Atalanta, Gasperini: «Coronavirus? Momento più duro il ritorno da Valencia»

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Gian Piero Gasperini, allenatore dell’Atalanta, ha parlato a margine del Festival dello Sport: le sue dichiarazioni

Gian Piero Gasperini, allenatore dell’Atalanta, ha parlato a margine del Festival dello Sport.

CORONAVIRUS – «Il momento più duro è stato quando siamo tornati da Valencia, Bergamo era un’altra città. C’era un’aria di guerra. Si sentivano soltanto sirene, si leggevano situazioni drammatiche. Ho avuto il Covid-19 senza saperlo. Ho avuto dei problemi per qualche giorno, ma a livello respiratorio niente. Tremavo perché succedeva a chiunque, in qualunque momento. Tutto questo era inimmaginabile».

ESORDIO NEGATIVO CON L’ATALANTA – «Dopo la partita col Crotone a Pescara siamo ripartiti. Eravamo a Francavilla a fare la rifinitura e feci delle scelte diverse, avevo inserito un po’ di giovani. Fu una mattina molto pesante».

SPOGLIATOIO – «Io non sono uno che guarda i giocatori fuori dal campo. È importante ritrovarsi nello spogliatoio: la nota fondamentale è che all’interno non ci sono comportamenti fuori dalle righe. Sono i giocatori i primi a farlo: se qualcuno sbaglia sono i primi a riprenderlo. Anche la proprietà ha questi valori. I comportamenti e l’educazione sono fondamentali: quando rappresenti l’Atalanta devi avere dei comportamenti adeguati, sono loro i primi a non accettare cose strane».

CHAMPIONS LEAGUE – «Lo scorso anno il desiderio di andare in questi storici, anche per i tifosi. Alla fine non è stata così, quest’anno andiamo a giocare ad Anfield e con l’Ajax, contro squadre che hanno vinto la Champions. La scuola olandese ha influenzato molto la mia visione, hanno contribuito molto alla mia formazione. Incontriamo dei mostri sacri, ma ci arriviamo non solo con l’ambizione di fare bella figura, ma anche con quella di superare il turno».

ILICIC – «Torna. Sono stato tra i più scettici, ma ora sono fiducioso perché sta dando delle risposte incredibili, penso che tornerà molto presto. Se ripercorro questi anni ci sono tante cose incredibili. Come ad esempio le partite giocate in stadi non nostri, senza pubblico, ma la squadra è cresciuta e i valori si sono trasmessi tra i giocatori, anche tra chi non è bergamasco o italiano. Lammers e Miranchuk hanno già capito lo spirito di appartenenza».