Fair Play Finanziario 2.0: UEFA punta sulla chiarezza (dei bilanci)

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UEFA vuol spazzare via le ombre sul calcio: più chiarezza nei conti delle società e dei procuratori, il Fair Play Finanziaro 2.0 potrebbe diventare presto realtà

Il Fair Play Finanziario così come è ora non funziona (pare) e a dirlo non sono sempre più i tifosi delle squadre che non vedono primeggiare i loro colori in Europa, temendo l’assalto del PSG che sta facendo incetta di campioni a suon di milioni (e tanti) di euro, come avvenuto per Neymar e Mbappé. E’ la stessa UEFA che vuol dare una nuova immagine di sé e di maggior trasparenza nel calcio, tanto che è allo studio una versione 2.0 del FPF che interesserà il mondo del pallone nel triennio 2018-2021. A riportarlo è il quotidiano La Repubblica, citando i lavori di un workshop svoltosi nei giorni scorsi a Roma. Sebbene la fase di discussione sia ancora in corso tra UEFA e le “associazioni di categoria”, clubs e calciatori, già dal prossimo maggio le norme dovrebbero venir messe nero su bianco e si tratterebbe di un’importante rivoluzione. Le società che parteciperanno alle prossime competizioni europee avranno infatti l‘obbligo di pubblicare i bilanci sul proprio sito internet, con il timbro della certificazione dei revisori dei conti, ovvero un ente esterno al club che ha il compito di monitorare la situazione finanziaria ed economica.

E sebbene fra gli appassionati i dubbi sulla validità del Fair-Play siano notevolmente cresciuti nel corso degli ultimi mesi, la stessa UEFA si è dichiarata soddisfatta dei risultati fin qui ottenuti, come riportano i dati resi pubblici dal massimo organismo europeo calcistico. Il debito netto dei clubs infatti è risultato in netto calo, passando dal 65% dei ricavi prima dell’introduzione del FPF nel 2011, al 40% nel 2015 e infine al 35%, valore registrato nell’ultimo periodo rilevato, il 2016. Inoltre, ciò che più appare soddisfacente, i 700 clubs di prima divisione dei tornei nazionali (per intenderci dalla Premier League, Serie A fino al campionato di Malta, etc) stanno crescendo a ritmi pazzeschi, con un tasso di crescita dei ricavi anno su anno di quasi il 10%, valore che non si registrava dal 2010.

Ma tornando al “desiderio di cambiamento”, l’UEFA vuole fare chiarezza sull’importanza e sul ruolo dei procuratori nel calcio. Il punto allo studio è che si intende scoperchiare il pentolone delle commissioni pagate dai clubs ai procuratori per concludere gli affari di calciomercato, rendendole note a tutti. In questo modo, oltre a diventare possibile redigere qualche curiosa classifica in fatto di record, potrebbero essere svelati gli “accordi privilegiati” (comunque leciti) fra i Top Teams e gli agenti dei calciatori. Ed allora chissà che qualche operazione di calciomercato non salti all’ultimo per timore di una brutta figura.