Pagina 154 – Calcio News 24

Calcio scommesse, scoppia un nuovo caso in Serie C e Serie D! Coinvolti Selvini, Giacchino e Antoni: le sanzioni

Calcio scommesse, scoppia un nuovo caso in Serie C e Serie D! Coinvolti Selvini, Giacchino e Antoni: le sanzioni per ognuno di loro tre

Nuovo caso di calcio scommesse nelle leghe inferiori, tra Serie C e Serie D. La Procura Federale ha comunicato le sanzioni nei confronti di Alessandro Selvini, calciatore del Forlì, Gabriele Giacchino, oggi al Vado, ed Edoardo Antoni, tesserato per il Monopoli. I tre giocatori sono finiti al centro del procedimento relativo a scommesse effettuate su competizioni calcistiche nazionali e internazionali, in violazione del Codice di Giustizia Sportiva. La vicenda riguarda condotte contestate in periodi diversi, quando i calciatori erano tesserati anche per club come Frosinone U19, Lucchese, Asti e Tau Altopascio.

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Calcio scommesse, le posizioni dei tre calciatori

Secondo quanto riportato nel provvedimento, Selvini avrebbe effettuato numerose scommesse su gare nazionali e internazionali. Più articolata la posizione di Giacchino, al quale vengono contestate anche puntate su partite come Lucchese-Ascoli del 24 gennaio 2025, valida per il campionato di Serie C, e su incontri di Serie D come Chisola Calcio-FC Vado e Alcione Milano-Caldiero Terme. Per Antoni, invece, la contestazione riguarda anche alcune scommesse effettuate il 26 febbraio 2023 sulla gara Bagnolese-Giana Erminio, valida per il campionato di Serie D. Tutti e tre hanno formulato richiesta di applicazione della sanzione ai sensi dell’articolo 126 del Codice di Giustizia Sportiva.

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Calcio scommesse, le sanzioni decise

Per Alessandro Selvini sono stati disposti 7.500 euro di ammenda e 10 mesi di squalifica, di cui 5 mesi commutati in prescrizioni alternative: piano terapeutico per la cura della ludopatia e partecipazione ad almeno 10 incontri pubblici in cinque mesi. Per Gabriele Giacchino la sanzione è più pesante: 12.500 euro di ammenda e un anno e sei mesi di squalifica. A Edoardo Antoni sono stati inflitti 5.000 euro di ammenda e 8 mesi di squalifica, di cui 4 mesi commutati in piano terapeutico e incontri pubblici. Una nuova vicenda che riporta al centro il tema della prevenzione e del contrasto alle scommesse nel calcio italiano.

Infortunati Cagliari: Pavoletti si è operato al ginocchio, lesione per Borrelli, ma nulla di grave per Mendy

Infortunati Cagliari: Pavoletti si è operato al ginocchio, lesione per Borrelli, ma nulla di grave per Mendy. Il punto sull’infermeria dei sardi

Brutte notizie per il Cagliari di Fabio Pisacane, allenatore dei rossoblù, che perde Leonardo Pavoletti, attaccante classe 1988, per il finale di stagione. Come comunicato dal club attraverso una nota ufficiale, il centravanti è stato sottoposto a un intervento in artroscopia al ginocchio sinistro dopo alcune visite specialistiche. L’operazione di cleaning articolare è stata effettuata presso la Clinica Villa Stuart di Roma dal professor Pier Paolo Mariani, alla presenza del responsabile sanitario del club, Marco Scorcu. L’intervento è perfettamente riuscito, ma per Pavoletti la stagione può ormai considerarsi conclusa.

Infortunati Cagliari, infermeria da monitorare dopo l’Atalanta

La situazione dell’infermeria rossoblù resta però da seguire con attenzione anche per altri elementi della rosa. Alla ripresa degli allenamenti, il Cagliari ha aggiornato il quadro medico dopo la gara contro l’Atalanta. Luca Mazzitelli, centrocampista classe 1995, ha svolto lavoro personalizzato, mentre Gennaro Borrelli, attaccante classe 2000, e Paul Mendy, protagonista con una doppietta nell’ultima sfida, sono rimasti a riposo dopo essere usciti anzitempo contro i bergamaschi. Gli accertamenti hanno evidenziato per Borrelli una lesione di basso grado al bicipite femorale della coscia sinistra, mentre per Mendy si tratta di un affaticamento alla coscia sinistra.

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Infortunati Cagliari, verso il Bologna con diverse valutazioni

In vista della prossima gara di campionato contro il Bologna, lo staff tecnico dovrà valutare con prudenza le condizioni dei giocatori acciaccati. La situazione di Mendy non sembrerebbe grave, ma il giovane attaccante resta comunque in dubbio per il prossimo impegno. Più delicato il quadro di Borrelli, che dovrà seguire un percorso specifico dopo l’esito degli esami. Per il Cagliari, impegnato nella corsa salvezza, ogni scelta sarà pesata con attenzione: l’assenza di Pavoletti toglie esperienza al reparto offensivo, mentre il recupero degli altri attaccanti diventa ora un tema centrale per affrontare al meglio il finale di stagione.

Doping Mudryk, pugno duro della FA: 4 anni di squalifica per l’attaccante del Chelsea! Pronto il ricorso

Doping Mudryk, pugno duro della FA: 4 anni di squalifica per l’attaccante del Chelsea! Pronto il ricorso da parte dell’ucraino

La Football Association avrebbe scelto il pugno duro nei confronti di Mykhailo Mudryk, esterno offensivo ucraino classe 2001 del Chelsea. Secondo quanto riportato dal giornalista Ben Jacobs, il calciatore sarebbe stato squalificato per quattro anni dopo essere risultato positivo a un controllo antidoping. Una vicenda pesante per il club londinese e per lo stesso giocatore, arrivato in Premier League nel gennaio 2023 dallo Shakhtar Donetsk per una cifra complessiva vicina ai 100 milioni di euro.

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Mudryk Chelsea, il controllo del dicembre 2024

Il controllo che avrebbe portato alla sanzione risalirebbe al dicembre 2024, periodo in cui Mudryk si trovava in ritiro con la nazionale ucraina. In quell’occasione sarebbe stata rilevata la presenza di meldonium, sostanza inserita tra quelle considerate dopanti dalla FA. Dopo la positività, la federazione inglese avrebbe disposto la sospensione immediata del giocatore. La situazione si sarebbe poi aggravata nel giugno 2025, quando l’analisi del campione B avrebbe confermato il quadro iniziale, portando all’incriminazione formale dell’esterno del Chelsea.

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Mudryk Chelsea, rientro previsto nel 2028 e strategia difensiva

La squalifica di quattro anni decorrerebbe dal dicembre 2024, con un possibile ritorno in campo fissato al dicembre 2028. Nel frattempo, Mudryk non potrebbe disputare partite ufficiali con il Chelsea e non potrebbe nemmeno allenarsi con il gruppo squadra. Il calciatore avrebbe sempre respinto ogni accusa e si sarebbe affidato allo studio legale Morgan Sports Law, già coinvolto nella difesa di Paul Pogba nel caso doping del 2023. L’udienza non sarebbe ancora stata fissata, ma l’obiettivo della difesa sarebbe ottenere l’annullamento della squalifica o almeno una riduzione della pena. Proprio il precedente di Pogba, passato da quattro anni a 18 mesi nell’ottobre 2024, viene considerato un possibile riferimento per la strategia del giocatore ucraino.

Paratici non ha dubbi: «Siamo arrivati a un punto dove il calcio italiano va in estinzione se va avanti cosi»

Paratici fa la sua previsione «Siamo arrivati a un punto dove il calcio italiano va in estinzione se va avanti cosi». Le sue parole

Durante l’evento organizzato in occasione della finale di Coppa Italia U20, ha preso la parola il direttore sportivo della Fiorentina Fabio Paratici, soffermandosi su alcuni temi centrali per il futuro del calcio italiano. Tra questi, il dirigente ha dedicato particolare attenzione ai settori giovanili, evidenziando la necessità di interventi mirati e nuove misure per favorirne la crescita e lo sviluppo.

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PAROLE – «Cosa si può fare per colmare il gap tra Primavera e prima squadra? In termini di responsabilità mi sento arrabbiato con me stesso, dovremmo essere più responsabili con noi stessi: probabilmente come Federazione non facciamo abbastanza, altrimenti non avremmo così pochi calciatori in Premier League, che oggi è l’NBA del calci

CALCIO ITALIANO – «Sono italiano e quindi mi sento responsabile per quello che non facciamo. Non vorrei solo che non si parlasse solo di Under 23, che è solo l’ultimo anello dei settori giovanili, è un post-formazione che c’è in tutti i settori italiani. La soluzione ai mali parte dai primi calci, da quelle persone nei club che ne fanno una vocazione. Dobbiamo ragionare su una scala più ampia, quella di selezione, formazione e delle infrastrutture. Le valutazioni dei giocatori sono frettolose, sia in termini positivi sia negativi: non sento mai nessuno parlare di aspetto cognitivo o caratteriale. Parliamo solo di talento del numero 10 che ci manca, siamo molto superficiali e questo ci porta a non essere profondi nelle analisi. Siamo arrivati a un punto dove il calcio italiano va in estinzione se va avanti cosi.
I nostri calciatori alla base non sono inferiori rispetto a quelli degli altri paesi. Siamo nati con questo DNA e avremo sempre questi giocatori, dipende come li formiamo e li alleniamo
»

PRIMAVERA – «Per alzare la competitività dei nostri calciatori dobbiamo mettere insieme più calciatori possibili nello stesso gruppo. Se togliessimo qualche giocatore da ogni club per farli allenare a Coverciano in settimana e li “restituissimo” al club succederebbe una rivoluzione. Ci sono giocatori che hanno 100 partite in Primavera, non credo che serva: se non si hanno le seconde squadre, piuttosto troviamo un percorso alternativo ai nostri giocatori. È inutile far continuare a giocare i ventenni in Primavera»

STRUTTURE – «Il 33% è selezione, l’altro 33% selezione e l’ultimo è dato dalle infrastrutture. Le infrastrutture di oggi sono migliori rispetto a diversi anni fa. Il problema è come noi insegniamo ai calciatori, come li facciamo allenare e giocare. Le nostre grandissime qualità non sono complete, credo che questo sia il punto: abbiamo più campi di vent’anni fa e creiamo meno giocatori, perciò il problema non possono essere solo le infrastrutture»

Cairo svela: «De Rossi? Non la considero ad oggi un’ipotesi. Abbiamo un allenatore, D’Aversa, che stiamo valutando per una possibile permanenza»

Cairo parla del futuro della panchina del Torino: «De Rossi? Non la considero un’ipotesi. Stiamo valutando D’Aversa per una permanenza»

A margine della presentazione dell’ultima tappa del Giro d’Italia andata in scena a Roma, il presidente del Torino Urbano Cairo è tornato a parlare del futuro della panchina granata, tema centrale in vista della programmazione della prossima stagione.

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PAROLE – «De Rossi sta facendo bene, lo conosco, è una persona per bene e mi piace come allenatore. Non considero ad oggi un’ipotesi De Rossi perché abbiamo un allenatore, D’Aversa, che stiamo valutando per una possibile permanenza. Vediamo se la cosa sarà possibile o meno, ne parleremo con lui e con Petrachi per fare la soluzione migliore, la scelta migliore»

Il Torino ha già avviato la programmazione in vista della prossima stagione, con diversi dossier sul tavolo della dirigenza. Tra i temi più delicati c’è il futuro di Roberto D’Aversa, chiamato ora a un confronto con la società dopo aver centrato la salvezza con largo anticipo, ben cinque giornate prima del termine.

La dirigenza granata dovrà decidere se puntare ancora sull’ex tecnico di Empoli e Lecce oppure aprire un nuovo ciclo in panchina, valutando sia il lavoro svolto sia le prospettive del progetto tecnico per il 2026/27.

Huesca e Real Saragozza: la RFEF usa il pugno duro! 13 giornate di squalifica per Andrada

Squalifica record dopo il derby: la RFEF punisce Andrada con 13 giornate per i fatti di Huesca Saragozza. Il referto dell’arbitro

La Commissione Disciplinare della Federazione Calcio Spagnola ha adottato una linea durissima dopo i gravi episodi di violenza verificatisi nell’ultimo derby aragonese tra Real Saragozza e Huesca in Segunda División. La sanzione più pesante è ricaduta sul portiere del Saragozza, Esteban Andrada, la cui stagione si chiude anzitempo a causa di una maxisqualifica esemplare. La decisione arriva al termine di un confronto particolarmente teso, degenerato dopo l’espulsione del giocatore.

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Secondo quanto ricostruito, tutto è iniziato con la doppia ammonizione inflitta ad Andrada per aver spinto il capitano dell’Huesca, Jorge Pulido. Il portiere, invece di lasciare il campo, ha perso il controllo, aggravando ulteriormente la sua posizione. A certificare la gravità dell’accaduto è il referto dell’arbitro Dámaso Arcediano, riportato da As, che non lascia spazio a interpretazioni.

«Dopo essere stato espulso per doppia ammonizione, il giocatore numero 1 del Real Zaragoza, Esteban Maximiliano Andrada, prima di lasciare il campo, si è avvicinato violentemente e aggressivamente al giocatore dell’Huesca Jorge Pulido Mayoral, correndogli incontro e saltandogli addosso, colpendolo al volto con eccessiva forza, facendolo cadere a terra e provocandogli un ematoma allo zigomo sinistro. A seguito di questi eventi, è scoppiata una rissa tra i giocatori, e Andrada è stato necessario trattenerlo da parte di membri di entrambe le squadre e delle Forze di Sicurezza dello Stato per scortarlo negli spogliatoi»

FIGC, interviene il sottosegretario Fazzolari (FdI): «Un radicale cambiamento sarebbe auspicabile»

Calcio italiano, Fazzolari (FdI) prende posizione: «Un radicale cambiamento della FIGC sarebbe auspicabile». Le sue parole

Nel dibattito sul futuro del calcio italiano torna a farsi strada l’ipotesi di un possibile commissariamento della FIGC. Un’eventualità che i vertici sportivi respingono con decisione, anche per il rischio di entrare in conflitto con le norme di UEFA e FIFA, con potenziali ripercussioni sui rapporti con gli organismi internazionali. Nonostante ciò, dopo le recenti vicende che hanno coinvolto il sistema, dal mondo politico cresce l’attesa per un cambio di passo nella gestione della Federcalcio.

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A sottolinearlo è Giovanbattista Fazzolari, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’Attuazione del programma e senatore di Fratelli d’Italia, che ha dichiarato: «Commissariare la FIGC? È una scelta che non compete a noi ma al CONI. Ma posto questa condizione, è certo che un radicale cambiamento della Federcalcio sarebbe auspicabile». Le sue parole arrivano mentre la Procura di Milano prosegue le indagini sull’inchiesta arbitrale, che al momento vede cinque indagati, tra cui Gianluca Rocchi e Andrea Gervasoni. Un contesto che la politica osserva con grande attenzione, consapevole delle possibili conseguenze istituzionali.

Il calcio italiano è al centro del dibattito pubblico da settimane: dall’esclusione dai Mondiali 2026 al caso Zappi dell’AIA, fino alla nuova inchiesta sul settore arbitrale. A complicare ulteriormente il quadro c’è la situazione ai vertici federali, attualmente vacanti dopo le dimissioni di Gabriele Gravina. Le elezioni per il nuovo presidente sono fissate al 22 giugno, mentre la carica di presidente dell’AIA è decaduta dopo la conferma dei 13 mesi di inibizione per Zappi. Un sistema in piena transizione, in attesa di capire quale direzione prenderà nei prossimi mesi.

Lautaro Martinez rientra in gruppo e guarda avanti: obiettivo Scudetto contro il Parma e finale di Coppa Italia

Lautaro Martinez torna in gruppo: nella testa del Capitano ci sono la gara Scudetto e la finale di Coppa Italia

Buone notizie per l’Inter in vista delle ultime sfide stagionali: Lautaro Martinez è tornato ad allenarsi in gruppo, partecipando alla seduta insieme alla maggior parte dei compagni. A restare fuori sono stati soltanto Hakan Calhanoglu e Luis Henrique, ancora alle prese con i rispettivi problemi fisici.

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Il capitano sarà quindi a disposizione di Chivu per Inter‑Parma, match che potrebbe consegnare matematicamente lo Scudetto, oltre che per la finale di Coppa Italia. Il rientro dell’argentino rappresenta un segnale importante in un momento decisivo della stagione.

Come spiegato da Andrea Paventi di Sky Sport, il percorso di recupero del numero 10 era stato pianificato con obiettivi chiari: “Nella testa di Lautaro per il recupero c’erano questi tre appuntamenti: la gara che dava lo scudetto all’Inter, la finale di Coppa Italia e il Mondiale di giugno. Ha fatto di tutto per esserci e lavorando con il gruppo ha fatto in modo che sia certezza il fatto che ci sia contro il Parma, poi deciderà Chivu in che modo impiegarlo, se dal primo minuto o inserirlo a gara in corso”.

Koné Roma, buone notizie per Gasperini! Il centrocampista francese è tornato ad allenarsi con il gruppo! Le ultime

Koné Roma, il recupero è realtà: il francese torna in gruppo e cambia le scelte di Gasperini. Le ultime indicazioni da Trigoria

Arrivano novità importanti da Trigoria dopo la convincente vittoria della Roma sul campo del Bologna. Gian Piero Gasperini può finalmente sorridere: Manu Koné è tornato ad allenarsi in gruppo. Il centrocampista francese classe 2001 ha svolto l’intera seduta con i compagni e può essere considerato recuperato in vista della sfida di Serie A contro la Fiorentina di Vanoli, in programma lunedì 4 maggio alle 20:45.

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Il match si preannuncia cruciale in ottica corsa europea, soprattutto con il Como impegnato contro il Napoli. Il rientro di Koné rappresenta un rinforzo fondamentale per il centrocampo giallorosso, sia per qualità sia per intensità, elementi che Gasperini considera determinanti in questa fase della stagione.

Accanto alle buone notizie, però, restano anche alcune preoccupazioni. Lorenzo Pellegrini e Artem Dovbyk continuano infatti a lavorare a parte a causa dei rispettivi problemi fisici: lesione al flessore per il capitano e lesione miotendinea alla coscia per l’attaccante ucraino. Le loro condizioni saranno monitorate giorno dopo giorno in attesa di capire quando potranno rientrare.

Lewandowski Juve, sì al taglio d’ingaggio: affare ai dettagli con il polacco, adesso Spalletti lo aspetta

Lewandowski Juve, il polacco accetta lo stipendio ridotto, trattativa verso la fumata bianca. Tutti gli aggiornamenti

Secondo La Stampa, la Juventus avrebbe piazzato il sorpasso decisivo sul Milan nella corsa a Robert Lewandowski. Il 37enne è in scadenza con il Barcellona a giugno e non sembra intenzionato a rinnovare, aprendo così alla possibilità di un trasferimento a parametro zero. I contatti tra la dirigenza bianconera e l’agente Pini Zahavi si sono intensificati nelle ultime settimane, portando l’operazione verso la fase conclusiva.

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Le parti avrebbero già raggiunto un’intesa di massima sulla spalmatura dell’ingaggio su due anni, condizione necessaria per rendere sostenibile l’arrivo del polacco. Lewandowski, dal canto suo, avrebbe dato disponibilità a rivedere le cifre al ribasso pur di approdare a Torino e lavorare con Luciano Spalletti, considerato un elemento chiave nella scelta del centravanti.

Zahavi resterà in Italia per altri due giorni per definire gli ultimi dettagli e provare a chiudere la trattativa. La Juventus punta sulla leadership, sull’esperienza internazionale e sul fiuto del gol del fuoriclasse per alzare il livello della rosa in vista della prossima stagione.

Quincy Promes, la doppia vita choc: da star dell’Ajax a regista di un cartello della cocaina – VIDEO di Chiara Aleati

Quincy Promes, l’incubo dietro il campione: gol in Champions, traffici di droga e una fuga internazionale – VIDEO di Chiara Aleati

Porto di Anversa, 2020. La polizia doganale apre un enorme container arrivato dal Brasile. Sulla carta dovrebbe contenere semplice sale grosso, ma nascosti all’interno ci sono oltre 1.300 chili di cocaina, per un valore di 75 milioni di euro. Immagina di giocare nell’Ajax, di indossare la maglia della Nazionale olandese e segnare gol pesantissimi in Champions League. Sei un milionario, hai il mondo in mano. Ma quando togli gli scarpini, non torni a casa a riposare. Prendi in mano un telefono criptato e gestisci un traffico internazionale di cocaina da fare invidia ai narcos sudamericani.

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Non è la trama di una serie tv su Netflix. È l’assurda, vera e agghiacciante doppia vita di Quincy Promes.

Promes è all’apice della carriera. Durante una festa di famiglia, scoppia una lite per una presunta collana rubata. Quincy non ci vede più, tira fuori un coltello e pugnala suo cugino al ginocchio, recidendogli i tendini. Pensa di averla fatta franca, ma non sa che la polizia olandese gli sta già col fiato sul collo e gli ha messo i telefoni sotto controllo. Nelle intercettazioni, i detective lo ascoltano mentre dice al padre: “Il mio scopo era ucciderlo, l’ho mancato per poco”.

Ma l’accoltellamento è solo la punta di un iceberg terrificante.

Ascoltando le sue chiamate, le forze dell’ordine scoprono l’inimmaginabile. Il campione dell’Ajax non è solo un violento: è uno dei capi di un’organizzazione criminale spietata. Promes finanzia e organizza l’importazione di carichi mostruosi di droga. La polizia belga intercetta nel porto di Anversa due container carichi di sale grosso provenienti dal Brasile. Nascosti all’interno ci sono ben 1.362 chili di cocaina, un carico dal valore di oltre 75 milioni di euro. Il mandante? L’ala della Nazionale olandese.

Quando capisce che la polizia sta per chiudere il cerchio, Promes scappa. Sfrutta il calciomercato e si trasferisce allo Spartak Mosca, in Russia, un paese che non ha accordi di estradizione con l’Olanda. Continua a giocare a calcio, a fare la bella vita, a segnare gol e a postare foto in Lamborghini, mentre in patria lo condannano a oltre 7 anni totali di carcere tra tentato omicidio e narcotraffico.

La sua latitanza dorata finisce all’inizio del 2024. Commette l’errore di andare in ritiro con la squadra a Dubai. La polizia di frontiera lo blocca, scatta il mandato di cattura internazionale. Dai campi della Champions League a una cella degli Emirati Arabi Uniti, fino all’estradizione nel giugno del 2025 in Olanda. La parabola di un fuoriclasse che ha preferito giocare la partita più pericolosa perdendo tutto.

Nico Gonzalez Juventus, niente riscatto automatico degli spagnoli: i bianconeri attendono e si aprono nuovi scenari

Nico Gonzalez Juventus, salta il riscatto automatico dell’argentino: la squadra di Simeone si ferma, ora cambiano le prospettive

Il percorso di Nico Gonzalez subisce una brusca frenata: una lesione muscolare lo terrà fuori per circa quattro settimane, impedendogli di raggiungere le presenze necessarie per far scattare il riscatto automatico da parte dell’Atletico Madrid. All’argentino mancavano appena due apparizioni in Liga per garantire alla Juventus un incasso da 32 milioni di euro, cifra che il club bianconero contava di reinvestire sul mercato estivo. Con 39 presenze e 5 gol, Gonzalez era diventato un elemento centrale per Simeone, ma l’infortunio ha cambiato radicalmente lo scenario. L’Atletico ha già informato la Juventus: per trattenerlo servirà rinegoziare il prezzo al ribasso. Lo riporta Tuttosport.

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La trattativa si riaprirà dunque su basi completamente nuove. L’obiettivo degli spagnoli è scendere intorno ai 25 milioni, cifra ritenuta troppo bassa dai bianconeri ma comunque utile per il bilancio. In caso di mancato accordo, un ritorno a Torino non sarebbe affatto un problema tecnico: Spalletti apprezza molto l’esterno argentino, che potrebbe rivelarsi prezioso soprattutto sulla fascia destra, anche alla luce delle riflessioni in corso sul futuro di Edon Zhegrova. Le valutazioni proseguiranno senza fretta, con la volontà di trovare la soluzione più funzionale per tutte le parti.

Nel frattempo, Gonzalez salterà la semifinale europea contro l’Arsenal, con Simeone che proverà a recuperare Ademola Lookman e a dare spazio a Giuliano Simeone. Lo stop di un mese comprometterà il suo finale di stagione, mentre l’obiettivo principale diventa ora il recupero in vista del Mondiale, per il quale Lionel Scaloni lo aveva già inserito tra i convocati. Il rientro in piena forma è la priorità assoluta per riconquistare il suo posto nell’Albiceleste.

Lukaku torna a parlare sui social: «Non sto ignorando niente. Semplicemente non mi sto divertendo»

Romelu Lukaku parla sui social del momento in casa Napoli: «Non sto ignorando niente. Semplicemente non mi sto divertendo»

Per Romelu Lukaku è un momento particolarmente complicato. L’attaccante è ancora fermo ai box per infortunio e vive ormai da settimane una situazione di separazione in casa con il Napoli, dopo la scelta di curarsi in Belgio anziché sotto la supervisione dello staff medico azzurro. A questo si aggiunge il rigore sbagliato in Coppa Italia contro il Como e un contesto personale delicatissimo, segnato dalla recente scomparsa del padre. Un insieme di fattori che ha inevitabilmente appesantito il suo stato emotivo.

Dal Belgio, attraverso Instagram, Lukaku ha pubblicato alcune frasi motivazionali che suonano come un messaggio indiretto sul suo momento interiore e sulle difficoltà che sta affrontando. Parole che lasciano pochi dubbi sui destinatari e che raccontano, più di qualsiasi dichiarazione ufficiale, la complessità del periodo che il centravanti sta vivendo. Le sue parole sui social:

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PAROLE – «I momenti difficili vanno e vengono, e alcune stagioni durano più a lungo di altre. Tieni duro, non mollare».

In un secondo post la frase sembra riferirsi al momento in casa Napoli: «Non sto ignorando niente. Semplicemente non mi sto divertendo».

Momblano: «Inchiesta sugli arbitri? Si rischia il vuoto cosmico e risvolti imprevedibili. Inaccettabile il comportamento di Rocchi» ESCLUSIVA e VIDEO

Momblano, noto giornalista, opinionista e conduttore tv, ha analizzato la neonata inchiesta sugli arbitri e non solo. Le dichiarazioni in esclusiva

Luca Momblano, noto giornalista, opinionista e conduttore tv, è intervenuto in esclusiva a Calcionews24. La sua analisi sulla neonata inchiesta sugli arbitri e non solo.

Ciao Luca. Con te partirei da un’analisi sull’inchiesta arbitrale scoppiata negli ultimi giorni. Partendo dal presupposto che al momento nessun club è indagato, quali pensi possano essere i risvolti pensando anche ad un possibile parallelismo con la situazione della Juve di 20 anni fa?

«Innanzitutto, come hai giustamente detto, è una vicenda che riguarda esclusivamente gli arbitri. Senza dimenticare però che gli arbitri sono il cuore e l’epicentro di tutto quello che noi commentiamo e osserviamo. Gli arbitri non sono solo i giudici, più terzi possibile, ma sono anche coloro senza cui non si giocano le partite. Le competizioni vengono ritenute valide ed ufficiali proprio perchè ci sono gli arbitri che devono svolgere al meglio il loro lavoro. Senza il pallone e senza l’arbitro quindi non si può giocare una partita di calcio. E’ una questione molto diversa dal provincialismo con cui si affronta spesso questa situazione. Ci metto dentro anche noi giornalisti e le istituzioni, i tifosi sono più legittimati a farlo. Cosa intendo per provincialismo? Se ci sono i club la questione è importante, se non ci sono i club è meno interessante… Questo sinceramente lo trovo abbastanza ridicolo. Qui siamo nel cuore della veridicità del nostro campionato e del nostro sistema. Questo non vuol dire che ci siano partite truccate né che ci siano combine ma vuol dire che se non funziona ed è gestito in maniera dilettantesca il mondo degli arbitri abbiamo un problema gigantesco. Qualcosa è trapelato anche se è un pò come se l’indagine fosse agli inizi… Poi in realtà pare che l’indagine sia quasi conclusa, ci sarà una proroga di 3/6 mesi. Per noi però siamo agli inizi e le cose possono cambiare giorno per giorno e in fretta. Difficile ora dire quali possano essere i risvolti. Se ci saranno dei club coinvolti è ovvio che tutto diventerà più fragoroso proprio perchè il nostro modo di vivere il calcio è provinciale nel bene e nel male. E’ molto partigiano in genere. Però biogna avere la forza almeno noi giornalisti di stare un attimo sopra, di svestire anche le maglie che abbiamo e dire c’è l’Inter? E’ grave. Non ci sono club coinvolti? E’ grave lo stesso. Qui servono spiegazioni, serve capire perchè i primi a non seguire le regole siano gli arbitri e i vertici arbitrali. Quindi dentro un momento storico dove anche la Federazione è senza un presidente, adesso lo sono anche gli arbitri perchè il ricorso di Zappi è stato respinto, senza un designatore perchè quello nominato ad interim conta zero… Qui siamo nel vuoto cosmico. I risvolti possono essere molto variegati e per certi versi imprevedibili».

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Rimanendo su questo filone e partendo dal presupposto che è un comportamento scorretto da regolamento, in qualche modo giustifichi l’atteggiamento correttivo di Rocchi in sala VAR?

«La mia risposta è assolutamente no. Il fine non giustifica il mezzo. Lasciando da parte l’accusa di arbitri graditi o meno a questo a quel club perchè una cosa del genere aprirerebbe anche a scenari clamorosi, ma io mi chiedo: come fa un gruppo di lavoro, come fanno gli arbitri a sentire la fiducia e a svolgere il loro lavoro con serenità se sai già che il tuo designatore si presenterà là facendo dei gesti o andando a insinuarsi dento le tu valutazioni mentre le stai facendo. Te arbitro che sei in campo non solo sai che i Varisti possono influenzarti ma sai pure che i Varisti stessi potrebbero essere influenzati dal designatore… Io credo che ogni anno sia sempre il peggiore dal punto di vista arbitrale però in questa stagione la scarsa serenità degli arbitri si è vista soprattutto nelle tante incoerenze. L’errore in sé ci sta, quello oggettivo clamoroso capita 2-3-4 volte in un anno, non sono mai 40. Però ripeto, quest’anno il clima di scarsa serenità ha contribuito ai pasticci sul campo che abbiamo visto».

Tornando al calcio giocato, come valuti lo scialbo 0-0 di domenica sera tra Milan e Juve, soprattutto se parametrato al PSG-Bayern Monaco di ieri sera?

«Per me Milan-Juve e PSG-Bayern sono imparagonabili a monte. Poi è chiaro faccia rumore e dibattito il fatto che si sia visto uno 0-0 con due tiri in porta, squadre bloccato e 7 uomini sotto palla sempre. Soprattutto il Milan ma anche la Juve… E’ stato un primo tempo molto equilibrato da questo punto di vista, anche tattico. Se si sta al campo, sembra di valutare due sport differenti. In realtà ci sono tante cose che influiscono. Sicuramente il momento storico di Milan e Juve non è paragonabile non solo a PSG e Bayern ma anche ai momenti di gloria, neanche troppo lontani, degli stessi Milan e Juve. L’altra differenza, oltre al tema della ricchezza molto diversa tra le italiane e gli altri club, è che un conto è giocare una semifinale di Champions sapendo di appartenere a società ricche. Il giocatore non soffre mai lo stress di dover portare un risultato all’azienda ma pensi al beneficio del campo e del risultato. Purtroppo questa storia del campionato italiano poco ricco, mancare il quarto posto vuol dire bruciare tre anni di programmazione e mandare in crisi l’azienda, influisce sugli stessi calciatori che avvertono un’esigenza di sopravvivenza che poi viene prima anche del lasciarsi andare sul campo. E queste cose le sanno anche gli allenatori. Quindi i condizionamenti ci sono stati considerando che avevano vinto prima anche Roma e Como. Poi certo, negli ultimi 6 Milan-Juve, 5 sono finiti 0-0… Ci sono tutta una serie di condizionamenti che Luis Enrique e Kompany non hanno. Il 5-4 finale non crea danni a nessuno, da noi scoppierebbe la tempesta. Non è un caso che una realtà come il Como possa svilupparsi senza pressioni particolari. Ha una proprietà che non va in difficoltà se arriva dodicesima e non rompe le scatole a Fabregas che può avere anche ottime idee. Se hai i calciatori di Bayern e PSG è ancora più semplice».

Uno dei protagonisti della sfida di domenica tra Milan e Juve è stato anche Dusan Vlahovic, entrato nel finale. Com’è la situazione tra il rinnovo coi bianconeri e la suggestione rossonera sullo sfondo?

«Dire che il futuro di Vlahovic sia diviso tra Juve e Milan oggi è un pò semplicistico. Non siamo al 50 e 50 tra queste due squadre. Fosse così sarebbe una vera e propria corsa a due perchè se è vero che la Juve ha Vlahovic da 5 anni, in questo momento ne sta praticamente ritrattando l’acquisto visto che da febbraio Vlahovic può firmare con chiunque. Poi è chiaro che la Juve può parlare direttamente col ragazzo senza passare dall’entourage come invece devono fare le altre squadre. I bianconeri sono quindi in pole. Prima si risolverà la situazione tra le parti in un modo o nell’altro. Se oggi dovessi immaginare un futuro di Vlahovic lontano dalla Juve, scenario assolutamente plausibile, non vedo necessariamente il Milan. Secondo me ci sono 5-6 situazioni che possono accendersi, magari tra queste c’è anche il Milan, ma i rossoneri non sono nemmeno favoriti rispetto alle altre. Se la Juve e Vlahovic si separano, per me al 70% il serbo lascerà il campionato italiano».

Infine una considerazione su Chivu, in particolare sulla sua comunicazione un pò ballerina in questa annata. Come valuti questo suo aspetto e più in generale il suo lavoro in nerazzurro al primo anno?

«Sulla comunicazione di Chivu si può dire che ci sia stato un importante cortocircuito a partire dall’episodio Bastoni-Kalulu che era un fatto totalmente imprevedibile. Lì Chivu è stato costretto a smentire un pò se stesso anche rispetto a tutto quello che aveva impostato a livello comunicativo. Ripeto, è stato un cortocircuito gigantesco. Va ricordato che lui fa parte di una società quindi quando parla porta avanti la linea editoriale di quella società. Si è autosmentito e per certi versi è sembrato anche un pò impacciato. C’è stato dunque un pre e un post Bastoni-Kalulu per Chivu, peraltro totalmente inaspettato. Una sorta di spartiacque. Questo ha portato successivamente Chivu ad ironizzare su altre squadre. Vorrei però ricordare che Spalletti quando si siede sulla panchina della Juve a stagione in corso e in parte compromessa a livello di corsa scudetto, la parola scudetto nella prima conferenza stampa la cita. Poi c’è un’opera di realismo durante la stagione visto che appena è partito Spalletti non è riuscito a fare subito filotto e poi passi per pazzo se parli di scudetto stando a -15 dalla prima. La stessa cosa è valsa per Allegri secondo me. Si è reso subito conto di non essere mai stato realmente in corsa per il campionato e quindi ha tenuto un profilo basso, lo stesso che teneva nel secondo ciclo alla Juve. Non è mai stato un uomo da grandi proclami. Quindi io non ho elementi per dire se Chivu sbagli o meno, dico solo che c’è un Chivu prima e un Chivu dopo Kalulu-Bastoni. Per quanto riguarda la stagione in generale, se vincerà il campionato al primo tentativo in una big sicuramente bravo ma visto che recentemente l’ho sentito dire che si possono vincere i campionati anche perdendo tutti gli scontri diretti e non avendo la miglior difesa o il miglior attacco sappia che se rifà così l’anno prossimo non lo rivince più».

SI RINGRAZIA LUCA MOMBLANO PER LA DISPONIBILITA’ DIMOSTRATA IN QUESTA INTERVISTA

Como, parla Ludi: «Noi stiamo investendo in maniera concreta su professionisti di giovane età per la prima squadra. Sugli italiani…»

Como, il ds Ludi svela: «Noi stiamo investendo in maniera concreta su professionisti di giovane età per la prima squadra»

Carlalberto Ludi, direttore sportivo del Como, è intervenuto durante il panel “I giovani nel sistema calcio italiano”, affrontando uno dei temi più discussi attorno al progetto biancoblù: la forte presenza di giocatori stranieri in rosa e le critiche sulla presunta scarsa valorizzazione dei talenti locali.

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PAROLE – «Perché il Como non investe nei giovani italiani? È una critica che ci viene mossa di frequente, quella di far giocare solamente stranieri, ma onestamente è forse l’appunto che riesco a comprendere meno. Il Como sta investendo in maniera concreta su professionisti di giovane età per la prima squadra. Ci tengo a sottolineare che non abbiamo portato nessun giocatore proveniente da settori giovanili stranieri direttamente in prima squadra».

OSTACOLI MERCATO ITALIANO – «C’è un tema finanziario, la nostra proprietà risulta essere più agile a investire al di fuori dei confini nazionali. Il secondo punto sta nel fatto che noi volevamo investire su giovani talenti da portare in prima squadra, ma purtroppo manca quell’anello di congiunzione fondamentale di cui in passato parlavano anche figure come Paratici e Cherubini. Il terzo motivo è metodologico: come club abbiamo un processo di recruitment estremamente accurato, che si avvale dell’uso di algoritmi, del lavoro degli scout e del supporto degli psicologi».

GIOVANI – «Per quanto riguarda il nostro settore giovanile siamo estremamente metodologici e vogliamo costruire questo percorso interamente dentro Como. Vogliamo che i giovani giocatori italiani trovino da noi una totale coerenza metodologica, così che un domani il Como della prima squadra possa essere italiano e perfettamente allineato ai nostri principi di gioco. Oggi siamo solamente all’inizio di questo lungo processo».

Matic si racconta: «Grosso è già pronto per qualcosa in più: ha aiutato molto la crescita dei giovani. Futuro? Vediamo, a fine della stagione parleremo»

Matic a Sky: «Grosso è già pronto per qualcosa in più: ha aiutato molto la crescita dei giovani. Futuro? Vediamo…»

Le dichiarazioni del centrocampista del Sassuolo Nemanja Matić, rilasciate nell’intervista concessa a Sky Sport. Le sue parole:

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PAROLE – «Abbiamo una buona squadra e una società forte. Abbiamo tutto per allenarci bene. La squadra ha grande talento, anche con qualche giocatore di esperienza. Abbiamo tutto per lavorare e giocare bene. Vediamo come andranno queste 4 partite»

GROSSO – «Grosso è già pronto per qualcosa in più: ha aiutato molto la crescita dei giovani. Abbiamo la fortuna che, essendo stato giocatore, conosce moltissimo questo mondo»

SFIDA MILAN – «Mi aspetto che Berardi faccia di nuovo 4 gol (ride, ndr). È una partita difficile, loro hanno una squadra buona, però sappiamo quali sono le nostre qualità. Abbiamo fiducia»

PSG-BAYERN «Partita di altissimo livello con tanti giocatori top. C’è stato tutto quellom che si vuole vedere in una partita: 9 gol, 2 squadre di alto livello, 2 grandi allenatori…non si può chidere di meglio»

FUTURO – «Vediamo, alla fine della stagione parleremo con il club. Io voglio rimanere qui e giocare ancora 2-3 stagioni…poi vado in vacanza (ride, ndr)»

Infortunati Bologna, problemi muscolari per Rowe e Cambiaghi: gli esiti degli esami e i tempi di recupero

Infortunati Bologna, Rowe e Cambiaghi ko per problemi muscolari. Le indicazioni dagli esami eseguiti oggi. Le ultimissime

Novità dall’infermeria del Bologna riguardo alle condizioni di Rowe e Cambiaghi. Entrambi i giocatori, dopo aver accusato problemi muscolari, si sono sottoposti agli esami strumentali: per l’inglese è stato evidenziato uno stiramento al quadricipite della coscia destra, mentre l’attaccante azzurro ha riportato un risentimento alla coscia sinistra. Le loro condizioni saranno monitorate nei prossimi giorni per definire tempi e modalità di recupero.

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Al momento è difficile stabilire una data di rientro per i due rossoblù, ma la situazione di Rowe appare più seria rispetto a quella di Cambiaghi. Il fastidio dell’ex Marsiglia richiederà tempi più lunghi, mentre l’azzurro potrebbe smaltire il problema già nei prossimi giorni, compatibilmente con l’evoluzione del quadro clinico.

Il principale indiziato a saltare il prossimo impegno casalingo contro il Cagliari è proprio Rowe: come comunicato dal club in una nota ufficiale, le sue condizioni verranno valutate giorno per giorno. Per Cambiaghi, invece, resta aperta la possibilità di un recupero più rapido, anche se serviranno ulteriori controlli per confermarlo.

Calciomercato Milan, due addii in vista: Fofana e Loftus‑Cheek verso la Premier per finanziare il nuovo progetto

Calciomercato Milan, Fofana e Loftus‑Cheek verso l’addio: dalla Premier arrivano i primi segnali di interesse

Il Milan che sta prendendo forma per la prossima stagione avrà un volto profondamente diverso, soprattutto a centrocampo. In vista del ritorno da protagonista in Europa, la dirigenza rossonera sa che ogni nuovo innesto di livello — come il possibile arrivo di Leon Goretzka — dovrà essere accompagnato da alcune cessioni mirate. Secondo La Gazzetta dello Sport, i principali indiziati a lasciare Milanello sono Youssouf Fofana e Ruben Loftus‑Cheek, due giocatori che non hanno garantito la continuità di rendimento e incisività richiesta da Massimiliano Allegri.

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Per Fofana, il futuro sembra ormai segnato. Dopo aver rifiutato offerte dalla Turchia a gennaio per restare in un campionato più competitivo, il francese è ora nel mirino di due club di Premier League: Tottenham e Aston Villa. Il Milan valuta il suo cartellino circa 25 milioni di euro, la stessa cifra investita per acquistarlo dal Monaco. Diversa la situazione di Loftus‑Cheek: il centrocampista inglese, in scadenza nel 2027, era vicino al rinnovo, poi finito in stand‑by a causa di un rendimento in calo. La società è ora orientata alla cessione, anche accettando un’offerta leggermente inferiore al suo valore pur di alleggerire un ingaggio pesante e liberare spazio salariale per profili più funzionali alla nuova identità tattica voluta da Allegri.

Il destino dei due centrocampisti sembra quindi tracciato: il Milan punta a ricavare un tesoretto da reinvestire immediatamente sul mercato estivo. Le prossime quattro giornate potrebbero essere le ultime apparizioni in rossonero per una coppia che avrebbe dovuto garantire fisicità e gol, ma che ora si prepara a salutare Milanello per lasciare spazio al nuovo progetto tecnico.

Inchiesta arbitri, l’Ansa rivela: Le testimonianze confermano le presunte designazioni “pilotate”

Inchiesta arbitri, Ansa: testimonianze puntano sulle designazioni pilotate al centro del caso Rocchi

Il caos arbitri si arricchisce di un nuovo capitolo. Secondo quanto riportato dall’Ansa, dalle testimonianze raccolte nell’inchiesta della Procura di Milano sul presunto “sistema” che avrebbe avuto come protagonista l’ex designatore Gianluca Rocchi, emergerebbero conferme sulle designazioni “pilotate” al centro dell’indagine. In particolare, i riferimenti riguardano le due scelte contestate a Rocchi e legate alla presunta “combine” avvenuta a San Siro il 2 aprile 2025: la designazione di Angelo Colombo, ritenuto “gradito” all’Inter per la trasferta di Bologna del 20 aprile, e quella di Daniele Doveri, scelto per la semifinale di Coppa Italia per evitare — secondo la Procura — che arbitraste l’eventuale finale o le ultime gare di campionato dei nerazzurri, che lo avrebbero “gradito poco”.

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Tra i testimoni ascoltati dal pm Maurizio Ascione, con il supporto del Nucleo operativo metropolitano della Guardia di Finanza, figurano anche gli stessi Colombo e Doveri. Dai verbali, riferisce l’Ansa, emergerebbero elementi che confermerebbero la consapevolezza, all’interno del gruppo arbitrale, di designazioni indirizzate. Per questo filone, Rocchi risulta indagato “in concorso” con “più persone” appartenenti al mondo arbitrale. La situazione resta comunque definita “fluida”, con verifiche e possibili ulteriori iscrizioni ancora in corso.

Il quadro delineato dall’inchiesta, al momento, riguarda esclusivamente dinamiche interne all’ambiente arbitrale. Ex fischietti come Domenico Rocca ed Eugenio Abbattista avrebbero denunciato meccanismi di valutazione post‑gara ritenuti distorti — fondamentali per continuare ad arbitrare e percepire compensi — oltre a presunte “epurazioni” nei confronti di chi non si sarebbe allineato alla “fazione” riconducibile a Rocchi. Dai verbali emergerebbe inoltre la consapevolezza di indirizzamenti verso determinati club, sempre nell’ambito della gestione del presunto “sistema”. La Procura ha ribadito che né le società né i dirigenti risultano coinvolti e non sono considerati parti lese.

Un’unica testimonianza è stata bloccata: quella di Daniele Paterna, arbitro Var in Udinese‑Parma, iscritto nel registro degli indagati per false informazioni ai pm. Tutte le altre audizioni, invece, sarebbero state ritenute utili dagli inquirenti, fornendo ulteriori elementi di riscontro alle ipotesi investigative.

Rizzoli verso la guida dell’AIA: dopo l’inibizione di Zappi è lui il grande favorito per il ruolo di commissario

Nicola Rizzoli nuovo commissario dell’AIA? E’ lui il favorito dopo l’inibizione di Zappi! I possibili scenari futuri

La conferma della squalifica di Antonio Zappi, con la conseguente decadenza dal ruolo di capo degli arbitri, ha aperto ufficialmente la corsa alla successione. Una corsa tutt’altro che affollata in un momento estremamente delicato per il sistema arbitrale, che sembra convergere su un unico candidato forte: Nicola Rizzoli, ex designatore e figura di grande autorevolezza. Secondo La Repubblica, a lui dovrebbe essere affidato il ruolo di commissario, con il compito — particolarmente sensibile — di scegliere i nuovi designatori e guidare la ripartenza del settore.

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Rizzoli, nato a Mirandola nel 1971, è considerato uno dei migliori arbitri della sua generazione. La sua carriera internazionale ha raggiunto l’apice nel 2014, quando ha diretto la finale dei Mondiali in Brasile tra Germania e Argentina, dopo aver arbitrato anche la finale di Champions League del 2013. Apprezzato per uno stile autorevole ma sempre equilibrato, capace di gestire con lucidità le partite più complesse, si è ritirato nel 2017 per poi assumere ruoli dirigenziali nel settore arbitrale italiano, tra cui quello di designatore della Serie A.

La sua figura resta oggi una delle più rispettate nel mondo del calcio, tanto che la Federcalcio vede in lui la persona adatta a riportare stabilità in un momento di forte turbolenza. Rizzoli è considerato il profilo ideale per “guidare la nave fuori dalla bufera”, ricostruendo credibilità e struttura all’interno dell’AIA dopo mesi segnati da tensioni, indagini e scelte contestate.

Prati Torino, futuro in bilico: il riscatto da 5,9 milioni può orientare le strategie granata per l’estate

Prati Torino, decisione rimandata: i granata valutano il riscatto e le sue scelte per la costruzione della nuova rosa

Il futuro di Matteo Prati, arrivato al Torino in prestito dal Cagliari durante il mercato di gennaio, resta uno dei dossier più delicati in vista dell’estate. Il club granata non ha ancora preso una decisione definitiva sul possibile riscatto del centrocampista classe 2003, operazione che richiederebbe un investimento da 5,9 milioni di euro per acquisirlo a titolo definitivo. Una cifra significativa, che impone valutazioni attente sia sul rendimento del giocatore sia sulle prospettive tecniche del reparto.

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Il Torino dovrà infatti considerare diversi fattori: l’impatto di Prati nelle rotazioni, la sua crescita nel medio periodo e le esigenze di un centrocampo che potrebbe subire modifiche importanti. Dopo un avvio in cui ha trovato maggiore spazio, il giovane non è riuscito a consolidare un ruolo stabile nelle gerarchie, motivo per cui la dirigenza non esclude di rinunciare al riscatto e rimandarlo al Cagliari al termine della stagione. La scelta sarà strettamente legata alle strategie estive, tra la volontà di dare continuità al progetto e l’eventuale necessità di inserire profili più pronti.

La sensazione è che la decisione finale arriverà solo a campionato concluso, quando il club avrà un quadro più chiaro su budget, obiettivi e priorità. Prati resta un profilo giovane e interessante, ma il suo futuro in granata non appare affatto scontato: il diritto di riscatto è un’opportunità, non un automatismo, e il Torino valuterà con attenzione se trasformarla in un investimento concreto.

Sorrentino svela: «Era l’estate del 2010 e la Juve stava cercando un portiere che sostituisse Buffon, dopo l’infortunio. Era tutto fatto ma poi…»

Sorrentino: «Ritorno alla Juventus? Era l’estate del 2010 e la Juve stava cercando un portiere che sostituisse Buffon, dopo l’infortunio ma…»

Stefano Sorrentino, intervenuto ai microfoni di Tuttosport, ha rilasciato alcune dichiarazioni significative, soffermandosi anche sull’attuale Juventus. Di seguito i passaggi più rilevanti della sua intervista.

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Per il prossimo anno si parla del possibile arrivo di Alisson… «Dipendesse da me, lo prenderei subito. Soprattutto per il suo status tra le tante presenze in Premier e quelle con la Nazionale. Un portiere forte e moderno. Con lui i bianconeri potrebbero fare davvero un bel salto di qualità. Ma bisogna capire quanto budget possano concentrare sulla porta. Nel caso fosse ristretto, credo che ci siano ben altre priorità, a cominciare dall’attacco».

Lewandowski la convince come idea? «Se il Barça ha deciso di lasciarlo partire è perché non reputa che possa più competere ad altissimi livelli. Quindi ci penserei bene, puntando magari su un profilo più giovane come Kolo Muani. E poi terrei Vlahovic: penso che con Spalletti e due esterni di qualità come Chico e Yildiz, possa ancora dire la sua».

Insomma, con 4 colpi la Juve può tornare a puntare per lo scudetto? «Assolutamente sì. Ma devono essere di livello per colmare il gap con l’Inter».

A proposito: dopo la trafila nelle giovanili, è vero che è stato a un passo dal ritorno in bianconero? «Sì. Era l’estate del 2010 e la Juve stava cercando un portiere che sostituisse Buffon, dopo l’infortunio. Era tutto fatto: il mio agente mi chiamò per dirmi di vestirmi elegante perché da lì a poco saremmo andati a Milano per firme e presentazione. Poi alla fine Sartori non trovò l’accordo e presero Storari. Da qualche parte a casa dovrei ancora avere la bozza del contratto…».

Dove abbiamo visto il miglior Sorrentino? «Direi al Chievo, specie nei primi anni. Ci salvammo a 4 giornate dalla fine con una delle migliori quattro difese del campionato. Roba non da poco se pensiamo a chi giocava in Serie A in quegli anni: da Ibra a Milito, passando per Di Natale, Del Piero, Kakà… Ho sfiorato l’azzurro con due pre-convocazioni».

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FIFA, svolta sui vivai: proposta per rendere obbligatoria la presenza di un Under 21 cresciuto nel club in ogni partita

Rivoluzione FIFA in arrivo: obbligo di schierare un Under 21 del settore giovanile per tutte le squadre. Tutti i dettagli

Dopo l’ennesima delusione Mondiale, il dibattito sulle riforme necessarie per favorire l’impiego dei giovani italiani in Serie A si è riacceso con forza. Ma un impulso decisivo potrebbe arrivare direttamente dalla FIFA. Nel Consiglio riunitosi a Vancouver, infatti, è stato approvato all’unanimità l’avvio di un processo di consultazione per introdurre un obbligo regolamentare che imponga alle squadre di club di schierare sempre almeno un giocatore cresciuto nel proprio vivaio, proveniente dalle categorie Under 20 o Under 21, indipendentemente dalla nazionalità. Al termine della consultazione, una proposta ufficiale verrà presentata al Consiglio FIFA del prossimo anno, con l’obiettivo di introdurre la norma già dalla stagione 2027/28.

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In Serie A esistono già vincoli legati ai giocatori formati nel vivaio, ma nessuno che riguardi l’età o l’effettivo utilizzo in campo. Attualmente, ogni club deve inserire nella lista dei 25 almeno otto calciatori cresciuti nel settore giovanile proprio o di un’altra società italiana, di cui quattro formati internamente. Per essere considerati “formati nel club”, i giocatori devono essere stati tesserati tra i 15 e i 21 anni per almeno 36 mesi, anche non consecutivi. Tuttavia, queste regole non garantiscono un reale impiego dei giovani, né impongono limiti o obblighi legati alla loro presenza in campo.

L’unico criterio legato all’età riguarda gli Under 23, che possono essere utilizzati senza limiti e senza dover rientrare nella lista dei 25, purché vengano comunicati entro 24 ore dalla gara. La proposta FIFA, però, abbasserebbe ulteriormente la soglia e introdurrebbe un vincolo concreto: almeno un giovane del vivaio dovrà essere sempre in campo. Una misura che, se approvata, potrebbe cambiare profondamente la gestione dei vivai e l’approccio dei club europei — Italia compresa — alla valorizzazione dei propri talenti. Lo riferisce Calcio & Finanza.

Torino già al lavoro per il 2026/27: dal ritorno di Cacciamani ai riscatti e al nodo D’Aversa, il piano di Petrachi per il nuovo progetto

Torino, programmazione già avviata: Cacciamani, Obrador, riscatti e panchina. Le mosse del ds Petrachi per costruire il 2026/27

La stagione 2025/26 del Torino sta per concludersi e in casa granata si lavora già alla costruzione della squadra per il prossimo campionato. Archiviata la salvezza con anticipo, il ds Petrachi è concentrato sul rafforzamento della rosa e sulla creazione di un gruppo più stabile e competitivo. La priorità è investire sui giovani, a partire dal rientro di Alessio Cacciamani, classe 2007, reduce da un’ottima annata in Serie B con la Juve Stabia (32 presenze e 2 gol). Intervistato da Di Marzio l’attaccante ha parlato del possibile ritorno al Filadelfia: «Nel caso in cui dovessi tornare al Toro in via definitiva, ci andrei sicuramente con un bagaglio di conoscenze ancora più sviluppate».

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Accanto ai talenti cresciuti nel vivaio, Petrachi vuole dare continuità a uno dei colpi più riusciti del mercato invernale: Rafa Obrador. L’esterno spagnolo ha convinto nei suoi primi mesi in granata, collezionando 12 presenze e 2 assist, e mostrando qualità che hanno attirato l’attenzione di diversi club. Arrivato dal Benfica in prestito con diritto di riscatto fissato a 9 milioni, il Torino è consapevole della concorrenza e della percentuale sulla futura rivendita spettante al Real Madrid, ma è pronto a trattare pur di confermarlo. Intanto, con la salvezza matematica, il club ha già esercitato i riscatti di Sandro Kulenovic e Tino Anjorin, due operazioni programmate che consolidano la struttura della rosa.

Resta invece da definire il futuro di Roberto D’Aversa, protagonista della risalita granata dopo il suo arrivo a febbraio. Subentrato a Baroni con la squadra in piena zona rossa, l’ex tecnico di Empoli e Lecce ha guidato il Torino verso una salvezza anticipata, ridando identità e compattezza al gruppo. La società sta valutando se confermarlo o virare su un altro profilo: D’Aversa è uno dei nomi sul tavolo, ma non l’unico, e la decisione finale arriverà nelle prossime settimane, quando il club definirà la direzione tecnica del nuovo progetto.

Mercato Juve, fari puntati su Jackson: il club segue l’attaccante con continuità mentre il suo futuro resta tutto da scrivere

Mercato Juve, Jackson pista ancora aperta: monitoraggio quotidiano e concorrenza forte per un’operazione tutt’altro che semplice

La Juventus guarda già al futuro e accelera sul mercato per rinforzare il reparto offensivo. Come riportato da Alfredo Pedullà, i bianconeri continuano a seguire con grande attenzione Nicolas Jackson, profilo che la dirigenza aveva già valutato con decisione lo scorso agosto e che torna ora d’attualità in vista della prossima stagione.

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La situazione dell’attaccante senegalese è in piena evoluzione: Jackson rientrerà al Chelsea al termine del prestito al Bayern Monaco, ma la sua permanenza a Londra è tutt’altro che scontata. Il club inglese sta valutando diverse opzioni e non è escluso che possa aprire alla cessione, rendendo il dossier particolarmente interessante per la Juve.

A complicare il quadro, però, c’è la forte concorrenza. Jackson ha già ricevuto proposte importanti da altri club europei, elemento che potrebbe far lievitare costi e tempistiche dell’operazione. La Juventus, comunque, continua a monitorare il giocatore con costanza, consapevole del suo potenziale e delle difficoltà di una trattativa che si preannuncia tutt’altro che semplice.

Calciomercato Milan, contatti continui per Goretzka: rossoneri davanti alla concorrenza. Tutti i dettagli

Calciomercato Milan, Goretzka pista calda: dialoghi costanti e vantaggio rossonero sulla concorrenza. Cosa sta succedendo

Il Milan guarda già alla prossima stagione con l’obiettivo di alzare la qualità della rosa in vista del ritorno in Europa. La dirigenza rossonera vuole garantire a Massimiliano Allegri un rinforzo di livello per ogni reparto, consolidando un progetto tecnico triennale che punta a riportare il club stabilmente ai vertici. Tra i nomi più affascinanti sul tavolo c’è quello di Leon Goretzka, definito «uno dei parametri zero più pregiati della prossima estate». Il centrocampista classe 1995 ha già deciso di chiudere la sua avventura al Bayern Monaco il 30 giugno, alla scadenza naturale del contratto.

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Il grande vantaggio competitivo del Milan porta la firma di Igli Tare, che si è mosso con largo anticipo avviando contatti continui con l’entourage del giocatore. Nonostante la concorrenza della Premier League e di altri club italiani, il gradimento di Goretzka per la Serie A e per il prestigio del Milan sembra aver messo i rossoneri in una posizione privilegiata. Il tedesco considera Milano la destinazione ideale per aprire un nuovo capitolo della sua carriera, portando con sé fisicità, esperienza internazionale e intelligenza tattica.

In questo momento, Goretzka è concentrato sul finale di stagione con il Bayern, ancora impegnato tra Champions League e DFB Pokal. La sua professionalità non è in discussione, ma la scelta sul futuro è imminente: «Prima del Mondiale prenderà la sua decisione definitiva». Un segnale che il Milan attende con fiducia, pronto a chiudere un colpo di altissimo profilo a costo zero e a consegnare ad Allegri un centrocampista di caratura mondiale per alzare ulteriormente le ambizioni rossonere.

Dimarco Inter, rinnovo in arrivo: quando scatta la clausola e come i nerazzurri vogliono costruire il suo futuro

Dimarco Inter, via libera alla clausola per l’esterno: il progetto nerazzurro sul miglior assistman del campionato di Serie A

L’Inter è pronta a blindare il futuro di Federico Dimarco, protagonista di una stagione straordinaria e ormai punto fermo del progetto nerazzurro. Come riportato dalla Gazzetta dello Sport, il club sta per attivare la clausola unilaterale che estenderà il contratto dell’esterno dal 2027 al 2028, un gesto di fiducia che anticipa un ulteriore rinnovo con adeguamento dell’ingaggio. Un passo naturale per un giocatore che incarna l’identità del club, essendo «milanese e interista» nell’anima, e che sul campo ha confermato di meritare un ruolo centrale nel presente e nel futuro dell’Inter.

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Determinante nella sua crescita è stato il rapporto con Cristian Chivu, con cui esiste un «grandissimo rapporto» che ha rafforzato la volontà del numero 32 di restare a lungo a Milano. La sintonia con il gruppo è emersa anche nel gesto di Marcus Thuram, che dopo il gol al Torino è corso ad abbracciarlo per celebrare un traguardo storico: con 17 assist, Dimarco ha stabilito il nuovo record in un singolo campionato, superando il primato del “Papu” Gomez. Numeri che certificano una maturazione completa, sia tecnica che caratteriale.

Oltre agli assist, Dimarco sta vivendo la sua miglior stagione realizzativa con sette reti, mentre si avvicina la festa per quello che sarebbe il suo secondo Scudetto. Il difensore guarda già ai prossimi obiettivi: il Mondiale mancato resta un piccolo «tarlo», ma la mente è rivolta alla rassegna del 2030, quando spera di rappresentare l’Italia da protagonista. Intanto, la sua leadership silenziosa e l’attaccamento alla maglia lo rendono uno dei candidati naturali alla fascia in futuro, «Lautaro permettendo», mentre il popolo nerazzurro si gode il suo instancabile sfrecciare sulla fascia.

Calciomercato Bologna: 25 milioni in estate per ‘rassicurare’ Italiano! Resta però il nodo uscite e il caso Ferguson, la rivelazione

Calciomercato Bologna: 25 milioni in estate da spendere ma occhio al nodo uscite. Ecco cosa potrebbe succedere

Il Bologna si prepara a programmare il proprio futuro. Per mantenere uno status altamente competitivo e restare saldamente a ridosso delle big della Serie A, servirà un investimento sul mercato di almeno 25 milioni di euro. Si tratta di una cifra necessaria per rassicurare Vincenzo Italiano, legato al club da un contratto fino al 2027. Il tecnico esige precise garanzie sulle ambizioni del Bologna per restare con entusiasmo, nonostante la mancata qualificazione alle competizioni europee per la prossima annata. La consapevolezza di essere corteggiato da club da scudetto lo lusinga, ma l’affetto della piazza rossoblù gioca a favore della permanenza, a patto che ci sia un progetto tecnico all’altezza. Lo riporta il Corriere dello Sport.

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Il bivio di Saputo e i nodi in uscita

Il presidente Joey Saputo si trova quindi davanti a un vero e proprio bivio societario. Dopo i notevoli sforzi economici sostenuti dal suo arrivo a Casteldebole, ora deve decidere se stanziare il budget richiesto o limitare la spesa a una quindicina di milioni, col rischio di far ripiombare la squadra nell’anonimato.

Il tesoretto a disposizione dipenderà moltissimo dal mercato in uscita. Appaiono ormai probabili le partenze di elementi come Lucumi, Freuler, Dominguez e Skorupski. Tuttavia, se a questi dovessero aggiungersi le dolorose cessioni di big come Dallinga, Orsolini e Ferguson (salvaguardando intoccabili come Castro e Rowe), i ricavi aumenterebbero, ma crescerebbero esponenzialmente anche i costi per rimpiazzare adeguatamente questi campioni.

Il caso Ferguson e le parole dello zio

Tra le situazioni più delicate spicca proprio il futuro del capitano Lewis Ferguson. Il centrocampista scozzese, blindato un anno e mezzo fa con un contratto fino al 2028, ha vissuto una stagione di alti e bassi complice il rientro dal grave infortunio al crociato subito nell’aprile del 2024. In campionato ha collezionato 23 presenze, ma solo 14 da titolare, trovando invece molto più spazio in campo europeo (12 presenze dal primo minuto). Di fronte a una proposta irrinunciabile, il leader rossoblù potrebbe valutare seriamente la partenza.

A gettare ulteriori ombre sul suo futuro ci ha pensato recentemente suo zio Barry, alimentando le voci di un possibile addio: «Quest’anno – ha detto una settimana fa durante il podcast 5 Stars, Barry – ha giocato molto in Europa League, ma non tanto in campionato. Per questo potremmo vedere un trasferimento di Lewis in estate». Dichiarazioni pesanti che rendono la prossima estate uno snodo cruciale e in bilico per l’equilibrio del Bologna.

Fiorentina, Paratici blindato: si riparte da lui! Come verrà costruita la rosa della prossima stagione, chi resta e chi parte

Fiorentina, Paratici blindato: in che modo verrà costruita la rosa della prossima stagione, chi resta e chi parte

La rincorsa verso la permanenza in Serie A sta per concludersi positivamente, ma in casa viola è già tempo di programmazione. Questa stagione della Fiorentina rimetterà tutto e tutti in discussione. La certezza assoluta, però, risiede nella continuità dirigenziale: Fabio Paratici, forte di un contratto fino al 2030, non si muoverà da Firenze. Nonostante le recenti indiscrezioni che lo accostavano alla Roma come possibile sostituto di Massara, sarà proprio l’ex direttore sportivo del Tottenham a dettare le strategie e a scegliere il prossimo allenatore per l’inizio del nuovo ciclo. Lo riporta il Corriere dello Sport.

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I pilastri del progetto: Fagioli, Kean e De Gea

In cima alla piramide delle gerarchie tecniche figurano tre elementi centrali: Fagioli, Kean e De Gea. Salvo un’offerta economica irrinunciabile (un principio che varrà per qualunque giocatore a cui al Viola Park metteranno l’etichetta di “confermato”), Fagioli sarà il punto di riferimento assoluto della nuova mediana. In attacco, nessuno vuole privarsi di un Kean motivato, sebbene la clausola da 62 milioni possa rappresentare una base per ragionare su eventuali cessioni a cifre inferiori. Per De Gea, il cui accordo scade nel 2028, ci sarà un vertice a salvezza raggiunta: bisognerà capire se le sirene della Juventus gli faranno cambiare idea. Nel blocco delle conferme rientrano, pur con sfumature diverse, anche Parisi, Ranieri, Ndour, Mandragora, Gosens e Pongracic.

Il tesoretto in uscita e il “file valutazioni”

Dentro l’ormai noto “file valutazioni” della dirigenza figurano sei profili in bilico: Dodo, Gudmundsson, Piccoli, Fazzini, Fortini e Comuzzo. Elementi centrali del progetto che potrebbero restare in Toscana o trasformarsi in un prezioso tesoretto per finanziare le casse viola in vista dei futuri acquisti.

Prestiti e giovani: obblighi e addii

Sul fronte dei prestiti arrivati a gennaio, la salvezza farà scattare l’obbligo di riscatto per Fabbian (13 milioni al Bologna) e Brescianini (10 milioni all’Atalanta). Per Rugani, il riscatto dalla Juventus (a due milioni) scatterà solo in caso di permanenza in A combinata ad almeno cinque presenze da 45 minuti (al momento è fermo a tre). Salvo clamorosi ribaltoni, Solomon e Harrison non verranno riscattati (costerebbero 10 e 7 milioni) e faranno ritorno in Inghilterra. Discorso rinviato a fine stagione, invece, per i giovani di rientro come Balbo, Koaudio e Martinelli.

Calciomercato Lazio: Coppa Italia come regalo d’addio per Pedro? Il futuro dello spagnolo va in questa direzione per la prossima estate

Calciomercato Lazio: Pedro potrebbe lasciare i biancocelesti in estate. La vittoria della Coppa Italia rappresenterebbe il regalo d’addio

Il calcio inteso come arte e un istinto innato per le giocate decisive. Anche contro l’Udinese, Pedro ha dimostrato di possedere la rara capacità di fermare il tempo e trasformare ogni singolo pallone in una memoria indelebile. L’attaccante spagnolo continua a regalare prodezze da autentico fuoriclasse, confermandosi un patrimonio tecnico e umano inestimabile per le sorti della Lazio.

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Il futuro dello spagnolo e le parole di Maurizio Sarri

La magia balistica contro i friulani, tuttavia, potrebbe rappresentare una delle ultime esibizioni del campione in maglia biancoceleste. Secondo il Corriere dello Sport, il suo percorso professionale sembra ormai orientato verso un addio a fine stagione. Nel post-partita, il tecnico Maurizio Sarri ha commentato la situazione contrattuale, lasciando aperto un piccolo spiraglio: «Se può rimanere? Bisogna chiederlo a lui. È una scelta sua, è un fuoriclasse straordinario. Ora è difficile che faccia novanta minuti, ma i piedi sono sempre quelli».

I gol pesanti e le notti magiche in biancoceleste

A prescindere da quale sarà la decisione finale, l’ex Barcellona ha già scolpito il proprio nome nella storia del club capitolino attraverso una scia di gol pesanti e decisivi. Tutto è iniziato con l’indimenticabile rete nel derby, che lo ha immediatamente consacrato nel cuore della tifoseria. Poi sono arrivate le notti magiche europee, con le firme d’autore contro Real Sociedad, Celtic e Ajax.

In Serie A, il suo repertorio tecnico si è manifestato con reti spettacolari: il mancino a giro contro il Verona, il destro sotto la traversa con l’Empoli e il clamoroso tiro al volo contro il Napoli. La memoria collettiva è ancora viva per le gesta della passata stagione, come la memorabile doppietta a San Siro contro l’Inter (che di fatto consegnò lo scudetto ai partenopei) o l’infallibile rigore segnato al Milan.

L’obiettivo Coppa Italia per chiudere in trionfo

Oggi, pur non potendo sempre garantire i novanta minuti di intensità, il fuoriclasse iberico rimane un’arma letale a gara in corso. Una carriera inimitabile, impreziosita da ben venticinque trofei conquistati nei palcoscenici più prestigiosi al mondo. Ora, il mirino è puntato sull’ultimo grande traguardo: alzare al cielo la Coppa Italia. Sarebbe il suo primo successo nel nostro Paese e il ventiseiesimo trofeo in carriera, il tassello perfetto per chiudere in assoluta bellezza la sua avventura con la Lazio.

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