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Pasqualin: «Ripartenza Serie A? Solita cosa all’italiana» – ESCLUSIVA

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L’avvocato Claudio Pasqualin, uno dei più noti procuratori sportivi italiani, parla della sua visione rispetto alla ripresa della Serie A e del calciomercato

L’avvocato Claudio Pasqualin, uno dei più noti procuratori sportivi del panorama italiano, è intervenuto in esclusiva ai microfoni di Calcionews24. Ecco le sue considerazioni sulle discussioni relative alla ripresa della Serie A e la visione sul prossimo calciomercato.

Si discute per la ripartenza della Serie A. Cosa ne pensa dell’idea di dare la responsabilità ai medici sociali? Secondo lei si riuscirà a ripartire?

«Io sono solidale con Castellacci che respinge la responsabilità data ai medici sociali, trovo che non sia giusto perché qui nessuno vuole prendersi le sue di responsabilità. Prima di tutti la politica e questo ministro che si capisce benissimo che non vuole favorire la rinascita del calcio. Io assumo un dato, il calcio deve contribuire ad accendere i motori della vita. Non tutti i politici, soprattutto quello che per caso fa il Ministro dello Sport, la pensano così. D’altra parte lui si è lasciato scappare che era infastidito da tutti i giornalisti che gli chiedevano del calcio e che doveva occuparsi della danza. Quando si parla di ripartenza c’è sempre un però, vari un protocollo contro la possibilità di far arrivare alla fine il campionato, che vuoi che riprenda e che è essenziale per il calcio che riprenda. Non hai le palle, ti meriti chi ti dice che è una soluzione all’italiana. Alla fine in Bundesliga hanno verificato due casi di positività e alla fine li hanno messi in quarantena e hanno fatto i tamponi agli altri, riprendendo. Noi invece dichiariamo subito pessimisticamente, quasi a dire che nessuno a partire da Spadafora vuole avere la possibilità, di mettere tutta la squadra in isolamento. I medici sono lavoratori dipendenti, subordinati, ed è giusto che non si prendano questa responsabilità che non meritano di avere, soprattutto sotto il profilo penale… ma stiamo scherzando?».

Lei ha rappresentato per anni la figura del procuratore in Italia, avendo nella sua scuderia calciatori del calibro di Del Piero, Vialli e Gattuso. Cosa ne pensa delle nuove figure che dominano il calciomercato, con una sorta di immagine da mediatore?

«Non una sorte di mediatore, un mediatore tout court. O se vogliamo usare un termine migliore, diciamo che sono dei broker. Nasce la figura del broker. Mentre prima, fino a questa alzata d’ingegno federale – CONI, FIFA, si vergognano e forse se la palleggiano tra loro non si sa di chi è la responsabilità – lottavamo contro i mediatori, facendo degli scioperi. Parlo da vecchio consigliere dell’Associazione Calciatori, un po’ di lustri fa. Adesso si lamentano dei miliardi di commissioni. I procuratori vecchio stampo non potevano accedere a quelle cifre che, tra l’altro, avrebbero dovuto essere a carico dal calciatore, unico e possibile cliente. Adesso legittimamente, grazie all’alzata di ingegno di chi ha redatto quel regolamento che ha introdotto la figura del mediatore, quei soldi vanno nelle tasche di chi opera. Vengono pagati legittimamente, alla faccia dei conflitti di interesse che prima generavano multe e contratti annullati, e possono emettere tre fatture. Chi meglio di loro può essere definito broker? I soldi del calciatore sono soldi che da un privato vanno a finire non più ad una persona fisica, ma a multinazionali ed holding che detengono anche i cartellini. Hanno trasformato il cosiddetto parametro zero in un altro tipo di parametro che è quello che decidono loro legittimamente. La FIFA adesso che si è accorta dell’errore clamoroso che ha fatto, perché fa i conti e vede quanti denari escono e vanno nelle tasche dei broker medesimi, adesso cerca di tornare indietro. I broker a loro volta si sono organizzati ed hanno costituito anche un’associazione mi pare, i vari Raiola e Mendes, Ramadani, i più importanti. A buon diritto resisteranno, perché il prezzo lo fa mercato. Non si può impedire il libero incontro della domanda e dell’offerta, è sempre stato così. Non c’è più la figura di una volta. Prima si era oggetti all’esame e al rinnovo della fiducia del tuo assistito. Adesso non è importante avere giocatori, ma se hai rapporti con i club magari riesci a coinvolgere gente. Ma a Zurigo, Roma, le sanno ste cose qua. Non è necessario partire dal giocatore. Noi andavamo a Viareggio e sceglievamo quelli che secondo noi erano in grado di fare i professionisti, tra i giovani. Adesso già negli esordienti, per il solo fatto di essere calciatori del vivaio di grandi squadre si ha già uno pseudo-agente. E’ cambiato tutto, ma con la complicità delle istituzioni direi».

A questo proposito, come si immagina il prossimo calciomercato? Sarà diverso?

«Inevitabile che cambi, perché non girerà più un euro, si opererà con lo scambio delle figurine, cercando di dare una mano di vernice all’edificio scrostato. Non è detto però che questo mercato più povero sia meno avvincente, perché la fame aguzza l’ingegno. Poi noi italici siamo specialisti nell’inventare le cose. Si muoveranno poco. Forse la gente non si rende conto che del depauperamento palpabile se non riparte il campionato, con il credito che c’è con i broadcasters che se non pagano l’ultima rata sarà un disastro. Aldilà della Serie C, dove sono tanti i presidenti che non vedono l’ora di avere la scusa per mollare lì la società. Per quel che riguarda il calciomercato, al di là dei tempi, e sperando che non ci sia più il calciomercato fisico, per intenderci quello che si consuma a Milano nell’ultimo giorno utile, che serve solo ai media e in particolare alle televisioni, dove mille formiche impazzite osservano chi esce dall’ufficio competente o chi consegna l’ultimo contratto. Quel giorno lì alcune televisioni fanno ascolti altissimi per vedere chi chiude la porta per ultimo. Poi la gente che va lì lo fa anche per farsi intervistare perché gli affari non li fai lì. Chi deciderà i tempi spero che comprenda l’anacronismo del carrozzone alberghiero. Gli affari comunque si fanno all’ultimo momento, quindi non è vero che più tempo dai e più ne fai. Poi è un’economia chiusa, uno compra e l’altro vende ma all’interno dello stesso sistema. Io non sono dell’idea di ampliare i tempi del calciomercato. Poi tutti gli allenatori si lamentano, o si lamenteranno se le porte degli spogliatoi saranno resi girevoli. Tu devi già partire col tuo organico e non consentire lo svolgimento delle trattative durante lo svolgimento sportivo degli eventi. Si sa bene che c’è il problema dei cosiddetti mal di pancia, magari dopo la terza panchina pensi già a flirtare con la squadra che incontrerai la settimana successiva. Io spero che chi deciderà i tempi e le modalità, tenga fede a questi principi espressi».

Gattuso è stato uno dei suoi assistiti più celebri e vincenti. Come lo vede nella figura di allenatore? Sorpreso da questo modo di intendere il suo ruolo?

«Io voglio sempre bene a Rino, abbiamo vissuto delle esperienze meravigliose. Non è più una sorpresa che sia un allenatore di grande livello, con delle qualità umane evidenti. Lui è così, come dice nel suo libro, genuino e simpatico, ma non recita. E’ preparato, ambizioso, vuole arrivare e si applica per questo. Lui mi racconta sempre di quando suo papà gli faceva fare su e giù per le scale a Corigliano Calabro per rinforzargli le gambe; lui ha sempre lavorato, e gli è rimasta questa impronta da papà Franco».

Nel calciomercato del futuro prossimo si parla di grandi affari. Vede possibile la buona riuscita della trattativa che dovrebbe portare Lautaro Martinez al Barcellona?

«Si opererà con gli scambi, controllando questi incastri. Si sarà condizionati dalla volontà dei calciatori. Poi adesso quando si sente parlare di Lautaro al Barcellona, e quando sai quanto guadagna e senti quanto offrono, lo sforzo potrà essere fatto lì. Lì sei costretto a tirare dalla tua parte perché condizioni tutta la trattativa. Quello è un affare che in qualche maniera è destinato ad andare in porto. Il calciatore non potrà non spingere in quella direzione, con eleganza. I suoi agenti o mediatori vedremo che ruolo reciteranno».

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