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Morto Cesare Castellotti: lutto nel giornalismo, è scomparso a 86 anni il volto torinese di 90° Minuto. Il suo ricordo

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Morto Cesare Castellotti: piange il mondo del giornalismo, è scomparso a 86 anni il volto torinese di 90° Minuto. Ecco il suo ricordo

“Qui Castellotti, a voi studio”. Con questa frase si chiude un altro capitolo della storia di Novantesimo Minuto, un’era in cui il calcio si raccontava con l’umanità e la genuinità di una banda di cronisti di provincia. Cesare Castellotti, scomparso a 86 anni nella sua Torino, ne è stato uno dei volti simbolo, il cantore sabaudo per eccellenza.

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La Stampa dedica a lui, figura importante del racconto del calcio torinese, un ricordo appassionato. Era lui quel giovane inviato che il 16 maggio 1976, in mezzo alla bolgia granata per lo storico scudetto del Toro, correva con il microfono dietro a Paolo Frajese, riuscendo a strappare le prime emozioni a Patrizio Sala e Zaccarelli. Impeccabile, con la sua giacca dai larghi risvolti, Castellotti manteneva un aplomb tutto piemontese anche nel turbinio dei festeggiamenti.

A Novantesimo Minuto, Castellotti divenne il “gentile signore” in un circo di personaggi indimenticabili: da Luigi Necco a Ferruccio Gard, da Tonino Carino a Gianni Vasino. Lui, che il calcio lo aveva vissuto solo dagli spalti e dietro una scrivania Rai, portava un tono morbido e ironico in quel “Campanile Sera” calcistico, dove ognuno tirava l’acqua al proprio mulino. Tifoso granata ma amico di tanti juventini, era un uomo di passioni nobili, come il golf e la collezione di autografi e lettere storiche.

Le sue giacche vistose, a righe o a quadrettoni, e il suo accento piemontese colpirono anche la Gialappa’s Band, che lo trasformò in Gianduia Vettorello, l’inviato di Teo Teocoli a “Mai dire gol”. “Tra i tanti commentatori dell’epoca, Castellotti era uno dei più sobri e misurati”, ricorda Giorgio Gherarducci. “Le sue giacche improbabili le prendemmo a modello per Vettorello, il cui modo gentile male si adattava al mondo del pallone”.

Eppure, quella gentilezza era la sua forza. Mai una parola fuori posto, mai una polemica sterile. Castellotti sapeva raccontare il calcio con precisione, concedendosi solo raramente qualche virtuosismo verbale per adeguarsi al “caravanserraglio” di 90° Minuto. Se ne va un pezzo di televisione che non c’è più, un signore d’altri tempi che ha saputo raccontare il calcio con eleganza e ironia, senza mai perdere il suo stile inconfondibile.

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