Lazio Napoli: le tre cose che non hai notato del match di Serie A
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Lazio Napoli: le tre cose che non hai notato del match di Serie A

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Le tre curiosità sulla partita delle 12:30 Lazio Napoli: partita valida per la diciottesima giornata di Serie A

E’ andata in scena a Roma la partita fra Lazio e Napoli, sfida valida per la diciottesima giornata di Serie A. Ecco le tre cose che non sono state notate durante la partita.

Il Napoli espugna l’Olimpico con una prova di forza impressionante, dominando la Lazio sotto il diluvio e chiudendo la pratica già nel primo tempo con Spinazzola e Rrahmani. Al di là del risultato rotondo e del finale nervoso con tre espulsioni, la partita ha mostrato una superiorità tattica e psicologica della squadra di Conte che merita di essere approfondita.

  1. La costruzione serena e la “connessione” Hojlund-Spinazzola. Fin dai primi minuti, la facilità con cui il Napoli ha eluso la pressione della Lazio è stata disarmante. I tre difensori larghi hanno trovato linee di passaggio pulite, senza mai forzare la giocata. Emblematica la prima verticalizzazione per Hojlund, bravissimo a girarsi e ad aprire il campo per la profondità di Spinazzola. Una connessione che si è rivelata letale in occasione del gol del vantaggio, nato da una costruzione paziente e da una capacità di trovare l’uomo libero con una naturalezza che ha mandato in tilt i meccanismi difensivi di Sarri. Il Napoli sembrava giocare sul velluto, trovando soluzioni offensive con una serenità che ha tolto ogni certezza alla Lazio.
  2. Il dominio sulle fasce e i “braccetti” offensivi. La chiave del match è stata la netta superiorità del Napoli sulle corsie esterne, dove la Lazio non ha mai trovato le contromisure. Le sovrapposizioni costanti di Di Lorenzo, che da “braccetto” si trasformava in attaccante aggiunto con tagli interni, hanno creato una superiorità numerica costante. La vicinanza e l’intesa tra Politano e Neres hanno fatto il resto, mandando in crisi Pellegrini e Zaccagni. Non è un caso che il gol del vantaggio sia nato da un’aggressione alta di Di Lorenzo e da un cross di Politano per Spinazzola sul secondo palo. Una supremazia territoriale che ha soffocato la Lazio, incapace di prendere campo e di reagire. Il dato del 68% di possesso palla nel primo tempo, nonostante il vantaggio, fa capire che questa è l’identità forte dei campioni d’Italia, dopo essere andati avanti continuano a macinare gioco.
  3. Il centrocampo dominante e la gestione dei ritmi. Nella ripresa, con il risultato in cassaforte, il Napoli ha gestito la gara con autorità, addormentando il gioco e accelerando improvvisamente quando si presentava l’occasione. Il centrocampo azzurro, guidato da un Lobotka sontuoso e da un McTominay prezioso nel lavoro di cucitura, ha dominato in lungo e in largo. La forza della squadra di Conte è stata la capacità di cambiare velocità alla giocata sulla trequarti, con scambi rapidi e imprevedibili tra Politano, Hojlund e lo stesso McTominay. Non giocate a memoria, ma letture intelligenti delle situazioni, che hanno permesso al Napoli di controllare il match senza mai rischiare e di sfiorare il tris con Elmas, prima del finale nervoso che non ha scalfito la sensazione di una superiorità netta e indiscutibile. Unica occasione dei padroni di casa il colpo di testa di Guendouzi sulla traversa, arrivato ormai ai titoli di coda del match.

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