F. Galli: «Ecco perché lascio il Milan. Allegri ci ha cambiati. Cristante e Aubameyang rimpianti»

F. Galli: «Ecco perché lascio il Milan. Allegri ci ha cambiati. Cristante e Aubameyang rimpianti»
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Filippo Galli, responsabile del settore giovanile, lascia il Milan e motiva la sua scelta tra consapevolezze e rimpianti

Filippo Galli è stato un calciatore, un allenatore e anche il responsabile del settore giovanile del Milan. Nel club rossonero ha fatto praticamente tutto ma ora è giunto il momento di dirsi addio. Grazie al suo lavoro, il Milan ha lanciato numerosi calciatori in prima squadra, come ad esempio Donnarumma, Cristante, Cutrone, Verdi, De Sciglio, Calabria e tanti altri. Lascia una buona eredità ma anche qualche rimpianto. «È una scelta che ho maturato mio malgrado, la società mi ha anche offerto di restare ma avrei dovuto rinunciare ai miei collaboratori, Edgardo Zanoli per l’area tecnica e Domenico Gualtieri per quella atletica, e accettare un nuovo responsabile (Beretta, ndr) scelto senza alcuna condivisione. Quella della società è stata una decisione legittima, ci mancherebbe, nessuna lesa maestà, però io per rispetto al nostro lavoro, non potevo accettare. Io, lo dico senza alcuna polemica, non potevo accettare un ruolo di facciata».

E’ una scelta sofferta perché indotta, dice Galli al Corriere della Sera. L’ormai ex rossonero ha poi spiegato il suo metodo, un «metodo integrato. Noi pensiamo che il talento parta sì dal patrimonio genetico, ma debba crescere in un contesto. Non si possono separare le aree: tecnica, tattica, atletica, mentale, emotiva. Vanno sviluppate assieme. Si parte dal gioco: tutti i professionisti guardavano assieme le partite e commentavano. Anche il preparatore atletico e lo psicologo. E’ giusto abbattere gli steccati. Non mi serve uno psicologo che mi parli di Freud, deve aiutare il ragazzo vedendo le situazioni di gioco».

Il Milan giovanile ha puntato su possesso palla e tecnica, puntando meno al risultato. Un approccio diverso, voluto dall’ex allenatore Massimiliano Allegri: «E’ stato lui a dare la spinta a questo approccio. Il calcio formativo deve basarsi su occupazione dello spazio, lettura dei tempi di gioco, riconoscimento della situazione numerica. Certe giocate da sole non servono a niente, il calcio è situazionale, perché devi saper prendere la giusta decisione con la palla tra i piedi». Tanti i calciatori lanciati in prima squadra. Rimpianti? «Ho allenato Aubameyang, ma era un contesto diverso, in cui i campioni te li andavi a comprare, non li crescevi. Cristante si poteva aspettare di più».