Ronaldo e Mourinho, i due simboli dell’era Moratti: The End, l’Inter va a Thohir

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Viaggio nel quasi ventennio di Massimo Moratti: tra ossessioni e riscatti

INTER PROPRIETA’ MORATTI THOHIR – Da Ottavio Bianchi a Walter Mazzarri passando per i vari Simoni, Lippi, Cuper, Mancini, Mourinho, Benitez e Stramaccioni. Sì, anche il buono Strama nella lista dei sogni e delle speranze di Massimo Moratti che, dal suo primo allenatore all’ultimo, ha collezionato una lista di successi e fallimenti come forse – con così tanta distanza – si è raramente verificato in altri club.

L’OSSESSIONE DELLA COPPA DEI CAMPIONI – Prima dell’era targato Massimo Moratti l’Inter aveva alzato per due volte – peraltro consecutive – l’ambitissima coppa con le orecchie: stagione 1963-64 ed a seguire 1964-65, guarda caso nel mezzo dell’illuminata presidenza del papà Angelo Moratti. Dall’epica Inter dei record in poi mai più i nerazzurri sul tetto d’Europa, fattore che ha disturbato i sonni del figlio Massimo fino ad indurlo a riportare la famiglia Moratti al timone dell’amata Inter: è nel 1995 che Massimo Moratti si insedia alla guida della società con l’unico intento – prima o poi – di riportare a casa il trofeo più brillante e ricalcare le orme del venerato padre. Una figura che ha sempre accompagnato le scelte di Massimo fino, secondo il solito partito dei disfattisti, a condannarlo a brillare di luce altrui. Non è stato così: al contrario Moratti figlio ha avuto il coraggio di inseguire un’impresa e nonostante errori e fatalità di portata devastante il sacrificio ha pagato ed alla fine l’unica cosa che contava si è verificata.

RONALDO E MOURINHO I DUE SIMBOLI – Più che acquistare e retribuire lautamente il miglior calciatore del mondo cosa dovrò pur fare, Massimo Moratti si sarà perseguitato con questa domanda fino a tramutarla in una vera e propria pena: ed infatti Ronaldo è proprio il simbolo della prima fase della gestione Moratti, caratterizzata da acquisti pazzeschi che però – vuoi come si diceva per errori nella costruzione delle squadre, vuoi per fatalità ineguagliabili come ad esempio il calvario di infortuni toccato in sorte proprio al fenomeno brasiliano – non sono stati in grado di tramutare l’Inter in una realtà vincente. Circostanza invece centrata in pieno prima dalla gestione Mancini – pesa sul giudizio l’immediato post-Calciopoli che ha di fatto agevolato le vicende nerazzurre – e senza alcun velo di incertezza dalla splendida quanto breve era Mourinho: non serve aggiungere altro se non che quell’Inter è stata insindacabilmente la squadra più forte del mondo. Quella poi che ha permesso a Massimo Moratti di chiudere quel cerchio il cui primo segno è stato tracciato nel 1995.

ORA THOHIR: L’INTER E’ SUA – L’Inter è di Erick Thohir, imprenditore e magnate dell’editoria indonesiana, che ha acquistato ufficialmente il 70% del pacchetto di proprietà nerazzurro: ed oggi l’unica certezza può essere soltanto questa. Non conosciamo il nuovo proprietario dell’Inter al punto tale da poter emettere giudizi o neanche opinioni su quel che potrà accadere o meno: va osservato all’opera dei fatti e ad ora l’endorsement più rilevante è proprio quello fornito dall’uscente Massimo Moratti. Che ha definito Thohir e la cordata di cui lo stesso è a capo un insieme di brave ed affidabili persone: saranno loro a decidere del futuro dell’Inter a prescindere dal ruolo che ricoprirà Moratti. Ipotizzabile una fase di transizione con una presenza marcata ma, bando ai giri di parole, l’Inter non è più affar suo. Comincia l’era Thohir. E i tifosi, molti di loro già nostalgici del vecchio caro presidente, sognano i fasti di un passato neanche troppo lontano.