5 ottobre, il giorno del «campionato falsato» che ha cambiato la vita di Bonucci

5 ottobre, il giorno del «campionato falsato» che ha cambiato la vita di Bonucci
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Il 5 ottobre 2014, giorno di Juve-Roma 3-2, ha letteralmente cambiato la vita di Bonucci, che è diventato l’uomo più amato e odiato d’Italia. A tre anni di distanza tanti equilibri si sono ribaltati

Il 5 ottobre 2014 è diventato un giorno storico. Perché? Per scoprirlo bisogna riavvolgere il nastro per arrivare a quattro stagioni fa, con un duello per lo Scudetto che in quella calda serata dello Juventus Stadium toccò il suo apice. Risale a quella data Juve-Roma, una sfida che ha deciso le sorti di una delle annate più calde degli ultimi vent’anni di Serie A. Quella sfida la vinse la Juve, ma la tensione a fine gara superò i livelli di guardia. Fu la sera degli errori clamorosi dell’arbitro Rocchi, la notte del violino di Rudi Garcia, il giorno in cui Totti dopo il 3-2 finale sancito dalla rete di Leonardo Bonucci pronunciò la celebre frase «la Juve dovrebbe fare un campionato a parte», ma anche la partita dello scontro Morata-Manolas e tanto altro ancora. E il 6 ottobre 2014 non fu da meno, con il Corriere dello Sport che decise di dedicare l’apertura di prima pagina a quel match parlando di «campionato falsato». Insomma, quel famoso 5 ottobre fu tutto fuorché banale. E Bonucci fu uno dei grandi protagonisti di uno Juve-Roma difficilmente ripetibile, almeno per il carico di tensione che si generò nei giorni successivi.

Il calcio italiano ruota intorno a Bonucci

Da quel momento in avanti è cambiata, nell’immaginario collettivo, la vita di Leonardo Bonucci, che allo stesso tempo è diventato l’uomo più amato e odiato d’Italia. Perché quel gol del 3-2, messo a segno con un meraviglioso destro da fuori area con tanto di esultanza con il dito intorno alla bocca, ha infiammato l’opinione pubblica su un giocatore mai così discusso. Il tifoso bianconero, da quella notte, ha cominciato ad immaginare Bonucci come simbolo di juventinità estrema. Come se quel gol avesse sancito un patto di sangue con la Vecchia Signora. Allo stesso tempo quella beffarda gioia scatenò l’ira feroce del popolo romanista, che in quella notte trovò l’alleanza dei tifosi napoletani, interisti e milanisti, tutti indispettiti da una partita che aveva favorito la Juve e dalla gioia tanto smodata quanto spavalda di Bonucci, che con un gol prese in giro l’Italia intera. L’Italia non bianconera, naturalmente, che avrebbe dovuto sciacquarsi la bocca.

Il 5 ottobre 2017, a tre anni di distanza, non sembra essere cambiato nulla. Se non un piccolissimo particolare, che poi tanto piccolo non è: Bonucci è il capitano del Milan. Chi l’avrebbe mai detto? Nessuno, almeno nessun tifoso della Juve, che aveva trovato in Leo una bandiera o forse anche qualcosa in più. Perché in quel periodo storico Bonucci rappresentava la prepotenza sportiva di una Juve che in Italia dominava in lungo e in largo, ma soprattutto era diventato il simbolo di una tifoseria che se ne fregava (sportivamente parlando) di tutto e di tutti. Delle cattiverie, delle polemiche e delle presunte voci sugli aiuti da parte degli arbitri. Gli animi si sono calmati, ma Bonucci è rimasto sempre l’uomo più amato e odiato d’Italia: i tifosi del Milan hanno trovato in lui il volto della rinascita, quelli della Juve l’emblema di un tradimento che difficilmente verrà mai digerito. A Bonucci, adesso, mancano solo i risultati: se riuscirà davvero a spostare gli equilibri con la maglia rossonera allora sì che avrà cambiato il calcio italiano. Ma uno così, nel bene o nel male, non sarà mai banale.