Si chiude l’era Thohir: il “filippino” che si è dimostrato più sveglio di tutti

Si chiude l’era Thohir: il “filippino” che si è dimostrato più sveglio di tutti
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Svolta all’Inter: dà l’addio il vecchio presidente, arriva il fondo di Hong Kong, già socio di Suning

Massimo Ferrero, numero uno della Samp, il 26 ottobre 2014 aveva accolto lo sbarco di Erik Thohir all’Inter apostrofandolo come un filippino (lui che invece è natio di Giacarta, Indonesia). La colorata frase del presidente blucerchiato riassume bene il pensiero che il tifoso medio ha avuto nei confronti dell’imprenditore indonesiano: una persona che non capiva nulla di calcio, che si è presentato esclamando che Nicola Ventola fosse il suo giocatore dell’Inter preferito di tutti i tempi e che covava una strana passione per gli olandesi. La storia, però, racconta anche altro. Dietro la maschera da “sempliciotto”, infatti, c’è un lungimirante uomo d’affare che una volta sbarcato in Italia ha prelevato un club in crisi, lo ha rimesso in carreggiata, ha ricavato tanti soldi e l’ha affidato a mani solide. Proviamo, quindi, a riavvolgere il nastro.

L’indonesiano acquistò la società nerazzurra da Massimo Moratti, di fatto, sborsando 75 milioni di euro per il 70% delle quote. Un affare, si disse all’epoca, che però nel pacchetto prevedeva anche 180 milioni di euro di debiti. Per una valutazione complessiva del club intorno ai 350 milioni, in un periodo in cui i ricavi caratteristici (al netto del trading calciatori) lambivano un minimo preoccupante vicino ai 160 milioni. Una situazione al limite del fallimento. Non per questo Thohir si tirò indietro e dopo aver immesso in società i suoi uomini di fiducia e aver trovato i giusti equilibri finanziari, riuscì ad attenuare il rosso porpora che colorava il bilancio dell’Inter. A far le spese di questa strategia, tuttavia, fu il campo. I tifosi nerazzurri, sotto l’era Thohir, dovettero assistere ai “numeri” di Jonathan, Pereira, Kuzmanovic, Hernanes, M’Vila, Taider e via dicendo.

Forse per questo il ricordo dei tycoon che circola tra i cuori dei tifosi interisti non è dei più felici. Ma a Thohir, tuttavia, va riconosciuto il grande merito di aver “trovato” la famiglia Zhang e averla fatta entrare nel capitale dell’Inter. Ma nulla si fa gratis, figurarsi il “magnate” indonesiano che dopo 2 anni e mezzo dall’acquisto del pacchetto di maggioranza ha ceduto la sua quota ai cinesi portandosi a casa una plusvalenza monstre: 28 milioni di euro, garantiti dalla vendita di un 68% (comprendente anche la quota acquistata da Moratti e subito rivenduta) per 120 milioni di euro. Al netto delle figuracce sotto l’aspetto sportivo, Thohir meriterebbe una standing ovation da parte di tutto il San Siro nerazzurro. Se un giorno l’Inter tornerà ad alzare trofei, il merito sarà anche suo.