Cagliari News
Cagliari, Milani racconta Gigi Riva: «Oggi manca una persona come lui, è stato un maestro e un modello etico»
Cagliari, Riccardo Milani racconta Gigi Riva. Le sue dichiarazioni sul docu-film “Nel nostro cielo un Rombo di tuono”
Riccardo Milani ha rilasciato una lunga intervista a CagliariNews24, parlando di Gigi Riva e del rapporto avuto con la leggenda del Cagliari, del docu-film “Nel nostro cielo un Rombo di tuono”. Le sue parole.
Ultime Notizie Serie A: tutte le novità del giorno sul massimo campionato italiano
GENESI DEL PROGETTO – «E’ tutto nato nel 2001 quando andai da Gigi la prima volta per chiedergli di fare questo lavoro. Lui nella mia vita è stata una costante, come per tante persone della mia generazione, cresciute con quella vicenda lì, con quel pezzo di storia. C’era l’aspetto calcistico, l’aspetto dell’eroe, del mito sportivo, ma poi c’è stato molto di più perché c’è stato un pezzo di storia della Sardegna, e non solo, che è cambiato. È cambiato da lì in poi, quindi è un pezzo di storia del Paese».
UN MODELLO ETICO – «Tutti questi elementi, più il fatto che ci fosse anche un modello etico. Riva ha dato lezione a tanti di etica, di coraggio, di coerenza, di rigore morale. I valori di Gigi sono valori che dovrebbero appartenere a tutti. Già allora ce n’era tanto bisogno, ce n’è ancora più bisogno adesso».
IL PRESENTE – «Nel presente manca una persona come Gigi, manca una persona che abbia quel coraggio, quella rettitudine morale, ma anche la voglia di dedicarsi a delle persone, di essere riconoscente. Altro elemento che l’ha contraddistinto: essere riconoscente verso una terra, un popolo. Ecco, quella cosa lì ha un po’ segnato la vita di tanti».
L’INSISTENZA – «Già allora, nel 2001, lo dissi a Gigi e lui mi chiedeva: “Ma perché vuoi fare questa cosa qui? Io non sono niente, non posso essere d’esempio per nessuno”. E io insistevo sempre sul valore etico e sul valore morale della sua vita, di quanto ci fosse bisogno di uomini così. Su quello poi per vent’anni ho insistito e vent’anni dopo m’ha detto: “Vabbè, cominciamo”».
IL DOLORE DI RIVA – «Ed erano passati vent’anni, anche lui aveva vissuto un’altra vita fatta anche di fragilità, di rabbia. Il non stare più sul campo e non stare più in mezzo al calcio è una cosa che gli ha pesato anche negli anni. Ha vissuto quei momenti di grande dolore. E non era un dolore fisico, perché lui del dolore fisico non aveva paura. gambe rotte, fratture… quello che c’era da fare faceva. Era il dolore di non poter essere più quello di una volta dal punto di vista della partecipazione. Anche se poi lui diceva sempre: “Ogni volta che torno per strada, la gente mi tratta come se ancora fossi in campo”».
LE PAROLE DI GIGI – «E però è avvenuto, è stata una delle fortune della vita questa, una che ho voluto fortemente. Sono stato anche molto fortunato perché penso che entrare nelle grazie di Gigi bastasse poco. Bastava essere persone semplici, normali e avere educazione. A un certo punto venivano i suoi amici più stretti: Beppe Tomasini, Sandro Gamba, Oliviero… di tanto in tanto venivano Reginato e gli altri dello scudetti. A un certo punto Gigi m’ha detto una cosa davanti agli altri: “Io sono stato fortunato ad averti incontrato”. E quello è stato uno dei momenti più intensi e belli della mia vita umana e professionale. Perché se Gigi Riva ti dice una cosa così vuol dire che qualcosa hai combinato. Un posto nel mondo l’ho conquistato in quel momento, diciamo».
L’EMOZIONE – «Ti assicuro che in quel momento lì l’emozione era fortissima. Era come se avessi dieci anni, capito, quando ero piccolo e lui giocava a pallone. Lo vedevo in televisione per un tempo solo, perché lì il tempo televisivo del calcio era una cosa preziosa che avveniva una volta a settimana, adesso avviene tutti i giorni a tutte le ore. Lì invece c’era un tempo di una partita e quando capitava lui, insomma, era una vera fortuna. Quindi ho riprovato quell’emozione lì a distanza di quasi cinquant’anni. Un’emozione fortissima».
I VALORI VERI – «E quella pure è una qualità che tu apprezzi. Cioè capisci che hai davanti a te un uomo che vorresti essere e che non sei. Per questo poi è stato uno dei buoni maestri che ho conosciuto nella mia vita, uno dei pochissimi buoni maestri che ho conosciuto nella mia vita. Uno che standogli vicino tu apprezzi e capisci quali sono i valori veri di un essere umano. Gli esseri umani dovrebbero essere tutti o, per base, con quei valori lì! Dovremmo crescere tutti così: col rispetto, con la dignità, col coraggio. Lui era così, devo dire li ha in parte anche assorbiti dalla terra in cui è stato ospitato, cioè dalla Sardegna – perché sono valori che la Sardegna ha nella sua storia, nel suo patrimonio».
L’ULTIMO CONTATTO – «E lui è rimasto umile fino alla fine. Io l’ho sentito due giorni prima di quel maledetto 22 gennaio, e con la promessa che ci saremmo visti la settimana dopo. “Gigi ci vediamo la settimana prossima, vengo lì”, ogni tanto prendevo un aereo e andavo a trovarlo. Quindi ritagliavo il tempo e andavo a trovarlo».
A CASA DI GIGI – «E mi è esploso tutto, capito? Lui aveva conservato quella roba lì, l’aveva lasciata lì. E adesso lì a casa c’è la locandina del film. Lui ha voluto che la incorniciassi, gliel’ho data e sta ancora lì a casa sua. E ha voluto lui il ciak del film. Mi ricordo quando siamo andati lì a girare, dovevamo restare poco, l’avevo promesso a Nicola. Invece poi siamo stati un giorno, poi tutto un altro giorno, trenta persone di trucco, parrucco ecc. dentro casa sua. Nicola era convinto che ci cacciasse via prima o poi. E invece poi alla fine siamo rimasti tanto e siamo tornati poi altre volte a girare lì. Alla fine abbiamo fatto pure una festicciola, abbiamo mangiato, bevuto, cose così… abbiamo brindato».
L’INTERVISTA ESCLUSIVA INTEGRALE DI CAGLIARINEWS24 A MILANI