Inter, Pinamonti: «Che emozione il debutto. Mercato? Non ci penso»

Inter Pioli
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L’ultimo talento sfornato dal vivaio nerazzurro si chiama Andrea Pinamonti: domenica il suo esordio in Serie A

In casa Inter in questi anni ci sono stati diversi problemi, è innegabile. Quello che non è mai mancato però è il costante arrivo dal suo vivaio di giovani molto interessanti, spesso usati come pedine di scambio per acquisti roboanti ma altrettanto spesso lanciati in prima squadra per iniziare ad ambientarsi subito al calcio che conta, a farsi le ossa così nella maniera più brutale possibile senza le vie di mezzo. È quello che è capitato ad Andrea Pinamonti, giovane attaccante cresciuto nel vivaio nerazzurro e che domenica scorsa ha provato l’emozione del debutto in Serie A «Quest’anno sono successe molte cose positive per il mio inizio di carriera – racconta l’attaccante a La Gazzetta dello Sport – e sono molto contento di questo. Già l’esordio in Europa League mi sembrava un sogno ma l’esordio in Serie A è stato ancora più emozionante perché era una gara che valeva tre punti, mentre in Europa eravamo già eliminati. È stato molto piacevole entrare, c’era lo stadio pieno e sono state emozioni forti».

Entrambi i debutti avranno un nome nella storia del ragazzo, Stefano Pioli: «Per queste occasioni che mi stanno dando devo ringraziare mister Pioli e la società dell’Inter e poi la mia famiglia che mi aiuta, mi è sempre vicina e che mi dà grande forza di andare avanti venendo a vedere le partite. Il gesto di toccare lo stemma al momento del mio ingresso in campo? È un gesto che faccio dall’inizio dell’anno, anche con la Primavera lo facevo. Lo faccio un po’ per scaramanzia ma anche per dimostrare l’affetto che ho per l’Inter. Strofino i primi ciuffi d’erba che calpesto sullo stemma, è un segno d’appartenenza: sono molto grato all’Inter. Molti club su di me? Sì ho visto ma non mi interessa al momento. Io penso solo ad allenarmi giorno dopo giorno per migliorarmi e seguire l’esempio dai grandi campioni: il resto non mi interessa e non ci penso neanche»