Un terzino che con i terzini c’entra poco: Dani Alves da Silva

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Nei momenti che contano, ecco Dani Alves: firma l’accesso alla finalissima di Champions League

Il gol siglato da Dani Alves nella semifinale di ritorno contro il Monaco è l’emblema di un terzino che in realtà ha ben poco a che fare con la sua categoria: coordinazione da funambolo, colpo stilistico da trequartista puro, senso della porta da attaccante navigato. Insomma un fuoriserie prestato alla categoria degli esterni bassi, senza nulla togliere ad un ruolo che vanta interpreti illustri nella storia di questo sport. La Juventus, peraltro a parametro zero, ha innestato un pezzo da novanta in una batteria già assolutamente fornita.

Il colpo dal Barcellona

La Juventus ha ben pensato di fiondarsi sul calciatore brasiliano non appena venuta a conoscenza della sua volontà di archiviare il glorioso capitolo Barcellona per cercare rinnovate motivazioni altrove: contratto all’altezza del livello del calciatore, colta al volo l’opportunità di rafforzare un organico già decisamente strutturato con un interprete che da una vita respira aria di successo. Quella degli spogliatoi vincenti. In tanti avevano bollato la futura esperienza di Dani Alves come qualcosa molto vicino ad un pre-pensionamento calcistico. A quanto pare sta andando diversamente, nonostante l’infortunio che avrebbe condizionato il prosieguo di qualunque altro calciatore. Figurarsi di qualcuno che a trentaquattro anni ha già vinto valanghe di Liga e Champions League.

Ed invece… quando sei Dani Alves

Sì, pensateci bene: classe ’83, ti posti sulle spalle trentaquattro primavere ed arriva una rottura del perone nella stagione in cui hai rivoluzionato tutto, passando da casa Barcellona alla nuova esperienza italiana. La tentazione può presto diventare quella di prendersela con comodo: non hai nulla da dimostrare a nessuno, nulla da perdere, tutto da guadagnare stando al lauto bonifico mensile che comunque arriverebbe puntualmente dalle casse della Juventus. Ma Daniel Alves da Silva appartiene ad una categoria differente: quella dei fuoriclasse di questo sport. Pronto recupero, tempi immediati nel riconvertirsi a pieni ritmi e tornare untile alla causa, il passo ulteriore poi nel tornare ad aggiungere quel quid che lo rende inarrivabile. La qualità è palese, lo abbiamo detto, ma se al tuo interno non hai quella rabbia agonistica, quella fame – eppure non sembra averla – che ti induce sempre e comunque a cercare la nuova vetta, beh, Dani Alves non ci diventi.

Il finale di stagione della Juventus

Si è ripetuta in campionato, ha trovato la forza per non calare sotto il profilo delle motivazioni – dopo cinque titoli consecutivi – e confermarsi anche in finale di Coppa Italia. Ma non ci giriamo ulteriormente intorno: il piatto forte si serve a Cardiff. La finale di Champions League, maledizione di una Juventus che ne ha disputate otto perdendone addirittura sei, è per certi versi il mito da sfatare: la Juventus raramente è stata così forte. Ha certamente vantato organici all’altezza di quello attuale, volendo anche più strutturati e talentuosi, ma poche volte ha raggiunto questo livello di consapevolezza. Di certezza nei propri mezzi, difensivi ed offensivi. La Juventus di Massimiliano Allegri è ora una squadra a trecentosessanta gradi: è spregiudicata ma non perde equilibrio, è dinamica ma senza smarrirsi in termini di sostanza. Se ha vinto appena due delle otto finali disputate nella massima competizione internazionale è perché le è capitato di peccare in carisma: Dani Alves, in tal senso, certamente aggiunge.

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