Annese: «Vi racconto la mia avventura al Paide e il mio sogno nel cassetto»

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Il tecnico pugliese fa luce anche su alcuni punti oscuri del nostro calcio

In un calcio scosso dall’ennesimo capitolo realtivo al calcioscomesse, ci sono ancora storie da poter raccontare. Lui è Alberto Annese, allenatore italiano che da qualche anno lavora nel nord Europa. Adesso è al Paide Linnamaeeskond fc, in Estonia, dove sta cercando di insegnare calcio con un sogno nel cassetto: allenare nella nostra serie A.

Alberto, raccontaci la tua esperienza da allenatore all’estero, dalla Lituania all’Estonia, passando dalla Lettonia…
«Ho incominciato la mia esperienza a fine luglio 2014, con una chiamata dalla Lituania dal presidente italiano Giuseppe Greco , presidente dell’Alitus Dainava FK , squadra militante nella massima serie Lituana. Li ho svolto per un breve periodo il ruolo di allenatore in seconda e preparatore atletico. Poi ho conosciuto un agente che lavorava nel baltico e mi ha proposto una squadra di prima divione Lettone, il Saldus FK; qui ho allenato fino alla fine del campionato, conclusosi nelle settimane di Novembre. Il club ha deciso di affidarmi inizialmente il ruolo di secondo allenatore, poi, dopo una settimana dal mio arrivo, ho preso in mano una squadra allo sbando, senza idee di gioco e con poca personalità. La mia presenza in squadra è stata fortemente voluta dal presidente, probabilmente impressionato dalla forte determinazione e preparazione di un allenatore così giovane. Per il campionato successivo ci si aspettava una partenza scoppiettante per il team Saldus FK, anche perché devo ammettere che non mi piace proprio perdere; il mio obiettivo era quello di vincere il campionato ed accedere così alla massima serie Lettone, ma c’e’ stato un cambio di programma. Tramite un agente che lavora nel baltico, sono stato contattato per lavorare con la massima serie del campionato Estone con la squadra Paide Linnamaeeskond fc allenata da Meelis Rooba, da cui sono stato contattato personalmente per affiancarlo nella stagione successiva. Per il momento svolgerò il ruolo di allenatore in seconda, anche se il mio agente è tuttora in contatto con parecchie squadre in Russia».

Perché hai fatto questo tipo di esperienza?
«Ho sposato il suo progetto perché amo questo lavoro, voglio allenare nel calcio che conta. Sono nella massima serie, per me è un sogno e non voglio svegliarmi. Vorrei crescere sempre di più, in campionati ancora più competitivi. In Italia avevo ricevuto varie proposte lavorative, tra cui una docenza annua assicurata. Forse solo un pazzo avrebbe accettato, ma io ho scelto di non vivere mai di rimpianti,sono sicuro di aver scelto bene».

Credi che sia così difficile emergere in Italia senza aiuto giusto?
«Ora e’ tutto corrotto nel calcio in Italia, anche nei dilettanti, ci sono più allenatori “sponsor” che mister con la M maiuscola.
In questi anni in Puglia ho visto cose assurde, ma la cosa peggiore è che più ci vivi in questi ambienti e più rischi di accettare la loro mentalità; chi ama il calcio pulito, come me, non può non denunciare questi reati, molti allenatori, anche di sani principi, pur di restare nel giro accettano compromessi a volte imbarazzanti.Questo calcio non mi appartiene,io voglio potermi guardare allo specchio un giorno, con la coscienza pulita. Ho sempre conquistato tutto da solo nella vita ed è quello che voglio continuare a fare.

Hai avuto anche una esperienza significativa da insegnate di Ed. Fisica, cosa ti ha portato in termini di esperienza?
«La possibilità di migliorare i rapporti interpersonali e di creare relazioni con gli alunni. Quando entravo in classe, mi ricordo, ero un insegnante piuttosto diretto con i ragazzi, essendo molto giovane, sapevo come prenderli. Esordivo solitamente con due frasi che li spiazzavano: la prima: ho provato tante cose nella vita anche se sono molto giovane, questo penso possa giovare sul nostro rapporto tra docente e alunno, quindi prima di conoscerci e di affrontare una programmazione annuale insieme preferisco dirvi che voglio disciplina e rispetto. Mentre la seconda: io faccio l’insegnante per hobby, il mio lavoro e’ allenare, ma non per questo non faccio bene il mio hobby. In sei anni di docenza, non e’ mai successo che un mio alunno non praticasse attività motoria senza giustificazione, quindi mettetevi l’anima in pace, con me si fa sport».

Hai un modello a cui fai riferimento?
«Non ce n’è solo uno,beh penso siano unici nel genere, come tipicità di gioco e come fascino personale sia Pep Guardiola che Jose’ Mourinho in Champion, mentre nel campionato italiano Eusebio Di Francesco e Maurizio Sarri hanno entrambi un gioco che mi affascina, e sono due persone fantastiche dal punto di vista umano. Non amo gli allenatori senza senso, senza taglio specifico, senza un identità precisa di squadra. Forse reggono di più in campionato, ma amo chi si espone e lotta per qualcosa di innovativo. Le mie squadre devono sapere giocare con equilibrio nelle transizioni e non devono temere nulla, dimostrando una spiccata personalità. Le caratteristiche di squadra si ottengono con sacrificio, umiltà e lavoro settimanale costante e con tanta psicologia, che può fare realmente la differenza».

Delle tue esperienze in Italia quale ricordi con maggiore affetto?
«Sono stato in club professionistici, mi sono anche allenato con coach che attualmente sono in serie A (es. nel Venezia Calcio con Iachini, attuale allenatore del Palermo) ma credetemi, il miglior allenatore che abbia mai avuto è stato un allenatore che ho conosciuto nei dilettanti quando studiavo a Verona. Lui mi ha fatto capire il concetto di equilibrio nelle transizioni positive e nelle transizioni negative.Ha cambiato totalmente il mio modo di vedere il calcio e mi ha insegnato che puoi attaccare anche solo una volta durante i 90 minuti, ma in quell’ unica volta devi vincere la partita. Il calcio è strano, molti calciatori si ritrovano in serie A o in B, senza nemmeno aver mai giocato in lega Pro, così è anche per gli allenatori, spesso sponsorizzati da qualcuno o tramite conoscenze».

Pensi di tornare in Italia, è il tuo desiderio allenare qui?
«Premettendo che io amo l’Italia, viverci e’ troppo bello, io abitavo a Molfetta (Bari) in una cittadina stupenda, ma calcisticamente parlando ritengo la Puglia molto chiusa per la crescita personale di un giovane allenatore, come tutta l’Italia in genere, dove per emergere devi conoscere sempre qualcuno e dove la meritocrazia in pratica non esiste!
Mi chiedi quale sia il mio desiderio, ne ho uno: la gente che mi conosce realmente lo sa, voglio allenare la massima serie in Italia e nei paesi dove il calcio e’ ad ottimi livelli, come Spagna Germania e Inghilterra, vincendo qualcosa di importante.Credo che ci riuscirò, sono troppo motivato e caparbio. Spero solo che il calcio si “pulisca” un pochino, ci sono tante cose che non vanno e purtroppo la situazione è in netto peggioramento. Non si bada più alla meritocrazia, ma a chi porta i soldi per allenare. Basti vedere le recenti prestazioni del calcio ai mondiali, ma anche il famoso rafting Uefa: l ‘Italia è superata da un numero sempre crescente di Nazioni e questo è dovuto soprattutto a come crescono, calcisticamente, i nostri giovani nei vivai italiani. Anche se attualmente, grazie alla vittorie delle nostre italiane in coppa, stiamo migliorando posizione. Vi faccio un esempio: ITALIA U16 – NORVEGIA U16 …. risultato finale 1 – 2. La Norvegia ha 5 milioni di abitanti, la metà della Lombardia.
Gli sport più praticati dai norvegesi sono: sci di fondo, sci nordico, hockey, bandy (simile all’hockey) sci alpino, pallamano, ciclismo su strada. Avendo un clima rigidissimo, con un inverno lungo 6 mesi, difficilmente riescono ad uscire fuori per allenarsi in un campo di calcio; infatti molti di loro riescono ad allenarsi in uno stadio o in una struttura che abbia un campo per soli 6 mesi, il resto viene fatto in strutture coperte, ma di certo non con l’accanimento giornaliero di un giovane calciatore professionista italiano, 6 giorni su 7. Ho constatato di persona e vi posso assicurare che nelle scuole calcio professionistiche norvegesi se riescono a collezionare 3 allenamenti settimanali, i mister sono contenti, parlo di tutti i bambini e i ragazzi dai 5 ai 17 anni. I tesserati della federazione norvegese sono 101.000 (90.000 nel maschile), noi abbiamo 1.387.046 tesserati e 71.689 squadre (quasi una squadra per ogni giocatore maschio Norvegese). A questo punto mi sorge spontanea una domanda: forse il percorso formativo che viene offerto ai pochi giovani giocatori norvegesi sarà migliore del nostro?»

Quale obiettivo ti poni con la tua squadra attuale e quali sono le difficoltà?
«Qui ci sono tante belle strutture, ma pochissimi soldi, sento che sto costruendo qualcosa di importante,
vivo questa esperienza come trampolino di lancio per il mio futuro. Spesso alcune scelte sono dettate anche dalle temperature rigide del posto. Vorrei raggiungere la salvezza il prima possibile, siamo partiti male, ma il campionato è lungo e sono convinto che ci rifaremo alla grande. Vivo ogni esperienza calcistica come se fosse la sfida più importante della mia vita».