Moglie Ventura: «Giampiero desiderava tanto diventare ct»

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© foto www.imagephotoagency.it

La moglie dell’ex tecnico del Torino racconta la nuova vita di suo marito, attuale ct azzurro. E fa una promessa per Russia 2018…

Luciana Lacriola, moglie del ct della Nazionale Giampiero Ventura ha rilasciato una lunga e interessante intervista sulle pagine della Gazzetta dello Sport, dove ha ripercorso le ultime tappe della carriera del marito, da Bari all’esperienza attuale in azzurro, passando per Torino.

Il primo ricordo di calcio?
«La strada sotto casa che si riempiva di tifosi. Abitavo a Bari, con i genitori, a 200 metri dallo Stadio della Vittoria. La domenica era festa».

Lei andava allo stadio?
«Ho sempre seguito le partite del Bari da casa. Poi nel 2009 ho fatto il primo abbonamento: l’anno record dei 50 punti in A. Sono diventata super tifosa della squadra di Giampiero e mi sono innamorata prima di tutto del suo calcio. Il suo 4-­2-­4 garantiva partite divertenti e aggressive».

Dall’amore per la squadra a quello per il mister
«Ci ha fatti incontrare un amico comune. È nata una bella amicizia. Quando ci siamo ritrovati a Torino abbiamo capito che il sentimento andava oltre».

Come vive una first lady?
«Nell’ombra il più possibile, ma sono una moglie molto presente. Viaggiamo spesso, non abbiamo vita regolare e per dedicarmi a lui ho lasciato il mio lavoro. A Torino lo seguivo persino in bicicletta: 16 chilometri ogni mattina. Ghiaccio, neve, vento: non lo fermava nulla. Se non è amore questo…».

Il momento più bello condiviso nel calcio?
«Il trionfo del Toro a Bilbao contro l’Athletic e la conquista degli ottavi di Europa League. Prima italiana a vincere su quel campo. Io sono rimasta a casa a vederla con la moglie di El Kaddouri. Però sono andata a festeggiarli in aeroporto alle 3 del mattino con 1.500 tifosi. Un’accoglienza che non si vedeva dai tempi del Grande Torino. Era la partita della svolta. La stella granata tornava a splendere di luce propria, come progettato da Giampiero e dal presidente Cairo».

Il momento più difficile?
«Sicuramente la contestazione dei tifosi della Maratona prima di Torino­-Carpi. “L’AvVentura è finita. Grazie Mister”: esporre quello striscione è stata una dimostrazione di scorrettezza e ingratitudine nei confronti di una persona che ha regalato al Toro cinque anni della vita, dando tutto se stesso. Io che gli ho vissuto accanto so quale tipo di impegno fisico e mentale vi abbia dedicato».

Poi la chiamata dalla Nazionale
«Eravamo in vacanza in Sicilia, convinti di dover tornare a Torino. Giampiero aveva un contratto fino al 2018. Invece, in spiaggia, squillò il telefono. Era Marcello Lippi che aveva bruciato sul tempo Tavecchio… Il presidente, ottenuto il benestare di Cairo, telefonò poco dopo e fece la proposta a Giampiero».

Reazioni?
«Lui strafelice, io al settimo cielo. Desideravo tanto ottenesse quel ruolo, lo vedevo come il meritato coronamento di una carriera. Era come se avessero fatto un sondaggio tra gli italiani. Negli anni non so quanti tifosi lo hanno fermato per complimentarsi. A Torino riceveva attestati di stima dagli juventini».

Come cambia la vita di un allenatore che diventa c.t.?
«Ci stiamo ancora abituando. Giampiero, per certi versi, è più nostalgico: sente moltissimo la mancanza del campo e del rapporto quotidiano con i giocatori. Si dovrà abituare».

Tra l’allenatore e la sua squadra c’è intimità. Gelosa?
«No. La squadra è una sua creatura, mi spiace quando lo fa soffrire. Sono due passioni diverse. Giampiero non mi ha mai messo in secondo piano. Vivo con lui un attimo prima e dopo di ogni allenamento. Condividiamo tutto, nel bene o nel male».

Le parla anche dei giocatori?
«A Giampiero piacciono quelli da stimolare, è un allenatore da “Mission Impossible”. Guardi quanti giocatori ha fatto rinascere. Prese Immobile reduce da un’annata difficile al Genoa. In pochi credevano in lui. Lo ha trasformato nel capocannoniere con 22 reti. Cerci era l’incompreso, ma nelle sue mani è diventato una pepita d’oro. Come Darmian, Ogbonna e tanti altri».

La prima del c.t. Ventura?
«A Bari, la mia città. Eravamo 20 amici a tifare per il c.t.. Ho condiviso la delusione per la sconfitta con tutto il San Nicola. Giampiero è il mister dei baresi: lo fanno sentire amato».

E quando Buffon ha sbagliato contro la Spagna?
«Non ho sofferto perché Buffon è un grande. Nel calcio può succedere».

E la reazione di Pellè alla sostituzione?
«Non credo sia stato un buon esempio. La maglia della Nazionale va sempre onorata. E poi Giampiero è una persona perbene. Non va mai fuori dai gangheri, nemmeno per le sviste arbitrali».

Come ha preso le critiche dopo le prime partite?
«In Italia ci abbiamo fatto l’abitudine. In Inghilterra, terminato il match, cessa ogni polemica. Da noi invece come sappiamo si sentono tutti c.t. Occorrerebbe più equilibrio. In fondo è primo nel girone con la Spagna».

Ora c’è il Liechtenstein. Sensazioni?
«E’ una partita importantissima, se vincessimo non potrei chiedere nulla di più per quest’anno a Babbo Natale. Dopo la chiamata di Giampiero in nazionale e dopo il nostro matrimonio, se ottenessimo anche il primato nel girone sarebbe il coronamento di un 2016 strepitoso».

Martedì a San Siro l’amichevole con la Germania
«Un buon test per la giovane Italia. Forse è troppo presto per affrontare un gigante simile, del livello della Spagna».

Lei Balotelli lo convocherebbe?
«Credo che chiunque abbia il diritto di avere una possibilità, purché sia meritata sul campo, a prescindere che si chiami Balotelli o meno».

Guardiamo avanti: Russia 2018. Prandelli portò le mogli in Brasile e fu massacrato. Dovesse chiederglielo suo marito?
«Non succederà mai. Giampiero mi ha vietato categoricamente di avvicinarmi al campo durante allenamenti e partite. In Russia andrò da ultrà. Anzi, faccio già un appello alle mogli dei calciatori o a chi vuole venire a tifare con me. Sono pronta a organizzare un pullman di sole donne, tutte in azzurro ovviamente».

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