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Falcao svela: «Ho cambiato la storia della Roma? Forse un po’ sì. Giocare nel calcio di oggi? Sarebbe stata una meraviglia»
Falcao non ha dubbi: «Ho cambiato la storia dell Roma? Forse un po’ sì. Giocare nel calcio di oggi? Sarebbe stata una meraviglia»
A 72 anni, Paulo Roberto Falcao torna nel cuore di Roma, ospite della Fao per un evento internazionale sui giovani e lo sport insieme all’amico ed ex rivale Marco Tardelli. Il Corriere dello Sport ha raccolto i suoi racconti
HA CAMBIATO LA STORIA DELLA ROMA «Forse un po’ sì. Di sicuro io feci di tutto per far capire a Roma e alla Roma che se fino a quel momento era stato fatto “5” si poteva fare “7”. Potevamo e dovevamo credere di più in noi stessi e questo andava fatto comprendere nello spogliatoio, ancora prima che in campo. Si poteva giocare contro la Juve a Torino o contro l’Inter ad un livello alto, senza partire sconfitti in partenza. E infatti piano piano iniziarono a rispettarci, Juve-Roma divenne un derby nazionale. Non so quanto di Paulo Falcao ci fosse in tutto questo, ma probabilmente oggi posso dire che con me si iniziò ad andare in campo a testa alta».
FIDUCIA IN GASPERINI «Sicuramente la Roma ha un allenatore con cui può, almeno, lottare per la Champions. Gasperini mi piace, penso possa fare delle belle cose. Lui è bravo, ha fatto bene all’Atalanta, per cui gli va lasciato spazio per lavorare. Roma non è Bergamo, ma ha tutte le capacità. Ripeto: gli sia dato tutto il tempo di cui ha bisogno per lavorare e far crescere la Roma».
ANCELOTTI CT DEL BRASILE «Uomo straordinario, allenatore fantastico. La persona giusta per la Seleçao, semplicemente: sono fiducioso, farà un bel Mondiale».
GLI CAMBIO’ RUOLO «Sì, dissi a Liedholm, ma solo perché mi era stato chiesto, di portarlo a centrocampo con me e Ago avanzando Scarnecchia. Fu la mossa giusta».
CARLETTO TATTICO ITALIANO AMATO IN BRASILE «Senza dubbio. Bisogna capire i giocatori che si hanno e in base a questo organizzare la parte tattica. Si sono stupiti in tanti che con lui la nazionale abbia subìto meno gol, Carlo ha risposto subito a tono: “Non dimenticate che sono italiano”. Non capisco perché non abbia mai allenato la vostra Nazionale, da noi lo adorano tutti, già gli vogliono bene e si fidano, fa delle battute come quelle di Liedholm. Poi certo, bisogna portare i risultati».
MERCATO «Mi dispiace che la Roma non abbia preso Yuri Alberto perché è veramente un gran bel giocatore, molto interessante. Ma ecco, in Italia in questo momento è così. E devo dire che anche in Brasile non è così semplice trovare campioni. Oppure il talento che gioca in strada e diventa un fenomeno. A 15 o 16 anni ci sono giocatori che guadagnano tanto e non lo meritano. Vi assicuro che c’è crisi anche da noi, non ci sono più Pelé e Zico».
WESLEY «A Gasperini piace giocare con tre difensori e lui è uno che sulla fascia parte e arriva in fondo. In Brasile era impiegato più a destra, ora vedo che Gasp lo schiera anche a sinistra. Anarchico? Ha talento e i giocatori di quel tipo un po’ lo sono».
LA CRISI DEL CALCIO ITALIANO «Non penso ci sia un solo problema, ce ne sono tanti, altrimenti le cose sarebbero già state risolte. Sicuramente in passato tutti ambivano alla Serie A, adesso vengono prima l’Inghilterra e la Spagna, è come se ci fosse meno prestigio, non credo sia solo una questione di soldi. Non ci sono grandi talenti e non ci sono grandi investimenti».
GIOCARE NEL CALCIO DI OGGI «Sarebbe stata una meraviglia».
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