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L’eredità di Spadafora, ministro controverso nel momento più complicato dello sport

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Spadafora

In attesa delle riforme il ministro Spadafora conclude il suo mandato, dopo i mesi più difficile dello sport italiano dal dopoguerra

Rimarranno le dichiarazioni spesso contro corrente, le polemiche social con Cristiano Ronaldo e una riforma dello sport (5 decreti) in attesa del via libera entro il 28 febbraio. Vincenzo Spadafora conclude il suo mandato da ministro per le politiche giovanili e dello Sport. E la sensazione – più o meno condivisa – è che negli ultimi mesi abbia dovuto scalare un 4mila senza corde, piccozza e ramponi. Nel momento di massima crisi del calcio, e dello sport italiano – in ginocchio causa Covid-19 – la politica italiana non è riuscita a dare risposte adeguate, garanzie tempestive o soluzioni mirate a breve o medio termine, chiudendo spesso i battenti o rinunciando a priori, invece di provare a salvare il salvabile. 

La politica di Spadafora è stata controversa, con picchi di insofferenza nei confronti dei sistemi di massa (il calcio per intenderci) mai esplicitati ma filtrati attraverso post social, dichiarazioni o interviste tv e sui giornali. Il peccato originale di Spadafora è stata la mancanza di esperienza in materia, la conferma arriva anche dal diretto interessato, nel giorno dell’addio. «Per molti anni avevo seguito le questioni relative ai diritti dell’infanzia e dei giovani – scrive il ministro -, è sempre stato il centro del mio impegno. Non conoscevo invece il mondo dello sport, al quale mi sono avvicinato con curiosità, rispetto e attenzione». Rispetto e attenzione sono il minimo sindacale, e forse era impossibile fare meglio. Ma per fronteggiare una crisi pandemica senza precedenti a livello mondiale lo sport italiano forse avrebbe meritato qualcosa o “qualcuno” di più.