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Calciomercato 2017: il pagellone delle 20 squadre di Serie A

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Calciomercato 2017: il pagellone delle 20 squadre di Serie A. Milan, Inter, Juve, Roma, Napoli e le altre formazioni analizzate al dettaglio

La data del 31 agosto, dopo una lunghissima attesa, è arrivata. Ed ecco che il mercato, dopo due mesi estenuanti di trattative, si conclude. In Italia non ci sono stati sussulti degni di nota nelle ultime ore, anche se i botti non sono certo mancati. Il Milan ha, di gran lunga, svolto il mercato più rivoluzionario: i rossoneri hanno allestito una rosa di primissimo livello, che ora Montella dovrà rendere competitiva. Per le altre, invece, il mercato ha assunto sfumature molto diverse: la Juve oggi pare leggermente indebolita rispetto allo scorso anno, l’Inter si è districata fra mille difficoltà legate al Fair Play Finanziario, mentre la Roma ha alternato tante luci e qualche preoccupante ombra. Napoli nullo o quasi in entrata per volere di Sarri. E ora, al termine del calciomercato 2017, è tempo di bilanci: analizziamo i giudizi sulla sessione delle 20 squadre di Serie A.

Calciomercato 2017: il pagellone delle 20 squadre di Serie A

ATALANTA 6 – Fare cassa è un obbligo per tutti e la Dea, nonostante la qualificazione in Europa League, non può certo fare eccezione. Le partenze di Kessié e Conti sono pesantissime e indeboliscono la squadra, ma i nuovi arrivati promettono bene: Castagne, Gosens e il ritorno di De Roon, soprattutto in prospettiva, sono colpi di rilievo. Bene l’esperto Palomino in difesa, ma le incognite sono davanti. Petagna e Cornelius non assicurano gol a grappoli, mentre Ilicic è la solita incognita di sempre. Mercato appena sufficiente, solo Gasperini potrà renderlo speciale.

Calciomercato 2017: il pagellone delle 20 squadre di Serie A

BENEVENTO 5.5 – La conferma di Ciciretti e di alcuni pilastri della promozione dello scorso anno dimostra la concretezza del progetto Vigorito. In difesa sono arrivati Costa, Antei, Lazaar e Letizia, quattro ottimi elementi per la categoria, e anche a centrocampo le buone notizie provengono da D’Alessandro, Memushaj e Cataldi, sicuramente pronti per affrontare una stagione che sarà complicata. La povertà delle streghe è tutta in avanti: Iemmello può far bene, ma è una scommessa ancora da vincere, mentre Coda non è affidabile per la massima serie. Serviva qualcosa in più per lasciare un po’ più sereno Baroni.

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BOLOGNA 6 – Non servivano colpi mirabolanti per raggiungere l’obiettivo salvezza senza patemi d’animo, ma operazioni mirate. In difesa bene De Maio, un po’ meno l’incerto Gonzalez, mentre a centrocampo Poli è una certezza così come Donsah, rimasto sotto le due torri e pronto a prendere per mano una squadra che avrà bisogno della sua fisicità. In avanti Falletti arricchisce un reparto completo grazie ai giocatori rimasti: Verdi e Di Francesco si approcciano alla nuova stagione con grandi aspettative, mentre la vera speranza di Donadoni è rivolta al recupero di Destro, talento ancora troppo discontinuo e per questo inespresso.

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CAGLIARI 6.5 – Il problema del portiere è stato messo a posto con il rientro alla base di Cragno, mentre Andreolli è abbastanza esperto per garantire il massimo dell’affidabilità. A centrocampo Cigarini è esattamente quello che mancava a Rastelli, mentre davanti la partenza shock di Borriello è stata adeguatamente compensata dall’arrivo dal Napoli di Pavoletti, uno che se sta bene ha il gol nel sangue. Resta, come unica pecca, il mai risolto problema della fascia destra: Van Der Wiel ha l’opportunità di tornare ad essere un giocatore importante, ma l’olandese è un punto interrogativo dopo alcune annate da dimenticare.

Calciomercato 2017: il pagellone delle 20 squadre di Serie A

CHIEVO 5 – La dirigenza clivense doveva raggiungere l’obiettivo di ringiovanire la rosa, ma il tentativo è miseramente fallito. Per Maran, dunque, i soliti problemi di sempre: il tecnico deve sperare che mai nessuno abbia un raffreddore, perché altrimenti la coperta diventa davvero troppo corta. In attacco l’arrivo di Pucciarelli non compensa le lacune di questi anni, con Pellissier sempre chiamato a fare gli straordinari. Peccato che il bomber non possa garantire 38 partite di alto livello, ma soprattutto resta il nodo Inglese, che fatica a spiccare il volo. Stepinski e Tomovic, gli innesti last-minute, non cambieranno la vita del Chievo.

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CROTONE 5 – Vrenna e Ursino, con le risorse che hanno, fanno quello che possono. Le partenze di Ferrari e Falcinelli possono diventare un grande problema che il mercato non ha risolto: Ajeti non è una sicurezza e davanti Budimir si deve togliere la ruggine accumulata nell’annata vissuta alla Sampdoria. Incuriosisce il ritorno in Serie A di Faraoni, ma anche il colpo Mandragora a centrocampo, chiamato a fornire qualità in dosi massicce. Infine Tumminello: sarà lui la sorpresa dei pitagorici?

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FIORENTINA 5.5 – Il colpo Thereau, a pochissime ore dalla chiusura del mercato, vale mezzo voto in più perché il francese garantisce un livello di esperienza che la rosa ha perso quasi totalmente in estate. Gonzalo Rodriguez, Bernardeschi, Borja Valero, Vecino e Kalinic sono partiti e non potrà più essere, per ovvie ragioni, la viola ambiziosa di un tempo. Fra difesa e attacco tante scommesse di Corvino, ma gli arrivi di Simeone e Benassi si possono considerare di grande qualità. Pezzella, Vitor Hugo, Gaspar, Biraghi, Laurini, Veretout, Eysseric e Gil Dias sono idee che Corvino spera possano diventare vincenti. Ma restano incognite e, come tali, passeranno nelle mani di Pioli con tante belle prospettive ma pochissime certezze in termini di rendimento. Nota positiva: la permanenza di Badelj.

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GENOA 5 – Parte Simeone e arriva Lapadula: fin qui tutto logico. Poi però si passa alle note dolenti di una difesa che il mercato non ha aggiustato nemmeno con i vari Rossettini e Zukanovic. Per Juric restano i soliti problemi di sempre anche a centrocampo, anche se la voglia di riscatto di Bertolacci può essere considerata un fattore più che positivo. Mercato sterile (impreziosito dall’arrivo del pupillo di Juric Ricci sul gong) anche a causa dell’imminente cambio di proprietà, che ha reso tutto più difficile. Ma la sensazione è palese: non esiste più il Genoa che, fra luglio e agosto, prendeva dei giovani talenti e li faceva diventare dei grandi campioni.

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INTER 6.5 – Doveva essere un mercato faraonico, ma con il passare delle settimane è diventata una campagna acquisti di idee. Idee illuminanti che hanno portato l’ottimo Skriniar in difesa, i validissimi esterni Dalbert e Cancelo, ma soprattutto Borja Valero, un giocatore fondamentale per la manovra di Spalletti. Al pacchetto dei colpi si è aggiunto anche Vecino, pedina perfettamente funzionale al 4-2-3-1, mentre la grande notizia è la conferma di Perisic, un uomo che sarebbe diventato difficile da sostituire. La grande pecca di un mercato depotenziato dalla grana del FFP riguarda i centrali di difesa: l’unica alternativa a Skriniar e Miranda è Ranocchia, non esattamente una garanzia di affidabilità.

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JUVENTUS 6 – La cessione di Bonucci a prezzo di saldo (42 milioni sono pochi per uno così) influenza inevitabilmente su una Juve che sembra più debole di quella dello scorso anno. Douglas Costa è un grandissimo colpo, ma Bernardeschi, De Sciglio e Howedes non spostano gli equilibri. Bene Matuidi, ma l’ex Psg costringe Allegri a dover ridisegnare da zero una Juve che dovrà passare al 4-3-3. Il mercato è buono, ma resta il dilemma del centrocampista: servivano o Emre Can oppure Matic, ma nessuno dei due è arrivato. Marotta e Paratici, rispetto agli anni scorsi, hanno dato qualche segnale di confusione.

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LAZIO 5 – Simone Inzaghi perde due elementi che considerava fondamentali: Biglia e Keita. Due addii importanti, che hanno permesso ai biancocelesti di fiondarsi su Lucas Leiva e Nani, giocatori molto esperti ma non reduci da stagioni esaltanti. La coperta, per giocare anche l’Europa League a buoni livelli, resta cortissima. Anche quest’anno l’allenatore è chiamato a fare i miracoli con una rosa ridotta all’osso. Voto non gravemente insufficiente solo grazie alla conferma di Milinkovic-Savic, l’unico che può davvero fare la differenza in ogni partita.

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MILAN 7.5 – Fassone e Mirabelli avevano due compiti importantissimi: restituire il sorriso ai tifosi, ma soprattutto ristrutturare totalmente una rosa che per troppi anni non è stata all’altezza della situazione. Obiettivi raggiunti dalla nuova dirigenza, che ha regalato a Montella Bonucci, ma anche giocatori di spessore internazionale come Rodriguez, Biglia e Kalinic, oltre a Kessié, Conti e Calhanoglu, talento ancora tutto da scoprire. Ora il compito più difficile passa a Montella, che dovrà modellare una rosa ambiziosa, ma ancora difficile da inquadrare a livello tattico. Da applausi anche le conferme di Donnarumma e Suso, ma c’è la piccola incognita legata ad André Silva, pagato 40 milioni ma ancora un pesce fuor d’acqua.

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NAPOLI 7 – Nel girone di ritorno della passata stagione la squadra di Sarri aveva fatto più punti di tutti. E l’obiettivo della società, in accordo con la volontà del tecnico, è stato quello di non alterare nemmeno minimamente gli equilibri. I big sono rimasti, la rosa è stata sfoltita adeguatamente, ma non solo. Perché il Napoli ha anche accolto Ounas, alternativa funzionale per lo stakanovista Callejon, ma soprattutto Mario Rui, che potrà permettere a Ghoulam di tirare il fiato in qualche occasione. Bene anche la gestione complessiva del mercato, con l’unico tormentone Reina risolto senza spargimenti di sangue.

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ROMA 5.5 – L’arrivo di Monchi nella sponda giallorossa della capitale sembrava il preludio ad un mercato di altissimo profilo. Ma così non è stato. Rudiger, Salah e Paredes non sono stati adeguatamente rimpiazzati e i nuovi Hector Moreno, Gonalons e Karsdorp (infortunato, suo malgrado) non alzano il livello complessivo della rosa. Serviva un esterno d’attacco, ma Mahrez non è arrivato: c’è Schick, pagato tantissimo ma comunque molto talentuoso, anche se non colma una lacuna che Di Francesco continua ad avere. E anche Defrel, strappato al Sassuolo per 25 milioni, non convince come vice Dzeko. Per affrontare la Champions League servivano giocatori determinanti che la Roma, al posto di prendere, ha perso.

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SAMPDORIA 6.5 – Giampaolo, in pochi mesi, ha perso le pedine più importanti dello scacchiere: Skriniar, Bruno Fernandes, Muriel e Schick hanno salutato Genova e fino a qualche giorno fa la tensione fra la società e l’allenatore aveva abbondantemente superato i livelli di guardia. Prima degli arrivi di Zapata e Strinic, giocatori perfetti per una Samp che non è uscita con le ossa rotte dal mercato. E poi ci sono i nuovi: Ferrari e Caprari sono giovani interessanti, che in Serie A possono garantire un rendimento di livello. Per i blucerchiati un mercato frizzante, che fa felice la gestione tecnica, ma soprattutto le casse (incassati oltre 100 milioni, mica male per il folcloristico Ferrero). Peccato solo per il mancato arrivo di Tonelli, uno che avrebbe potuto fare comodo al Doria.

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SASSUOLO 5.5 – Per Bucchi il lavoro sarà semplice, perché parte dall’ossatura della passata stagione e lavora con un modulo, il 4-3-3, già ampiamente collaudato da Di Francesco. Ma il mercato è stato nullo o quasi: è tornato Falcinelli per l’attacco ed è arrivato anche Cassata dalla Juve, un talento molto interessante. Va trovata la quadratura del cerchio in avanti senza Defrel, ma la sensazione è che i neroverdi dovessero fare qualcosina in più soprattutto a centrocampo, dove mancano sia quantità che qualità. Per la salvezza, comunque, il Sassuolo non dovrebbe correre rischi.

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SPAL 6 – La neopromossa, con inaspettato coraggio, si è resa protagonista di un mercato molto frizzante. L’attacco è a posto con Borriello e Paloschi, mentre a centrocampo Viviani è l’uomo in più di una squadra che aveva bisogno di quantità. I simboli della cavalcata che ha portato il gruppo di Semplici al grande salto in Serie A sono rimasti tutti (da Vicari a Meret, passando per Mora e Floccari). A questi si sono aggiunti anche Oikonomou e Felipe, due giocatori da Serie A, e anche qualche giovane interessante come Mattiello, Rizzo e Grassi. La Spal dà l’impressione di una cenerentola che può farcela, seppur con qualche difficoltà.

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TORINO 6.5 – Nelle ultime ore se ne è andato Zappacosta (rimpiazzato da un Ansaldi con tanta voglia di tornare protagonista), passato al Chelsea, ma il Toro sarà la vera mina vagante del campionato. Il giudizio sul mercato è strettamente legato al destino di Andrea Belotti, l’unico top player rimasto a furor di popolo: Cairo, con questa mossa, ha voluto fare sul serio. Ma non basta. Perché Petrachi ha regalato a Mihajlovic alcuni elementi di valore come Berenguer, strappato alla concorrenza del Napoli, ma anche gente di esperienza come N’Koulou e Rincon. Fino a Niang, la ciliegina sulla torta di un mercato da Europa League.

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UDINESE 4.5 – L’autolesionismo dei friulani, palesato soprattutto negli ultimi due giorni di mercato, ha indebolito una rosa che sembrava sufficientemente attrezzata per affrontare le fatiche della stagione. La cessione di Thereau per 1.5 milioni alla Fiorentina, che ha comportato l’arrivo di un Maxi Lopez ormai bollito dal Toro, ha reso l’attacco incredibilmente più povero dell’anno scorso. Sono rimasti De Paul, Jankto, Fofana e Widmer, ma la difesa non dà garanzie di affidabilità e il centrocampo non convince del tutto. In attacco mancano i gol, soprattutto dopo l’addio di Zapata, mentre in porta non c’è più la sicurezza Karnezis ma l’incerto Scuffet, un vero e proprio azzardo. Guai in vista per Del Neri?

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VERONA 5 – Cerci, Heurtaux e Caceres, i veri colpi degli scaligeri, lasciano più di un dubbio. Soprattutto dal punto di vista della tenuta fisico-atletica, aspetto da non trascurare per tutti e tre. La difesa fa acqua da tutte le parti e non è stata rinforzata in maniera consistente rispetto all’anno scorso, mentre a centrocampo Bessa è l’unico ad avere qualità in abbondanza. In attacco tante perplessità: fra queste c’è l’ex gioiellino coreano del Barcellona Lee, che avrà bisogno di tempo per ambientarsi in Serie A. Ma in chiusura è arrivato Kean, talento immenso che dovrà garantire i gol per raggiungere la salvezza. Insieme a Pazzini, ma Pecchia dovrà riabilitarlo…