Pagina 104 – Calcio News 24

“L’allenatore del Milan sarà Thiago Motta”: sorpresa rossonera

Il Milan continua a non sciogliere il nodo allenatore. I nomi sono tanti, le indiscrezioni ancora di più. C’è chi parla di profili internazionali, chi immagina un tecnico straniero e chi invece continua a credere che alla fine la scelta ricadrà su un allenatore che conosce già molto bene il campionato italiano.

Nelle ultime ore è stata soprattutto una riflessione pubblicata da Il Napolista ad attirare l’attenzione. Una tesi forte, quasi controcorrente rispetto alle voci circolate finora: il prossimo allenatore del Milan potrebbe essere Thiago Motta.

Non una notizia di mercato. Piuttosto una lettura della situazione che sta vivendo il tecnico italo-brasiliano. Dopo la fine dell’esperienza alla Juventus, Thiago Motta è rimasto senza squadra. Una situazione particolare, soprattutto per un allenatore che soltanto pochi mesi prima era considerato uno dei tecnici emergenti più interessanti del panorama europeo.

A Bologna aveva costruito qualcosa di importante. Il quinto posto e la qualificazione in Champions League non erano arrivati per caso. C’era un’identità precisa, un calcio riconoscibile e una crescita evidente della squadra.

Poi è arrivata la Juventus. E lì le cose sono andate diversamente. Molto diversamente. L’avventura bianconera si è trasformata rapidamente in una delusione che ha inevitabilmente inciso sulla sua reputazione. Eppure, come osserva Il Napolista, restare fermo troppo a lungo può diventare un problema persino più grande di un’esperienza negativa. Per un allenatore ambizioso, stare fuori dal giro significa lentamente sparire dai radar.

Thiago Motta al Milan grazie a Ibrahimovic

C’è un altro elemento che rende interessante questa ipotesi. Thiago Motta e Zlatan Ibrahimovic hanno un rapporto di stima reciproca che dura da anni. E proprio Ibrahimovic potrebbe trovarsi presto nella condizione di dover rivedere alcune strategie.

Ibrahimovic Milan
Ibra può chiamare Motta al Milan (Instagram Zlatan Ibrahimovic) – Calcionews24.com

Il Milan ha inseguito profili internazionale. Si è parlato di Iraola, quindi Xavi, poi Pochettino e Jaisse. Motta potrebbe diventare una soluzione molto più concreta di quanto sembri oggi. Per il Milan sarebbe una scelta coraggiosa. Per Thiago Motta probabilmente una seconda occasione quasi insperata dopo il fallimento juventino.

Perché il giudizio sul tecnico resta diviso. C’è chi guarda al lavoro straordinario fatto a Bologna e chi invece non riesce a dimenticare quanto accaduto a Torino. La sensazione è che proprio questa contraddizione renda il suo profilo così interessante.

Da una parte un allenatore reduce da un flop pesante. Dall’altra uno dei pochi tecnici italiani ad aver dimostrato di poter costruire una squadra moderna, competitiva e capace di sorprendere tutti. Ed è forse per questo che il suo nome continua a restare sul tavolo, anche quando sembra sparire dai radar.

Barcellona fa sul serio per Julian Alvarez: offerta ufficiale da 100 milioni all’Atletico Madrid! Colchoneros irritati

Barcellona spinge per Julian Alvarez: offerta ufficiale da 100 milioni all’Atletico Madrid! Ecco cosa sta succedendo

Il calciomercato internazionale è pronto a registrare uno dei colpi più clamorosi e inaspettati dell’intera stagione. Nelle ultime ore, il Barcellona ha deciso di rompere definitivamente gli indugi e ha presentato la sua prima offerta ufficiale all’Atlético Madrid per assicurarsi le prestazioni del fuoriclasse argentino Julián Álvarez. La dirigenza blaugrana fa tremendamente sul serio ed è intenzionata a regalare al proprio scacchiere tattico un attaccante di livello assoluto, capace di spostare in modo radicale gli equilibri della Liga spagnola e della prossima edizione della Champions League. Lo riporta Fabrizio Romano.

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Le cifre della maxi offerta: 100 milioni di euro, niente bonus o contropartite

Le cifre messe sul tavolo dalla dirigenza catalana sono a dir poco da capogiro e testimoniano la ferma volontà di chiudere l’operazione in tempi estremamente brevi, bruciando sul tempo l’eventuale concorrenza estera. Il club blaugrana ha infatti formalizzato una proposta monstre del valore complessivo di 100 milioni di euro. I dettagli di questa clamorosa offensiva sono estremamente chiari, diretti e perentori: la cifra offerta è interamente fissa e garantita. Non è previsto nessun bonus aggiuntivo legato a futuri obiettivi di squadra o al rendimento individuale, e soprattutto non è stata inserita nessuna contropartita tecnica per provare ad abbassare le pretese economiche dei venditori. Una mossa decisa e aggressiva.

Tensione altissima in casa Atlético: l’argentino ha già chiesto di partire

Nonostante la notevole portata economica dell’offerta recapitata in sede, l’atmosfera nella capitale sponda biancorossa è a dir poco tesa. L’Atlético Madrid non è affatto felice della situazione maturata nelle ultime 24 ore. La dirigenza dei Colchoneros è rimasta spiazzata e irritata dall’improvvisa e prepotente incursione dei rivali catalani. Tuttavia, a pesare in modo decisivo e forse irreversibile sul futuro esito della complessa trattativa è la forte e inequivocabile volontà dell’attaccante. Julián Álvarez ha già chiesto la cessione, comunicando apertamente ai vertici del suo attuale club il desiderio di cambiare maglia.

Questa esplicita rottura interna rischia inevitabilmente di accelerare i tempi dell’affare. Trattenere in rosa un giocatore ormai scontento, a fronte di una pioggia di milioni, appare un’impresa ai limiti dell’impossibile. Le prossime giornate saranno assolutamente cruciali per definire i contorni di questo potenziale e storico trasferimento.

Calciomercato Inter: Marotta blinda Bastoni, cambiano le strategie per la difesa nerazzurra. Chi potrebbe arrivare in estate

Calciomercato Inter: novità importanti nelle strategie per la difesa nerazzurra. Tutti i nomi possibili per l’estate

Il futuro della retroguardia ha un punto fermo imprescindibile. A spegnere definitivamente le sirene del Barcellona (ormai concentrato su obiettivi costosissimi come Gordon e Julian Alvarez) ci ha pensato direttamente il presidente dell’Inter, Beppe Marotta, rilasciando dichiarazioni inequivocabili che tranquillizzano la piazza: Penso che i tifosi possano dormire sonni tranquilli su Bastoni. Noi per principio non siamo dei venditori. Se un giocatore va via, è perché anche lui ha espresso la volontà di andare via. Devo dire che nel caso di Alessandro assolutamente non è successo. È contento qui, quindi non abbiamo la necessità di doverlo cedere. Penso che starà ancora con noi…”.

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La certezza della permanenza del difensore azzurro modifica in parte le mosse della dirigenza nerazzurra, che dovrà comunque rinforzare il reparto in modo oculato, considerando la partenza sicura di Acerbi e il probabile addio di De Vrij. Lo riporta La Gazzetta dello Sport.

Il caso Muharemovic: il Sassuolo frena in vista del Mondiale

Fino a poche settimane fa, il candidato principale per approdare a Milano sembrava essere Tarik Muharemovic. Tuttavia, la strategia del Sassuolo ha imposto una brusca frenata. Il direttore sportivo Giovanni Carnevali ha infatti messo l’operazione in stand-by, nonostante esistesse già una solida bozza di accordo tra il giocatore e l’Inter. L’obiettivo dei neroverdi è chiaro: l’attendismo in vista dell’imminente Mondiale. Una buona vetrina internazionale farebbe inevitabilmente lievitare il prezzo del cartellino, aprendo le porte a ricche offerte dalla Premier League. I nerazzurri, per politica societaria, non intendono partecipare ad aste sanguinose e hanno così iniziato a scandagliare profili alternativi.

La lista dei desideri: Solet in pole, fari su Ndicka e Lucumì

In cima al taccuino degli uomini di mercato interisti spicca oggi Oumar Solet. Il difensore dell’Udinese è considerato l’innesto ideale per età, qualità fisiche e grande duttilità tattica. Attenzione, però, a due potenziali e clamorose occasioni. La prima porta a Evan Ndicka della Roma: i giallorossi sono costretti a incassare circa 60 milioni di euro entro il 30 giugno per rispettare i severi vincoli del Fair Play Finanziario Uefa e l’ivoriano potrebbe essere il big sacrificato sull’altare del bilancio. L’ultimo nome, ciclicamente accostato ai meneghini, è quello di Jhon Lucumì. Il centrale del Bologna ha un contratto in scadenza nel giugno 2027 e appare decisamente stuzzicato dall’idea di iniziare un nuovo, ambizioso capitolo della sua carriera. Il restyling della difesa nerazzurra è ufficialmente cominciato.

Mateta è il colpo giusto per l’attacco della Juventus? Perché sì e perché no sul suo possibile arrivo a Torino

Mateta è il nome giusto per l’attacco della Juventus? I pro e i contro del suo possibile arrivo a Torino

Nel fervente scenario del mercato odierno, il nome di Jean-Philippe Mateta è finito prepotentemente (e nuovamente) nei radar della Juventus. Attorno alla figura dell’attaccante francese coesistono attualmente due valutazioni diametralmente opposte: da un lato emerge il ritratto di un elemento maturo e pronto per il salto di qualità, dall’altro spaventa il concreto rischio di costi elevati. Il centravanti in forza al Crystal Palace vanta una notevole fisicità ed esperienza internazionale, dimostrando di poter reggere senza alcun affanno ritmi elevatissimi. Considerando che il club bianconero fatica spesso quando si trova di fronte a retroguardie chiuse, il suo arrivo fornirebbe una soluzione preziosa da schierare in campo. Parliamo infatti di un giocatore molto strutturato e particolarmente abile nel far giocare la squadra. Arrivato alla soglia dei 28 anni, ha affinato notevolmente la fase di pressione e il lavoro senza palla, peculiarità ormai necessarie per garantire un’alta intensità durante tutto l’arco della partita.

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I dubbi sul costo del cartellino e l’adattamento in Serie A

Nonostante le innumerevoli note positive, permangono delle legittime perplessità riguardo all’intera operazione. Nel corso della sua carriera, il francese ha alternato stagioni eccellenti ad annate decisamente meno brillanti. A livello squisitamente tecnico, pur avendo mostrato costanti progressi, non spicca per estrema raffinatezza o per creatività negli spazi stretti: un difetto che rischia di rivelarsi pesante nel rigido tatticismo del campionato italiano. Un ulteriore scoglio è rappresentato dalla valutazione economica. Il Crystal Palace, come molte società inglesi, vende a caro prezzo: dinanzi a richieste comprese tra i 35 e i 40 milioni di euro, la dirigenza dovrà riflettere approfonditamente prima di presentare una bozza di contratto. A tali cifre, l’affare diventerebbe un investimento oneroso.

Il nodo tattico per il nuovo progetto bianconero

L’esito conclusivo della trattativa dipenderà in larga parte dalla futura identità tattica del progetto bianconero. Qualora la chiara volontà societaria fosse quella di adottare un modulo verticale, diretto e aggressivo, l’acquisto in questione risulterebbe ottimale per sostenere i duelli fisici e liberare fondamentali varchi offensivi. Se, al contrario, si optasse per un possesso molto sofisticato, le sue limitazioni potrebbero emergere in maniera del tutto negativa. Questo possibile innesto divide fortemente la critica per la sua natura ambivalente: vanta un bagaglio solido ma non rappresenta un fuoriclasse indiscusso. Spetterà unicamente alla società stabilire definitivamente se cercare delle certezze assolute sul mercato oppure puntare su un attaccante affamato. Spesso, le intuizioni migliori derivano proprio da queste complesse scelte gestionali.

Andrea Lorentini: «Le vittime dell’Heysel devono essere di tutta l’Italia, non solo del tifo bianconero»

Andrea Lorentini, presidente dell’Associazione dei famigliari delle vittime dell’Heysel, ha rilasciato queste dichiarazioni

Andrea Lorentini è il presidente dell’Associazione dei famigliari delle vittime dell’Heysel che si occupa di tenere viva la memoria di una tragedia capitata esattamente 41 anni fa, il 29 magio 1985. Figlio di Roberto, una della vittime, ha rilasciato un’intervista a Tuttosport.

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IL PADRE «Papà era medico, e scelse di essere se stesso fino alla fine . Si era messo in salvo al momento delle prime cariche degli hooligans, ma tornò indietro per prestare assistenza a un ragazzino di 11 anni in fin di vita, Andrea Casula. La più giovane vittima dell’Heysel. Un gesto che gli è valso il conferimento della medaglia d’argento al valore civile da parte dell’allora Presidente della Repubblica».

COSA NON SI É DETTO DELL’HEYSEL «Non saprei, di certo si respira ancora troppa ignoranza sul tema. O meglio: si tende ad alimentare il dibattito sui dubbi circa il rigore di Platini, l’utilità del giro di campo della Juve o il fatto che il giorno dopo avrebbero dovuto restituire la coppa. Ma così facendo ci si perde il focus del discorso: le vittime. Persone innocenti che hanno perso la vita per una semplice partita di pallone. Per non parlare dei feriti, di chi fa i conti tuttora con shock post-traumatici e dei famigliari, che hanno dovuto imparare a convivere con il dolore. Il nostro impegno, come associazione, è quello di tener viva la memoria dei nostri cari, riempiendola con iniziative di educazione civico-sportiva».

COSA BISOGNA FARE «Far capire ai ragazzi che lo sport deve essere vissuto in maniera sana e corretta, così come il tifo. Quando vedo episodi come quelli del derby mi sembra sempre di dover ricominciare da capo. Se ci rivolgiamo specialmente ai più giovani è perché speriamo di poter cambiare la cultura. Come? Fornendogli gli strumenti per discostarsi da quella massa ignorante che, in alcuni stadi, si diverte a infamare la memoria delle vittime. Da chi ostenta quella tragedia come lo scalpo del nemico. Attraverso le nostre testimonianze, aiutiamo i ragazzi a sviluppare progetti sul fairplay, sul tifo corretto».

L’ISTITUZIONE DI UNA GIORNATA IN MEMORIA DELLE VITTIME «Penso che possa rafforzare ciò che stiamo già facendo quotidianamente. Aiuterà a responsabilizzare il Paese, le istituzioni e le singole società sportive. Ad ancorare nella collettività una visione corretta. Questa giornata ispirerà momenti di riflessione, oltre a certificare che le vittime dell’Heysel sono vittime di tutta l’Italia e non solo dell’immaginario bianconero. E mi creda che non è una roba da poco».

Milan, ritorno all’estero: Pochettino in pole per la panchina

Milan, Mauricio Pochettino è in pole position per la panchina rossonero. Tutti i dettagli su quanto sta succedendo in casa Diavolo

Poco meno di un anno fa, il 30 maggio 2025, il Milan si affidava a Massimiliano Allegri, cercando in un esperto gestore italiano la garanzia per risalire la china dopo le turbolenze passate. Oggi, la dirigenza rossonera è pronta a una nuova inversione di marcia, orientandosi di nuovo verso un profilo straniero. L’obiettivo è duplice: abbracciare una filosofia calcistica più europea e “giochista”, e affidarsi a un tecnico capace di estraniare la squadra dalle pesantissime pressioni di San Siro. Il focus de La Gazzetta dello Sport.

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I contatti con Pochettino

In questo scenario si inserisce prepotentemente Ramon Planes. Il probabile nuovo uomo mercato rossonero ha individuato il candidato ideale in Mauricio Pochettino, con cui ha già condiviso anni di lavoro all’Espanyol e a Londra. Il cinquantaquattrenne argentino (con radici piemontesi a Virle), attuale ct degli Stati Uniti, vanta un curriculum di spessore tra Tottenham, PSG e Chelsea. I contatti sono più che avviati: Pochettino ha parlato la scorsa settimana con Giorgio Furlani e, proprio di recente, ha tenuto una videocall direttamente con Gerry Cardinale, nonostante le formali smentite di rito arrivate dal ritiro della nazionale americana.

I precedenti

Cardinale e Zlatan Ibrahimovic sono convinti che una nuova guida internazionale possa riportare finalmente disciplina nello spogliatoio. I precedenti recenti, tuttavia, ricordano quanto l’ambiente sia complesso. L’era di Paulo Fonseca si era chiusa in anticipo a fine 2024, marchiata a fuoco dalla clamorosa protesta di Theo e Leao, isolati dal gruppo durante il cooling break contro la Lazio. L’arrivo di Sergio Conceiçao aveva portato un’illusoria scossa (il trionfo in Supercoppa Italiana eliminando in rimonta Juve e Inter), ma era naufragato in un disastroso ottavo posto in campionato. Anche in quel caso non erano mancati i malumori interni, sfociati in scontri aperti con capitan Calabria e la solita gestione complicata del duo Theo-Leao.

La scelta definitiva

Nonostante il passato recente, la linea societaria è tracciata: il Milan è pronto a varare una struttura sportiva dal passaporto interamente straniero per tentare l’ennesimo rilancio.

Torino, la difesa fa acqua: Petrachi prepara la rivoluzione

Torino, Gianluca Petrachi prepara la rivoluzione per rinforzare la retroguardia granata. Ecco qual è la situazione

Sessantatré gol subiti, un dato impietoso che fa del Torino la seconda peggior difesa del campionato, dietro soltanto al Pisa retrocesso. I numeri non mentono e fotografano un reparto in costante affanno dalla doppia cessione di Buongiorno e Rodriguez. Quest’ultima annata ha però superato ogni limite negativo, segnata da imbarcate clamorose (le 5 reti incassate dall’Inter e le 11 totali contro il Como), gravi errori individuali e una perenne confusione tattica. Per tornare a costruire basi solide, la priorità assoluta del mercato estivo sarà la ricostruzione della linea difensiva. La Stampa prefigura questo scenario.

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Chi saluta e le incognite

La rivoluzione passerà inevitabilmente da svariate uscite:

  • Gli addii certi: saluta mestamente Guillermo Maripan. Il cileno, rivelazione del primo anno, è scivolato lentamente nelle gerarchie finendo in panchina e chiudendo la stagione da squalificato. Ai saluti anche il georgiano Sazonov: frenato dagli infortuni e da un mancato trasferimento al Getafe un anno fa per un errore burocratico, lascerà Torino dopo appena 350 minuti giocati in due anni.
  • Le situazioni in bilico: Enzo Ebosse è destinato a tornare all’Udinese, poiché il club non ha ancora esercitato il riscatto da 2,5 milioni. Dei centrali di proprietà restano solo Ismajli (ritenuto il perno, ma condizionato da troppi stop fisici) e Coco, che di fronte a una buona offerta ha le valigie pronte.

Il mercato in entrata e la scommessa Dellavalle

Per finanziare l’acquisto di almeno due centrali titolari, il Toro spera nell’incasso dal Sassuolo, intenzionato a riscattare Walukiewicz per 5 milioni di euro. Parallelamente, si lavora con il Napoli per rinnovare il prestito del ventunenne Marianucci, profilo gradito per restituire un pizzico di “italianità” a una rosa che l’ha quasi del tutto smarrita.

Attenzione anche al fattore vivaio: in ritiro verrà valutato attentamente Alessandro Dellavalle. Rientrato da un biennio in prestito al Modena, l’ex Primavera (campione d’Europa U19 tre anni fa) cercherà di ritagliarsi uno spazio per riportare un vitale senso di appartenenza.

La titanica impresa della rifondazione è affidata alle mani del ds Gianluca Petrachi. Dopo aver tamponato le falle a gennaio per evitare il naufragio, per lui inizia ora il primo vero calciomercato estivo dell’era Cairo-bis. Il lavoro duro comincia adesso.

Trezeguet: «Alla Juve troppi cambiamenti, è normale che Spalletti voglia decidere»

Trezeguet, ex attaccante della Juventus, ha parlato così della stagione vissuta dai bianconeri. Queste le sue dichiarazioni

Nella Juventus che ha il problema di segnare, uno come David Trezeguet – attualmente dirigente del River Plate – farebbe molto comodo. L’ex bomber dell’inizio degli anni 2000 ha parlato con La Gazzetta dello Sport.

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IL MOMENTO DELLA JUVE «Alla Juventus non si riesce più a dare continuità, e così ci sono troppi alti e bassi. I risultati altalenanti si spiegano anche per il fatto che negli ultimi anni ci sono stati troppi cambiamenti. E non parlo solo dei giocatori, ma anche di allenatori e dirigenti. È inevitabile quindi che non si riesca mai a raggiungere il giusto equilibrio che si ottiene con gli uomini giusti. Dopo Andrea Agnelli non c’è stata più una continuità societaria. E così quest’anno è finita come nessuno voleva. Adesso bisogna ripartire, ma non mi pare, da quel che leggo in giro, che ci sia chiarezza sulla direzione da prendere».

GLI ATTACCANTI NON GIRANO «Anche questa è un’altra dura realtà. Davanti, i ragazzi non sono riusciti a dare continuità in campo e hanno segnato pochissimo. E alla fine le squadre vincenti sono quelle che a conti fatti segnano di più».

SPALLETTI «Quando è arrivato ha cercato di trovare la soluzione. Ha fatto molti cambiamenti e anche questo è un segno evidente di quando non riesci a trovare il giusto equilibrio, o comunque a ottenere la risposta giusta da chi poi deve fare la differenza. Così la Juve è fuori dalla Champions e questo comporta anche dei freni sul lato economico, a meno che non vendi o non ci sia un ulteriore investimento da parte della proprietà. È normale quindi che Spalletti voglia avere un ruolo nella decisione di chi va e chi resta. Tra Elkann, Comolli e lo stesso Spalletti va trovato il giusto equilibrio, perché ormai non si possono più sbagliare gli acquisti, per una questione sportiva e anche economica».

CHI SALVARE IN QUESTA STAGIONE «Non faccio nomi. C’è chi ha fatto bene. Ma fare bene alla Juventus non basta. La Juve non ha vinto né lo scudetto né la Coppa Italia ed è fuori dalla Champions. Spero che chi rimane avrà voglia di riscatto, per tornare almeno a essere protagonisti, perché è quello che chiede anche il popolo bianconero, sempre meno incline a perdonare».

LA FAVORITA AL MONDIALE «Dico Francia che davanti ha Olise che fa paura. Cherki è forte. Poi Doué, Barcola: tutta gente che viene dopo Mbappé e Dembélé. Non ci sono altre nazionali con un attacco così. A centrocampo, con Tchouameni c’è Koné, altrettanto impressionante. Magari la difesa è normale, ma giocano comunque al Barcellona, al Bayern, al Liverpool. L’Argentina nel 2022 aveva un grande gruppo squadra, ma la Francia ha la mentalità giusta, e non si nasconde perché i giocatori stanno in club dove conta solo vincere. Come dovrebbero fare Juve e Italia: non ci si può nascondere dalla propria storia».

Mathieu Flamini: «Il mio Milan era una squadra di campioni, oggi non ha un progetto chiaro»

L’ex centrocampista rossonero Flamini è diventato imprenditore: «Cerco soluzioni ecologiche. Vi racconto Milan e Arsenal, le mie squadre»

Nel Milan di Allegri del 2011 ha vinto lo scudetto come centrocampista. Oggi il francese Mathieu Flamini è un imprenditore, ha un’azienda specializzata nella produzione di sostanze chimiche ecologiche ricavate da biomasse vegetali. A La Gazzetta dello Sport ha raccontato la sua vita.

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DI COSA SI OCCUPA «Molti prodotti che usiamo oggi, come shampoo o detergenti, contengono ingredienti che derivano dal petrolio. Con la nostra società cerchiamo soluzioni ecologiche. Abbiamo sviluppato sostanze che provengono da biomasse e che sono molto più sicure per l’ambiente. In questo modo ne beneficia anche la salute umana».

COSA C’È DIETRO AL SUCCESSO CHE STA OTTENENDO «Sono una persona competitiva. L’adrenalina è la mia droga, vivo di sfide. Lavoro sempre e non mi fermo mai. Ho sempre fatto tutto con passione e grande ambizione. Oggi sono un imprenditore che si diverte in ciò che fa».

IL PASSAGGIO AL MILAN «Tra febbraio e marzo 2008, quando con l’Arsenal giocammo gli ottavi di Champions League contro il Milan. Ero in scadenza di contratto e firmai a occhi chiusi. Per me era un sogno».

LO SCUDETTO CON ALLEGRI «Avevamo una squadra di campioni: Pato, Ibrahimovic, Thiago Silva. Il segreto fu il gruppo. Allegri riuscì a esaltare uno spogliatoio pieno di grandi giocatori e dettare una linea vincente, forse quella che è mancata in questa stagione».

IL FALLIMENTO DEL MILAN DI QUEST’ANNO «Non vivo lo spogliatoio, non posso saperlo. Penso che per un allenatore sia fondamentale trovare le parole giuste per far scendere in campo una squadra pronta a buttarsi nel fuoco per lui. E alle spalle deve avere anche un progetto chiaro. Questo penso sia venuto meno».

L’ARSENAL «Sono arrivato a Londra a 19 anni. Non parlavo nemmeno inglese, all’inizio ho fatto fatica a inserirmi. Con Wenger ho legato tanto, ha rivoluzionato il calcio inglese. Sono stato a Londra a festeggiare la Premier, un’impresa. E ora spero nella Champions».

LA FRANCIA È FAVORITA PER IL MONDIALE «Sarà una delle candidate. Mi dà fastidio non vedere l’Italia. Contro la Bosnia è stata una tragedia per tutti noi. Che peccato non giocare il Mondiale. Il calcio italiano va rifondato».

Il Bologna cerca la nuova guida dopo l’addio di Italiano: Di Francesco o Tedesco in pole

In casa Bologna l’obiettivo è annunciare il tecnico in pochi giorni dopo l’addio di Italiano. E intanto Orsolini medita il rinnovo

Il Bologna ha fretta di voltare pagina dopo l’addio di Vincenzo Italiano: la dirigenza rossoblù punta ad annunciare il nuovo allenatore nel giro di due o tre giorni (una settimana al massimo) per poter iniziare a pianificare attivamente le strategie di mercato. Una sola, granitica certezza: si andrà avanti con un profilo tattico che preveda la difesa a quattro e gli esterni offensivi, preferibilmente con un 4-3-3 o un 4-2-3-1.

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Questo orientamento ha subito sortito un primo, importante effetto: Riccardo Orsolini, bandiera del club che sembrava sul piede di partenza, ha riaperto concretamente all’ipotesi di un rinnovo a vita.

Il ballottaggio per la panchina: Di Francesco o Tedesco

I nomi più caldi per la panchina emiliana sono attualmente due:

  • Eusebio Di Francesco: condivide lo stesso agente di Orsolini e ha recentemente ottenuto un’ottima salvezza alla guida del Lecce. Conosce bene l’AD Fenucci dai tempi della Roma e si adatterebbe perfettamente alle logiche societarie, fungendo da valorizzatore della rosa messa a disposizione.
  • Domenico Tedesco: le sue quotazioni sono in forte ascesa nelle ultime ore. Reduce dall’esonero al Fenerbahce, il tecnico italo-tedesco era già stato monitorato da Sartori in passato (sia per il post-Motta che lo scorso anno).

Restano defilate, al momento, le candidature di Fabio Pisacane (fresco di salvezza a Cagliari) e di Stefano Pioli (il cui oneroso ingaggio cozza con la nuova linea di sostenibilità rossoblù), oltre ai piani “B” Palladino, Cuesta e Vanoli.

I primi movimenti di mercato

La scelta dell’allenatore sarà determinante per sbloccare il mercato, ma la dirigenza lavora già sotto traccia su diverse operazioni cruciali:

  • Esterni: si sonda il terreno per uno scambio col Boca Juniors tra Nicolas Dominguez (assistito da Sabbag) ed Exequiel Zeballos (in scadenza a dicembre). Attenzione anche al giovane Tomas Aranda (19).
  • Portieri: se dovesse arrivare Di Francesco, si punterebbe dritti su Wladimiro Falcone, suo pretoriano al Lecce. Questa mossa costringerebbe a valutare le posizioni dell’attuale duo composto da Skorupski e Ravaglia, mentre Provedel rimane sullo sfondo.
  • Attacco e centrocampo: Dallinga è in uscita dopo due stagioni deludenti, mentre Castro potrebbe partire solo di fronte a offerte irrinunciabili. In mediana, piace Peer Koopmeiners: per arrivare a lui potrebbe essere inserito Karlsson come contropartita.



Nasce il nuovo Napoli di Allegri: dal modulo ai giocatori che vorrà valorizzare

Nasce il nuovo Napoli di Allegri: dal modulo utilizzato ai giocatori che vorrà valorizzare. Le anticipazioni sulle idee del tecnico toscano

Il Napoli si prepara ad affrontare una nuova era con Massimiliano Allegri al timone. Secondo la Gazzetta dello Sport, il tecnico toscano punta a replicare il percorso già visto nella sua prima esperienza alla Juventus, dove riuscì a gestire una squadra già vincente, integrando nuovi pezzi pregiati e sfruttando al meglio le qualità dei giocatori a disposizione.

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Il confronto con la situazione attuale del Napoli evidenzia alcune differenze: la squadra azzurra dispone di un organico competitivo e ambizioso, con giocatori come De Bruyne e Hojlund pronti a fare la differenza. Allegri, come già fatto con Morata alla Juve e al Milan, dovrà trovare la giusta combinazione tattica per valorizzare questi talenti. Il modulo di riferimento potrebbe essere il 4-3-3, più adatto alla rosa attuale, mentre il 3-5-2 utilizzato da Conte negli ultimi due anni sembra meno funzionale.

A centrocampo, con la probabile cessione di Anguissa, Allegri potrebbe schierare De Bruyne e McTominay, con Lobotka come regista, ripercorrendo in parte lo schema visto al Milan con Rabiot. Il tecnico predilige la qualità e l’equilibrio tra fase difensiva e offensiva, prevedendo anche la possibilità di inserire una mezzala di contenimento in caso di necessità.

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In attacco, Hojlund sarà il punto fermo, supportato dalle ali Neres e Alisson, capaci di saltare l’uomo e alternare azione personale a cross per il centravanti. Allegri dovrà ritrovare la stessa capacità di integrare tutti i giocatori nello stesso meccanismo, come fece con Cuadrado, Dybala, Mandzukic e Higuain, combinando equilibrio e pericolosità offensiva.

L’obiettivo del tecnico è chiaro: riportare serenità, entusiasmo e coraggio nella squadra, puntando a esaltare la qualità dei singoli e la fluidità di gioco. Se Allegri riuscirà a trasmettere la propria mentalità e a sfruttare al massimo le caratteristiche dei giocatori, il Napoli potrà diventare protagonista in Serie A e in Europa, offrendo spettacolo al Maradona e rilanciando le ambizioni di una squadra pronta a stupire.

Rivoluzione a Trigoria: Massara saluta, in arrivo Tony D’Amico

Raggiunto l’accordo per la risoluzione del contratto dell’ex ds Massara. Il weekend sarà decisivo per ufficializzare il nuovo dirigente

Il ribaltone alla guida della direzione sportiva della Roma è ormai giunto alle battute finali: Frederic Massara è ai saluti, pronto a cedere il testimone a Tony D’Amico. Ecco cosa scrive Il Romanista.

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L’addio di Frederic Massara

Dopo soli 344 giorni dal suo insediamento di ritorno (in precedenza era al Rennes), Massara lascia nuovamente la Capitale. La notizia era nell’aria da settimane: la volontà della proprietà di attuare un profondo cambiamento era stata spinta anche dai chiari input di Gian Piero Gasperini, il quale aveva apertamente lamentato una mancanza di “feeling tecnico” con l’ormai ex direttore.

Massara, consapevole del proprio destino da quasi un mese (ovvero dall’uscita di scena di Ranieri), ha continuato a lavorare a testa bassa, festeggiando con la squadra la raggiunta qualificazione in Champions League. Nelle ultime ore è stato trovato l’accordo definitivo per la risoluzione del contratto, comprensivo di buonuscita. Nella giornata di oggi è attesa la consueta “Nota del club” da parte dei Friedkin per ufficializzare il congedo di un dirigente che saluta con un traguardo importante raggiunto, ma con un inevitabile carico di rimpianti.

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L’era D’Amico e il nuovo progetto

Liberato il posto, il weekend servirà a sistemare ogni dettaglio burocratico per l’ingresso in società di Tony D’Amico. L’ex ds dell’Atalanta si è liberato nelle scorse ore dal contratto che lo legava al club bergamasco (informato per tempo dell’offerta giallorossa). Un indizio chiave era arrivato già durante l’ultima trasferta a Firenze dell’Atalanta, a cui D’Amico non aveva preso parte, presumibilmente per chiudere l’accordo decisivo con la proprietà capitolina.

Il nuovo corso della Roma si fonderà su basi molto precise:

  • Sinergia tecnica: Gasperini ha espresso il forte desiderio di lavorare con D’Amico, convinto di poter trovare in lui quell’intesa totale mancata nella precedente gestione.
  • Consolidamento sportivo: l’obiettivo della società è sfruttare la firma imminente per strutturarsi in maniera sempre più solida.
  • Competitività: la nuova coppia D’Amico-Gasperini avrà il compito di innalzare ulteriormente il livello di una squadra chiamata a ben figurare nella prossima Champions League.

Cannavaro: «Vi racconto l’Uzbekistan “italiano” che porto al Mondiale. Montella sarà la sorpresa»

L’intervista all’ex capitano azzurro Fabio Cannavaro: dai ricordi di Berlino 2006 alla nuova avventura come ct dell’Uzbekistan

Fabio Cannavaro nel 2006 a Berlino ha alzato la Coppa del Mondo. Vent’anni dopo vivrà un Mondiale da Commissario Tecnico dell’Uzbekistan, con la voglia di fare una bella figura. Ecco le sue parole a La Gazzetta dello Sport.

Ultime notizie Calcio Estero: tutte le novità del giorno provenienti da tutto il mondo

L’ITALIA FUORI DAL MONDIALE «Perché l’Italia con la Bosnia ha avuto paura. Abbiamo Donnarumma, Calafiori, Bastoni, Barella, Tonali, fatico a pensare che si possa perdere con la Bosnia. Poi abbiamo smesso di investire sui settori giovanili, costruiamo giocatori che vogliono uscire dal basso e dimentichiamo la scuola italiana».

UN AZZURRO BUONO PER IL 2006 «Tonali. Mi piace molto»

COME SI SENTE «Vecchio».

QUANTO C’È DI ITALIANO NELL’UZBEKISTAN «La maglia, che è azzurra, e 13 persone tra staff tecnico, fisioterapisti, adesso anche il cuoco. La pizza nel menu dopo le partite sarà una bella novità».

PORTOGALLO E COLOMBIA NEL GIRONE «Se pensi al centrocampo del Portogallo, spegni il video dopo due secondi. Se guardi la Colombia, dopo 10. Noi invece tiriamo dritto, non abbiamo nulla da perdere e ce la giochiamo».

LA SORPRESA DEL MONDIALE «La Turchia di Vincenzo Montella. Tra i giocatori, Khusanov. È un difensore centrale come me, è fortissimo, può crescere molto».

IL MOMENTO PIU’ DIFFICILE DA ALLENATORE «Quando sono tornato dalla Cina, nel 2021. Pensavo di aver fatto un buon percorso ma era come se non fosse servito a nulla. Nessuno mi chiamava. Siamo andati a Benevento, in Serie B, ed è stato un errore. Anche quando non mi hanno confermato a Udine dopo la salvezza non è stato semplice. Non ho ancora capito perché».

DOVE SARA’ TRA 20 ANNI «Io mi vedo ancora allenatore. Lavoro per diventare c.t. dell’Italia».

CHI SAREBBERO STATI I RIGORISTI DOPO GROSSO «Toni e Iaquinta. Io e Gattuso ultimi, anche dopo Buffon. Io penultimo probabilmente: Rino mi avrebbe minacciato pur di non calciare».

Il mercato della Juve irrita Spalletti: Alisson e Bernardo Silva sfumano, e ora può perdere anche Vlahovic!

Il mercato della Juve irrita Spalletti: Alisson e Bernardo Silva sfumano, e ora teme di perdere anche Vlahovic, il cui rinnovo non si sblocca

L’umore di Luciano Spalletti è sempre più cupo, direttamente proporzionale alle cattive notizie che stanno caratterizzando il calciomercato della Juventus. A parlarne è la Gazzetta dello Sport. Dietro le tensioni e le discussioni post-derby con l’amministratore delegato Damien Comolli, si nasconde una profonda frustrazione per l’epilogo amaro della stagione. Il doppio passo falso contro Verona e Fiorentina, conclusosi con il sesto posto e la condanna all’Europa League, ha compromesso gran parte della lista dei desideri stilata dal tecnico a inizio primavera.

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Spalletti, che aveva firmato il rinnovo ad aprile proprio per accelerare le trattative, attende ora un vertice chiarificatore con John Elkann e Comolli per ridefinire le priorità e rilanciare il progetto. Il primo grande obiettivo sfumato è Bernardo Silva: il portoghese, leader carismatico del nuovo ciclo, ha scelto la Spagna (andrà al Barcellona o all’Atletico Madrid), chiudendo le porte alla Juventus. In alternativa, Spalletti punta su Brahim Diaz (Real Madrid) o Tijjani Reijnders (Manchester City), sperando di ottenere una seconda chance per il rientrante Douglas Luiz.

Anche la questione portiere resta complessa. Alisson, che aveva accettato un accordo triennale con la Juventus, si trova bloccato dal Liverpool, senza possibilità di risoluzione anticipata gratuita. I piani B della società includono Giorgi Mamardashvili, David De Gea dalla Fiorentina e Alexander Nubel in rientro dal Bayern Monaco.

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Infine, il futuro di Dusan Vlahovic resta un rebus a soli 32 giorni dalla scadenza contrattuale. Nonostante l’impegno totale di Spalletti per la sua conferma, l’attaccante serbo ha l’ultima parola. I suoi gol non sono bastati per la qualificazione in Champions, ma hanno attirato l’interesse concreto di Bayern Monaco, Chelsea e Barcellona. Senza un rapido incontro con Comolli, l’addio a zero rischia di diventare la doppia beffa definitiva per la Juventus.

Con l’inizio della sessione estiva di mercato alle porte, il club bianconero dovrà muoversi con rapidità e decisione per limitare i danni e costruire una squadra competitiva, capace di affrontare l’Europa League senza compromettere i progetti futuri.

È corsa a due per la panchina dell’Italia: Mancini e Conte in pole dopo l’arrivo di Allegri al Napoli. Il punto

È corsa a due per la panchina dell’Italia: Mancini e Conte in pole dopo l’arrivo imminente di Allegri al Napoli. Il punto e le alternative

Con l’arrivo imminente di Massimiliano Allegri al Napoli, la corsa alla panchina della Nazionale italiana si concentra su due nomi di primo piano: Roberto Mancini e Antonio Conte. La scelta del nuovo commissario tecnico sarà fondamentale per invertire la tendenza negativa degli ultimi Mondiali e impostare un progetto tecnico solido per i prossimi anni.

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Mancini, esperienza e ritorno in Italia

Mancini, campione d’Europa nel 2021 e con un’esperienza recente all’Al Sadd, rappresenta un candidato concreto, disponibile a rientrare in Italia anche a cifre contenute. Come evidenzia la Gazzetta dello Sport, il tecnico potrebbe accettare il “minimo sindacale” per guidare la Nazionale, privilegiando il lavoro tecnico e lo sviluppo dei giovani calciatori.

Conte, pragmatico e ambizioso

Antonio Conte, pragmatico e consapevole della pressione del ruolo, preferirebbe un incarico senza la quotidianità di un club, concentrandosi sulla qualificazione ai tornei internazionali. La sua esperienza e il carisma potrebbero essere decisivi per gestire lo spogliatoio e affrontare sfide importanti come i playoff di qualificazione.

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Il calendario e le scelte tecniche

Il 22 giugno sarà eletto il nuovo presidente federale, con Giovanni Malagò favorito, mentre il 24 giugno l’Italia affronterà la Bosnia a Roma, sostituendo la partita originaria contro il Qatar. Il nuovo ct dovrà essere operativo immediatamente, coordinandosi con i club e preparando la squadra per evitare sovrapposizioni con altri impegni.

Considerazioni economiche e strategiche

La questione economica influenzerà la scelta: Mancini accetterebbe un pacchetto sostenibile, mentre Conte richiederebbe condizioni più competitive. La Figc dovrà trovare un equilibrio tra sponsor, bonus e altre misure per garantire un incarico sostenibile senza compromettere il progetto tecnico.

Verso un progetto quadriennale

Il dualismo Conte-Mancini domina la scena, mentre Claudio Ranieri e Pep Guardiola restano opzioni secondarie per motivi economici o logistici. La priorità è una scelta tecnica chiara, capace di rilanciare la Nazionale, valorizzare i giovani e riportare credibilità internazionale all’Italia.

Le prime pagine dei quotidiani sportivi – 29 maggio 2026

Le prime pagine dei quotidiani sportivi di oggi in edicola: Tuttosport, Corriere dello Sport e La Gazzetta dello Sport. I dettagli

Sono decine di migliaia le copie vendute tutte le mattine in edicola, ma un’anteprima dei principali contenuti può essere consultata già dalla sera precedente. Ecco, allora, le prime pagine dei Quotidiani Sportivi di oggi in edicola. Tuttosport, Corriere dello Sport e La Gazzetta dello Sport rappresentano i principali quotidiani sportivi in Italia.

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Genoa, rinnovo De Rossi in stand-by: manca ancora l’intesa definitiva

Primo incontro con il club, ma restano distanze su contratto e durata dell’accordo: De Rossi potrebbe rimanere al Genoa senza rinnovo

Il futuro di Daniele De Rossi sulla panchina del Genoa resta ancora da definire. Nelle ultime ore c’è stato un primo confronto tra le parti, con il club rossoblù che ha presentato una proposta di rinnovo all’allenatore. Tuttavia, al momento, non è stato raggiunto alcun accordo definitivo.

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Secondo quanto riportato da Fabrizio Romano, le distanze riguarderebbero soprattutto le cifre economiche e la durata del nuovo contratto. Per questo motivo, la firma sul rinnovo non è ancora arrivata.

Ad oggi, quindi, De Rossi resta alla guida del Genoa, ma senza prolungamento ufficiale. La situazione rimane aperta e nei prossimi giorni il club potrebbe decidere di formulare una nuova proposta per provare a trovare l’intesa definitiva con l’ex tecnico della Roma.

Pantaleo Corvino, quale futuro in Serie A? Il dirigente ideale per chi vuole ripartire davvero

Dopo l’addio al Lecce, il nome di Corvino può diventare una grande occasione per diversi club italiani. Ma a chi servirebbe davvero?

L’addio ufficiale di Pantaleo Corvino al Lecce segna la fine di un percorso importante, costruito tra intuizioni, valorizzazione dei giovani e sostenibilità economica. Ma apre soprattutto una domanda interessante: quale squadra di Serie A dovrebbe affidarsi oggi a Corvino?

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Nel calcio moderno, dominato sempre più da investimenti enormi e strategie aggressive, dirigenti come Corvino rappresentano quasi una rarità. La sua carriera parla chiaro: costruire squadre competitive senza sprechi, scoprire talenti prima degli altri e creare patrimonio tecnico ed economico. Una figura che oggi potrebbe fare comodo a tantissimi club italiani.

La Fiorentina sarebbe il ritorno più romantico

Tra le ipotesi più affascinanti c’è sicuramente quella della Fiorentina. A Firenze, Corvino ha lasciato ricordi importanti e soprattutto ha dimostrato di saper lavorare sotto pressione in una piazza ambiziosa. In un momento in cui il club viola sembra voler ridefinire strategie e obiettivi, il suo profilo potrebbe garantire competenza, equilibrio e una visione chiara sul mercato.

Non sarebbe soltanto una scelta nostalgica, ma anche pratica. Corvino conosce perfettamente l’ambiente e potrebbe aiutare la Fiorentina a fare quel salto definitivo nella continuità europea.

Torino e Cagliari: le piazze perfette per il suo metodo

Ci sono però altre società dove il suo impatto potrebbe essere ancora più evidente. Una su tutte il Torino. Il club granata da anni sembra bloccato in una terra di mezzo: abbastanza forte per salvarsi senza problemi, ma non abbastanza organizzato per competere stabilmente in Europa. Corvino potrebbe portare idee nuove, scouting internazionale e soprattutto una programmazione più coraggiosa.

Anche il Cagliari sarebbe una destinazione intrigante. In Sardegna servirebbe una figura capace di valorizzare giovani, abbassare i costi e creare identità tecnica. Tutte caratteristiche che hanno sempre accompagnato il lavoro di Corvino.

Il calcio italiano ha ancora bisogno di dirigenti così

Negli ultimi anni si parla spesso di allenatori e molto meno di dirigenti. Eppure le società vincenti nascono prima di tutto dalle idee fuori dal campo. Corvino rappresenta un modello sempre più raro nel panorama italiano: scouting, sostenibilità e conoscenza profonda del talento.

Per questo motivo il suo ritorno immediato in Serie A sarebbe quasi naturale. Perché, al di là del nome della prossima squadra, il calcio italiano continua ad avere bisogno di dirigenti capaci di costruire e non soltanto spendere.

Napoli, Allegri prepara la rivoluzione: Rabiot nel mirino per il nuovo centrocampo azzurro

Dopo Conte, il Napoli punta su Allegri: possibile assalto a Rabiot e futuro in bilico per Anguissa. La situazione

Il Napoli è pronto a ripartire da Massimiliano Allegri. Dopo la separazione con Antonio Conte, il club di Aurelio De Laurentiis ha scelto l’ex allenatore di Juventus e Milan per inaugurare un nuovo progetto tecnico. Una situazione che ricorda quanto accaduto anni fa alla Juventus, quando Allegri raccolse proprio l’eredità di Conte. Secondo quanto riportato da Calciomercato.com, il tecnico sarebbe ormai vicino alla firma ufficiale.

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Con il possibile arrivo di Allegri, iniziano già a circolare le prime indiscrezioni sul mercato. In cima alla lista dei desideri ci sarebbe Adrien Rabiot, centrocampista che Allegri conosce molto bene e che apprezza particolarmente per qualità ed esperienza internazionale.

Il francese potrebbe formare una coppia di altissimo livello con Scott McTominay, autore di una stagione straordinaria da 14 gol. Il Napoli starebbe già valutando un rinnovo con aumento dell’ingaggio per blindare lo scozzese.

Per finanziare l’operazione e liberare spazio a centrocampo, il sacrificato potrebbe essere André-Frank Zambo Anguissa, sempre più vicino a un possibile addio nella prossima finestra estiva.

Fiorentina, ore decisive per la panchina: incontro con l’agente di Vanoli al Viola Park

La società viola prende tempo: nessuna decisione definitiva sul futuro dell’allenatore Paolo Vanoli. Tutti gli aggiornamenti

Il futuro della panchina della Fiorentina resta ancora tutto da chiarire. Nella giornata di giovedì 28 maggio, infatti, si è svolto un incontro al Viola Park tra la dirigenza viola e Andrea D’Amico, procuratore di Paolo Vanoli. Secondo quanto riportato da Gianluca Di Marzio, il confronto con il club è stato interlocutorio e non ha portato a una decisione definitiva.

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La società, rappresentata in particolare dal direttore sportivo Fabio Paratici, non avrebbe ancora comunicato all’allenatore l’intenzione di interrompere il rapporto. Al contrario, avrebbe chiesto ulteriori 48 ore di riflessione prima di prendere una posizione ufficiale in vista della prossima stagione.

Per il momento, quindi, nessuna scelta definitiva: la Fiorentina continua a valutare con attenzione il futuro tecnico del club, mentre restano aperti diversi scenari per la guida della squadra.

Allegri Conte, il cerchio si chiude! A Napoli come alla Juventus, la storia si ripete. Inizia un nuovo ciclo vincente?

Allegri Conte, altro cambio alla guida di un top club! Il tecnico toscano gli succede e il Napoli sogna un nuovo grande ciclo

Massimiliano Allegri torna al centro della scena. Dodici anni dopo aver raccolto l’eredità di Antonio Conte alla Juventus, il tecnico livornese si prepara a farlo di nuovo, questa volta sulla panchina del Napoli. Un incastro quasi cinematografico, che unisce due epoche e due club diversi, ma con lo stesso filo conduttore: Allegri chiamato a trasformare un clima di incertezza in un nuovo inizio.

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L’addio di Conte, arrivato dopo una stagione complessa e segnata da tensioni interne, ha costretto Aurelio De Laurentiis a una scelta rapida ma ponderata. E il presidente ha deciso di affidarsi all’unico allenatore italiano capace, nell’ultimo decennio, di costruire cicli vincenti e gestire pressioni da grande piazza.

Il precedente del 2014: quando Allegri trasformò lo scetticismo in dominio

Per capire la portata della scelta del Napoli, basta tornare al luglio 2014. Conte lasciò la Juventus a ritiro iniziato, dopo settimane di frizioni sul mercato. La frase “Non si può mangiare con 10 euro in un ristorante da 100” divenne il simbolo di una rottura inevitabile.

La società bianconera scelse Allegri, reduce dall’esperienza al Milan e accolto tra contestazioni e dubbi. Ma fu proprio lì che nacque uno dei cicli più vincenti della storia juventina:

  • 5 Scudetti consecutivi
  • 4 Coppe Italia
  • 2 finali di Champions League
  • 11 trofei complessivi in 5 anni

Allegri prese la squadra di Conte, ne mantenne la ferocia mentale, ma la rese più fluida, più europea, più capace di adattarsi ai momenti della partita. Fu un capolavoro gestionale prima ancora che tattico.

Perché Allegri è la scelta giusta per il Napoli oggi

1) Gestione delle pressioni e delle grandi piazze

Il Napoli arriva da una stagione emotivamente non facile: cambio di allenatore, qualche tensione, risultati altalenanti. Allegri è uno dei pochi tecnici italiani capaci di normalizzare il caos, riportare serenità e costruire un ambiente stabile.

2) Capacità di lavorare con squadre già formate

Come nel 2014, Allegri eredita un gruppo forte ma fragile. Il Napoli ha qualità, ma ha rischia di perdere una sua identità. Allegri è maestro nel ricostruire certezze, nel dare struttura senza stravolgere.

3) Mentalità europea

Due finali di Champions non si improvvisano. Il Napoli vuole tornare competitivo in Europa e Allegri, con la sua gestione dei momenti, è uno dei migliori interpreti italiani del calcio internazionale.

L'ex allenatore del Milan, Massimiliano Allegri

Un nuovo ciclo può davvero nascere

Il Napoli non cerca un rivoluzionario: cerca un ottimo gestore con un’esperienza da vendere. Allegri lo è sempre stato. La sua storia dice che sa vincere, ma soprattutto sa rimettere insieme i pezzi quando una squadra ha perso la bussola.

Come nel 2014, arriva tra dubbi e discussioni. Come nel 2014, eredita una squadra ferita. E come nel 2014, potrebbe trasformare lo scetticismo in un nuovo ciclo.


Barcellona a un passo da Bernardo Silva: intesa totale, Juve ormai fuori dalla corsa

Bernardo Silva Barcellona, accordo ormai fatto: la Juventus quindi esce definitivamente dai giochi e il sogno non si realizzerà

Il Barcellona è a un passo dal mettere a segno uno dei colpi più pesanti dell’intera sessione. Secondo quanto riportato da Gianluigi Longari di Sportitalia, i blaugrana sono pronti a chiudere definitivamente l’operazione che porterà Bernardo Silva in Catalogna.

Una mossa che permette al club di superare la concorrenza di numerose big europee, tutte interessate all’ormai ex fuoriclasse del Manchester City.

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Tra le pretendenti costrette a sfilarsi c’è anche la Juventus, che per mesi aveva accarezzato l’idea di portare il talento portoghese a Torino. Il sogno bianconero, però, si è infranto contro l’ultimo fallimento stagionale: la mancata qualificazione alla Champions League.

Un’assenza pesantissima sotto due aspetti. Da un lato ha privato la dirigenza delle risorse economiche necessarie per sostenere un’operazione di questa portata; dall’altro ha ridotto drasticamente l’appeal internazionale del progetto tecnico agli occhi del trequartista lusitano, orientandolo verso una destinazione più competitiva e stabile.


Allegri: «Galeone mi ha mandato un messaggio, quando ero fermo, mi disse ‘che non ti venga la voglia di smettere’»

Allegri ricorda Galeone: «Mi ha mandato un messaggio, quando ero fermo, mi disse ‘che non ti venga la voglia di smettere’». Le parole

Massimiliano Allegri è tornato a parlare in una cornice per lui speciale: Pescara, dove ha ricevuto il premio dedicato al suo maestro Giovanni Galeone. Ai microfoni di Sky Sport, il tecnico toscano ha rilasciato un intervento molto atteso, soprattutto in giorni segnati dalle ultime definizioni burocratiche che lo stanno portando a un passo dalla panchina del Napoli, dopo la chiusura del capitolo Milan.

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PAROLE – «È stata una giornata speciale per me, Pescara ha dimostrato quanto amasse quest’uomo. È stata una giornata meravigliosa. Avremmo sicuramente sorriso, come abbiamo fatto spesso. 

Mi avrebbe rimproverato sicuramente (ride, ndr). Purtroppo è mancato troppo presto, per tutto il mondo del calcio. Insegnamenti? Di essere più scanzonato possibile e di non perdere l’incoscienza che lo ha sempre contraddistinto e che io mi sono portato un po’ dietro».

SMETTERE «So solo che in un certo momento Giovanni mi ha mandato un messaggio, quando ero fermo, mi disse ‘che non ti venga la voglia di smettere’. Oggi sono qui per ricordarlo»

Sampdoria, serve un nuovo leader: il vuoto lasciato da Quagliarella pesa ancora e il club deve ritrovare una guida vera – VIDEO

Coda, Kasami e il vuoto di leadership: la Sampdoria cerca un uomo squadra che sappia trascinare come un tempo

La Sampdoria non ha bisogno soltanto di una rosa più competitiva. Dopo due stagioni complicate, il club deve ritrovare anche una figura capace di fare da riferimento dentro e fuori dal campo. È questo il punto centrale evidenziato da Dario Bartolucci Lupi, giornalista di SampNews24, che ha sottolineato quanto ai blucerchiati manchi un leader vero, un trascinatore in grado di restituire fiducia, compattezza e identità nei momenti più delicati.

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Il vuoto lasciato da Quagliarella pesa ancora

Da tempo alla Sampdoria manca un giocatore capace di interpretare il ruolo di guida del gruppo. Un calciatore che sappia leggere le partite, capire i momenti, parlare ai compagni e rappresentare un punto di riferimento credibile anche per i tifosi. L’ultimo a incarnare davvero queste caratteristiche è stato Fabio Quagliarella: qualità tecnica, carisma, appartenenza, responsabilità. Dopo il suo addio, quel vuoto non è mai stato colmato.

Coda e Kasami: esperienza sì, leadership incompleta

Negli ultimi anni la Samp ha provato ad affidarsi a profili esperti come Massimo Coda e Pajtim Kasami. Entrambi hanno portato personalità e rendimento, ma nessuno dei due è riuscito a trasformarsi nel leader totale di cui la squadra aveva bisogno. La leadership, infatti, non si misura solo con l’età o il curriculum: serve la capacità di incidere emotivamente sul gruppo, di prendersi responsabilità e di tenere unito l’ambiente quando la pressione aumenta.

Lombardo, simbolo sì ma non leader in campo

Nella fase più difficile è emersa la figura di Attilio Lombardo, uomo di storia blucerchiata e riferimento emotivo per tutto l’ambiente. Ma il campo richiede un altro tipo di guida: un giocatore capace di incitare, trascinare, parlare alla squadra nei momenti in cui serve una voce forte.

La prossima Sampdoria dovrà cercare carisma, non solo qualità

Per ripartire davvero, la Sampdoria dovrà individuare un profilo capace di assumersi il peso della maglia, di rappresentare un ponte con i tifosi e di dare un’identità chiara al gruppo. Dopo anni di sofferenza, ai blucerchiati serve una guida autentica: qualcuno che, come Quagliarella, sappia trascinare prima con la personalità e poi con le parole.

Corvino saluta il Lecce: termina il suo ciclo da responsabile dell’Area Tecnica

Lecce, finisce il capitolo in giallorosso di Pantaleo Corvino: lo storico dirigente lascia la guida dell’Area Tecnica del club

Lecce e Pantaleo Corvino stanno per salutarsi. Un ultimo ballo, poi il sipario calerà su una delle pagine più importanti della storia recente giallorossa. Il responsabile dell’area tecnica ha infatti maturato la decisione di fare un passo indietro e lasciare il club, spinto non da tensioni interne o divergenze di mercato, ma da una necessità profondamente personale: fermarsi.

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Una scelta umana prima che professionale

Alla base dell’addio non ci sono fratture con la società, bensì il bisogno di staccare la spina dopo anni vissuti ad altissima intensità. Corvino sente l’esigenza di prendersi una pausa, di dedicarsi al riposo dopo aver costruito risultati sportivi straordinari con risorse limitate. Il suo percorso, iniziato 13 anni fa con il ritorno nel Salento, ha segnato un’epoca: promozioni, salvezze, un’identità precisa e un modello sostenibile che ha permesso al Lecce di competere contro club con disponibilità economiche enormemente superiori.

Le imprese di Corvino: un’eredità pesante

Il dirigente lascia in dote fondamenta solidissime. Dalla cavalcata in Serie B alla promozione, fino allo storico Scudetto Primavera, passando per salvezze costruite con intuizioni geniali. La sua abilità nel trovare talenti nelle pieghe più nascoste del calcio europeo ha trasformato il Lecce in una macchina di plusvalenze: Morten Hjulmand, Patrick Dorgu, Marin Pongracic, Valentin Gendrey, Tiago Gabriel, Nikola Krstovic: nomi diventati certezze della Serie A e capaci di generare oltre 100 milioni di euro per le casse giallorosse.

La successione: continuità o nuovo corso?

Con l’addio ormai imminente, il Lecce non vuole disperdere il patrimonio di conoscenze e metodologie costruito da Corvino. La transizione potrebbe avvenire all’insegna della continuità: il favorito per raccogliere il testimone è Stefano Trinchera, già parte integrante del progetto tecnico. Tra i nomi valutati c’è anche Matteo Lovisa, protagonista dell’ultima stagione di Serie B con la Juve Stabia. Al momento, però, non risultano contatti diretti né decisioni definitive.

Massimiliano Allegri sarà il nuovo tecnico del Napoli: c’è l’accordo biennale

Accordo biennale tra Massimiliano Allegri e il Napoli: il tecnico toscano ex Juve e Milan è pronto a iniziare la nuova era

Massimiliano Allegri sarà il nuovo allenatore del Napoli. Dopo giorni di contatti continui e segnali positivi, la trattativa ha vissuto l’accelerazione decisiva: le parti hanno raggiunto un’intesa totale per un contratto biennale. La corsa con Italiano si è chiusa a favore del tecnico toscano, ormai pronto a raccogliere l’eredità di Antonio Conte.

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Definito l’accordo verbale con Aurelio De Laurentiis e la dirigenza, è partita la fase operativa. Avvocati e dirigenti sono già al lavoro sulla stesura dei contratti e sulla formalizzazione di tutti i dettagli concordati nelle ultime ore.

Prima delle firme e degli annunci ufficiali resta un ultimo step: Allegri e il suo entourage dovranno risolvere il contratto ancora in essere con il Milan. Una volta chiusa la pratica rossonera e sistemati gli aspetti formali, il tecnico potrà firmare il nuovo accordo che lo legherà al Napoli.

Il Toro cambia pelle: via D’Aversa, ora la panchina è un duello tra Aquilani e Abate! Il confronto tra i due candidati

E’ pronto a iniziare un nuovo ciclo del Toro: Aquilani o Abate, chi guiderà i granata dopo D’Aversa? Numeri, dati e statistiche sui pretendenti

Il Torino si prepara a voltare pagina: dopo un buon finale di stagione con Roberto D’Aversa, la dirigenza granata ha deciso di aprire un nuovo ciclo. I nomi caldi per la panchina sono quelli di Alberto Aquilani e Ignazio Abate, due profili giovani e ambiziosi, ma con percorsi diversi. Analizziamo i due profili accostati alla panchina dei granata

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Perché separarsi da D’Aversa

Roberto D’Aversa, arrivato a febbraio 2026, ha garantito al Torino una salvezza anticipata e un finale di stagione positivo. Tuttavia, il suo contratto scade a giugno e la società, guidata da Urbano Cairo e dal ds Gianluca Petrachi, ritiene necessario aprire un nuovo ciclo tecnico. La scelta non è contro il lavoro di D’Aversa, ma nasce dalla volontà di puntare su un allenatore giovane, con idee moderne e capace di valorizzare i talenti.

I candidati: Aquilani e Abate

Ignazio Abate

  • Carriera da giocatore: oltre 300 presenze con il Milan, uno Scudetto e una Supercoppa Italiana, 22 presenze in Nazionale. Ha vestito anche la maglia del Torino nel 2007/08 (29 presenze).
  • Carriera da allenatore: ha iniziato nel settore giovanile del Milan, imponendosi con la Primavera grazie a un calcio offensivo e dinamico. Nel 2025/26 ha guidato la Juve Stabia in Serie B, conquistando consensi per organizzazione e intensità.
  • Punti di forza: valorizzazione dei giovani, idee tattiche moderne, legame emotivo con Torino.

Alberto Aquilani

  • Carriera da giocatore: ex centrocampista di Roma, Liverpool, Juventus e Milan, con oltre 30 presenze in Nazionale.
  • Carriera da allenatore: ha vinto diversi trofei giovanili con la Primavera della Fiorentina, poi esperienze con Pisa e Catanzaro. Con i calabresi ha raggiunto la finale playoff di Serie B 2026 contro il Monza.
  • Punti di forza: esperienza internazionale, capacità di lavorare con giovani, mentalità propositiva.
Torino calcio esultanza gruppo dopo un gol
calciatori torino abbraccio

Chi è meglio per il Torino?

La scelta dipende dalla visione del club. Abate offre continuità con il passato granata e un calcio moderno già sperimentato in Serie B, oltre a un forte legame emotivo con la piazza. Aquilani, invece, porta un profilo internazionale e una carriera da allenatore più variegata, con successi giovanili e un playoff di Serie B appena disputato.

Se il Torino vuole radici e identità granata, Abate sembra il candidato ideale. Se invece la priorità è aprirsi a un progetto più internazionale e metodico, Aquilani rappresenta una scelta intrigante. In entrambi i casi, la decisione segnerà l’inizio di un nuovo ciclo tecnico, con l’obiettivo di riportare il Toro stabilmente nella parte alta della classifica.

Amorim: «Ho fatto bene a venire al Genoa. de Rossi mi ha dato grande fiducia»

Il brasiliano Amorim si racconta: «Sono un giocatore che dà tutto per la squadra. Il Ferraris regala una carica extra»

Alexsandro Amorin, classe 2005, da gennaio è un giocatore del Genoa, nel quale ha trovato in Daniele De Rossi un convinto sostenitore. Il brasiliano ha parlato con Tuttosport.

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LA SCELTA DI VENIRE AL GENOA «Ho saputo del progetto, ho parlato col Mister e con Lopez, mi hanno mostrato la struttura del club, lo stadio e soprattutto l’energia dei tifosi allo stadio e tutto questo mi ha fatto venire voglia di venire qua. È un salto molto importante per la mia carriera giocare la Serie A in Italia in una squadra storica come il Genoa».

IL CORTEGGIAMENTO DELLA SOCIETÀ «Per me è stato un piacere molto grande sentire il desiderio delle persone che lavorano dentro il club e del calcio. Che mi volevano veramente per quanto ho fatto fino ad ora».

LE SUE CARATTERISTICHE «Sono un giocatore che dà il massimo per la squadra, faccio ciò che mi chiede il mister e sono sempre disponibile ad aiutare i compagni. Credo che le mie principali caratteristiche siano la mia qualità tecnica, il mio piacere di giocare e di tenere la palla e di propormi. Quando sono arrivato il mister mi ha parlato e mi ha detto che siamo una squadra che gioca molto indietro ma che abbiamo l’obiettivo di aumentare la qualità nel gioco».

IL RUOLO DI REGISTA «Mi sento benissimo in quel ruolo, sono un giocatore a cui piace avere la palla tra i piedi, ho coraggio e la cerco sempre, amo gestire la palla e stare al centro del gioco. Gioco con coraggio e personalità e sento di avere la giusta confidenza. Poi dove mi vorrà mettere il mister io ci sarò e darò sempre il meglio».

LE PAROLE E LA FIDUCIA DI DE ROSSI «Da quando sono arrivato il mister mi ha dato tutta la sua fiducia. Ha capito che avevo bisogno di tempo per ambientarmi ma mi ha anche detto che mi aveva visto giocare in Portogallo e che sapeva quali fossero le mie qualità e che mi avrebbe aiutato a metterle il prima possibile a disposizione della squadra».

L’IMPATTO COL FERRARIS «Sin da bambino avevo il sogno di giocare in uno stadio con una atmosfera così. E ora ho realizzato il mio sogno. Quando entro nel nostro campo, dentro al nostro stadio grazie ai nostri tifosi mi arriva una carica extra e mi viene ancora più voglia di giocare e dare sempre di più».

LA CITTÀ DI GENOVA E I COMPAGNI «Ho trovato una città molto tranquilla, quando vado in giro sento l’affetto dei tifosi, fatico a parlare italiano ma capisco già tutto, però mi trovo bene. I compagni? Sono il top! Mi hanno accolto molto bene e ho trovato un gruppo vero e unito che mi ha aiutato a capire cosa significhi il Genoa».

Chi è Domenico Tedesco? Carriera, modulo preferito e stile di gioco: tutto sul candidato per sostituire Italiano al Bologna

Chi è Domenico Tedesco? Tutto quello che c’è da sapere sul favorito a sostituire Vincenzo Italiano sulla panchina del Bologna

Dopo la risoluzione consensuale annunciata tra Vincenzo Italiano e il Bologna, il club rossoblù ha iniziato a muoversi per individuare il nuovo allenatore. Tra i profili monitorati dalla dirigenza emiliana c’è anche Domenico Tedesco, tecnico italo-tedesco che finora ha sviluppato la propria carriera lontano dall’Italia. Al di là del curioso intreccio tra i cognomi di Italiano e Tedesco, il possibile candidato alla panchina felsinea rappresenta un profilo interessante per idee, percorso e capacità di adattamento.

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Tedesco Bologna, carriera e risultati ottenuti finora

Domenico Tedesco è nato a Rossano, in Calabria, il 12 settembre 1985, ma è cresciuto calcisticamente in Germania, dove ha costruito la sua formazione da allenatore senza una vera carriera da calciatore professionista. Nel corso degli anni ha guidato Erzgebirge Aue, Schalke 04, Spartak Mosca, RB Lipsia, la nazionale del Belgio e il Fenerbahçe.

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Il primo grande risultato è arrivato con lo Schalke 04, portato al secondo posto in Bundesliga nella stagione 2017/18. Successivamente, con lo Spartak Mosca, ha chiuso al secondo posto nella Russian Premier League 2020/21. Il trofeo più importante della sua carriera lo ha conquistato con il RB Lipsia, vincendo la Coppa di Germania 2021/22, primo grande titolo nella storia del club. Con il Belgio ha iniziato molto bene, prima dell’eliminazione agli ottavi di Euro 2024, del terzo posto nel girone di Nations League 2024 e dell’esonero nel gennaio 2025. L’ultima esperienza al Fenerbahçe si è invece conclusa con la vittoria della Supercoppa di Turchia.

Tedesco abbraccio

Tedesco Bologna, moduli e stile di gioco

Dal punto di vista tattico, Tedesco è un allenatore flessibile. Nel corso della sua carriera ha utilizzato soprattutto il 4-2-3-1 e il 3-4-1-2, senza però legarsi in modo rigido a un solo sistema. Al RB Lipsia, per esempio, ha spesso scelto un 3-4-1-2 aggressivo, con due punte, un trequartista e quinti molto alti. In altre esperienze si sono viste anche varianti come 3-4-2-1 e soluzioni più prudenti in base all’avversario.

Il suo stile è moderno ma pragmatico. Tedesco cura molto l’organizzazione tattica, la gestione delle transizioni e la compattezza difensiva. Le sue squadre cercano intensità, ritmo e aggressività, ma senza perdere equilibrio. Non è un tecnico integralista del possesso: preferisce preparare piani gara dettagliati, alternando pressione alta, verticalità e protezione degli spazi. Per il Bologna, sarebbe un profilo da progetto strutturato, più che un allenatore «spettacolare» in senso puro.

Festival della Serie A, la Lega dei Collezionisti espone a Parma anche quest’anno: i dettagli

Festival della Serie A, la Lega dei Collezionisti espone a Parma anche quest’anno: i dettagli sull’evento e il comunicato

La Lega dei Collezionisti sarà presente per il secondo anno consecutivo al Festival della Serie A, in programma a Parma dal 5 al 7 giugno 2025. L’esposizione si terrà in piazza Battisti, con ingresso libero: venerdì e sabato dalle 10:00 alle 20:00, domenica dalle 10:00 alle 13:00.

Festival della Serie A, oltre 100 maglie storiche in mostra

Il tema scelto per l’edizione 2026 sarà quello dei derby d’Italia. Su un’area di oltre 150 metri quadrati, saranno esposte più di 100 maglie storiche, insieme a gagliardetti, palloni, scarpini e altri cimeli legati alla storia del campionato italiano.

Festival della Serie A, da Maradona a Maldini

Locandina parma

Tra i pezzi più attesi ci saranno memorabilia legate a grandi campioni come Rivera, Baggio, Maradona, Ronaldo il Fenomeno, Platini, Maldini, Mancini, Bulgarelli e Nico Paz. Un viaggio nella memoria del calcio italiano, pensato per appassionati di ogni età.

Ultime Notizie Serie A: tutte le novità del giorno sul massimo campionato italiano

IL COMUNICATO – La Lega dei Collezionisti è orgogliosa di comunicare che per il secondo anno consecutivo prenderà parte al Festival della Serie A, l’evento organizzato dalla Lega Calcio in collaborazione con la Regione Emilia Romagna e il Comune di Parma per raccontare la bellezza e l’unicità del massimo campionato italiano.

La nostra associazione, che riunisce al proprio interno alcune fra le principali realtà italiane nell’ambito del collezionismo sportivo, in particolare calcistico, offrirà al pubblico un’esperienza unica nel suo genere: un viaggio immersivo attraverso i cimeli (maglie, palloni, scarpini, gagliardetti e molto altro) che racconteranno la storia del massimo campionato italiano dagli albori ai giorni nostri.

Il tema selezionato dalla Lega dei Collezionisti per l’edizione 2026 del Festival è quello dei derby d’Italia e, nella centralissima piazza Battisti, su un’area di oltre 150 mq, saranno esposte più di 100 maglie storiche (insieme ad altrettanti gagliardetti e molte altre memorabilia) che accompagneranno i visitatori attraverso le sfide di campanile più importanti della penisola, isole comprese, comprendo un arco temporale che va dai primi decenni del secolo scorso ai giorni nostri.

Non mancheranno ovviamente le maglie dei grandi campioni di ieri e di oggi: Rivera, Baggio, Nico Paz, Maradona, Ronaldo il Fenomeno, Bulgarelli, Mancini, Platini, Maldini e molti altri. Una selezione che entusiasmerà tutti gli amanti del calcio a prescindere dall’età e dai colori.

Lega dei Collezionisti
Riunisce in un’unica associazione curatori di collezioni private di ambito sportivo (in
particolare calcistico), collaboratori di istituzioni museali (anche di diretta emanazione dei
club), autori di libri e articoli sulla materia. Obiettivi della Lega dei Collezionisti sono la tutela
dei cimeli, la lotta al falso e la divulgazione dei contenuti e dei valori simbolici, storici ed
emozionali propri del collezionismo sportivo.

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