proficuo goleador degli eighties (vincitore di due Coppe dei Campioni, una a spese della Roma nella sciagurata finale dell’Olimpico datata 30 maggio 1984) non ha perso il guizzo dei giorni migliori. Rispondendo all’attacco.

Rush, un giudizio sul gruppo E del suo amato Liverpool. Ve la dovrete vedere con russi (Spartak Mosca), spagnoli (Siviglia) e moldavi (Maribor): un girone né facile né complicato.
«Dice? Niente è facile quando si parla di Champions. Noi abbiamo fatto bene per arrivare fin qua e la netta vittoria contro l’Hoffenheim, nei preliminari, ce lo conferma. Solo che quello è già il passato: ora dobbiamo lavorare duro per vincere questo girone.»

Quindi vede i Reds favoriti…
«No, dico che dobbiamo stare molto attenti, soprattutto contro il Siviglia che si è ben distinto in Europa League negli scorsi anni (bottino pieno di trofei tra il 2014 e il 2016, Ndr). Ed essere accorti anche contro le altre squadre, Maribor compreso.»

Crede che Klopp – al pari di Maurizio Sarri – sia al momento l’allenatore europeo dal gioco più sfrontato ed offensivo?
«Ovviamente non posso parlare a nome di Sarri, ma penso che quello che sta combinando Jurgen sia davvero positivo per noi di Anfield. E lo dico soprattutto da ex giocatore che bazzicava spesso l’area di rigore. Mi divertirei un mondo a giocare oggi nel suo Liverpool, con tutte quelle verticalizzazioni e quel pressing veloce palla a terra.»

In compenso, esattamente trent’anni fa, lei esordiva con la maglia della Juventus nel nostro campionato. Che ricordi ha?
«Tanti ricordi e tutti belli. Quella serie A del 1987/’88 era un campionato dove giocavano i migliori difensori del mondo, ma anche tanti campioni in generale. Fu dura lottare domenica dopo domenica “in the box”. E queste sono cose che ti fanno sempre imparare. »

Pensa di essere stato sottovalutato giocando solo quell’anno in Italia?
«Sì, decisamente. Io sarei anche rimasto per un’altra stagione, avevo segnato i miei gol e portato i bianconeri in Coppa Uefa, ma ci fu questa chance di tornare al Liverpool e non seppi dire di no. Quindi nessun rimpianto: è andata bene così.»