I 5 peggiori acquisti del 2014

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Spese folli non ripagate e panchinari di lusso

Il mercato, non è un mistero, si muove seguendo criteri difficilmente spiegabili a posteriori seguendo ragionamenti razionali: non sempre cifre impressionanti corrispondono ad un rendimento all’altezza e, anzi, spesso i giocatori più pagati si trovano a dover lasciare spazio a compagni meno celebrati e ricchi. L’estate del 2014 non ha smentito tale regola, fornendo numerosi spunti (nei principali campionati europei) per individuare i peggiori acquisti del mercato:

CERCI ALL’ATLETICO MADRID – Destino comune per la sorprendente coppia del Torino 2013/2014: dopo un campionato ad altissimi livelli, con Immobile capocannoniere ed un Alessi Cerci in doppia cifra sia in quanto a gol che ad assist (rispettivamente 13 ed 11), i granata hanno preferito spendere sul mercato il valore dei due attaccanti e, in Italia, nessuno ha ritenuto conveniente dal loro fiducia. L’ala di Valmontone, finalmente protagonista dopo stagioni discontinue, ha così raggiunto l’Atletico Madrid sul finire della sessione estiva, dopo una telenovela fatta di tweet, smentite e saluti non affettuosi al nostro calcio. Non una squadra qualsiasi i Colchoneros: campioni di Spagna e finalisti in Champions, Madrid raprresentav per Cerci il tanto sospirato palcoscenico internazionale su cui mettersi in mostra. Le intenzioni e le ambizioni iniziali si sono però bruciate nel tempo stesso in cui erano nate: nei tre mesi passati all’Atletico l’ex granata ha collezionato soltanto pochi minuti in campo nella Liga, da subentrante, senza riuscire ad andare mai in gol. La Champions League non ha rappresentato un’eccezione: due spezzoni di gara contro Olympiacos e Malmo ed una rete nella goleada contro gli svedesi non hanno saputo risollevare le sorti di un’avventura nata male e finita peggio. Emblema dell’esperienza spagnola di Cerci rimarrà lo sfogo nel post-partita di Italia-Albania: in quel frangente emerse tutta la voglia di giocare e tutta la frustrazione per quanto stava accadendo a Madrid. Era l’annuncio, con un mese in anticipo, di un addio scontato.

ITURBE ALLA ROMA –  In un campionato italiano divenuto spesso territorio di passaggio, in attesa di palcoscenici più ricchi e competitivi, occorre spesso accontentarsi di veder esplodere giovani di buone speranze o rinascere potenziali campioni offuscati (è il caso ad esempio di Perotti). Nella scorsa stagione l’Italia del calcio è rimasta sorpresa, guardando al brillante Hellas Verona di Mandorlini, dall’esplosione di Juan Manuel Iturbe: velocità, tecnica e tiro da fuori uniti ad una personalità da veterano. Tutti gli ingredienti per il grande salto. Dopo il riscatto dal Porto è partita la caccia ad Iturbe, tra mille voci che vedevano il rapido folletto nato a Buenos Aires accostato a turno ai migliori club europei. A spuntarla è stata la Roma: 22 milioni di euro e la possibilità di inserire il giocatore in un sistema potenzialmente ideale per le sue caratteristiche, in un tridente con Totti e Gervinho. Sulla carta tutto perfetto, ma sul campo la situazione è andata diversamente: gli infortuni hanno condizonato fin da subito l’esperienza capitolina dell’ex gialloblu, costringendolo ad abbandonare il campo proprio nel momento in cui sembrava pronto ad eslodere (contro il Cska). Dopo la rete nella sconfitta beffa di Torino Iturbe non è più riuscito a tornare quello dello scorso anno, non risultando incisivo sia che Garcia lo schierasse da titolare sia che lo inserisse nel finale. Per ripagare la spesa estiva della Roma servirà un girone di ritorno degno della stagione scorsa: per dimostrare di poter fare la differenza anche in una grande piazza.

BALOTELLI AL LIVERPOOL – Se il successo di un calciatore si misurasse contanto le apparizioni su tabloid e quotidiani più o meno gossippari diventerebbe improponibile paralere di delusione in riferimento a Balotelli. I fattori in gioco, però, sono ben altri e fa riflettere già la massiccia dose di complimenti fatti al Milan, in sede di mercato, per la cessione al Liverpool del suo attaccante per la cifra di 20 milioni di euro. E se qualcuno vedeva nella Premier League la patria d’adozione del chiacchieratissimo Super Mario, dopo i tre mesi trascorsi al Liverpool anche tale certezza, o luogo comune, ha finito per sgretolarsi. In tal senso bastano i numeri, per quanto sterili, a spiegare come sia andata la nuova avventura inglese di Balotelli: 11 presenze, nessun gol. E, differentemente dalle altre delusioni di mercato, non può essere adoperato l’alibi del poco spazio a disposizione: Rodgers, infatti, ha dato modo al suo attaccante di partire da titolare in otto occasioni. Prima dell’infortunio, insomma, Balotelli era un punto fermo dei Reds e la fiducia nei suoi confronti appariva ben solida. La rete contro il Ludogorets, arrivata nell’esordio in Champions League, sembrava poter aprire un nuovo capitolo dell’evventura inglese di Balotelli ma si è trattato solo di un fuoco di paglia: al gol siglato in quel 16 settembre ha fatto seguito soltanto la rete contro lo Swansea in Coppa di Lega. E, come ogni anno, le voci di mercato sono tornate a farsi insistenti così come le critiche di tifosi ed addetti ai lavori. 

OBLAK ALL’ATLETICO MADRID – L’insolita sfida di mercato tra Real ed Atletico Madrid ha visto i Colchoneros uscire vincitori strappando al Benfica il promettente portiere Jan Oblak, chiamato all’impresa titanica di sostituire un Courtois impeccabile tornato al Chelsea. I campioni di Spagna, pur di assicurasi il portiere sloveno, hanno dovuto seguire l’esempio dei ben più spendaccioni rivali cittadini: 16 milioni di euro per un portiere, un vero e proprio record per la Liga. Cifra ancor più paradossale se si pensa che, alla fine dei conti, Oblak ha trascorso fin qui la propria esperienza spagnola in panchina: Simeone ha ritenuto più affidabile il più esperto Moya ed il nome di Oblak, dunque, diventa una semplice promessa in attesa di realizzarsi (si tratta pur sempre di un classe 1993). Una promessa pagata però troppo cara da una società resa famosa da veri e propri affari di mercato e dalla capacità di puntare sul rapporto qualità-prezzo, senza eccessi. Il bilancio di 3 reti subite in una sola presenza in Champions non è stato certo il miglior biglietto da visita possibile, per un’avventura partita col piede sbagliato.

MANGALA AL MANCHESTER CITY – Il Manchester City non si è certo distinto, nell’ultimo lustro, per colpi oculati e per affari conclusi al risparmio ma, pur in questo contesto, i 40 milioni investiti su Eliaquim Mangala rappresentano un eccesso. Del resto concludere trattative con il Porto come interlocutore non consente di speculare sul rapporto qualità-prezzo: se il giocatore vale oro verrà pagato giustamente oro e, come nel caso di Mangala, se il giocatore vale abbastanza verrà pagato comunque come un top player. Pellegrini ha difeso il suo difensore, sottolineando quanto il City sia migliorato dal punto di vista difensivo e rimarcando l’esigenza di ambientarsi in Premier: tutte precisazioni valide quelle del tecnico, che diventano però meno convincenti pensando all’investimento a dir poco esoso fatto dalla dirigenza. Quasi naturale domandarsi, di fronte ad alcuni errori commessi da Mangala nella stagione in corso, se davvero il City non potesse trovare di meglio sul mercato per cifre più abbordabili: le logiche del mercato, anche in questo caso, hanno seguito criteri del tutto peculiari.