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Lys Gomis dice tutto: «Perin? Negli anni è diventato un vero amico. Il padre, la dipendenza e le bravate…»

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Lys Gomis si racconta: «Perin? Negli anni è diventato un vero amico. Il padre, la dipendenza e le bravate…». La sua intervista

La carriera di Lys Gomis — ex portiere, tra le altre, di Torino, Lecce e Ascoli — parla di talento, eccessi e di lunghe battaglie contro i propri demoni. Oggi, a 36 anni, dopo aver toccato il fondo, Gomis si racconta a cuore aperto a La Gazzetta dello Sport.

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UN NUOVO LYS «Sì. Ho ritrovato motivazione, obiettivi, voglia di incidere. Voglio fare prevenzione e parlare ai giovani: alcol e droga non risolvono i problemi. Ho finito da poco il mio percorso al centro Narconon Falco, che mi ha aiutato tanto. Sono rinato. Oggi porto la mia esperienza nelle scuole, per mostrare ai ragazzi che anche dalle difficoltà più profonde si può ripartire».
LA DIPENDENZA «Non me ne sono mai accorto, in realtà. Già mentre giocavo c’erano feste, alcol, discoteche dopo le partite. E poi la cocaina, la droga che mi riportava quell’adrenalina che provavo in campo. L’alcol invece mi toglieva l’attenzione dal presente. Finché c’era il calcio, tutto sembrava sotto controllo. Quando ho perso mio padre è crollato tutto: non riuscivo a comunicare il dolore e ho iniziato a distruggermi. Avevo perso ogni scopo, aspettavo soltanto che tutto finisse».
IL PADRE «Il mio eroe. Da giovane giocava a calcio, era un portiere anche lui. A me e ai miei fratelli ha sempre lasciato la libertà di scegliere il nostro percorso, senza metterci alcuna pressione. Desiderava soltanto che i suoi figli diventassero brave persone. Proprio per questo, dopo la sua scomparsa ho sofferto ancora di più. Avevo la sensazione di averlo tradito».
LE BRAVATE GIOVANILI «Tante. Nel ritiro delle giovanili del Torino aprii un estintore in albergo addosso a Ogbonna. Scattò l’evacuazione, il ristorante sotto si riempì di fumo. Rischiai seriamente di essere mandato via, ma alla fine se la presero più con Ogbonna perché era il più grande».
L’ESORDIO IN SERIE A «30 novembre 2013: Genoa-Torino 1-1. Entrai al posto di Padelli, infortunato. Un sogno di un bambino che dormiva con i guanti nuovi e si faceva le interviste da solo nello spogliatoio. Ringrazio ancora Ventura per la fiducia che mi ha dato: quel gesto mi ha cambiato la vita».
IL PERCORSO DI RECUPERO «Ho affrontato una fase iniziale di astinenza con assistenza continua. Poi un programma di purificazione con saune quotidiane, integrazione di vitamine e cicli prolungati per eliminare le tossine. Ho lavorato su me stesso, ho chiesto scusa alle persone che avevo ferito, ho ascoltato ciò che avevano da dirmi e affrontato le conseguenze delle mie azioni».
CHI RINGRAZIA «Mattia Perin, che negli anni è diventato un vero amico: l’ho conosciuto proprio al mio debutto in Serie A. Ha sostenuto concretamente il progetto di recupero e prevenzione, insieme a D’Ambrosio, Darmian, Paolo Zanetti, Padelli e tanti altri calciatori. Ho creato insieme al direttore del centro una raccolta fondi per garantire un servizio di prevenzione ai giovani in difficoltà e aiutare la comunità che mi ha cambiato la vita. L’Atalanta ha contribuito donando una maglia firmata di Pasalic da mettere all’asta a scopo benefico. Ci aiuterà anche il Torino».

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