Dopo il pesante 3-0 subito contro il Bournemouth, il giornalista Alessandro Jacobone in esclusiva a Milannews24 le scelte di Rúben Amorim, il caso Maignan e le strategie di mercato
Il pesante tracollo patito dal Milan in UEFA Europa League contro il Bournemouth, un netto e indiscutibile 3-0 interno, ha aperto una profonda crepa nell’ambiente rossonero. La prova opaca offerta sul campo ha sollevato pesanti interrogativi sulle decisioni tattiche e sulla gestione complessiva della rosa da parte di Rúben Amorim, innovativo e ambizioso allenatore portoghese alla guida del Diavolo, finito al centro delle critiche per una prestazione priva di reazione e carattere. In esclusiva ai microfoni di Milannews24, nel corso di un’intervista esclusiva, il noto giornalista Alessandro Jacobone ha analizzato senza filtri la delicata situazione in casa rossonera.
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Partiamo dalla partita di ieri sera: qual è il tuo giudizio sulla prestazione del Milan e sulle scelte di Amorim? La formazione iniziale ti ha sorpreso?
«C’è poco da commentare, ieri non c’è stata partita, come ammesso dallo stesso Amorim. È una cosa che mi aspetterei diminuisse quanto prima in termini di frequenza, visto che è lui a preparare le partite, a scegliere i giocatori da mettere in campo e a dare le istruzioni su come affrontare la gara.
L’approccio è stato totalmente sbagliato. Era una partita che sarebbe dovuta essere gestita diversamente, con più furbizia ed esperienza, nonostante la giovane età dei nostri giocatori. Conoscendo la capacità degli avversari di pressare e alzare i ritmi, soprattutto in casa, ci si poteva aspettare un atteggiamento più intelligente, cercando di colpirli al momento giusto.
Invece ci siamo esposti a rischi che hanno portato a due errori di diversa natura, ma entrambi colpevoli: quello di De Winter e quello di Maignan. Quest’ultimo ha commesso qualcosa che un capitano non dovrebbe mai fare.
È stata una non gara, un passo indietro. In Europa non si può giocare in questa maniera, perché il Milan, indipendentemente dai propri obiettivi, ha comunque un’immagine da conservare e difendere».
Passiamo agli aspetti tattici. Gli infortuni di Chukwueze e Saelemaekers hanno costretto Amorim a spostare Diego Moreira sulla destra, una soluzione che potrebbe ripresentarsi anche contro l’Udinese. Considerando i giocatori disponibili, quale alternativa sceglieresti? Oppure sarebbe meglio cambiare modulo?
«Non ho le competenze per dare suggerimenti a un tecnico professionista e non voglio essere presuntuoso. Però credo che in passato si sia visto anche Musah, che è uno dei suoi giocatori preferiti, giocare da esterno destro con efficacia e intensità.
Abbiamo anche vinto partite con Rabiot utilizzato da esterno, capace di fare praticamente tutto: il terzino, il centrocampista e di avere anche una propensione offensiva.
Io non toglierei Moreira dalla sua fascia sinistra, perché spostarlo a destra significa non aumentare la qualità sulla destra e, contemporaneamente, privarsi di qualità sulla sinistra.
Di conseguenza lascerei Moreira nel suo ruolo e cercherei soluzioni alternative sulla destra, considerando che, sempre per scelta di Amorim, Athekame non era considerato pronto per giocare nel Milan, mentre adesso sta disputando una stagione con i fiocchi in Francia».
Guardando al mercato invernale, in quali reparti ritieni prioritario intervenire? Dopo queste prime partite tra campionato ed Europa League, pensi che servano ancora un vice Ramos, un difensore e ulteriori alternative a centrocampo e sugli esterni oppure sono emerse altre lacune nella costruzione della rosa?
«Il mercato di gennaio è un mercato complicato, difficile da affrontare. L’unica cosa sulla quale si può fare leva sono gli esuberi delle grandi squadre europee, che potrebbero avere giocatori scomodi da tenere in panchina o in tribuna, ma molto utili alla nostra causa.
Parlo di giocatori di prima fascia che potrebbero ritrovarsi in esubero al Real Madrid, al Barcellona, al Bayern Monaco o in altre grandi società.
Dopodiché questa squadra ha bisogno di qualità nella profondità della rosa. A livello numerico potrebbe anche essere sufficiente, ma il problema è proprio la qualità.
Questo Milan ha dimostrato che non può fare a meno dei suoi titolari. Appena ne esce uno, cambia l’equilibrio, cambia il Milan, cambia il gioco, cambia lo sviluppo della manovra, cambia la pericolosità, cambia il dinamismo. Cambia tutto.
Ed è grave, perché sappiamo benissimo che le squadre vincenti sono quelle che hanno una rotazione tale da non modificare minimamente risultati, prestazioni e intensità.
Noi invece, al contrario, appena cambiamo una ruota, la macchina comincia a frenare. Questo è qualcosa sul quale bisogna lavorare.
Non è facile farlo a gennaio, ma il Milan, avendo fatto trenta senza fare trentuno durante il mercato estivo, adesso è costretto a intervenire nella sessione invernale.
Speriamo di trovare gli incastri e le situazioni giuste, perché a volte il mercato significa essere al momento giusto, nel posto giusto e con l’importo giusto da mettere sul tavolo».