Il Napoli, la coperta lunga, Mitrovic e Depay

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Napoli deludente, il sesto posto in classifica non aderisce alle aspettative iniziali: il punto, con il calciomercato alle porte

Ventuno punti accumulati in dodici gare di campionato: il Napoli di Sarri viaggia alla poco soddisfacente media di 1.75 punti a partita, dato che spalmato sull’intero torneo di Serie A renderebbe una classifica finale da 66 punti. Sarebbe qualcosa di molto vicino al minimo storico del recente passato partenopeo: il Napoli ha totalizzato 82 punti nella stagione 2015-16, 63 nel 2014-15, 78 nel 2013-14, 78 nel 2012-13, 61 nel 2011-12, 70 nel 2010-11.

DATI POCO INCORAGGIANTI – Prendendo dunque come base di riferimento gli anni del ritorno del club partenopeo a determinati livelli, ecco come l’attuale proiezione sull’intero torneo si avvicinerebbe decisamente più ai picchi minimi che a quelli massimi. Statistica che, quando siamo oramai giunti ad un terzo del campionato in corso, inizia ad assumere significatività. Occorre per cui una netta inversione di tendenza per proiettarsi verso una stagione che sia all’altezza delle migliori recenti e che aderisca alle aspettative di inizio anno: quelle dovute ad una rosa mai così completa sotto la gestione De Laurentiis e dunque presumibilmente nella storia del Napoli, dove l’eccezione riguarda più la singolarità di un uomo – ovviamente Diego Armando Maradona – che un reale costrutto di squadra.

COPERTA LUNGA – Due pedine per ruolo. Due validi interpreti per ruolo. Ora è qualcosa che troppi sostenitori partenopei ed addetti ai lavori già danno per scontato, dimenticando come sia stato il tallone d’Achille del Napoli di questi anni. Il fattore condizionante, l’ostacolo per la gloria. Quante volte si è detto: sì, il Napoli ha grandi giocatori, ma non vince perché non ha i ricambi? Tante, troppe, fa specie come i più lo abbiano già dimenticato, ora che il problema non si pone più. Perché il presidente De Laurentiis e la società – sfruttando proprio il trasferimento record di Higuain – hanno costruito un organico mai così ricco. Una rosa che aveva spinto la stragrande maggioranza degli opinionisti ad indicare proprio il Napoli come unica credibile anti-Juve. Dove le alternative non si chiamano più Regini o David Lopez ma Maksimovic, Diawara, Zielinski e Rog. Il gioco c’è, neanche si pone più il dubbio (e neanche questo deve essere dato per scontato, attenzione), ma le rotazioni – alla luce dell’attuale sesto posto – non stanno funzionando.

SARRI ADATTO? – Sorge spontanea una considerazione: alle volte pare che l’allenatore partenopeo sia più idoneo a gestire una rosa come quella della passata stagione che una concepita come quella attuale. In un Napoli di dogmi, di complesse chiavi di accesso alle stanze segrete di un’organizzazione tattica maniacale, considerato peraltro il particolare carattere del protagonista in questione, appare più adatto a lavorare con un organico ristretto come quello passato. Oggi, con un Napoli più poliedrico, sono sorti evidenti problemi. Facciamo due esempi: Empoli-Juventus 0-3, sul risultato di 0-0 Allegri sostituisce Khedira con Lemina. Il tedesco non gradisce, i bianconeri vincono la partita. Juventus-Napoli 2-1, sul risultato di 0-0 si infortuna Chiellini: in campo Cuadrado, che con Chiellini non c’entra davvero nulla. Cambio di modulo a gara in corso: vittoria. Max Allegri è un allenatore magari meno erudito (rispetto al collega partenopeo) sotto il profilo tattico e della organizzazione di gioco ma più duttile: sfrutta a pieno le possibilità concesse da un organico ricco. Sarri non lo fa, perché più intransigente: non penserebbe mai all’impiego di un ragazzino per cambiare volto alla gara (perché la scelta ricade sempre su un impalpabile El Kaddouri ed alla stellina Marko Rog non è stato concesso neanche un minuto? Non uno ma zero, viene da pensare sia una ripicca alle frecciate lanciategli dal suo presidente) né ad un improvviso riassetto della sua squadra in seguito ad un infortunio. Le sostituzioni sono sempre le stesse: uomo per uomo, superfluo ricordarle. Conseguenza: il Napoli è diventato più prevedibile.

GENNAIO ALLE PORTE – Unico reparto in cui la coperta si è ristretta è quello offensivo. Tre le ragioni: il grave infortunio occorso ad Arkadiusz Milik, la grave involuzione di Lorenzo Insigne, la confusione estiva sul caso Gabbiadini. Il primo ed il terzo aspetto sono strettamente collegati: il polacco viaggiava oltre ogni più rosea aspettativa iniziale ma gli infortuni – seppur maledetti come in questo caso – fanno parte del gioco. Esistono e vanno compensati: avrebbe dovuto pensarci il sostituto, appunto Gabbiadini, che però prima punta nel senso stretto del calcio di Sarri non lo è. Perché non pensarci prima, in estate, verrebbe da dire. Icardi o vale la pena continuare con lui, con chi già conosce i ricercati dettami del tecnico: considerazione errata. Non quella su Maurito, ci mancherebbe, un fenomeno assoluto che avrebbe elevato a dismisura le ambizioni di questo Napoli. Considerazione errata è stata quella di non trovare una via di mezzo, che poteva rispondere ai nomi circolati di Bacca, Immobile o persino Zaza. Credibili bocche da fuoco per l’architrave sarriana. Se il Napoli si è lasciato ingannare dalla quadripletta estiva rifilata da Gabbiadini al Monaco merita di ritrovarsi dov’è. Con questa patata bollente.

SOLUZIONI – Gennaio è vicino e – considerando l’auspicato accesso agli ottavi di Champions League, magari da prima piazzata – si impone l’innesto di un centravanti di spessore. Non convincono i nomi delle ultime ore: Pavoletti, Defrel e quant’altro, caratura non da Napoli. Scandagliando il mercato internazionale due occasioni possono arrivare dall’estero: Mitrovic è in rotta – oltre che perennemente con se stesso – con il Newcastle del poco rimpianto ex Benitez, affossato nella Championship inglese, può arrivare a cifre ragionevoli se raffrontate a talento e prospettiva. Classe ’94, è un centravanti bestiale: una sfida che, considerato il caratteraccio del serbo e l’intransigenza di Sarri, potrebbe non funzionare. Un condizionale però tutto da vivere. L’altra porta ad un esterno – Memphis Depay – e si collega al secondo punto indicato, la crisi di Insigne: 13 reti stagionali nella passata stagione, ora siamo a quota zero. Zero spaccato. Tradotto: a questo Napoli orfano dei suoi storici centravanti, servono gol. Se non li fa neanche chi già li faceva prima il problema si amplifica: altro classe ’94 (li abbiamo scelti giovani non a caso, in piena linea con la politica presidenziale), Depay ed il gol sono sempre andati d’accordo. Esplosivo, fino all’arduo ambientamento in Inghilterra: male un anno fa, ora Mourinho neanche lo vede. Venti minuti giocati in Premier League, può essere pacificamente considerato in uscita. E’ un’arma che fa al caso di questo – clamorosamente spuntato se pensiamo al recente passato – Napoli che vuole ritrovarsi.

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