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Donati: «Sampdoria piazza straordinaria, contento si sia ripresa col mercato. Stupito dall’intensità di Modric, sullo scudetto dico che…» – ESCLUSIVA

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Donati, ex centrocampista e noto allenatore, ha parlato in esclusiva ai microfoni di Calcionews24: le sue dichiarazioni

Massimo Donati, noto tecnico ed ex calciatore, è intervenuto in esclusiva a Calcionews24. Le sue dichiarazioni:

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Partiamo dall’analisi dei quarti di finale di Coppa Italia giocati in questi giorni: un passaggio del turno importante per Como e Lazio…

«Quando c’è un passaggio del turno è normale che porti felicità, gioia e un pò di tranquillità a tutti gli ambienti, soprattutto a quello della Lazio che nell’ultimo periodo non è stato dei migliori. Per quanto riguarda il Como, è stata una conferma dell’ottimo periodo e dell’ottima stagione che stanno facendo e quindi magari avevano anche meno bisogno di questo passaggio del turno però fa sempre piacere e fa sempre comodo. Entrambe le partite sono finite ai rigori e a quel punto finisce sempre che chi vince è bravo, chi perde no ma si sa che i rigori sono una lotteria. Entrambe le partite si sono giocate alla pari con entrambe le squadre che potevano vincere anche se poi una sola viene premiata. Per il Como dunque una conferma, per la Lazio una buona iniezione di fiducia».

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Domani torna la Serie A con Pisa-Milan. Pensi che i rossoneri possano ancora insidiare il primo posto dell’Inter e più in generale cosa pensi del lavoro svolto da Allegri finora?

«Sicuramente il gap che c’è n questo momento dall’Inter è recuperabile perchè alla fine arriverà su chi sbaglierà meno. E’ vero che l’Inter ha la possibilità di commettere qualche errore però questo significherebbe anche che il Milan deve fare un percorso netto ed è una cosa impensabile sia per una che per l’altra. Sono due squadre quadrate e che sanno quello che vogliono. Soprattutto il Milan ha pochi fronzoli ma pensa ad arrivare al risultato. Per quanto riguarda la differenza rispetto all’anno scorso, secondo me, a prescindere dai giocatori funzionali che sono arrivati nella rosa, è merito dell’allenatore. Ad Allegri non gli piace tanto sentirsi dire che bello ma gli piace sentirsi dire che bravo perchè vince. Alla fine il risultato è sopra tutto, specie in Italia, e di conseguenza Allegri è un maestro in questo e lo sa bene. Sicuramente, anche se lui non lo dice, ci proverà fino alla fine per lo scudetto. Dall’altra parte però c’è appunto l’Inter che è una squadra forte, allenata bene e che fa un buon calcio e sa quello che vuole. La determinazione e la voglia che mettono quando scendono in campo sono molto importanti per entrambe le squadre».

Rimanendo sul Milan, vorrei un tuo parere sul grande impatto che hanno avuto due giocatori come Modric e Rabiot. Il primo non sembra avere i 40 anni che ha, il secondo probabilmente è la migliore mezzala del campionato con McTominay…

«Come dice Allegri, quando uno è un campione è un campione. Non si possono fare tanti ragionamenti, quando uno è forte è forte. E anche per questo ci sono i livelli tra i giocatori. Sono due giocatori che per tutta la loro carriera hanno fatto ottime cose quindi c’è poco margine di errore quando vai a prendere Modric e Rabiot. E’ ovvio, parlando di Modric, che quando vedi che gioca tutte le partite e ancora è uno di quelli che corre di più la cosa non dico che sorprenda ma ti lascia un pò entusiasta perchè un giocatore del suo calibro, che sono tanti anni che fa questo mestiere e ancora lì che corre più degli altri e ancora riesce a giocare la palla sempre con grande lucidità. Io avevo lo stesso ruolo, ovviamente senza fare paragoni, però quando sono arrivato a 36-37 anni non ce la facevo più a correre in una determinata maniera e quindi tanto di cappello. Parliamo di due super-campioni».

In casa Napoli c’è un clima molto polemico visti i risultati con Conte che attribuisce le difficoltà dell’annata ai tanti infortuni avuti. Quante responsabilità dai al tecnico per questa situazione e quanto credi ad un ritorno dei partenopei nella lotta per lo scudetto?

«Partiamo dal presupposto che secondo me Conte è un allenatore a cui piace che la fiamma sia bella accesa sempre. Non è un allenatore che vuole passività. Anche quando le cose vanno bene lui il fuoco lo vuole acceso e la reputo una cosa giusta. E’ ancora lì. In campionato può farcela perchè avendo magari solo il campionato, dopo l’eliminazione anche dalla Coppa Italia, può focalizzarsi di più sul sistemare la questione infortuni. Con Conte devi andare forte e magari qualche giocatore, per adattarsi a questo tipo di lavoro, fa un pò di fatica. Però sul lavoro di Conte nel corso degli anni gli si può dire poco perchè ha vinto tanto, ha vinto in tante squadre ed è anche logico che bisogna faticare. Il suo credo è basato sulla grande corsa, sulla grande determinazione e sulla grande fatica, concetti che mi piacciono e nei quali mi ci rivedo, però non sempre i giocatori sono abituati ad avere questo ritmo per tanto tempo quindi gli infortuni fanno parte del gioco e quando sono qualcuno più del previsto poi diventa un problema».

La Juve con l’arrivo di Spalletti ha cambiato decisamente marcia. Quali sono i punti di forza dei bianconeri sotto la sua guida e, dando uno sguardo al mercato estivo, dove pensi possa migliorare?

«Dal punto di vista dell’organico credo che la Juve debba intervenire davanti anche se ora Vlahovic è fuori e quando rientrerà potrà dare una mano nell’immediato. Per il resto mi sembra una squadra abbastanza quadrata. Il lavoro di Spalletti si vede perchè secondo me all’inizio, quando cominciavano le partite, non si aveva mai la sensazione che la Juve le vincesse. Adesso, quando vedi la Juventus, ha un tipo di gioco, un modo di affrontare le situazioni con e senza palla che dici “oggi vincono”. Poi le partite si possono mettere anche male, come contro il Cagliari dove ha perso una partita impensabile, cosa che a volte succede nel calcio. Hai però la sensazione che la squadra possa far bene in qualsiasi momento. Questo tramite il palleggio, tramite il grande recupero palla, tramite le tante azioni offensive. Ripeto, col Cagliari ha perso una partita incredibile. La Juve c’è, è lì, ed è pronta a fare un grande rush finale».

Passando all’Inter, la squadra di Chivu è ancora in corsa in tutte le competizioni. Credi che possa replicare un percorso simile a quello dello scorso anno?

«Possibile è possibile però è anche difficile perchè alla fine quando lotti su più competizioni, poi nello specifico la Champions League è molto difficile arrivare in fondo perchè ci sono squadre molto forti, a volte avviene anche per piccolissimi dettagli. Lo scorso anno è arrivata in fondo eliminando il Barcellona in una partita che aveva praticamente perso. Una palla inattiva, una postura del corpo, fanno la differenza e quindi bisogna essere quasi perfetti in queste cose e ti deve girare anche un pò bene. Ripeto, le possibilità ci sono ma è molto difficile e impegnativo. Ma questo vale per l’Inter come per tutte le squadre».

In ottica Nazionale quest’anno si stanno imponendo tanti giovani interessanti, da Pio Esposito a Palestra, Bartesaghi e Vergara. Credi che siano già spendibili in ottica playoff e credi che Gattuso sia l’uomo giusto per portarci al Mondiale o hai dubbi in merito?

«Pochi dubbi anche perchè bisogna essere super ottimisti in merito e super convinti di farcela. Gattuso è ovviamente l’uomo giusto perchè dal punto di vista caratteriale e dal punto di vista emotivo riesce a tirar fuori il meglio dai propri giocatori. Non sarà semplice però abbiamo nelle corde, nelle gambe e nei piedi la possibilità di qualificarci. Quindi senza dubbio ha gli uomini per affrontare queste partite nella migliore condizione possibile, soprattutto a livello mentale. Per quanto riguarda i giovani ce ne sono tanti. L’anno scorso vedevo Vergara e mi impressionava per come giocava. A me che lo andavo a vedere dal vivo dicevano fosse un pò discontinuo, come se facesse una partita bene e due no, però le qualità c’erano. E’ ovvio che poi bisogna dare fiducia a questi ragazzi. Bisogna metterli in campo e farli giocare, dargli la possibilità di sbagliare una partita se si vede il talento. Secondo me ce ne sono tanti di giovani, anche scendendo di categoria in B o in C, che possono fare bene».

Parlando del tuo futuro: adesso sei fermo ma stai guardando ad una piazza in particolare?

«Ma no, guardo tutto. Non ho nessuna preclusione. A me piace allenare, piace stare in campo, piace avere il duro lavoro di tutti i giorni quindi non ho un obiettivo specifico. Sicuramente mi piacerebbe andare in un bel progetto dove ti danno la possibilità di lavorare bene».

Chiudiamo con una battuta sulla Sampdoria, la tua ultima esperienza, e che adesso si sta riprendendo…

«Alla Sampdoria non è andata come volevo ma resta una piazza bellissima con un tifo pazzesco e sono anche sincero: sono contento che le cose si siano sistemate. A gennaio è stato fatto un mercato importante e quindi a me fa solo che piacere che una piazza così, con un pubblico del genere, si stia riprendendo perchè ora hanno una squadra veramente forte».

SI RINGRAZIA MASSIMO DONATI PER LA DISPONIBILITA’ DIMOSTRATA IN QUESTA INTERVISTA

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