Come cambierebbe il Milan con Belotti

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Estate pirotecnica per il Milan: è partita la caccia ad Andrea Belotti, che ha già detto sì a Fassone e Mirabelli. L’analisi

Fuochi d’artificio in casa Milan: la rivoluzione rossonera porta i nomi di Leonardo Bonucci, Mateo Musacchio, Ricardo Rodriguez, Andrea Conti, Lucas Biglia, Franck Kessié, Fabio Borini ed André Silva. Oltre al tutt’altro che scontato rinnovo contrattuale di Gianluigi Donarumma ed all’approdo del fratello Antonio nelle vesti di secondo portiere. Non mancherebbe nulla, essenzialmente se la portata di questa spaventosa campagna acquisti viene raffrontata alle dotazioni dello scorso organico, ma gli scatenati Marco Fassone e Massimiliano Mirabelli non hanno alcuna intenzione di fermarsi. L’obiettivo, il seguente obiettivo, è quello di regalare all’allenatore Vincenzo Montella un ulteriore attaccante: centravanti, in termini stretti di ruolo e posizione attualmente ricercata dall’asset dirigenziale del nuovo Milan cinese. Con l’ufficiosa apertura della pista Belotti.

Le strade che portano ad Andrea Belotti

In ordine di priorità risulterebbe essere il terzo nome sulla lista della società rossonera: Alvaro Morata, il grande sogno pre-estivo sul quale il Milan aveva messo le mani ma per il quale si è dovuto scontrare con un clamoroso dietrofront del diretto interessato, quando tutto era oramai definito. Allora il Milan – nell’intenzione di regalare un grande nome alla piazza – ha virato con decisione sull’ex Aubameyang: profilo ideale per il calcio di Vincenzo Montella e per esaltare gli animi dei tifosi, oramai già in totale subbuglio. Le richieste del Borussia Dortmund però si stanno rivelando altissime, non tanto per l’indiscutibile valore del calciatore quanto per una carta d’identità ancora giovane ma non più di primo pelo. In soldoni: quando devi scegliere di investire 75 milioni per un ventottenne, quantomeno hai l’obbligo di pensarci due volte. La stessa cifra che, milione in più o in meno, il Milan dovrebbe versare nelle casse del Torino per garantirsi le prestazioni di Andrea Belotti: dicembre ’93 e dunque ventiquattro anni ancora da compiere, non ha il talento puro che spetta riconoscere al calciatore gabonese ma giocoforza una prospettiva di medio termine assolutamente differente.

Le difficoltà della trattativa tra Milan e Torino

Non che in questo caso, considerato il rilevante esborso economico, non ci si debba riflettere con accuratezza: è Belotti l’uomo in grado di far saltare il banco? Ci torneremo a breve, non prima di aver analizzato nello specifico il corso di una trattativa tutt’altro che semplice: il Torino, nella persona del suo presidente Urbano Cairo, ha imposto sul contratto del centravanti una clausola rescissoria da cento milioni di euro, che varrebbe soltanto per i club esteri ma che funge tendenzialmente a raffigurare un valore reale del calciatore. O meglio: quello stimato dal suo club. Che dunque, in base a questo riferimento, difficilmente si accontenterebbe di molto meno: si può scendere ad una valutazione di 70-80 milioni, non al di sotto. E l’idea di Fassone e Mirabelli, tenuto conto dei diversi profili in uscita che il Milan dovrà inevitabilmente piazzare, è quella di servirsi di contropartite tecniche per abbassare la quota cash e giungere ad un accordo che soddisfi tutte la parti in causa. La soluzione è ancora da decifrare, anche se il Milan – come mostrato dal clamoroso epilogo della vicenda Bonucci – ha dimostrato di avere ogni carta in regola per condurre trattative lampo, anche se riferite a calciatori di primissimo rilievo.

Il Milan di Montella, con Belotti

Come cambierebbe il Milan con l’acquisto di Andrea Belotti? Per caratteristiche pure andrebbe a ricoprire il posto attualmente occupato da Carlos Bacca. Centravanti nel senso stretto ed antico del termine, ammodernato da alcune sfumature che rendono il calciatore della nazionale italiana un prototipo in linea con l’evoluzione del calcio moderno. Gran fisicità a servizio della protezione della palla, spiccato senso del gol: queste le due abilità che lo contraddistinguono più delle altre. Difficile levargli la palla o contrastarlo nel suo incedere, si paga pegno quando gli lasci due metri e la squadra riesce a servirlo: con ogni probabilità questo genere di fattispecie si tramuta in un gol. Abbastanza agevole il discorso tattico: l’approdo di Belotti porta in dote diverse varianti. Può essere il centravanti tipico del 4-3-3 di Montella, può coabitare con un altro attaccante in un attacco a due, che sia 3-4-1-2 o 4-3-1-2. Insomma nessun problema, ha nelle corde una sostanza fisica che gli consente di aiutare la squadra anche in fase di non possesso, al fine si sostenere l’equilibrio generale. La domanda che tutti aspettano è unica: può coesistere con André Silva? La risposta di chi vi scrive in tal senso è incerta: nel calcio moderno, con la giusta dose di sacrificio individuale in nome del bene collettivo, tutto è possibile. Dunque ci si può (ci si potrebbe) lavorare. Resta però la forte sensazione di una costrizione: quella di allontanare l’eccellente talento portoghese dalla porta. Di sacrificarlo in mansioni più rigide rispetto alla libertà d’espressione che avrebbe qualora impiegato nel ruolo di unico riferimento offensivo. Ci serviamo della risposta che fornirebbe ogni allenatore dotato di senso: meglio vivere nell’abbondanza che nella ristrettezza. Intanto il telefono di Belotti suona: è l’amico Bonucci che chiama.

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