Tendinite achillea nel calcio e cosa c’è dietro lo stop di Raimondo – Calcio News 24
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Tendinite achillea nel calcio e cosa c’è dietro lo stop di Raimondo

La tegola in casa Frosinone riporta l’attenzione su uno degli infortuni più delicati per i calciatori. Cause, sintomi, trattamenti e tempi di recupero di un problema che richiede una gestione attenta

Brutte notizie per il Frosinone durante la sosta per le Nazionali: gli esami strumentali hanno evidenziato per Antonio Raimondo, attaccante classe 2004, una tendinopatia inserzionale achillea al tendine destro, con il rischio concreto di saltare la sfida con il Napoli alla ripresa della Serie A. Il club non ha fissato una data per il rientro, che dipenderà dall’evoluzione del quadro e dalla risposta alle terapie. Il caso riporta al centro un problema che conoscono bene preparatori e medici sportivi: la tendinite achillea, un disturbo che può richiedere tempi di recupero lunghi se non viene gestito con attenzione.

Tendinite achillea, cos’è e perché colpisce i calciatori

Il tendine d’Achille è il tendine più grande e resistente del corpo umano: collega i muscoli del polpaccio al calcagno e trasmette la forza necessaria per correre, saltare e cambiare direzione. In una partita di calcio viene sollecitato migliaia di volte, con carichi che negli scatti possono superare di diverse volte il peso corporeo. Quando lo stress supera la capacità di adattamento del tessuto, si sviluppa la tendinopatia, che può interessare il corpo del tendine oppure, come nel caso di Raimondo, il punto di inserzione sul calcagno.

Il termine “tendinite” è ancora il più usato, ma oggi gli specialisti preferiscono parlare di tendinopatia, perché più che di un’infiammazione acuta si tratta spesso di un’alterazione della struttura del tendine. E qui entra in gioco il collagene, la proteina che costituisce la gran parte del tessuto tendineo e ne garantisce la resistenza alla trazione. Proprio per questo negli ultimi anni nutrizionisti e staff medici hanno iniziato a guardare anche a ciò che finisce nel piatto dei giocatori. Alcuni studi hanno osservato che l’assunzione di collagene idrolizzato o gelatina insieme alla vitamina C, circa un’ora prima dell’esercizio, può aumentare i marcatori della sintesi di collagene. È così che molti sportivi, anche amatori, hanno scoperto il collagene marino per la pelle e le articolazioni: nato come prodotto legato alla bellezza, è poi approdato negli spogliatoi come supporto ai tessuti connettivi, sempre come complemento al lavoro in palestra e non come cura.

Tendinopatia e rottura, due infortuni molto diversi

Quando si parla di tendine d’Achille, ai tifosi italiani torna subito in mente Leonardo Spinazzola, che a Euro 2020 si procurò la rottura del tendine nel quarto di finale contro il Belgio, restando fuori per mesi. È però importante distinguere. La rottura è un evento traumatico che può richiedere un intervento chirurgico oppure un trattamento non chirurgico, a seconda del caso. La tendinopatia, invece, è un problema che si sviluppa generalmente in seguito a un sovraccarico ripetuto e viene nella maggior parte dei casi gestita inizialmente con un trattamento conservativo. Le due condizioni non sono quindi la stessa cosa e non vanno confuse. Nel caso di Raimondo, il club ha parlato specificamente di tendinopatia inserzionale, non di rottura.

I sintomi da non sottovalutare

La tendinopatia achillea non si manifesta sempre in modo improvviso. Più spesso può dare alcuni segnali che vale la pena riconoscere:

  • Rigidità mattutina al tallone o nella parte bassa del polpaccio, soprattutto nei primi passi
  • Dolore durante l’attività, che in alcuni casi può ridursi con il movimento e tornare successivamente
  • Gonfiore o ispessimento lungo il tendine o vicino alla sua inserzione sul calcagno
  • Dolore alla pressione e fastidio durante alcune attività che caricano il tendine

Tra i fattori associati alla tendinopatia ci sono soprattutto i cambiamenti del carico di attività, in particolare quando sono bruschi. Anche la forza e la capacità del complesso muscolo-tendineo di gestire il carico possono avere un ruolo. È invece più prudente non considerare automaticamente campi duri o calzature specifiche come cause certe del problema.

Come si cura la tendinopatia achillea

Il carico progressivo

Il pilastro del trattamento non è necessariamente il riposo assoluto, ma la gestione del carico. Si riducono temporaneamente le attività che provocano dolore e si introducono esercizi specifici per il polpaccio, con un aumento progressivo del carico in base alla risposta del tendine. Possono essere utilizzati esercizi eccentrici, concentrici, isometrici e programmi di carico lento e progressivo. L’obiettivo è migliorare gradualmente la capacità del tendine di tollerare gli sforzi. Nelle forme inserzionali gli esercizi vengono spesso adattati, limitando inizialmente la dorsiflessione e quindi evitando, in alcuni esercizi, di far scendere il tallone sotto il livello del gradino.

Terapie fisiche e alimentazione

Accanto agli esercizi, il medico o il fisioterapista può valutare altri trattamenti in base al singolo caso. Le onde d’urto, per esempio, sono state studiate nella tendinopatia achillea, ma le evidenze più recenti non mostrano un beneficio clinico significativo e non permettono di considerarle un trattamento di routine, soprattutto nelle forme inserzionali.

Anche l’alimentazione può avere un ruolo nel percorso di recupero: un apporto adeguato di proteine ed energia è importante per sostenere i processi di adattamento dei tessuti. Il collagene può essere eventualmente inserito come complemento dell’alimentazione, ma non sostituisce il lavoro riabilitativo e non va considerato una cura dell’infortunio.

Tempi di recupero e rischio di ricaduta

È la domanda che tutti i tifosi si fanno: quanto tempo serve per guarire? Nel caso della tendinopatia non esiste una risposta unica. Le forme meno severe possono migliorare nell’arco di alcune settimane, mentre i casi più persistenti possono richiedere diversi mesi. Anche le tendinopatie inserzionali possono essere particolarmente lente a rispondere al trattamento. Per questo il ritorno all’attività avviene per gradi, valutando la risposta al carico, la forza e la capacità di riprendere progressivamente corsa, salti e gesti specifici del calcio. Tornare in campo troppo presto può infatti provocare una nuova riacutizzazione dei sintomi.

Un tendine da gestire con attenzione

La speranza del Frosinone è di ritrovare Raimondo il prima possibile, ma al momento non è possibile stabilire con precisione quanto durerà il suo stop. Il dato ufficiale resta quello comunicato dal club: tendinopatia inserzionale del tendine d’Achille destro e percorso riabilitativo già iniziato. Gestione dei carichi, recupero progressivo, rinforzo della muscolatura del polpaccio e monitoraggio dei sintomi sono gli elementi principali di un percorso che deve essere adattato alla risposta del singolo atleta. Nel caso di Raimondo, saranno proprio l’evoluzione del problema e il recupero funzionale a stabilire quando potrà tornare ad allenarsi e giocare.

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