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Fiorentina, Paratici blindato: si riparte da lui! Come verrà costruita la rosa della prossima stagione, chi resta e chi parte

Fiorentina, Paratici blindato: in che modo verrà costruita la rosa della prossima stagione, chi resta e chi parte

La rincorsa verso la permanenza in Serie A sta per concludersi positivamente, ma in casa viola è già tempo di programmazione. Questa stagione della Fiorentina rimetterà tutto e tutti in discussione. La certezza assoluta, però, risiede nella continuità dirigenziale: Fabio Paratici, forte di un contratto fino al 2030, non si muoverà da Firenze. Nonostante le recenti indiscrezioni che lo accostavano alla Roma come possibile sostituto di Massara, sarà proprio l’ex direttore sportivo del Tottenham a dettare le strategie e a scegliere il prossimo allenatore per l’inizio del nuovo ciclo. Lo riporta il Corriere dello Sport.

Ultime Notizie Serie A: tutte le novità del giorno sul massimo campionato italiano

I pilastri del progetto: Fagioli, Kean e De Gea

In cima alla piramide delle gerarchie tecniche figurano tre elementi centrali: Fagioli, Kean e De Gea. Salvo un’offerta economica irrinunciabile (un principio che varrà per qualunque giocatore a cui al Viola Park metteranno l’etichetta di “confermato”), Fagioli sarà il punto di riferimento assoluto della nuova mediana. In attacco, nessuno vuole privarsi di un Kean motivato, sebbene la clausola da 62 milioni possa rappresentare una base per ragionare su eventuali cessioni a cifre inferiori. Per De Gea, il cui accordo scade nel 2028, ci sarà un vertice a salvezza raggiunta: bisognerà capire se le sirene della Juventus gli faranno cambiare idea. Nel blocco delle conferme rientrano, pur con sfumature diverse, anche Parisi, Ranieri, Ndour, Mandragora, Gosens e Pongracic.

Il tesoretto in uscita e il “file valutazioni”

Dentro l’ormai noto “file valutazioni” della dirigenza figurano sei profili in bilico: Dodo, Gudmundsson, Piccoli, Fazzini, Fortini e Comuzzo. Elementi centrali del progetto che potrebbero restare in Toscana o trasformarsi in un prezioso tesoretto per finanziare le casse viola in vista dei futuri acquisti.

Prestiti e giovani: obblighi e addii

Sul fronte dei prestiti arrivati a gennaio, la salvezza farà scattare l’obbligo di riscatto per Fabbian (13 milioni al Bologna) e Brescianini (10 milioni all’Atalanta). Per Rugani, il riscatto dalla Juventus (a due milioni) scatterà solo in caso di permanenza in A combinata ad almeno cinque presenze da 45 minuti (al momento è fermo a tre). Salvo clamorosi ribaltoni, Solomon e Harrison non verranno riscattati (costerebbero 10 e 7 milioni) e faranno ritorno in Inghilterra. Discorso rinviato a fine stagione, invece, per i giovani di rientro come Balbo, Koaudio e Martinelli.

Calciomercato Lazio: Coppa Italia come regalo d’addio per Pedro? Il futuro dello spagnolo va in questa direzione per la prossima estate

Calciomercato Lazio: Pedro potrebbe lasciare i biancocelesti in estate. La vittoria della Coppa Italia rappresenterebbe il regalo d’addio

Il calcio inteso come arte e un istinto innato per le giocate decisive. Anche contro l’Udinese, Pedro ha dimostrato di possedere la rara capacità di fermare il tempo e trasformare ogni singolo pallone in una memoria indelebile. L’attaccante spagnolo continua a regalare prodezze da autentico fuoriclasse, confermandosi un patrimonio tecnico e umano inestimabile per le sorti della Lazio.

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Il futuro dello spagnolo e le parole di Maurizio Sarri

La magia balistica contro i friulani, tuttavia, potrebbe rappresentare una delle ultime esibizioni del campione in maglia biancoceleste. Secondo il Corriere dello Sport, il suo percorso professionale sembra ormai orientato verso un addio a fine stagione. Nel post-partita, il tecnico Maurizio Sarri ha commentato la situazione contrattuale, lasciando aperto un piccolo spiraglio: «Se può rimanere? Bisogna chiederlo a lui. È una scelta sua, è un fuoriclasse straordinario. Ora è difficile che faccia novanta minuti, ma i piedi sono sempre quelli».

I gol pesanti e le notti magiche in biancoceleste

A prescindere da quale sarà la decisione finale, l’ex Barcellona ha già scolpito il proprio nome nella storia del club capitolino attraverso una scia di gol pesanti e decisivi. Tutto è iniziato con l’indimenticabile rete nel derby, che lo ha immediatamente consacrato nel cuore della tifoseria. Poi sono arrivate le notti magiche europee, con le firme d’autore contro Real Sociedad, Celtic e Ajax.

In Serie A, il suo repertorio tecnico si è manifestato con reti spettacolari: il mancino a giro contro il Verona, il destro sotto la traversa con l’Empoli e il clamoroso tiro al volo contro il Napoli. La memoria collettiva è ancora viva per le gesta della passata stagione, come la memorabile doppietta a San Siro contro l’Inter (che di fatto consegnò lo scudetto ai partenopei) o l’infallibile rigore segnato al Milan.

L’obiettivo Coppa Italia per chiudere in trionfo

Oggi, pur non potendo sempre garantire i novanta minuti di intensità, il fuoriclasse iberico rimane un’arma letale a gara in corso. Una carriera inimitabile, impreziosita da ben venticinque trofei conquistati nei palcoscenici più prestigiosi al mondo. Ora, il mirino è puntato sull’ultimo grande traguardo: alzare al cielo la Coppa Italia. Sarebbe il suo primo successo nel nostro Paese e il ventiseiesimo trofeo in carriera, il tassello perfetto per chiudere in assoluta bellezza la sua avventura con la Lazio.

Arbitri Serie A: ufficiali le designazioni della 35ª giornata. Chi è stato scelto per Como Napoli e non solo

Arbitri Serie A: sono state ufficializzate le designazioni della 35ª giornata. Chi è stato scelto per tutte le sfide

Attraverso il proprio sito ufficiale, l’AIA ha reso note le designazioni arbitrali per la 35ª giornata di Serie A.

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PISA– LECCE     Venerdì 1/05 h. 20.45

GUIDA

LO CICERO – LAUDATO

IV:      TREMOLADA

VAR:     MERAVIGLIA

AVAR:      DOVERI

UDINESE – TORINO     Sabato 2/05 h. 15.00

MUCERA

CECCONI – MORO

IV:      ZANOTTI

VAR:      MAGGIONI

AVAR:      DIONISI

COMO – NAPOLI     Sabato 2/05 h. 18.00

FABBRI

BACCINI – BAHRI

IV:       PERRI

VAR:      DOVERI

AVAR:       DI BELLO

ATALANTA – GENOA     Sabato 2/05 h. 20.45

PEZZUTO

COLAROSSI – YOSHIKAWA

IV:      TURRINI

VAR:     GIUA

AVAR:     PRONTERA

BOLOGNA – CAGLIARI    h. 12.30

CREZZINI

FONTEMURATO – BIFFI

IV:       GALIPO’

VAR:      GARIGLIO

AVAR:    GHERSINI

SASSUOLO – MILAN    h. 15.00

MARESCA

PERETTI – BERCIGLI

IV:     MARINELLI

VAR:     MAZZOLENI

AVAR:     PAGANESSI

JUVENTUS – H. VERONA    h. 18.00

AYROLDI

VECCHI – CAVALLINA

IV:     DI MARCO

VAR:     DI BELLO

AVAR:     MERAVIGLIA

INTER – PARMA     h. 20.45

BONACINA

PRETI – PALERMO

IV:     MASSIMI

VAR:     MARINI

AVAR:      DI PAOLO

CREMONESE – LAZIO    Lunedì 4/05 h. 18.30

CHIFFI

DEI GIUDICI – ROSSI C.

IV:       CALZAVARA

VAR:     CAMPLONE

AVAR:     MAZZOLENI

ROMA – FIORENTINA     Lunedì 4/05 h. 20.45

ZUFFERLI

ROSSI L. – CECCON

IV:     RAPUANO

VAR:    DI PAOLO

AVAR:     DI BELLO

Motta svela: «Lotito mi ha detto ‘Sono felice, non per le tue prodezze, ma per la persona che sei’. Vedere i complimenti di Zoff e Buffon è un orgoglio»

Motta, portiere della Lazio, si è raccontato in questa intervista. Le sue dichiarazioni anche sul passato alla Juventus

Edoardo Motta, portiere della Lazio, è stato intervistato da Tuttosport. Le sue dichiarazioni.

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GESTIRE I MOMENTI DI STRESS – «Vede, io vivo tutto serenamente. Sapevo bene che fosse una partita importante, un vero e proprio spartiacque per la nostra stagione, ma dentro di me ero estremamente tranquillo. Da bambino sognavo spesso di parare un rigore. Era sempre un sogno bellissimo».

SENSAZIONI DURANTE I RIGORI – «La serenità. Le potrà sembrare strano, ma io avevo dentro di me una calma assoluta. Questa è la mia forza. 4 parati, un record? Non l’ho ancora del tutto realizzato. Quando ho parato il tiro di De Ketelaere ero talmente concentrato che non avevo capito che era stata la parata decisiva, quella che chiudeva il match!».

RETROSCENA SUI RIGORI PARATI – «Avevo studiato con i preparatori tutti i particolari dei possibili rigoristi nerazzurri. Era nascosto tutto in un bigliettino, che avevo messo dentro la borraccia che porto sempre con me. L’ho nascosto in un asciugamano perché non volevo che qualcuno lo vedesse. Adesso me lo tengo sul comodino come ricordo. Cosa ti rimane di quella notte? Penso agli errori che ho fatto. A quello che ci poteva costare la finale, il gol che poi è stato annullato, ma sarebbe stato decisivo per l’eliminazione. E’ più forte di me, io sono così».

COMPLIMENTI ZOFF E BUFFON – «Ho una stima immensa per Buffon, lo vedevo giocare da bambino, quando mi allenavo a Vinovo, e cercavo di carpirgli qualche segreto. Sono felice che fenomeni come Gigi o leggende viventi come Dino Zoff mi seguano e analizzino le mie parate. È una responsabilità enorme, ma anche motivo di orgoglio».

PAROLE DI PRESIDENTE E ALLENATORE – «Cosa ti ha detto Sarri? Nulla. Ho fatto solo il mio lavoro in fondo. (A me ha detto che non devo esaltarti troppo n.d.r.) Ha fatto bene. Concordo. Ma credo di non correre questo rischio. E il Presidente invece? Mi ha abbracciato e mi ha detto una frase molto importante: sono felice, non per le tue prodezze, ma per la persona che sei».

IL PRIMO CHE HA CREDUTO IN ME – «Il preparatore dei portieri dell’Alessandria Under 17. Me lo disse convinto. Difficoltà? Si. Non tutto è così facile. Ma sentire mio padre e mia madre. sempre vicini mi ha aiutato molto».

LA VOCAZIONE PER FARE IL PORTIERE ARRIVA DA… – «Si: Petr Čech, il portiere del Chelsea. Lo trovavo iconico per via del caschetto di protezione che portava in testa. Mi affascinava il suo modo di essere. Certamente, in Italia, lo è stato Gigi Buffon. Primi tre portieri italiani di oggi? Donnarumma, Carnesecchi, Vicario». Di sempre? Buffon, Zoff, Zenga. Attaccanti italiani di oggi? Kean , Immobile, Scamacca». Il più forte in Italia? Yildiz: fa tremare, è un talento puro».

MESSI O RONALDO – «Messi perché fa prevalere il talento sul lavoro: non è costruito
come Ronaldo. Maradona? Diego è inarrivabile»
.

Como a caccia della Champions trascinato da Nico Paz e Douvikas: coppia-gol straordinaria per far sognare Fabregas. I numeri non mentono

Como nel segno di Nico Paz e Douvikas: coppia-gol straordinaria per il sogno Champions League. I numeri della loro stagione

Il sogno europeo del Como, con tanto di clamoroso orizzonte Champions League, passa inesorabilmente dai piedi della sua “coppia d’oro”. Nico Paz e Tasos Douvikas stanno trascinando la squadra lariana a suon di gol, affermandosi come uno dei tandem offensivi più letali del campionato.

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Numeri alla mano, l’argentino e il greco hanno collezionato 12 reti a testa, per un totale di 24 centri stagionali in Serie A. Un bottino straordinario che li piazza al secondo posto tra le coppie gol del torneo, alle spalle solo dell’inarrivabile “ThuLa” interista (Lautaro e Thuram a quota 28). Paz e Douvikas si sono lasciati alle spalle binomi di assoluto livello, dimostrando un feeling eccezionale: nelle ultime sei uscite, escludendo lo 0-0 di Udine, almeno uno dei due ha sempre timbrato il cartellino.

Adesso manca l’ultimo grande salto. Sabato al Sinigaglia arriva il Napoli: l’ostacolo più duro prima di un finale di calendario sulla carta più abbordabile contro Verona, Parma e Cremonese. Per superare lo scoglio azzurro, mister Cesc Fàbregas si affiderà ancora alla perfetta complementarità dei suoi due gioielli, che uniscono estro puro e sacrificio. La Gazzetta dello Sport oggi dedica un focus al club lariano.

Nico Paz è il talento naturale

Come ha confessato lo stesso Fàbregas, gli è bastato un solo minuto nel primo allenamento per capire di avere tra le mani un predestinato con il calcio nel sangue. Con 19 reti complessive in maglia biancoblù, l’argentino è già il terzo miglior marcatore straniero nella storia del club, dietro a miti come Lulù Oliveira e Dan Corneliusson.

I gol di Douvikas

Dall’altra parte c’è Douvikas, l’emblema dell’applicazione tattica. Il greco (che con 14 reti in A ha eguagliato Panagiotis Kone) si è messo a totale disposizione dell’allenatore con grande umiltà. Non è più solo un attaccante di profondità, ma un centravanti completo capace di fare da collante e reggere l’urto delle ruvide difese italiane.

La loro intesa tattica è letale: quando Douvikas viene incontro per ricevere il pallone, porta fuori il marcatore, creando la voragine perfetta in cui Paz può buttarsi in percussione. Un meccanismo sincronizzato su cui il Como fonda le sue meritate ambizioni europee.

Roma, i Friedkin sbarcano nella Capitale: progetto attorno a Gasperini. I prossimi passi tra calciomercato, nuovo ds e ritorno di Totti

Roma, i Friedkin arrivano in Italia e incontrano Gasperini per progettare il futuro: i prossimi passi tra calciomercato, nuovo ds e ritorno di Totti

Secondo il Corriere dello Sport, a Trigoria soffia un vento di totale rivoluzione. La Roma cambia ufficialmente pelle e, dopo aver archiviato l’era di Claudio Ranieri con una separazione netta approvata dalla società, proietta Gian Piero Gasperini al centro assoluto del nuovo progetto tecnico. Nel fine settimana, Dan e Ryan Friedkin sbarcheranno nella Capitale con un’agenda fittissima e un obiettivo primario: ricostruire l’intero club attorno al proprio allenatore. Il ritorno del presidente Dan, assente da sei mesi, certifica l’importanza cruciale del momento per le sorti giallorosse.

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Il vertice con Gasperini e il rebus Direttore Sportivo

L’atteso incontro faccia a faccia tra la proprietà e Gasperini servirà a definire ogni singolo dettaglio operativo: dal ritiro estivo al mercato, fino alla riorganizzazione della struttura dirigenziale. Proprio sul fronte societario, si va verso l’addio di Frederic Massara. Il tecnico è stato perentorio in merito: «Tra me e Massara non c’è mai stato feeling». Una dichiarazione che ha immediatamente fatto scattare la caccia a un nuovo direttore sportivo che sia in totale sintonia con le idee dell’allenatore. I profili più monitorati al momento sono quelli di Manna, D’Amico e Sogliano. Massara, intanto, garantirà la massima operatività in questa fase di transizione.

Calciomercato, budget e paletti UEFA

Nel summit si discuterà inevitabilmente di calciomercato e investimenti. La rigorosa scadenza del settlement agreement con l’UEFA impone di sistemare la questione plusvalenze entro il 30 giugno, un vincolo che richiederà quasi certamente la cessione di almeno un pezzo pregiato della rosa. Tuttavia, la proprietà americana è pronta a stanziare un extrabudget per finanziare una squadra costruita sulle specifiche richieste tattiche del mister, valorizzando i giovani talenti.

Il suggestivo ritorno di Francesco Totti

Sullo sfondo dei grandi temi istituzionali, come lo stadio e il centenario, prende sempre più quota il suggestivo ritorno di Francesco Totti. L’ex storico capitano osserva con attenzione le mosse del club e le sue recenti cene con il nuovo tecnico hanno alimentato l’entusiasmo della piazza. Dopo i primi proficui dialoghi, Totti attende ora solo un segnale definitivo dai Friedkin per formalizzare un accordo di massima già abbozzato. La nuova Roma prende forma, pronta a ridisegnare il proprio futuro.

Napoli, il ritorno di Rrahmani blinda la difesa: rinnovo fino al 2029 e l’insostituibilità per Conte

Napoli, Rrahmani rinnova fino al 2029: è il perno di Antonio Conte, i numeri non mentono. L’analisi della sua stagione

Il netto successo per 4-0 contro la Cremonese ha restituito al Napoli un fondamentale clean sheet e, soprattutto, il suo leader difensivo: Amir Rrahmani. Il centrale kosovaro si conferma il vero e proprio “joystick” della retroguardia azzurra, un punto di riferimento assoluto che, con le dovute proporzioni, ricorda il peso specifico di Raul Albiol nella squadra di Maurizio Sarri. La sua presenza in campo si vede, la sua assenza, purtroppo per gli azzurri, si sente pesantemente. Lo riporta il Corriere dello Sport.

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I numeri di Rrahmani: indispensabile per Conte e per la difesa

Il peso di Rrahmani nell’economia del gioco di Antonio Conte è certificato da dati inequivocabili. In una stagione pesantemente condizionata da infortuni che gli hanno fatto saltare ben 19 partite, il Napoli ha subìto il 68% dei gol stagionali proprio senza di lui in campo (34 reti su 50 totali tra campionato e coppe). Non è affatto un caso che Conte gli abbia concesso un solo vero turno di riposo nel turnover di Coppa Italia.

Oltre a portare leadership, il suo rientro garantisce un prezioso equilibrio tattico: agendo al centro del terzetto, permette a Buongiorno di spostarsi sul centrosinistra, ottimizzando le risorse dell’intero reparto arretrato. Se nessuno nel calcio è intoccabile, il numero 13 azzurro è indubbiamente fondamentale.

Il futuro è tracciato: pronto il rinnovo fino al 2029

Il difensore è già stato protagonista assoluto della vittoria di due scudetti e ora punta a blindare una nuova qualificazione in Champions League nelle ultime quattro decisive giornate. Nel frattempo, la società progetta il futuro: il rinnovo fino al 2029 è praticamente già definito in ogni dettaglio. Manca solamente l’annuncio ufficiale da parte del club partenopeo per suggellare un legame destinato a durare.

La sfida al Como e la voglia di rivalsa

Nel prossimo turno, il calendario proporrà la delicata trasferta contro il Como di Cesc Fabregas. Rrahmani sarà chiamato a guidare la retroguardia contro attaccanti temibili come Douvikas e talenti del calibro di Nico Paz, Baturina e Diao. Per il centrale sarà anche l’occasione per una personale rivincita sportiva: a febbraio 2025 fu proprio un suo sfortunato autogol a sbloccare il match a favore dei lariani (finito 2-1 per i lombardi). Una disattenzione ininfluente per la corsa al tricolore di quella stagione, ma che l’orgoglio del difensore vorrà sicuramente cancellare sul campo.

Montella racconta: «Mi pento di non essere andato prima all’estero. Il calcio italiano riparta dalla base. Guardiola ct, perché no!?»

Montella, ct della Turchia, ha raccontato l’emozione di andare ai Mondiali e ha parlato così della crisi del calcio italiano

Al Mondiale un italiano CT ci sarà e non sarà il solo. A guidare la Turchia ricca di talenti della nostra Serie A c’è Vincenzo Montella. Ecco la sua intervista a La Gazzetta dello Sport.

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IN KOSOVO LA GIOIA PIU’ GRANDE DELLA SUA CARRIERA – «Direi di sì. E si aggiunge ad altri momenti straordinari, come i quarti di finale all’Europeo e la promozione in Lega A di Nations League. Un intero popolo è felice e per me questo rappresenta il premio più grande».

SUGLI OBIETTIVI – «Non è facile prevederlo, le incognite sono tante a cominciare dal territorio: ci alleneremo a Phoenix, in Arizona, in una location scelta dalla Fifa dove sono previsti 42 gradi, ma poi nel girone avremo una partita a Vancouver, in Canada, dove la temperatura sarà sensibilmente più bassa. Secondo gli studi passare dal caldo al freddo dovrebbe essere meglio per la squadra. Ma molto dipenderà dalle condizioni in cui arriveranno i calciatori in quel mese».

SU CALHANOGLU – «L’ho sentito sereno e fiducioso in vista della finale di Coppa Italia: mi auguro che presto possa allenarsi con continuità. Calha è uno di quei registi in via di estinzione, un campione che fa sentire la mancanza quando non c’è. Di fianco a lui il compagno è più sicuro, perché può passargli il pallone nei momenti difficili sapendo di consegnarlo a una banca. Non entro mai nelle scelte personali. A me basta che sia felice, ovunque decida di giocare».

SU CELIK – «Vale il discorso di prima. Per me è un giocatore utilissimo, di rendimento, multiruolo».

SULLA ROTTURA RANIERI-GASPERINI – «Per me è indelicato giudicare dall’esterno, anche perché parlo di un club al quale sono molto legato. Ho stima di entrambi e non so cosa possa aver provocato questo imprevedibile epilogo. Penso solo sia un peccato per tutti: i tifosi avevano grande fiducia in questo nuovo corso».

SU YILDIZ – «È migliorato tanto. E può fare anche di più, essendo un ragazzo che non si accontenta mai. Se come leggo resterà Spalletti per lui è un vantaggio, perché Luciano è bravo a tirare fuori il meglio dai talenti».

SUL RAPPORTO CON SPALLETTI – «Certo, siamo amici. E lo dice uno che da calciatore non andava d’accordo con lui».

SUL TECNICO CHE PIÙ LO INTRIGA – «Matarazzo, che ha appena vinto la Coppa di Spagna con la Real Sociedad. Mi incuriosiscono le storie e la sua di italo-americano è molto interessante».

SULL’ESPERIENZA ALL’ESTERO – «Semmai di una cosa mi pento: non aver deciso di andare all’estero prima. Cambiare Paese arricchisce l’esperienza professionale e soprattutto umana. Magari un giorno tornerò a lavorare in Italia, perché mi manca un po’ l’atmosfera del campo da vivere tutti i giorni, ma per ora sono felicissimo in Turchia. Qui ho riscoperto la fiamma della passione. A un certo punto avevo pensato di smettere. Durante il Covid. Stavo bene con la famiglia, non avevo offerte che mi stimolassero. Andare ad Adana, un altro mondo, mi ha riacceso».

SULLA CRISI DEL CALCIO ITALIANO – «Non voglio apparire come un professore. Tra l’altro la Nazionale italiana non è così scarsa come viene raccontata. Non è al livello delle prime 4-5 del mondo ma è comunque competitiva. Credo che i giocatori abbiano pagato il complesso da Mondiale, la paura di non farcela».

SU COME POSSIAMO RIPARTIRE – «Dalla base. Forse bisogna insegnare ai giovani la tecnica e non assillarli con la tattica. E poi i vertici federali dovranno incidere più liberamente: sono testimone dell’impegno di Gravina e Gattuso, con i quali mi sono confrontato prima degli spareggi. Loro volevano fermare il campionato per avere più tempo per prepararsi. Ma non è stato possibile. In Turchia, nella stessa situazione e su mia richiesta, non si è giocato. Fare sistema è fondamentale».

SULLA SERIE A – «Se la paragoniamo a 20 o 30 anni fa sì. Ma resta un torneo di grande interesse. Mancano i soldi dei diritti tv, che sono stati dirottati soprattutto in Inghilterra. Per me il principale gap è negli stadi: l’effetto ottico di una partita, con impianti moderni e sempre pieni, condiziona la valutazione di chi investe».

SUI CT ITALIANI QUALIFICATI – «Questo mi riempie di orgoglio: ho sempre tifato per gli italiani all’estero come portabandiera di un movimento. Ma ovviamente mi dispiace che la Nazionale non si sia qualificata».

SU GUARDIOLA CT DELL’ITALIA – «Guardiola è talmente intelligente da poter fare tutto. Perché no?».

Calciomercato Inter: Nico Paz resta il grande sogno per l’estate! Il piano dei nerazzurri si intreccia con il Real Madrid, ecco cosa potrebbe accadere

Calciomercato Inter: Nico Paz rimane l’obiettivo numero uno per l’estate! Il piano dei nerazzurri e le strategie del Real Madrid, i dettagli

Secondo La Gazzetta dello Sport, l’Inter ha le idee chiare per il futuro e ha individuato in Nico Paz il grande nome per infiammare la prossima campagna acquisti. Il fantasista del Como, reduce da una stagione entusiasmante sotto la brillante guida tecnica di Cesc Fàbregas, rappresenta un obiettivo primario. Per la proprietà Oaktree, infatti, non si tratterebbe esclusivamente di un rinforzo tecnico di altissimo profilo, ma di una vera e propria operazione d’immagine, essenziale per consolidare il nuovo corso nerazzurro. In via della Liberazione, il sogno di mercato viene coltivato con estrema determinazione: la dirigenza è profondamente convinta che il classe 2004 possa rivelarsi il profilo perfetto per far compiere alla squadra il salto di qualità definitivo sotto la gestione tecnica di Cristian Chivu.

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L’ostacolo Real Madrid e la recompra

Il futuro del talento argentino, tuttavia, rimane strettamente legato alle imminenti decisioni del Real Madrid. Il club spagnolo, che ha ceduto il giocatore alla compagine lariana due anni fa, conserva una clausola di recompra a proprio favore che può essere regolarmente esercitata già in questa finestra di contrattazioni. Nonostante il forte legame affettivo di Nico Paz con i Blancos e il suo noto desiderio di tornare a Madrid per restarci in pianta stabile, l’Inter spera in un radicale cambio di strategia da parte di Florentino Perez. Potendo già contare su una rosa ricchissima di fuoriclasse, il presidente delle Merengues potrebbe decidere di sacrificare il giovane talento per monetizzare, spalancando così la strada all’affondo del club milanese.

Il budget di Oaktree e la strategia nerazzurra

Per riuscire a strappare il giocatore alla concorrenza e convincere il club spagnolo a rinunciare alla sua preziosa prelazione, l’Inter è pronta a mettere sul piatto un budget iniziale di quaranta milioni di euro. Questa importante cifra costituisce la solida base di partenza stanziata dai vertici societari e, come confermato dalle indiscrezioni, non c’è necessità di rientrare attraverso cessioni immediate per poter operare in entrata.

Tuttavia, il player trading rimarrà un pilastro centrale della sostenibilità interista: eventuali partenze eccellenti o la cessione mirata degli esuberi servirebbero a incrementare ulteriormente il tesoretto. In un mercato dove l’equilibrio finanziario si sposa con l’ambizione, il colpo Nico Paz chiuderebbe il cerchio per il centrocampo. La dirigenza resta vigile alla finestra, pronta a intervenire se il Real decidesse di non riportare il ragazzo alla base o di rimetterlo immediatamente sul mercato.

Inter Roma, Repubblica: «La Procura di Milano acquisirà al più presto i file audio e video originali». La ricostruzione

Inter Roma, secondo Repubblica la Procura di Milano acquisirà al più presto i file audio e video originali di quella partita. I dettagli

Le indagini della Procura di Milano si concentrano ora su Inter-Roma del 27 aprile 2025, una sfida rovente che, con il pareggio maturato a San Siro, ha di fatto deciso la corsa scudetto in favore del Napoli. Il pm Maurizio Ascione sta approfondendo un presunto condizionamento all’interno della sala VAR, denunciato dall’ex arbitro Domenico Rocca e da un altro testimone chiave ascoltato a lungo dagli inquirenti.

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Secondo le testimonianze, sul fallo in area di Ndicka sul nerazzurro Bisseck, ignorato dall’arbitro Fabbri, l’assistente avrebbe sollevato dubbi al VAR. In quel frangente sarebbe arrivata la “bussata” del supervisore Andrea Gervasoni contro il vetro della sala per scoraggiare la on field review, culminando con un perentorio «fatevi i fatti vostri» rivolto ai varisti. Poiché queste parole non si sentono nei file diffusi da Open VAR, i magistrati – secondo Repubblica – mirano ad acquisire gli audio-video originali per fare piena luce.

L’interrogatorio di Gervasoni e le ingerenze in Serie B

Mentre Gianluca Rocchi non si presenterà davanti ai pm, domani è atteso l’interrogatorio di Gervasoni. Il suo difensore ha assicurato la presenza «per rispondere alle domande» sul concorso in frode sportiva. A Gervasoni viene contestata anche un’ingerenza in Salernitana-Modena di Serie B. Secondo l’ordinanza, l’ex supervisore: «Nei minuti 50.34 e 52.56 incalzava il VAR Nasca affinché richiamasse Giua all’on field review ai fini della revisione della decisione iniziale». Tra Gervasoni e Nasca c’erano già state frizioni pesanti dopo la mancata sanzione per la gomitata di Bastoni in Inter-Verona.

Calciomercato Juventus: Alisson, Bernardo Silva e Greenwood. Tre nomi per infiammare l’estate, con una condizione però fondamentale

Calciomercato Juventus: Alisson, Bernardo Silva e Greenwood tre nomi da seguire per la prossima estate, ma con una condizione fondamentale

La programmazione del prossimo calciomercato entra prepotentemente nel vivo, regalando scenari infuocati per i tifosi bianconeri. La Juventus è al lavoro per costruire una rosa di altissimo livello, ma il vero spartiacque per sbloccare queste tre grandi operazioni in entrata sarà l’imprescindibile qualificazione alla prossima Champions League.

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L’idea Alisson per blindare la porta

Secondo quanto riportato da Tuttosport, è andato in scena un summit molto positivo tra la dirigenza e l’entourage di Alisson. L’estremo difensore sudamericano è profondamente intrigato dall’idea di sposare il progetto tecnico disegnato da Spalletti e valuta con favore un ritorno da protagonista in Italia. Per strapparlo al Liverpool, però, servirà uno sforzo: i britannici non fanno sconti e valutano il cartellino tra i 15 e i 20 milioni di euro. I vertici societari hanno già pronta un’offerta allettante per sbaragliare la concorrenza internazionale: un contratto di tre stagioni a 4,5 milioni di euro annui, arricchito da ricchi bonus legati agli obiettivi.

Sogno Bernardo Silva a centrocampo

Per la linea mediana, le indiscrezioni della Gazzetta confermano un netto pressing della dirigenza. I contatti e le telefonate con il potente agente Jorge Mendes sono continui per arrivare in tempi brevi a Bernardo Silva. Il talento è tentato dalla sfida in Serie A, ma esige il palcoscenico europeo per chiudere le porte all’interesse di Barcellona, Galatasaray e alle ricchissime sirene di MLS e club arabi. La strategia economica juventina è definita: sul tavolo c’è un accordo triennale da 7 milioni netti a stagione, oltre a ulteriori bonus.

L’assalto a Mason Greenwood in attacco

Profonda riflessione anche nel reparto offensivo. Di fronte al deludente rendimento di Edon Zhegrova (fermo a 0 reti e 0 assist) e al pressing inglese per Francisco Conceicao, l’obiettivo principale diventa Mason Greenwood secondo La Rosea. L’attaccante, già nel mirino nel 2023, ha trascinato il Marsiglia in due anni con statistiche formidabili: 47 gol e 16 assist. L’OM, attualmente sesto e a rischio esclusione dalla zona Champions a tre giornate dal termine, potrebbe essere costretto a cederlo. Il prezzo di partenza è fissato a 50 milioni di euro, complice la clausola in favore del Manchester United. Tuttavia, i bianconeri potrebbero sfruttare gli ottimi rapporti con i francesi inserendo proprio Zhegrova come preziosa contropartita tecnica, abbassando così le pretese economiche per arrivare alla definitiva fumata bianca.

Avvocato Rocchi chiarisce: «Mai avuto contatti con i dirigenti delle squadre»

Avvocato Rocchi, Antonio D’Avirro, ha chiarito nuovamente la posizione dell’ex arbitro in merito ai presunti contatti con i dirigenti delle squadre

Il caso legato all’inchiesta della Procura di Milano sul sistema arbitrale italiano continua a far discutere l’opinione pubblica sportiva. Al centro delle indagini c’è la posizione dell’ex designatore Gianluca Rocchi. Per fare luce sulla delicata situazione giudiziaria e spiegare i motivi della mancata presenza del suo assistito davanti ai magistrati, è intervenuto ai microfoni di Telelombardia il suo legale, l’avvocato Antonio D’Avirro.

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La facoltà di non rispondere e l’assenza di atti ufficiali

La linea tracciata dalla difesa è molto chiara: la rinuncia all’interrogatorio è dettata da una mancanza di accesso alla documentazione accusatoria. Il legale ha spiegato nel dettaglio le ragioni procedurali di questo passo indietro: «Rocchi si sarebbe dovuto presentare ma ritengo che non sia il momento perché non siamo in grado di giudicare una vicenda così complessa. Non essendo in grado di difendermi ho ritenuto opportuno che il mio cliente si avvalesse della facoltà di non rispondere. Quando porto una persona devo sapere il contesto e gli elementi che caratterizzano la contestazione e senza ciò non siamo in grado di difenderci».

I presunti contatti con le società e l’incontro misterioso

Un altro filone cruciale dell’indagine riguarda un presunto ritrovo risalente a mesi fa e sospetti legami per favorire alcuni club con arbitri compiacenti. Su questo aspetto, la smentita è totale: «Il mio assistito non ricorda nulla di un episodio di un anno fa (incontro del 2 aprile dello scorso anno, ndr). Se l’Ansa lo sa ce lo dica, almeno sappiamo anche noi di cosa si parla». Sulle presunte pressioni esterne, ha poi aggiunto: «Rocchi di questa storia non sa nulla, non si è mai messo in contatto con i dirigenti delle società, lui me l’ha confermato nella maniera più assoluta: mai avuto contatti con i dirigenti delle squadre. Arbitri graditi o sgraditi? Rocchi non ne sa nulla, vedremo quando vedremo le carte processuali. Non so nulla di tutta questa storia».

Le polemiche in sala VAR e l’accusa del PM

L’aspetto mediaticamente più dibattuto resta quello delle ingerenze esterne nella sala monitor. Il difensore minimizza l’intento doloso di queste azioni, inquadrandole come necessari interventi per garantire la regolarità delle partite: «Se era un sistema o no non lo so, le bussate al di là di chi sia andato a fare la segnalazione. Chi ha bussato ha corretto un errore, io non vedo come abbia alterato il risultato, perché io penso che chi ha bussato ha fatto bene a correggere un errore».

Ha poi proseguito difendendo l’operato tecnico in quegli istanti concitati: «Se nell’episodio che ci viene contestato il rigore era giusto, quindi chi ha bussato ha fatto bene. Se il bussare era solo con gli amici non ne so nulla. Chi è intervenuto in quell’episodio ha fatto solo bene. Nessuno ha voluto alterare il risultato ma solo correggere un errore. A noi contestano solo questo e non altro».

Infine, in merito al pesante impianto accusatorio formulato dal Pubblico Ministero, l’avvocato ha concluso l’intervento in diretta chiarendo l’utilizzo di alcune terminologie giuridiche: «Il verbo “combinava” le designazioni è un termine che non so determinare perché non conosco gli atti, è una decisione del PM che ha contestualizzato e utilizza questo termine. Il termine “combinare” rientra nella frode sportiva».

Calciomercato Milan: Leao ai titoli di coda! Il Manchester United offre questa contropartite, poi l’assalto al grande nome per l’attacco

Calciomercato Milan: Leao vicino all’addio ai rossoneri. Il Manchester United fa sul serio e offre questa contropartita, poi il grande nome in attacco

Secondo La Gazzetta dello Sport, la possibile partenza di Rafael Leao potrebbe finanziare la costruzione di un super attacco per il Milan in vista del ritorno in Champions League. Il club rossonero, in questo finale di stagione, ha maturato una certezza: il fuoriclasse portoghese non è più incedibile ed è pronto ad ascoltare offerte concrete.

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L’asse Milano-Manchester: Leao per lo United

Il Manchester United, guidato da Michael Carrick e vicino alla qualificazione aritmetica in Champions, è tornato alla carica. I Red Devils cercano un esterno sinistro per fare reparto con Cunha. Sebbene la prima scelta sia Morgan Rogers dell’Aston Villa, i costi altissimi spingono gli inglesi verso il numero dieci milanista.

La dirigenza rossonera, formata da Furlani e Tare, valuterebbe la cessione per circa 50 milioni di euro, accontentandosi di un terzo della clamorosa clausola rescissoria di 175 milioni. Leao, fischiato recentemente dai tifosi e insoddisfatto dell’utilizzo tattico come centravanti, accetterebbe l’addio solo per un top club europeo, chiudendo per ora le porte all’Arabia Saudita.

L’ipotesi Zirkzee come contropartita tecnica

Mentre il Milan vorrebbe monetizzare al massimo, lo United potrebbe inserire una contropartita tecnica. Il nome più caldo è quello di Joshua Zirkzee. Dopo il flop in Premier League (appena 551 minuti e 21 spezzoni in questo 2025-26), l’olandese ha le valigie pronte. I rossoneri, che lo avevano già cercato nell’estate 2024 frenati solo dalle commissioni, potrebbero accoglierlo per formare un reparto offensivo di altissimo livello. Più fredde, invece, le piste alternative proposte da Manchester: Ugarte è ai margini, mentre Rashford è frenato da un ingaggio monstre di 13 milioni netti e dal possibile riscatto del Barcellona.

Caccia al bomber: Sorloth e Vlahovic nel mirino

Con il tesoretto derivante dall’addio di Leao, il Diavolo darebbe l’assalto a un nuovo numero “9”. Il preferito di Massimiliano Allegri è il norvegese Alexander Sorloth, desideroso di lasciare l’Atletico Madrid e che già strizza l’occhio ai rossoneri. Sul taccuino della dirigenza restano però vive anche altre piste affascinanti: da Nicolas Jackson (di rientro al Chelsea) a Dusan Vlahovic (in stallo sul rinnovo con la Juventus), fino al costoso Gonçalo Ramos.

Caso arbitri: il mistero di Inter Roma e la presunta lite al VAR

Caso arbitri: il mistero di Inter Roma e la presunta lite al VAR. La ricostruzione di quanto è successo

Come riporta il Corriere dello Sport, nel vortice delle polemiche che stanno scuotendo la classe arbitrale italiana, ha tenuto banco nelle ultime ore anche la delicata questione relativa a Inter-Roma. Al centro del dibattito mediatico c’è il discusso fallo di N’Dicka su Bisseck, un intervento che per i vertici della CAN era da considerare un netto calcio di rigore, ma che non è stato ravvisato sul campo dall’arbitro Fabbri. È fondamentale precisare fin da subito che questa partita non è inserita nelle cinque oggetto di indagine da parte della Procura di Milano.

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L’esposto di Rocca e i sospetti sulla sala monitor

Tuttavia, la gara era già finita sotto i riflettori. Questo match, infatti, era al centro della lettera/denuncia dell’ex assistente Rocca, che sollevava pesanti dubbi istituzionali su una presunta disparità di trattamento nella gestione della sala monitor: «Perché Rocchi si alza per “bussare” per richiamare Paterna Var e Sozza Avar in Udinese-Parma e invece in Inter-Roma, Gervasoni, supervisore di giornata, non “bussa” ai Var per far assegnare un calcio di rigore netto per l’Inter?».

«Fatti i fatti tuoi»: il giallo dell’audio al VOR

A infittire ulteriormente il mistero è la ricostruzione fornita nelle scorse ore da Repubblica. All’interno del VOR (Video Operation Room) ci sarebbe stato un acceso e vivace scambio di battute. L’AVAR Piccinini avrebbe richiamato l’attenzione del collega per ben tre volte sul contatto incriminato in area di rigore. La presunta risposta del VAR Di Bello, attualmente da verificare in assenza di prove provate, sarebbe stata perentoria: «Fatti i fatti tuoi».

Questo dialogo, però, non si apprezza nell’audio ufficiale dell’episodio trasmesso durante la trasmissione Open VAR su DAZN. C’è chi ha persino ipotizzato una manipolazione dei file audio, un’accusa che, se fondata, implicherebbe il coinvolgimento di persone terze attualmente assolutamente neanche sfiorate dall’indagine.

Il ruolo di Gervasoni e i prossimi passi

Resta, infine, il nodo legato al presunto intervento di Gervasoni. Questa dinamica viene “denunciata” da chi afferma di essere stato testimone, ma resta ancora tutta da dimostrare. Al momento, infatti, l’unico capo d’imputazione ufficiale a carico del supervisore riguarda la partita di Serie B tra Salernitana-Modena. Per fare piena luce, bisognerà verificare se, nella lista della trentina di arbitri, assistenti e VMO ascoltati dagli inquirenti nei mesi scorsi, figurino anche i nomi di Di Bello e dello stesso Piccinini. Bisognerà aspettare il lavoro dei magistrati.

Inchiesta arbitri: anomalie sulle tempistiche e il giallo Gervasoni. Ecco perché si presenterà all’interrogatorio

Inchiesta arbitri: ecco perché Gervasoni si presenterà all’interrogatorio. Gli ultimi aggiornamenti sul caos arbitrale

Come riporta il Corriere dello Sport, il delicato caso legato all’inchiesta sugli arbitri si arricchisce quotidianamente di nuovi e complessi interrogativi. L’ex designatore Gianluca Rocchi non sarà presente domani al Tribunale di Milano per l’atteso interrogatorio davanti ai magistrati. A chiarire i motivi strategici di questa assenza istituzionale è l’avvocato D’Avirro, legale dell’ex arbitro: «Rocchi voleva presentarsi, ma ho deciso io di rinunciare perché, allo stato, non avendo conoscenza del fascicolo delle indagini preliminari, ritengo di non essere in grado di svolgere efficacemente il mandato difensivo».

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Il mistero del concorso di colpa e il labiale al VAR

Uno dei punti nevralgici e più oscuri dell’impianto accusatorio riguarda la contestazione di aver agito «in concorso con altre persone». Al momento, gli indagati noti sono cinque, tutti organicamente inseriti nel mondo arbitrale: Rocchi, l’ex supervisore Andrea Gervasoni, l’assistente Di Vuolo e i VMO Nasca e Paterna (quest’ultimo finito sotto la lente per un episodio in Udinese-Parma dove, analizzando il video, sembra pronunciare dal labiale la frase «È rigore?»). Le identità dei presunti complici esterni, tuttavia, restano completamente ignote o non svelate da chi indaga. Se il reato fosse circoscritto a questi soli cinque tesserati, gli inquirenti dovranno chiarire i contorni esatti in cui si sarebbe consumata la frode sportiva.

Il nodo delle tempistiche procedurali della Procura

Un’ulteriore anomalia burocratica riguarda le tempistiche legali. L’indagine, infatti, scadeva formalmente lo scorso 26 aprile. La richiesta di proroga, notificata a Rocchi solo il 25 aprile, concede per legge cinque giorni per produrre memorie difensive, facendo inevitabilmente slittare i termini ai primi giorni di maggio a causa dei giorni festivi. Di conseguenza, quando domani il pm Ascione interrogherà Gervasoni (la cui presenza è stata confermata dal suo difensore, l’avvocato Ducci), la proroga delle indagini non sarà ancora ufficialmente ed efficacemente attiva. Inoltre, appare decisamente singolare che tale notifica sembri essere stata recapitata esclusivamente a Rocchi e non agli altri indagati.

Il paradosso logistico di Gervasoni a Lissone

Infine, desta forti perplessità la posizione materiale di Gervasoni. Secondo l’avviso di garanzia, durante la partita di Serie B Salernitana-Modena dell’8 marzo 2025, l’ex supervisore avrebbe «incalzato e sollecitato l’addetto Var Luigi Nasca affinché richiamasse l’arbitro Giua all’on field review». Tuttavia, alle ore 15 di quello stesso giorno si disputavano in contemporanea due delicati match di Serie A, ovvero Como-Venezia e Parma-Torino. Poiché le sale operative VOR della Serie A e della Serie B si trovano in piani e spazi fisicamente separati all’interno della palazzina dell’IBC Center di Lissone, appare quantomeno implausibile che Gervasoni potesse trovarsi in due luoghi contemporaneamente, abbandonando il monitoraggio della massima serie per supervisionare un singolo match del campionato cadetto.

Commissariamento FIGC sempre più lontano: la politica frena e il CONI dice no. Ma in Parlamento circola ancora la bozza di un disegno di legge

Commissariamento FIGC si allontana: la politica frena e il CONI dice no. In Parlamento però c’è ancora la bozza di un disegno di legge

L’ipotesi di un commissariamento della FIGC perde progressivamente quota. Con l’inchiesta di Milano sul mondo arbitrale che si sta sgonfiando, data la totale assenza di tesserati dei club coinvolti, l’idea di un intervento straordinario dall’alto sulla Federcalcio appare oggi molto meno probabile. Lo riporta La Gazzetta dello Sport.

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Il Governo frena: “Nessuna intenzione di un commissariamento politico”

Anche il Governo ha preso ufficialmente le distanze da possibili forzature istituzionali per riformare il sistema. Fonti dell’esecutivo hanno chiarito la posizione all’Agi: “Bisogna smetterla di dire che la politica vuole ‘mettere le mani’ sul calcio. Non c’è intenzione di un commissariamento politico. Servono, però, risposte immediate ed efficienti, servono riforme. Aspettiamo di capire cosa si vuole fare”.

Sulla stessa linea di assoluta prudenza si è posizionato il Ministro dello Sport Andrea Abodi, che ha tagliato corto sulle urgenze del pallone: “A volte si pensa che il calcio sia tutto, ma c’è anche il resto. I contenuti dei quali mi devo occupare sono tanti”.

L’opposizione del CONI: le parole di Buonfiglio

Dal canto suo, anche il CONI si oppone a interventi politici diretti. Il presidente Luciano Buonfiglio ha ribadito con estrema fermezza la sua posizione di garanzia: “Non mi lascio influenzare, da destra, da sinistra, da chi vuole parlare al posto mio. Non esiste. Io sono stato eletto per far rispettare le regole, ma il primo a doverle rispettare sono io. Quando ci sono stati i presupposti per commissariare l’ho fatto (è già successo con le federazioni di pentathlon e cricket e la danza sportiva è sotto la lente d’ingrandimento, ndr), oggi non ci sono”.

L’ipotesi del decreto legge e lo scontro sull’autonomia

Nonostante la generale frenata, in Parlamento circola ancora la bozza di un disegno di legge del senatore Paolo Marcheschi (FdI), che tira dritto: “Noi andiamo avanti, non per un capriccio ma perché è quello che vogliono gli italiani che ci hanno eletto”.

Riguardo alle modalità operative, il senatore illustra le opzioni sul tavolo: “La soluzione migliore è che sia il calcio stesso a commissariarsi, magari attraverso la mancata elezione del nuovo presidente, votando scheda bianca: sarebbe un grande segnale di maturità che permetterebbe loro anche di collaborare alla scelta del commissario con Buonfiglio e magari d’accordo con il ministro Abodi. In seconda battuta, visto che riteniamo sia necessario intervenire subito, c’è la volontà di fare un invito al governo per un decreto legge”.

Un decreto governativo, tuttavia, rischierebbe di violare l’autonomia dello sport, scatenando le ire di FIFA e UEFA. Lo stesso Marcheschi ammette le enormi difficoltà tecniche: “Sappiamo benissimo che si possono incontrare degli ostacoli giuridici normativi e non vorremmo fare nemmeno un’invasione di campo, neanche con la nostra terza strada, che è quella del disegno di legge di cui tra 7 giorni puntiamo a presentare un testo unico”. E conclude con realismo: “Quando depositeremo l’atto, soprattutto per la parte del commissariamento, dovranno essere fatte proprio delle attente valutazioni giuridiche”.

Mourinho rivela: «L’Italia riparta dalla combo M e M. Caos arbitri? Mi sono fatto un’idea ma non mi piace fare colpevoli prima che la giustizia si esprima»

Mourinho, allenatore del Benfica, ha rilasciato queste dichiarazioni sul momento che sta attraversando il calcio italiano

José Mourinho, a Milano per la presentazione del nuovo spot di Prima Assicurazione, ha parlato a SportMediaset. Ecco le sue dichiarazioni.

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SULLA MANCATA QUALIFICAZIONE AI MONDIALI DELL’ITALIA – «È triste. Quando non vi siete qualificati ero con Rui Costa e non ci volevamo credere: ‘Com’è possibile che la nostra Italia non ce l’abbia fatta?’, ci chiedevamo. Però è reale, è successo».

SULLA NECESSITA’ DI AVERE UN CT STRANIERO – «Non sono d’accordo: non penso che serva un allenatore straniero. L’Italia ha allenatori con il carisma, la qualità, l’esperienza… Non puoi avere Carletto (Ancelotti, ndr), ma puoi avere Max (Allegri, ndr), Antonio (Conte, Ndr) e ce ne sarebbero sicuramente anche altri…Però ci sono delle cose che si devono ripensare. Vedo per esempio un Paese come il Portogallo con 10 milioni di abitanti: le competizioni per i giovani, le condizioni di lavoro… ci sono differenze incredibili. Poi si vede la qualità dei giocatori Portoghesi che escono ogni settimana con il ct in difficoltà nel scegliere quali giocatori escludere».

LUI CHI SCEGLIEREBBE – «L’Italia deve pensare molto alla base. Penso che Malagò sia un nome forte: porterebbe tanta esperienza e mi piacerebbe tanto vederlo nel ruolo di presidente della Figc. Lui capirebbe sicuramente la necessità di cambiare la struttura di base. L’Italia è fortissima in tanti sport olimpici (Malagò era presidente del Coni prima dell’ arrivo di Buonfiglio, ndr).. Io andrei con la combo M&M: Malagò e Max».

SUL LAVORO DI CHIVU ALL’INTER – «Secondo me è stato molto intelligente: non è passato dal campo alla panchina da una settimana all’altra come hanno fatto altri ex giocatori. Cristian ha fatto anni con i giovani, con la Primavera, ha studiato, ha fatto i corsi. Ha fatto una piccola esperienza in una piazza come Parma, dove aveva meno pressione e responsabilità. È arrivato all’Inter in una situazione di instabilità ed è stato bravissimo a vincere lo scudetto al primo anno. Se mi sono congratulato? No, tutti sappiamo che lo vincerà però lo deve vincere. Non sono superstizioso ma credo molto in queste cose: finché la matematica non lo dirà non sarà fatta. Quando vincerà sarò lì a congratularmi».

SULLA CHAT DEL TRIPLETE – «Sono terribile con queste cose. Cambio numeri in continuazione, prima in Turchia, poi in Portogallo… Sono arrabbiati con me per questo, ma alla fine troviamo sempre un modo per stare insieme. Materazzi è il responsabile di quel gruppo».

SULLO SCANDALO ARBITRI – «Mi sono fatto un’idea ma a me non piace fare colpevoli prima che la giustizia si esprima. In Portogallo si dice che non c’è il fumo senza il fuoco, però… speriamo. Io ho fatto battaglie più contro il sistema che contro gli arbitri».

SUL LAVORO DI FARIOLI COL PORTO – «Non voglio sbilanciarmi, però secondo me vincerà il campionato con merito. Sarà campione: poi può piacerti più o meno come gioca o come comunica, ma alla fine ha ragione chi vince».

CHI VINCE IL MONDIALE? – «Mi piacerebbe il Portogallo, che ha il potenziale per farcela. Carletto è Carletto, anche se la gente non crede che il Brasile ce la possa fare: per me però una cosa è il Brasile con Ancelotti e un’altra è senza. Secondo me può farcela. L’Argentina è campione del mondo in carica e mi sembrano una vera squadra: uniti, compatti, che hanno piacere a giocare per la nazionale. E poi la Francia, che con tutto il talento che ha a disposizione può fare tre squadre competitive. Un giorno dovrà arrivare anche il momento dell’Inghilterra… Penso però di starmene in vacanza fino ai quarti di finale: ci sono troppe squadre che andranno lì solo per perdere. Dai quarti inizia la vera festa».

QUANDO MOURINHO CT? – «Ci penso ma poi penso anche alla mia vita senza calcio di club: senza allenare tutti i giorni, vincere perdere e pareggiare tre volte a settimana. Essere felice, triste, frustrato, voler migliorare… non riesco a immaginare la mia vita senza queste cose. Non è ancora arrivato il momento per una nazionale».

Rocchi, il commento di Garlando a Gazzetta: «Ha trasformato Lissone nel Paese dei Balocchi! Ora il gioco del silenzio»

Rocchi, il commento di Luigi Garlando a La Gazzetta dello Sport relativo al caos arbitrale scoppiato negli ultimi giorni

Il giornalista Luigi Garlando ha espresso il suo pensiero relativo al caso Rocchi nell’editoriale su La Gazzetta dello Sport. Queste le sue parole.

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PAROLE «Fiorentino, nato a 80 km da Collodi, Gianluca Rocchi amava Pinocchio fin da bambino e ha trasformato Lissone nel Paese dei Balocchi. Sembra che il designatore comunicasse con Var e Avar tramite un sistema di segni codificato, battezzato Gioca Jouer, dal popolare brano dance, Anni 80, di Claudio Cecchetto: “Dormire, salutare, autostop…”. Ecco perché il Var non ha corretto clamorosi errori arbitrali. Perché Rocchi aveva mimato: “Dormire”. Secondo l’ex arbitro De Meo, il designatore ricorreva anche al codice “Sasso, carta, forbice”. Altre volte, per attirare l’attenzione dei varisti in caso di errore arbitrale, pare che abbia soffiato bolle di sapone. Tra i codici preferiti pure le ombre cinesi: Rocchi faceva stendere sulla vetrata un lenzuolo illuminato da una fonte di luce e mandava messaggi muovendo le mani.

Aveva maturato una notevole abilità, tanto che intrecciando le dita riusciva a rappresentare sul lenzuolo un perfetto step on foot. Per un fallo grave, ricorreva invece a “Strega comanda color”. Var e Avar studiavano le immagini per capire se l’infrazione fosse punibile con l’espulsione diretta, poi chiedevano: “Strega comanda color, color…”. E Rocchi rispondeva: “Rosso!” o “Giallo!”. Durante l’intervallo delle partite si bendava, entrava in sala Var e giocava a “Mosca cieca” con i due arbitri oppure a “Un, due, tre, stella!”. Var e Avar avanzavano senza farsi vedere da Rocchi che stava di spalle e si voltava di scatto: “Stella!”. Ci scherziamo sopra, per non piangere. Giochi finiti. O forse no. Domani Rocchi non si presenterà in Procura dal pm Maurizio Ascione. Il gioco del silenzio».

Caso Rocchi, con chi parlava a San Siro? Ecco l’ipotesi dei pm. Domani gli interrogatori, gli ultimissimi sviluppi dell’inchiesta

Caso Rocchi, con chi parlava a San Siro? L’ipotesi dei pm. Tra interrogatori e ultimissimi sviluppi dell’inchiesta

La Procura di Milano, guidata dal pm Maurizio Ascione, prosegue il suo lavoro per fare luce sul cosiddetto caso Rocchi. L’inchiesta ruota attorno alla pesante ipotesi di frode sportiva, legata a presunte designazioni concordate a tavolino. L’accusa centrale è che l’ex designatore abbia scelto arbitri graditi all’Inter. Il luogo chiave del presunto accordo sarebbe lo stadio di San Siro, precisamente il 2 aprile 2025 in occasione di Milan-Inter di Coppa Italia. La domanda è: con chi parlava Rocchi al Meazza? Gli inquirenti sospettano che Rocchi stesse interloquendo con altri esponenti del mondo arbitrale, e ora cercano prove decisive per supportare questa tesi. Lo riferisce La Gazzetta dello Sport.

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Interrogatori a Milano: Rocchi assente, Gervasoni presente

L’indagine, iscritta a ottobre 2024, entra nella fase calda con le convocazioni a Milano. Se il supervisore Andrea Gervasoni si presenterà davanti ai magistrati, Gianluca Rocchi ha scelto l’assenza. Il suo avvocato, Antonio D’Avirro, ha chiarito la strategia: Una decisione mia, lui voleva presentarsi, precisando poi: Non avendo conoscenza del fascicolo delle indagini preliminari, ritengo di non essere in grado di svolgere efficacemente il mio mandato difensivo”.

Attualmente gli indagati sono cinque, tutti legati all’AIA: Rocchi, Gervasoni, Nasca, Di Vuolo e Paterna. Nel frattempo, il neo designatore Dino Tommasi ha dichiarato: Mandiamo un messaggio di solidarietà e vicinanza a Gianluca e Andrea da tutto il gruppo di arbitri. Sull’autosospensione di Rocchi è intervenuto anche il presidente dell’AIAC, Renzo Ulivieri: Come per qualsiasi inchiesta bisogna stare al giudizio del magistrati, credo che Rocchi abbia fatto bene a ritirarsi, aggiungendo che Se tutti facessero come Rocchi probabilmente in qualche azienda ci sarebbero meno persone, ha seguito un principio morale.

Le testimonianze illustri e il giallo dei codici al VAR

In Procura sono stati ascoltati numerosi testimoni chiave, tra cui Andrea De Marco, Daniele Orsato e l’ex fischietto Eugenio Abbattista, che in tempi non sospetti aveva dichiarato: Ero stanco della sensazione di schifo che avvertivo attorno”.

A rendere il clima ancora più teso sono le indiscrezioni sul presunto sistema illecito nella sala VAR di Lissone. Una fonte anonima ha riferito all’AGI dinamiche inquietanti: Il codice dei segni a Lissone esisteva ma non tutti ricevevano i suggerimenti di Rocchi o di altri. Quelli erano rivolti solo agli ‘amici’. Chi non si piegava a questo metodo veniva esautorato. I supervisori erano presenti solo ad alcune partite, in linea di massima quelle che interessavano club importanti o in cui, come Udinese-Parma, si voleva aiutare qualche ‘amico’ addetto al Var a fare carriera. Un quadro che, se confermato, getterebbe un’ombra profondissima sull’intero sistema calcistico italiano.

Mendes, ancora tu? 35 milioni di euro, è l’attaccante per Juve e Milan

Goncalo Ramos è il nome che sta girando tra Torino e Milano e non è uno di quelli messi lì tanto per riempire una lista. È una proposta concreta, arrivata sui tavoli della Juventus e del Milan, con un’idea precisa dietro: capire se in Italia può tornare a essere centrale.

Non è ancora una trattativa vera, ma qualcosa si muove. Il profilo piace, per motivi diversi, e il momento è quello in cui certe occasioni iniziano a prendere forma senza fare troppo rumore.
Ramos non è fuori dal progetto del Paris Saint-Germain, ma nemmeno intoccabile. E questo basta per far partire i primi contatti.

Secondo quanto raccontato dall’esperto di mercato Matteo Moretto, il giocatore sarebbe stato proposto ai due club italiani, con una richiesta chiara da parte del PSG: niente sconti, si parla di 30-35 milioni di euro.

Mendes vuole portare Ramos in Serie A

A quelle cifre, in Serie A, nessuno si muove a cuor leggero. E allora si ragiona su una struttura più morbida, un prestito con diritto di riscatto che può diventare obbligo in base a certe condizioni.

È il classico compromesso che permette a tutti di restare in partita. Il PSG non perde valore, il club che compra non si espone subito, il giocatore prova a rilanciarsi. In mezzo c’è ancora una volta Jorge Mendes, che starebbe spingendo per portarlo in Italia, con contatti già avviati soprattutto con il Milan.

Juve e Milan: esigenze diverse, stesso nome

La Juventus guarda a un attaccante che possa dare risposte anche in Europa, uno che non si perda quando il livello si alza. Il Milan invece cerca più soluzioni davanti, qualcuno che possa alternarsi senza abbassare il livello.

Ramos sta in mezzo a queste due esigenze. È un centravanti vero, ma non ancora completamente definito, che ha già dimostrato di poter segnare tanto, anche se con poca continuità. Mendes è al lavoro, vedremo chi la spunterà.

Simeone carica l’Atletico: «Non è pressione, è responsabilità. Questa è la quarta semifinale in 14 anni»

Simeone, tecnico dell’Atletico Madrid, ha caricato i suoi in vista della sfida di domani contro l’Arsenal in Champions League

Alla vigilia della semifinale di UEFA Champions League contro l’Arsenal, il tecnico dell’Atletico Madrid, Diego Simeone, ha parlato in conferenza stampa trasmettendo determinazione e realismo.

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Simeone carica l’Atletico alla vigilia della semifinale

L’allenatore argentino ha sottolineato l’importanza del sostegno del pubblico in una sfida così delicata: L’entusiasmo dei tifosi? È normale che i tifosi provino queste emozioni in un’altra semifinale. È straordinario che l’Atletico sia di nuovo in semifinale, la quarta in 14 anni… L’atmosfera che creano i nostri tifosi ci farà un gran bene. Giochiamo contro una grande squadra, ma eccoci qui.”

Simeone ha poi parlato del sogno Champions, mantenendo però i piedi ben saldi a terra: “Se sogno la Champions? Sognare va bene, ma la realtà è ciò che accade sulla terra e ciò che Dio vuole.” Un messaggio chiaro, che riflette la sua filosofia basata sul lavoro e sulla concretezza.

Infine, ha affrontato il tema della pressione, trasformandolo in un concetto positivo: “Pressione? Non è pressione, è responsabilità. È un obiettivo enorme che il club non ha mai raggiunto. È una partita di calcio e sono i giocatori che, in definitiva, decidono queste partite”.

Parole che confermano la mentalità combattiva dell’Atletico, pronto a giocarsi tutto.

Farioli a un passo dal trionfo: al Porto basta una vittoria per conquistare il titolo davanti a Mourinho

Porto, match point per Francesco Farioli: una vittoria per il primo titolo in carriera e sorpasso su Josè Mourinho

Francesco Farioli è sempre più vicino al primo grande titolo della sua carriera, dopo aver riportato l’Ajax in Champions League e aver guidato il Porto a una stagione straordinaria. A tre giornate dalla fine della Liga Portugal, i dragões comandano la classifica con 7 punti di vantaggio sul Benfica di Mourinho e 10 sullo Sporting, che deve ancora recuperare una partita. Il primo match point arriverà già nel prossimo turno contro l’Alverca: una vittoria consegnerebbe a Farioli il suo primo trofeo e il 31° titolo nazionale nella storia del club, reduce da un terzo posto a -11 nella passata stagione.

Ultime notizie Calcio Estero: tutte le novità del giorno provenienti da tutto il mondo

Il lavoro dell’allenatore italiano non è passato inosservato ai top club europei, che seguono con attenzione la sua crescita dopo le esperienze vincenti sulle panchine di Ajax e Porto. Le sue idee, la capacità di valorizzare i giovani e la continuità nei risultati lo hanno rapidamente trasformato in uno dei tecnici più interessanti della nuova generazione, alimentando inevitabili voci di mercato sul suo futuro.

Proprio su questo tema, però, Farioli ha voluto fare chiarezza dopo la vittoria sull’Estrela, rispondendo alle indiscrezioni che lo accostavano al Chelsea. A Sport TV ha ribadito con decisione: “Sono l’allenatore del Porto e sono molto felice qui”, spegnendo almeno per ora ogni ipotesi di addio a fine stagione.

Pagelle PSG Bayern Monaco, ecco i TOP e FLOP del match di Champions League! I VOTI

Pagelle PSG Bayern Monaco: ecco i TOP e FLOP della sfida valida per la semifinale di Champions 2025/2026. I voti

I Top e i Flop della sfida PSG Bayern Monaco. Ecco le valutazioni per la partita valida per la semifinale di Champions League 2025/26.

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Che partita pazzesca! Un 5-4 che entra di diritto nella storia. Ecco i Top e i Flop di questa incredibile serata al Parco dei Principi.

I TOP

  • Khvicha Kvaratskhelia (PSG): Assolutamente devastante. Segna una doppietta pesantissima: prima trova il pari con il suo classico movimento a rientrare e tiro chirurgico, poi firma il 4-2 sfruttando un pallone vagante sul secondo palo. Con questi centri vola in testa alla classifica marcatori della fase a eliminazione diretta (6 gol). Letale.
  • Ousmane Dembélé (PSG): Inizia malissimo divorandosi un gol clamoroso a tu per tu con Neuer, ma poi si accende e non ce n’è più per nessuno. Prima batte il corner da cui nasce il gol di João Neves, poi trasforma con freddezza il rigore del 3-2 a fine primo tempo e infine chiude i conti personali con il violento destro del 5-2.
  • Luis Díaz (Bayern Monaco): L’ultimo ad arrendersi per i bavaresi. Si procura il rigore dell’1-0 con furbizia e tecnica, ma è il gol del 5-4 a essere un vero e proprio capolavoro: controllo d’esterno al volo, sombrero a umiliare Marquinhos, finta e destro a giro perfetto. Una gemma assoluta.

I FLOP

  • La difesa del Bayern Monaco (in blocco): In una serata del genere è impossibile non mettere dietro la lavagna l’intero pacchetto arretrato di Kompany (sostituito in panchina da Danks). Subire 5 gol, mostrando voragini spaventose in marcatura e un vero e proprio blackout a inizio ripresa, è inaccettabile a questi livelli.
  • Alphonso Davies (Bayern Monaco): Una serata da dimenticare per il terzino canadese. Soffre terribilmente le discese esterne del PSG e corona la sua pessima prestazione concedendo l’ingenuo fallo di mano da rigore (rivisto al VAR) allo scadere del primo tempo. Non a caso, viene sostituito all’intervallo per Laimer.
  • Marquinhos (PSG): Il capitano parigino è sembrato l’anello debole della retroguardia di Luis Enrique. Spende subito un’ammonizione al 12′ per fermare Luis Díaz e viene letteralmente spazzato via dallo stesso colombiano in occasione del 5-4
  • Willian Pacho (PSG): Molto ingenuo in avvio di gara. Il suo intervento in scivolata su Luis Díaz al 16′ è fuori tempo e regala al Bayern il rigore che sblocca momentaneamente la partita, mettendo in salita i primi minuti per i parigini.

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Moviola PSG Bayern Monaco LIVE: gli episodi dubbi del match valido per la semifinale di Champions League

Moviola PSG Bayern Monaco: gli episodi dubbi del match diretto da Schärer, valido per la semifinale di Champions League 2025/26

Al Parco dei Principi si sta giocando il delicato match della semifinale di Champions League tra PSG e Bayern Monaco. Ecco la moviola della sfida:

PRIMO TEMPO

Il primo fallo lo commette Hakimi su Davies, bravo a resistere a un’incursione dell’ex Inter. Al 10′ duro intervento di Zaire-Emery sulla trequarti per contrastare Kane: fallo ma nessuna sanzione particolare. Al 12′ primo giallo: il colpevole è Marquinhos, che fa blocco su un’accelerazione centrale di Luis Diaz. Pochi dubbi da parte di Scharer al quarto d’ora sul rigore per il Bayern: Pacho atterra in area Luis Diaz che stava per calciare verso la porta. Al 22′ Pacho segue Kane fino nei pressi della sua area e rifila un pestone all’inglese. Al 31′ Dembele chiede un mani di Pavlovic, non c’è assolutamente nulla. Al 39′ diagonale difensiva di Hakimi su Stanisic in area, il giocatore del Bayern resta a terra, il check rapidissimo dà ragione all’arbitro che ha lasciato correre. Al 44′ Scharer chiede scusa perché si trova nella traiettoria di un passaggio del Bayern. Poco prima dell’intervallo c’è un mani di Davies su cross di Dembele, Scharer va a rivedere l’azione al monitor: la palla sfiora la coscia e poi colpisce il braccio, per l’arbitro è rigore. Si va al riposo con 6 falli commessi dal Psg e addirittura solo 1 dal Bayern.

SECONDO TEMPO

Al 50′ Kvara se ne va in area, nel calciare il pallone è lui a colpire Upamecano che gli mette la gamba davanti. Al 68′ l’assistente annulla per fuorigioco la rete di Luis Diaz, il check del Var lo covalida, sul lancio di Kane l’attaccante è in gioco per pochissimo. Al 77′ giallo per Fabian Ruiz che colpisce Olise a palla già scaricata. Altro giallo poco dopo per Hakimi che reclama su un fallo laterale. Netta la sproporzione dei falli a fine gara: 14 da parte del Psg, solo 4 del Bayern

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Calciomercato Roma, occhi su Belghali: il Verona può perdere il suo talento a giugno

Calciomercato Roma, Belghali piace ai giallorossi e non solo: cresce la concorrenza in Serie A in vista della prossima estate

La Roma guarda al futuro e, in vista di possibili cambiamenti sulla fascia destra, ha messo nel mirino Rafik Belghali. Il giovane esterno, attualmente in forza all’Hellas Verona, rappresenta uno dei profili più interessanti emergenti nel panorama della Serie A.

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Classe 2002, Belghali è arrivato in Italia la scorsa estate dal KV Mechelen e in poco tempo ha saputo mettersi in mostra grazie a prestazioni solide e in costante crescita. Dotato di buona spinta offensiva e discreta affidabilità difensiva, ha già collezionato 22 presenze stagionali condite da 2 gol, numeri che testimoniano il suo impatto immediato nel campionato italiano.

Calciomercato Roma, occhi su Belghali e profilo in ascesa

Il suo contratto con il Verona è valido fino al 2029, dettaglio che garantisce al club scaligero una posizione di forza in eventuali trattative. Tuttavia, l’interesse della Roma è concreto e si inserisce in una strategia volta a ringiovanire e rinforzare la rosa con giocatori di prospettiva, come riportato da calciomercato.com.

Non solo i giallorossi: su Belghali si registra anche l’attenzione di club importanti come Inter, Juventus e Udinese. La concorrenza è quindi destinata ad aumentare, rendendo il futuro del terzino uno dei temi caldi del prossimo mercato estivo.

Mercato Milan, occasione Ake: possibile addio al Manchester City in estate. Ultime

Mercato Milan, I rossoneri osservano Aké: il difensore può lasciare per trovare più spazio. Tare e Allegri alla finestra

Il Milan torna a monitorare con attenzione il profilo di Nathan Aké, già valutato durante la finestra di mercato invernale. Il difensore del Manchester City starebbe infatti riflettendo seriamente sulla possibilità di cambiare squadra al termine della stagione, con l’obiettivo di trovare maggiore continuità e minutaggio.

Mercato Milan, occasione Aké e possibile apertura del Manchester City

Secondo quanto riportato da Fabrizio Romano, il centrale olandese non esclude un trasferimento estivo, proprio per avere più spazio rispetto a quello attualmente garantito nella rosa dei campioni d’Inghilterra. Una situazione che potrebbe trasformarsi in una vera opportunità di mercato per diversi club, compresi quelli italiani.

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In questo scenario, il Milan resta alla finestra ma vigile, consapevole della necessità di intervenire sul reparto difensivo con profili affidabili e già abituati a palcoscenici internazionali. Aké rappresenterebbe infatti un rinforzo di grande esperienza e qualità, capace di adattarsi a diversi sistemi difensivi e di garantire solidità immediata.

Naturalmente, l’operazione non si presenta semplice. Tra ingaggio, costi del cartellino e concorrenza internazionale, servirà una strategia ben definita per trasformare l’interesse in qualcosa di concreto. Tuttavia, il fatto che il giocatore stia valutando l’addio apre spiragli importanti.

Il Milan, quindi, potrebbe tornare alla carica nei prossimi mesi, cercando di capire la fattibilità dell’affare e cogliere un’opportunità che, se ben sfruttata, potrebbe rinforzare in modo significativo la difesa rossonera.

Inchiesta arbitri, accuse shock di De Meo: «Un sistema che genera paura e condiziona le partite»

Inchiesta arbitri, dall’uso del VAR alle pressioni interne: il racconto di De Meo scuote il sistema arbitrale: le dichiarazioni

Le fondamenta dell’Associazione Italiana Arbitri continuano a vacillare sotto il peso di dichiarazioni sempre più pesanti. A riaccendere il dibattito è stato Pasquale De Meo, uscito dall’AIA nel 2024 e tra i primi a denunciare presunte mancanze di trasparenza ai vertici. In un’intervista rilasciata a FanPage.it, l’ex assistente ha descritto un quadro profondamente critico, parlando apertamente di dinamiche interne che avrebbero inciso su decisioni e carriere.

Inchiesta arbitri, accuse shock di De Meo e crepe sempre più profonde

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SUGLI ERRORI CONFERMATI E QUELLI NON VISTI AL VAR – «Questo elemento è presente nell’ambito della struttura della valutazione dell’operato del VAR. Che poi se uno interviene con una bussata, con dei gesti convenzionali in una gara e non lo fa in un’altra, vuol dire che sta alterando il risultato di una partita e di un campionato».

SULLE PRESSIONI AGLI ARBITRI AL VAR – «Non è preposto il loro intervento. Il protocollo parla del fatto che solo chi è designato come VAR e AVAR può operare nella sala e prendere decisioni rispetto a quella gara, nessun altro può intervenire. Chi andava al VAR non andava in una situazione di serenità. C’era questa sorta di preoccupazione rispetto alla valutazione che la commissione dava di un episodio. Che poi magari un episodio simile la volta dopo veniva interpretato in modo diverso, c’era confusione a livello di disposizioni e uno stato di preoccupazione di alcuni rispetto ad altri che magari si sentivano non trattati in modo equo».

SUL TERRORE IN SALA VAR – «Tutti lì vivevano e vivono con questo stato di ansia totale, non sono sereni, non c’è libertà. Chi ha gestito fino a oggi ha creato questo sistema che ha minato la serenità della valutazione, basta ascoltare molti dialoghi che sono avvenuti al VAR. Ti chiedi: ‘Ma questi come fanno ad analizzare così un episodio così chiaro’, proprio perché c’è questa paura alla base di tanti errori che sono stati commessi. Negli anni c’è stata sempre un’escalation, ma in negativo. L’asse, fino a poco fa, era costituito da Gabriele Gravina che comandava il governo del calcio e i suoi fedelissimi Giuseppe Chinè e Gianluca Rocchi. Era un sistema contro cui ti andavi a scontrare».

SUL SISTEMA DI VALUTAZIONI – «Il discorso è sempre soggetto alle manovre di chi gestisce, ma c’è una doppia categoria di voti. C’è quello dell’osservatore e quello degli organi tecnici, che è quello che conta per la classifica. Il voto dell’organo tecnico è quello delle componenti della commissioni. Quindi capisci bene che se vogliono mandarti a casa ci riescono: con l’osservatore puoi prendere tutti 8.60, cioè il massimo, ma poi arriva l’organo tecnico e ti mette 8.40, così tu retrocedi facilmente».

SUGLI ARBITRI DISMESSI DAL CAMPO – «In questi anni abbiamo avuto sempre dei contratti farsa, non regolari, perché quello che abbiamo firmato non è un contratto regolare. Dovevi accettare per forza ma non ti garantisce nessuna tutela. A fine anno puoi essere tranquillamente mandato a casa senza buonuscita o TFR. È una cosa che è stata richiesta negli anni, ma è sempre stata ostacolata da Gravina. Il passaggio al VAR è stato creato come una forma di tutela per l’arbitro, per continuare ad avere un’entrata economica».

SULLE PRESSIONI ESERCITATE DA ROCCHI AL CENTRO DI LISSONE – «Il fatto di essere lì tra i vetri, con questi meccanismi dei gesti convenzionali, ha portato una distorsione della gestione e anche della forma, perché dovrebbe essere imparziale. Quindi è chiaro che se tu sei in un centro dove ci sono tante stanze circondate da vetrate, si cominciano a innescare questi meccanismi e si va verso una via che ti porta a fare dei pensieri».

SULLA SPACCATURA NELL’ASSOCIAZIONE ARBITRALE – «Ti faccio un esempio, quando feci la mia denuncia c’era una battaglia all’interno dell’AIA per i vertici della dirigenza e per la presidenza. Nei miei confronti sono stati adottati determinati metodi perché mi ritenevano vicino alle posizioni di Alfredo Trentalange. Tutti coloro che all’interno dell’AIA erano ritenuti su queste posizioni, venivano pressati per allinearsi a posizioni diverse. Questo meccanismo ha condizionato la mia vicenda e anche quella di Rocca».

SUGLI ARBITRI DEFINITI SCOMODI – «C’è un estratto della mia denuncia nel quale lo spiego: durante il colloquio di Coverciano, nel quale mi hanno fatto pressioni e mi hanno pure aggredito verbalmente, mi dicono di essere amico di queste persone».

LE DICHIARAZIONI COMPLETE SU INTERNEWS24

Klopp e la critica al nuovo Mondiale per Club: «Il format allargato non è assolutamente una buona idea»

Klopp, ex tecnico del Liverpool, ha criticato il format allargato del nuovo Mondiale per Club: le dichiarazioni

Jürgen Klopp è tornato a esprimersi pubblicamente sul calcio internazionale, mettendo nel mirino l’evoluzione del nuovo formato del Mondiale per club. L’ex allenatore del Liverpool, oggi impegnato in un ruolo dirigenziale all’interno del gruppo Red Bull, ha condiviso le sue perplessità in un’intervista rilasciata alla BBC.

Klopp e il Mondiale per club, tra dubbi e riflessioni


Il tecnico tedesco ha espresso in modo chiaro i suoi dubbi riguardo all’aumento del numero delle squadre partecipanti, sottolineando come questa scelta non lo convinca: “Non penso che aumentare il numero delle squadre sia una buona idea”. Una posizione netta, che si inserisce nel dibattito sempre più acceso sul futuro delle competizioni internazionali.

Al centro della riflessione di Klopp c’è soprattutto la tutela della condizione fisica dei calciatori, un tema che negli ultimi anni è diventato sempre più rilevante. Con un calendario fitto di impegni tra club e nazionali, il rischio di sovraccarico è concreto e può incidere sulle prestazioni e sulla salute degli atleti.

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L’allenatore ha infatti spiegato: “Per me la cosa più importante è la salute dei calciatori. So quanto sia fondamentale il recupero oggi. Il gioco è buono solo quanto lo sono i giocatori, e i giocatori sono tanto migliori quanto più sono freschi fisicamente”. Parole che evidenziano una visione molto chiara: senza un’adeguata gestione delle energie, la qualità del gioco rischia inevitabilmente di calare.

Nonostante le critiche, Klopp ha comunque riconosciuto un aspetto positivo legato all’allargamento delle competizioni: la possibilità per nazioni emergenti di affacciarsi su palcoscenici di livello mondiale. Un’opportunità che può avere un impatto significativo sullo sviluppo del calcio in contesti meno tradizionali.

A tal proposito ha dichiarato: “È qualcosa di straordinario per loro. Ho visto con i miei occhi la gioia di un paese come Curaçao quando si è qualificato al Mondiale. Questo è un valore enorme per il calcio”.

Una posizione, quindi, equilibrata ma critica, che mette in luce le contraddizioni del calcio moderno: da una parte l’espansione globale e le nuove opportunità, dall’altra la necessità di preservare la qualità del gioco e il benessere dei protagonisti.

Dybala e il Boca Juniors, suggestione viva per il futuro? L’argentino svela: «Nel calcio può succedere di tutto»

Dybala, attaccante della Roma in scadenza di contratto a giugno, ha aperto al trasferimento al Boca Juniors: le dichiarazioni

Il futuro di Paulo Dybala resta avvolto nell’incertezza, con il contratto in scadenza e diverse ipotesi sul tavolo. Tra queste, continua a far discutere la possibilità di un approdo al Boca Juniors, club simbolo del calcio argentino e meta affascinante per molti giocatori sudamericani.

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A riaccendere le voci è stata una recente intervista rilasciata al canale YouTube Lo del Pollo, in cui l’attaccante della AS Roma ha affrontato anche il tema legato al suo futuro. Dybala non si è sbilanciato, ma ha lasciato intendere come nel calcio nulla sia prevedibile, soprattutto quando entrano in gioco legami personali e opportunità inattese.

Dybala e il Boca Juniors, tra sogno e realtà

Un ruolo importante in questa possibile suggestione lo gioca Leandro Paredes, ex compagno di squadra e grande amico della Joya, che negli ultimi giorni ha ammesso pubblicamente di sentirlo spesso per cercare di convincerlo a trasferirsi a Buenos Aires. Un corteggiamento che, almeno sul piano umano, sembra già ben avviato.

Dybala ha raccontato con tono leggero e sorridente alcuni retroscena di questi contatti: Mi arrivano i suoi messaggi, della moglie che ha un bel rapporto con Oriana. Due giorni fa è uscita una mia foto con la maglia del Boca, loro l’hanno mandata nel nostro gruppo chiedendo se fosse intelligenza artificiale. Ci siamo fatti una risata. Ci mancano molto però non si sa mai cosa può succedere nel calcio.

Parole che evidenziano un legame forte, non solo tra compagni di squadra ma anche tra famiglie, elemento che spesso può influenzare le scelte di carriera. Tuttavia, l’argentino ha voluto ribadire con chiarezza la sua posizione attuale, mostrando rispetto e professionalità verso il club giallorosso.

Infatti, ha poi aggiunto: Oggi gioco per la Roma e difendo questa maglia ma non si sa mai cosa può accadere. Certo che mi piacerebbe passare più momenti insieme a Leandro e alla sua famiglia. Vedremo.”

Una dichiarazione che lascia aperti diversi scenari: da un possibile rinnovo con la Roma fino a un futuro ritorno in patria. Al momento, però, l’unica certezza è che Dybala resta concentrato sul presente, mentre il domani rimane tutto da scrivere.

Calciomercato Milan, Gila nome caldo per la difesa ma la strada è in salita: Lotito ostacolo principale

Calciomercato Milan, Mario Gila è il primo obiettivo per la difesa della prossima stagione ma Lotito non molla la presa

Il nome di Mario Gila continua a circolare con insistenza negli ambienti di mercato legati al Milan. Il difensore centrale della Lazio è infatti considerato uno dei profili più interessanti per rinforzare il reparto arretrato rossonero in vista della prossima stagione. La dirigenza milanista lo segue con grande attenzione e sembra pronta a passare dalle valutazioni ai fatti concreti già nelle prossime settimane.

A fare il punto sulla situazione è stato il giornalista Matteo Moretto, intervenuto in un contenuto pubblicato sul canale YouTube di Fabrizio Romano. Secondo quanto riferito, il Milan sarebbe intenzionato ad avviare i primi contatti ufficiali con il club biancoceleste per comprendere margini e condizioni della possibile trattativa.

Calciomercato Milan, Gila nome caldo ma permangono diversi ostacoli

Uno degli aspetti più delicati riguarda senza dubbio l’ingaggio richiesto dal giocatore. Gila, infatti, chiederebbe circa 4 milioni di euro netti a stagione, una cifra importante che lo renderebbe uno dei più pagati della rosa rossonera. Questo elemento impone riflessioni approfondite da parte del club, chiamato a valutare la sostenibilità dell’operazione anche dal punto di vista economico.

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Nonostante il forte interesse, la trattativa si preannuncia tutt’altro che semplice. Da un lato, trattare con il presidente della Lazio, Claudio Lotito, è storicamente complicato, soprattutto quando si parla di cessioni di giocatori ritenuti importanti. Dall’altro, incidono anche rapporti non particolarmente distesi tra Igli Tare e l’ambiente laziale, un fattore che potrebbe ulteriormente irrigidire il dialogo tra le parti.

A rendere il quadro ancora più complesso c’è poi la forte concorrenza di altri club, pronti a inserirsi nella corsa al difensore spagnolo. Questo potrebbe far aumentare sia il costo del cartellino sia le richieste contrattuali del giocatore, complicando i piani del Milan.

Nonostante tutte queste difficoltà, il club rossonero resta vigile e determinato a provarci. Per arrivare a Gila serviranno tempismo, strategia e una proposta convincente, oltre alla capacità di superare ostacoli che, al momento, appaiono tutt’altro che banali.

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