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Calcio italiano

Inchiesta arbitri, così Zazzaroni dopo l’archiviazione del caso Rocchi: «La giustizia italiana ha raggiunto abissi patologici. C’è una cosa che ho trovato disgustosa»

mauro.pioli

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Rocchi

Ivan Zazzaroni ha scritto questo editoriale sul Corriere dello Sport dopo l’archiviazione del caso Rocchi. Le sue parole

Dopo l’archiviazione dell’inchiesta arbitri che ha visto tra gli indagati anche l’ormai ex designatore Gianluca Rocchi, Ivan Zazzaroni ha commentato così la vicenda nel suo editoriale sul Corriere dello Sport.

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PAROLE «La calunnia è un venticello, lo sputtanamento uno tsunami. Dopo Gino Girolimoni, Giuseppe Gulotta, Domenico Morrone, Lelio Luttazzi e Enzo Tortora, per l’inferno della diffamazione gratuita è passato anche Gianluca Rocchi. Non impariamo dagli errori commessi perché l’errore, come spiegava magistralmente Volontè in “Sbatti il mostro in prima pagina” di Bellocchio, è voluto: «Goebbels diceva nei suoi diari che le masse sono molto più primitive di quanto possiamo immaginare. […]

Che la giustizia italiana abbia raggiunto abissi patologici ce lo conferma l’ennesima piccola storia ignobile proveniente dalla cronache. I Pm che si occupano del caso Rocchi, come era ampiamente prevedile, hanno chiesto l’archiviazione: la procura di Milano ha valutato che non ci fossero gli elementi per rinviare a giudizio un professionista che dal 24 aprile, a poche ore dalla celebrazione della Liberazione – il destino si concede una battuta da stand up comedy – vive l’incubo dello sputtanamento globale, della perdita d’immagine e del ruolo. Del lavoro. Una vergogna che si aggiunge ad altri scempi, ma che l’accumulazione quotidiana di casi simili, non rende meno nauseante.

Fin dal primo giorno questo giornale ha assunto una posizione innocentista, ancor prima che garantista, derivata da una profonda conoscenza diretta di Rocchi. Il 25 aprile mi è bastata una domanda, una sola e inevitabile, per capire di essere dalla parte giusta: «Gianluca, se pensi di aver commesso qualcosa di grave ti prego di dirmelo, non posso permettere al Corriere di sbagliare». La risposta è stata netta: «Non ho mai favorito nessuno, non ho mai parlato al telefono con i dirigenti delle squadre, ma soltanto con i miei collaboratori diretti. Fa’ quello che ti senti e pensi sia meglio, io ho la coscienza a postissimo».

[…] Qualcuno ha vissuto la sua immediata autosospensione come una sorta di ammissione di colpa quando invece è stata esclusivamente un atto di responsabilità. C’è chi ne ha approfittato – una parte del mondo arbitrale – perché la situazione era propizia e altri (al peggio non c’è mai fine) hanno addirittura provato a spingerlo ancora più a fondo. Risultato: Rocchi ha capito con chi aveva avuto a che fare, ma non ha vinto. La camicia si è macchiata e non basterà mandarla in tintoria. C’è qualcuno che almeno, in un impeto di dignità, vuole offrirsi di pagare il conto?

PS. Il pm Ascione ha fatto il suo lavoro, giustamente. Di disgustoso ho trovato l’immediata condanna mediatica e il comportamento di alcuni soggetti ancora presenti nell’AIA».

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