Il calcio in epoca social: paradossi e rischi per le tv

Il Telegraph lancia l’allarme in Inghilterra, ma il fenomeno è universale. Nell’epoca di social e multimedialità si abbassa il tempo di attenzione, a risentirne sono (anche) gli ascolti tv del calcio: piccoli aggiustamenti del progresso o primi segnali di un’implosione?

CALO TV – Gli stadi sono semivuoti per colpa delle tv, tutti stanno in salotto a guardare la partita al calduccio. Ma sarà poi vero? In Inghilterra ultimamente si è registrato un brusco calo di audience per le gare di Premier League, addirittura un -40% nell’ultimo turno di Champions League. Qui da noi ne sappiamo qualcosa, se andiamo a vedere gli sconfortanti numeri di Empoli-Chievo che tanto hanno fatto discutere appena pochi giorni fa.

LE CAUSE – Paul Hayward, importante penna del Telegraph, ha lanciato l’allarme in un interessante articolo che cerca di spiegare il fenomeno. Al banco degli imputati ci sono i social network, ma per meglio dire ci siamo tutti noi in un’epoca che ci sta abituando a navigare, chattare, scorrere il dito sullo smartphone all’inseguimento di mille impulsi ma senza afferrarne davvero che pochissimi. In questo senso una partita, 90 minuti filati di occhi incollati al teleschermo, trova difficoltà a inserirsi nel palinsesto personale di chi nel frattempo deve dividersi fra tante altre schermate. Per non parlare del fatto che su Twitter – per dirne uno – l’evento si può seguire in modo diverso e per certi aspetti percepito come più partecipe. Che basta una gif virale su Facebook a farci vedere l’evento più discusso di una partita senza aver nemmeno usato il telecomando. Che siamo bombardati di highlights e tagliuzzamenti vari, intasanti fino al punto di farci credere quasi di aver visto tutto quello che c’è da vedere.

I RISCHI – In un sistema che, volenti o nolenti, alla televisione deve gran parte del foraggio necessario a far correre il carrozzone, gli effetti a medio-lungo termine di un simile fenomeno possono far temere il peggio. Se si pensa a quanto spende il tifoso “da salotto” (a proposito, lo spezzatino rende ma finisce per far percepire il calcio come qualcosa di sempre presente e poco “evento”), a quanto spendono le emittenti, a quanto incassa tutto il movimento, la sottrazione da fare è tanto facile quanto allarmante. E se è vero che la Premier League per tanti aspetti ha fatto da apripista del nuovo showbiz calcistico, sarebbe bene che anche qui da noi si cominciasse a preparare qualche contromisura.