Edoardo Bove torna a parlare del malore accusato durante Fiorentina-Inter del 1° dicembre 2024. Il centrocampista racconta a Verissimo i momenti più difficili della sua vita
A quasi due anni dal drammatico malore accusato durante Fiorentina-Inter del 1° dicembre 2024, Edoardo Bove è tornato a raccontare la propria storia. Il centrocampista italiano, oggi al Watford nella Championship inglese, ha ripercorso i momenti più difficili della sua vita nel corso di una lunga intervista rilasciata a Verissimo.
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Dal ricordo del malore avvenuto al 17° minuto della partita fino al ritorno in campo, passando per le difficoltà psicologiche e l’affetto ricevuto dai tifosi, Bove ha raccontato un percorso segnato da ostacoli, emozioni e nuove consapevolezze.
Il calciatore è inoltre protagonista di «In un battito», il documentario diretto da Giovanni Troilo che ripercorre la sua vicenda personale e sportiva. Spazio anche al rapporto con Flavio Cobolli, al commovente tributo ricevuto all’Olimpico e al progetto legislativo dedicato alla diffusione delle conoscenze sul primo soccorso.
Di seguito tutte le sue dichiarazioni.
IL PERCORSO DI RECUPERO E LA SERENITÀ RITROVATA – «Sono molto sereno, sono contento di come sta andando il mio percorso, che non è assolutamente terminato».
IL MALORE DURANTE FIORENTINA-INTER E IL RISVEGLIO IN OSPEDALE – «Mi girava la testa e mi sono svegliato in ospedale. Pensavo di aver fatto un incidente in macchina. Quando mi hanno raccontato cos’era successo, ho voluto subito vedere le immagini. Inizialmente provavo fastidio nel vedere il video della mia caduta».
L’AFFETTO DEL MONDO DEL CALCIO E IL SOSTEGNO RICEVUTO – «C’è stato un affetto incredibile da parte di tutto il mondo del calcio. Ho ricevuto tanti messaggi e tante visite in ospedale. Mi ha dato la forza per andare avanti, non mi sono mai sentito solo. Non bisogna avere paura di chiedere aiuto. È un po’ strano ripensare a quella giornata e non ricordare nulla».
LE DIFFICOLTÀ DI RESTARE LONTANO DAL CAMPO – «All’inizio era difficile andare al campo e vedere i miei compagni giocare, sapendo di stare fermo».
IL DOCUMENTARIO E IL DIFFICILE RAPPORTO CON IL CALCIO DOPO IL MALORE – «Il film mi ha aiutato molto, è stato anche un rifugio. Volevo ridare indietro tutto l’affetto ricevuto e questo mi ha spinto ad andare avanti. All’inizio ho avuto un po’ di rifiuto per il calcio e non era mai successo prima. Questo però mi ha fatto scoprire lati di me che non conoscevo. È stato uno spazio vuoto in cui fare i conti con se stesso».
IL COMMOVENTE TRIBUTO DEI TIFOSI DELLA ROMA ALLO STADIO OLIMPICO – «È stato uno dei giorni più emozionanti della mia vita. Un tributo così non sentivo di meritarlo per quello che avevo fatto sul campo. Ma i tifosi della Roma vanno oltre e non posso che ringraziarli. È stato un regalo incredibile e mi emoziona sempre».
IL RITORNO AD ALLENARSI, IL WATFORD E L’ESPERIENZA ALLA BOREALE – «Sono tornato ad allenarmi ufficialmente a gennaio 2026, in Inghilterra. In Italia non ho l’idoneità per giocare con il defibrillatore. Prima mi sono allenato da solo o con la squadra romana in cui sono cresciuto, la Boreale. La cosa bella del calcio è che cambia la categoria, ma certe dinamiche rimangono e mi mancava lo spogliatoio. Certi legami e determinati momenti sono gli stessi. Sono tutti ragazzi che fanno un doppio lavoro: è la reale passione. Giocare dopo una giornata intensa di lavoro è una forma ancora più autentica. Questo mi ha spinto».
LA PASSIONE PER IL TENNIS E L’AMICIZIA CON FLAVIO COBOLLI – «Giocavo a calcio e a tennis. Ancora oggi è una mia passione e ho conosciuto Flavio Cobolli, che è uno dei miei migliori amici. L’ho conosciuto nelle giovanili della Roma e abbiamo condiviso i percorsi insieme. Poi ci siamo divisi ed è andata bene a entrambi. È stato parte fondamentale del mio percorso».
LA LEGGE BOVE E L’IMPORTANZA DEL PRIMO SOCCORSO NELLE SCUOLE – «Non molte persone sono informate sul tema. L’idea è partire dalle scuole per informare. Con questa legge si passerebbe da 15mila a 100mila persone. Le storie di famiglie che hanno perso dei figli giocando per strada mi hanno scosso e ho voluto fare la mia parte. Spero sia il momento giusto».