Fabio Cannavaro a Sky Sport: tra l’esperienza in Uzbekistan e la speranza di diventare il futuro Commissario tecnico dell’Italia
Il capitano campione del mondo 2006, Fabio Cannavaro, fresco di esperienza ai Mondiali con l’Uzbekistan, si racconta a Sky Sport:
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ITALIA – «Il mio obiettivo e il mio sogno è allenare in Italia e allenare la Nazionale. Lavoro per questo, non per girare il mondo e andare in Asia: voglio lavorare tanto per arrivare a obiettivi importanti. Dopo dodici anni qualche esperienza l’ho fatta: oggi il calcio non è solo Europa e lo abbiamo visto nell’ultimo Mondiale, sta crescendo in tutto il mondo»
UDINESE – «Ho salvato l’Udinese. Il 99% delle volte ti confermano, con me è stata fatta una scelta diversa e l’ho accettata. Non mi è stata motivata. Io continuo a fare esperienze e lavorare bene: se arriva un’opportunità importante darò il massimo»
FUTURO – «Ho un contratto con l’Uzbekistan fino a ottobre e la Coppa d’Asia e slittata a dicembre del prossimo anno. Devo parlare con loro: qui mi sta piacendo tantissimo. Il Mondiale? E’ stata una delle esperienze più belle della mia vita, sia da giocatore che da allenatore. L’organizzazione è perfetta. E’ stato un Mondiale pazzesco: essendo una nazionale piccola conoscevo le difficoltà, perché affronti squadre forti, con giocatori d’esperienza nei massimi campionati europei. Però è stata una grandissima esperienza, sia per me che per i miei giocatori: molto formativa»
POSSIBILI SCELTE – «Sono aperto a ogni situazione. Ho allenato l’Al-Nassr e in quattro mesi abbiamo sofferto l’impossibile. Rifarei queste scelte perché ho un bagaglio internazionale che mi ha fatto crescere come persona e come allenatore. I difensori? Una volta si preferiva un difensore concentrato rispetto a uno bravo perché la concentrazione è tutto. La scuola italiana ha perso dei principi che noi avevamo e che nei momenti di difficoltà servono per salvare le partite. Nel calcio chi sbaglia meno vince»
JUVE E NAPOLI – «La mancanza di continuità è il problema della Juventus degli ultimi anni. Quanti allenatori e direttori sono cambiati? E’ complicato, ma bisogna lasciar lavorare le persone senza fare piazza pulita alla prima difficoltà. Il Napoli? Noi allenatori dipendiamo all’80% dai calciatori».