Hanno Detto
Pastore: «Juve incompleta ma sufficiente per la Champions, Yildiz rinnoverà. Grande lavoro di Allegri, forse dovrebbero ascoltarlo di più. L’era Lotito alla Lazio finirà solo in un caso» – ESCLUSIVA VIDEO
Pastore, noto giornalista, ha analizzato in esclusiva la situazione in Serie A e non solo: le sue dichiarazioni
Intervenuto in esclusiva a Calcionews24, Giuseppe Pastore, noto giornalista, ha dichiarato:
Partiamo dalla Juve: i bianconeri arrivano dalla cocente eliminazione in Coppa Italia per mano dell’Atalanta, anche un pò a sorpresa visto il trend dei bianconeri nell’ultimo periodo. Come pensi possa impattare un risultato del genere e quali sono le prospettive della squadra di Spalletti in campionato?
«Diciamo che la Juve ha perso l’occasione più grande di vincere un trofeo in questa stagione visto che difficilmente i bianconeri vinceranno una tra scudetto e Champions. Era quindi un’occasione che andava sfruttata meglio. Non penso che la Juve abbia fatto una prestazione disastrosa. Il punteggio sembrerebbe andare in questa direzione ma la partita è stata ben giocata per un’ora. Non mi è piaciuta l’ultima mezzora dopo i cambi di Spalletti. La squadra si è spenta. Cambi che peraltro, volendoli interpretare in maniera un pò maligna, possono sembrare una denuncia di Spalletti rispetto alla mancanza di quell’attaccante vanamente cercato a gennaio. Se stai perdendo e togli David per mettere Holm evidentemente mandi un messaggio. Ma non è questo il punto. E’ mancato Yildiz che è un giocatore importantissimo non solo a livello tecnico ma per come migliora la partita degli altri. Rende più liberi i compagni e più vario lo sviluppo del gioco. Senza di lui la Juve diventa un pò banale e con poca cattiveria negli ultimi 16 metri, difetto per il quale ha perso diversi punti in campionato. Sono cose che ci stanno, a Bergamo si può perdere, una gara comunque indirizzata anche da un rigore al limite. Vediamo con la Lazio. E’ una partita che la Juve non deve affrontare pensando già all’Inter, è una gara da affrontare seriamente magari recuperando proprio Yildiz, trovando una serata migliore da quelli che sono mancati l’altro ieri sera, a cominciare da Bremer. E’ comunque una gara alla portata contro una Lazio che in trasferta si sta un pò spegnendo. La Juve può vincere tranquillamente. A San Siro e all’Inter ci si penserà successivamente».
La Juve ha cercato a più riprese un centravanti in questo mercato di gennaio da poco concluso. Secondo te per quale motivo Spalletti ha richiesto con insistenza questa tipologia di calciatore?
«Innanzitutto per variare il gioco, giocare in maniera più diretta proprio sull’attaccante, un giocatore che fa salire la squadra e prende falli. Anche come cattiveria di fronte alla porta. David è un giocatore che ha queste caratteristiche solo in parte ma per esempio quando manca Yildiz David viene fortemente depotenziato. Facendo un parallelismo con la Roma, è come quando a Malen manca Dybala come abbiamo visto ad Udine. Spalletti vorrebbe variare lo spartito perchè sa che una volta serve una torre e una volta un calciatore più di manovra. Openda non si è inserito, Vlahovic per ora non c’è e David non sta certamente facendo la stagione di Hojlund a Napoli. E’ una denuncia che poi si scontra con la difficoltà del mercato di gennaio e non tanto con l’incapacità della dirigenza juventina. La sessione invernale è complicata per tutte le squadre. Ci ha provato con En-Nesyri, col prestito di Kolo Muani, peraltro calciatori anche diversi per caratteristiche, ma non è andata. Come ho detto dall’inizio della stagione, più in generale la Juve è una squadra incompleta e imperfetta, manca qualcosa secondo me anche in mezzo al campo nonostante il grosso lavoro di Spalletti su Thuram, su Locatelli e su Mckennie. Credo che però basti per arrivare nelle prime quattro viste anche le altre però forse ci voleva qualcosa in più per avere una Juve più forte anche in prospettiva futura».
Rimanendo in tema di attaccanti, in casa Juve Vlahovic pare destinato all’addio mentre Yildiz molto vicino al rinnovo. Quale pensi sarà il futuro di entrambi?
«Yildiz penso rimanga soprattutto se la Juve farà la Champions League. Il turco è un giocatore su cui costruire un pezzo di strada, forse non un’intera carriera, non voglio illudere nessuno, ma un pezzo di strada sì. Per quanto riguarda Vlahovic ormai credo sia chiaro: andrà a scadenza liberandosi a zero e poi si piazzerà da qualche parte. Sinceramente non so dove anche perchè Vlahovic lo abbiamo perso a novembre quindi vediamo anche in che modo tornerà e in che modo anche lui vorrà abbassare le sue pretese d’ingaggio che sono poi quelle che l’hanno portato a rimanere alla Juve tutto questo tempo. Su Yildiz invece secondo me la Juve ha l’obbligo di costruire almeno i prossimi due anni, poi probabilmente sarà un giocatore destinato ad attirare le attenzioni di tutto il mondo e lì poi si vedrà, dipenderà anche dal giocatore. La Juve che è vuole tornare ad essere tale non può prescindere dal turco e da Spalletti visto il lavoro fatto dal tecnico in questi tre mesi. Impensabile cambiare il quarto allenatore, quindi loro due e poi il resto si trova».
Passando al Milan di Allegri, che impatto pensi possa avere l’arrivo di Fullkrug e quanto c’è di vero su questi presunti dissapori interni tra Tare e Furlani sul mercato?
«Partiamo da Fullkrug. Il tedesco è un giocatore importante che ha migliorato e completato un reparto in cui mancava terribilmente una prima punta di quel tipo che per il momento ha giocato anche una sola volta da titolare. I margini quindi sono enormi a livello di crescita e di minutaggio. Allegri lavora bene coi giocatori, si sta esaltando in questi giorni a valorizzare anche giocatori che sembravano fuori dal progetto quindi non ho dubbi che Fullkrug, con quella testa che gli permette di giocare anche con un dito rotto, verrà utile anche se le partite non è che siano tante da qui alla fine. Sul mercato del Milan vale quello detto per altre squadre. In Italia il mercato è difficile, i soldi non sono tanti e c’è una concorrenza spietata che arriva di solito su tutti i nomi migliori e bisogna lavorare di fantasia. Al Milan è troppo importante ritornare in Champions per avere un budget il prossimo anno all’altezza del Milan. Un pò è stato fatto anche quest’anno. Giocatori che secondo me miglioreranno e lo stanno già facendo come Nkunku, Athekame, De Winter, giocatori che negli ultimi due mesi si stanno portando a livello quasi dei titolari e la strada è questa. L’allenatore non è certamente il più brillante e il più moderno ma fa una cosa che in pochi sanno fare in Europa: gestire il gruppo. Lo gestisce in maniera serena, senza tensioni, smorzando tutto. Non è uscito un singolo caso, un singolo momento di malumore. I giocatori non fanno altro che ripetere quanto è unito il gruppo. Queste cose valgono esattamente quanto un allenatore che ti fa giocare bene e ti fa crescere a livello tecnico-tattico. Ecco, al Milan dovrebbero ascoltare un pò di più Allegri perchè a volte le strade sono un pò separate su questo».
Nelle ultime settimane è divampata la polemica a livello mediatico sul calendario e sui troppi impegni con Allegri e Conte su posizioni diametralmente opposte. Qual è la tua opinione in merito?
«Io non credo molto al fatto che giocare di più sia un problema. Certamente ci si stanca ma i giocatori si divertono, il loro lavoro è giocare partite di calcio quindi giocarne poche li fa allenare di più ma i giocatori amano più giocare che allenarsi. Il discorso degli infortuni è invece un discorso molto serio che può però essere prevenuto o quantomeno limitato. Non è che chi gioca 50 partite alla fine si riempie di infortuni. Per esempio non capita all’Inter. Ci sono 72 squadre che partecipano all’Europa League e Champions League, che hanno già giocato 8 partite più i campionati più le coppe nazionali, non è che hanno gli infortuni del Napoli o sono falcidiate. Conte questo lo sa benissimo e spesso utilizza polemiche strumentali a volte anche per cambiare discorso, per nascondere errori che anche lui come tutti gli allenatori commette. C’è chi li ammette e chi no ma nessuno è perfetto. Sono polemiche strumentali. Chi gioca poco si lamenta perchè ha tanti giocatori poco utilizzati e quindi è difficile coinvolgerli tutti, chi gioca molto dice che ci si fa sempre male. Nessuno è mai contento. Io preferisco gli allenatori che tengono la testa bassa e lavorano alla Chivu o alla Allegri quest’anno o anche alla Gasperini che l’ha detto che il problema non sono le partite ma gli infortuni. Ripeto, si possono prevenire. Ci sono metodi modernissimi per limitarli, se poi Conte ha fatto male i conti o ha preferito ignorare certi giocatori che andavano coinvolti di più nel corso della stagione forse è anche per questo che ha così tanti infortuni».
Passando a Chivu: a prescindere dallo splendido lavoro che sta facendo all’Inter, volevo sapere da te innanzitutto se l’assenza di un sostituto di Dumfries possa incidere negativamente da qui al termine della stagione e soprattutto cosa ne pensi di tutte le polemiche dopo i fatti di Cremona e la levata di scudi sul possibile 3-0 a tavolino
«Non credo che ci sia molto da discutere: il 3-0 a tavolino non era assolutamente scritto da nessuna parte. Sono più di 30 anni che non si fa più ed è giusto che non si faccia più perchè questo portava anche alcune tifoserie a minacciare i club con metodi di estorsione. Se non mi accontenti su una cosa io ti faccio perdere la partita a tavolino lanciando una monetina addosso a un giocatore. Una barbarie che per fortuna è stata cancellata. Chivu a me piace, non è soltanto apparenza. Innanzitutto è molto bravo a smorzare ogni polemica e a ricondurre il ruolo del calciatore a quello di una persona molto ben pagata che si deve divertire a fare il suo lavoro e soprattutto non deve essere preso da ansie inutili e controproducenti. Il lavoro di Chivu è proprio in opposizione a come era finita la scorsa stagione dell’Inter che fu divorata dall’ansia e dall’aspettativa di una vittoria che poi non è arrivata lasciando tutti molto delusi. Chivu ha lavorato da inizio stagione per cancellare questa scorza di fastidio poi rimane nei tifosi e nell’ambiente perchè i tifosi dell’Inter stanno ora iniziando ad agitarsi in maniera positiva perchè vedono una stagione promettente ma lo era anche lo scorso anno. Bisogna stare sereni ma Chivu e i giocatori lo sanno. Il lavoro di Chivu è tutto improntato sulla responsabilità dei giocatori. Loro sanno benissimo gli errori commessi lo scorso anno, chiaramente non vorranno ripeterli e Chivu non deve aggiungere molto altro. Deve tenere bassa la pressione, ruotarli come sta facendo e come ha fatto in Coppa Italia e sperare che non ci si faccia male. E infine intervenire quando vede che c’è qualche cambio di gerarchia perchè in questo momento secondo me Esposito è davanti a Thuram, Zielinski è davanti a tutti gli altri centrocampisti, e come ha messo Bisseck davanti ad Acerbi. Queste cose le ha notate e le ha assecondate ed è quello che deve fare. L’assenza di Dumfries è pesante ma anche qui il mercato non accontenta gli allenatori e si deve fare di necessità virtù».
A prescindere dalla matematica tu credi che lo scudetto sia già indirizzato o credi ci possa essere un remake del 2022?
«Penso che a decidere il campionato sarà il derby dell’8 marzo. Sarà quella la partita da cui capiremo qualcosa in più. Se il Milan supera il derby con un distacco dai 5 punti in giù, quindi non per forza vincendolo, sarebbe ancora in corsa, soprattutto se l’Inter facesse strada in Champions League perchè ovviamente sappiamo che in questo caso paghi qualcosa in campionato. Se dopo il derby invece l’Inter avrà un vantaggio di almeno 6 punti e avendo già tolto a quel punto gli scontri diretti con Napoli, Juve e Milan la strada sarebbe spianata anche perchè la squadra in questo momento sta affrontando il campionato in maniera molto convinta quindi avere il traguardo non in volata ma chiaramente in posizione di vantaggio darà alla squadra una determinazione ancora maggiore. L’Inter soffre gli scontri diretti. Se li supererà senza danni allora per me sarà tutta discesa secondo me».
Analizzando invece il momento in casa Lazio ti faccio una domanda molto diretta: credi che l’era Lotito sia giunta al termine?
«L’era Lotito può giungere al termine se arriva qualcuno con dei soldi e compra la Lazio. Ogni tifoso e ogni addetto ai lavori ha la sua visione ma non conta nulla se non arriva qualcuno a porre fine a questa era. Poi è evidente che c’è mancanza di entusiasmo, mancanza di fiducia, mancanza di ambizione. Sono cose che si vedono da anni e si sono ulteriormente inasprite in questa stagione. Però protestare, scendere in piazza aumenta le frizioni sicuramente ma non porta nuova gente ad interessarsi alla Lazio. Questo è un pò il paradosso del calcio di oggi in cui molti presidenti vorrebbero anche vendere, penso a Cairo col Torino, ma non siamo in un periodo in cui c’è la fila fuori per comprare i club. Io sono di Bari, ho una squadra che vive una stagione più che mediocre, una proprietà come i De Laurentiis che non hanno neanche tutto questo trasporto… Magari arrivasse qualcuno. E quindi è questa la questione. Certo anche Lotito dovrebbe avere un pò più di sentimento però a tutto c’è un limite. Vedere Sarri e diversi giocatori essere sotto sotto contro la società è un qualcosa che deve far riflettere e fa riflettere. Non ho nulla da dire ai tifosi della Lazio che protestano perchè la situazione è molto chiara ed è comprensibile. C’è da sperare che passi presto. Da un lato non si può pensare che Lotito finalmente, colto da un raptus di generosità, si rimetta ad investire ma dall’altro non è semplice far passare di mano una squadra di calcio».
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Chiudiamo con il Cagliari: che tipo di prospettiva pensi possa avere la carriera di Pisacane e che futuro intravedi per Palestra anche in ottica Nazionale?
«Per una volta i complimenti a Palestra non sono esagerati perchè quello che ci sta facendo vedere in tutte le partite è qualcosa di molto promettente e brillante. Io spero che giochi titolare nei playoff, sperando siano due, si è fatto male Di Lorenzo quindi c’è spazio. Sarebbe anche un messaggio di coraggio dato da Gattuso alla sua squadra perchè lancerebbe un ventenne che attacca molto meglio di come difende perchè c’è da attaccare e c’è da fare gol. E’ uno dei migliori giocatori di questo campionato, sicuramente l’U21 migliore della stagione. Anche più di Pio Esposito che comunque sta avendo un livello molto alto. Pisacane invece è molto bravo perchè si è soprattutto calato nella filosofia dell’allenatore che deve aprire un progetto ma che deve anche fare i punti perchè a parole sono bravi tutti a proporre un calcio nuovo ma la Serie A è fatta di pragmatismo, di punti e di salvezza. Lui adesso ha capito, dopo qualche errore fatto a dicembre-gennaio, che c’era da fare i punti. Si è abbassato un pò, ha vinto a Firenze col 30% di possesso palla, ha avuto fortuna magari con la Juve, ha dominato lo scontro diretto col Verona che altre volte avrebbe potuto essere una buccia di banana, un netto 4-0. La squadra è salva, gioca bene, valorizza giocatori. Mi pare una storia positiva quella del Cagliari nel suo progetto anche di creare una specie di piccolo Athletic Bilbao di Sardegna valorizzando un settore giovanile sul quale Giulini sta investendo molto. Ci sono giocatori che non sono ancora esplosi, penso ad Esposito o Idrissi che mi piace molto e secondo me diventa forte e quindi è un modello interessante. Un modello sostenibile che non ha sceicchi alle spalle, non ha neanche investimenti faraonici. Ha due tre cose molto chiare, uno sviluppo del settore giovanile molto brillante e molto fatto bene e anche un senso di appartenenza che la Sardegna può avere in più rispetto ad altre squadre di altre regioni. Spero che Pisacane rimanga a Cagliari perchè vorrei vederlo anche crescere senza farsi bruciare magari in qualche piazza un pò più ambiziosa dove non c’è tempo e nemmeno pazienza. Mi auguro quindi che abbia un miniciclo alla guida del Cagliari».
SI RINGRAZIA GIUSEPPE PASTORE PER LA DISPONIBILITA’ DIMOSTRATA IN QUESTA INTERVISTA
