Pagina 103 – Calcio News 24

Incontro positivo: il Parma e Cuesta avanti insieme! Fiducia totale nel tecnico

Incontro positivo: il Parma e Cuesta avanti insieme! Fiducia totale nel tecnico spagnolo da parte della dirigenza: le prossime tappe

Il futuro di Carlos Cuesta sulla panchina del Parma sembra ormai definito, con la conferma della sua permanenza alla guida del club emiliano. Nella giornata di oggi si è tenuto un vertice molto proficuo tra l’allenatore spagnolo e la società, gettando basi solide per la prossima stagione.

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Le sensazioni emerse dall’incontro sono state estremamente positive. Durante il summit è stata ribadita la volontà reciproca di proseguire il cammino insieme e di costruire fianco a fianco la stagione sportiva 2026/27. Non si è trattato soltanto di una dichiarazione di intenti: le parti hanno già iniziato la programmazione, fissando priorità condivise dal punto di vista sportivo, logistico e organizzativo in vista del ritiro e dell’inizio della nuova annata. L’intesa di massima è totale, ma resta un ultimo step burocratico: nei prossimi giorni la dirigenza del Parma effettuerà il passaggio formale con la proprietà per illustrare gli esiti del colloquio e ottenere il via libera definitivo.

La stagione 2025/26 del Parma è stata caratterizzata dalla gestione impeccabile di Cuesta, che ha guidato la squadra verso una salvezza pressoché tranquilla. I gialloblù hanno chiuso al tredicesimo posto, dimostrando una resilienza notevole e capacità di reagire nei momenti delicati. Nonostante i 28 gol segnati, la retroguardia ha concesso solamente 46 reti, garantendo punti preziosi per mantenere il club nella massima serie.

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L’allenatore spagnolo ha saputo valorizzare al meglio la rosa, creando equilibrio tra difesa e attacco e trasmettendo una mentalità solida ai giocatori. La conferma di Cuesta rappresenta un segnale di continuità e stabilità per il Parma, che potrà pianificare la prossima stagione con maggiore sicurezza. L’obiettivo sarà migliorare ulteriormente la classifica e consolidare il progetto tecnico avviato, puntando su una squadra organizzata, competitiva e pronta ad affrontare le sfide della Serie A 2026/27 con ambizione e determinazione.

Grazie alla conferma del tecnico, il Parma potrà partire dal lavoro svolto nell’ultima stagione, ottimizzando la rosa e programmando innesti mirati, in modo da incrementare la solidità difensiva e la pericolosità offensiva, preservando la stabilità e la continuità che hanno caratterizzato il cammino di Cuesta in questa annata.

Cristiano Giuntoli è il nuovo direttore sportivo dell’Atalanta: il comunicato e l’accoglienza del club

Cristiano Giuntoli è il nuovo direttore sportivo dell’Atalanta: il comunicato e l’accoglienza del club bergamasco al dirigente ex Napoli e Juve

Dopo aver completato le pratiche legali e burocratiche per la separazione con Tony D’Amico, l’Atalanta annuncia quello che sarà il nuovo direttore sportivo: Cristiano Giuntoli. Di seguito il comunicato del club bergamasco.

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IL COMUNICATO – «Atalanta BC è lieta di comunicare l’inserimento all’interno del proprio organigramma societario – in qualità di Direttore Sportivo – di Cristiano Giuntoli, dirigente che si è affermato negli anni ai massimi livelli per capacità, competenze e visione.

Nato a Firenze, intraprende la carriera da dirigente sportivo appena 36enne, quindi 18 anni fa.

Dopo una prima esperienza allo Spezia, da Direttore Sportivo è tra i grandi artefici della straordinaria ascesa del Carpi, che conquista quattro promozioni in cinque anni, passando dalla Serie D alla prima storica partecipazione al campionato di Serie A.

Dopo sei stagioni in Emilia ricche di soddisfazioni e un ciclo vincente che lo ha subito consacrato tra i migliori dirigenti del panorama calcistico italiano, a Napoli – a partire dal 2015 – vive un’altra tappa significativa e di successo della sua carriera, vincendo una Coppa Italia (stagione 2019/20) e lo storico terzo scudetto partenopeo (stagione 2022/23), traguardi che certificano e sublimano l’eccellente lavoro svolto in Campania.

Conclude la sua proficua esperienza al Napoli da Campione d’Italia per assumere nell’estate del 2023 l’incarico di Managing Director Football della Juventus, con cui vince la Coppa Italia nella prima delle sue due stagioni trascorse a Torino.

La famiglia Percassi, quella Pagliuca e tutto il Club nerazzurro rivolgono un caloroso benvenuto al Direttore Giuntoli, augurandogli buon lavoro».

Nuovo allenatore Torino, Cairo sfoglia la margherita: Abate il preferito, idea Aquilani. Ombra Sassuolo sullo sfondo

Nuovo allenatore Torino, Cairo diviso tra Abate e Aquilani per la panchina dei granata. Cosa sta succedendo

Secondo le ultime Toro news, i granata sono alla ricerca della diciannovesima guida tecnica nei ventuno anni di gestione targata Urbano Cairo. Il patron granata, almeno a livello ufficiale, si è preso ancora qualche giorno di tempo per valutare il profilo ideale a cui affidare la squadra per la prossima annata sportiva. Il destino dell’attuale tecnico Roberto D’Aversa, subentrato a Paolo Vanoli e Marco Baroni, appare segnato: nonostante i pubblici elogi mossi ieri sera dal presidente dal palco di Dogliani, la società non ha intenzione di prolungare l’accordo in scadenza il 30 giugno. Il direttore sportivo Gianluca Petrachi è da tempo orientato al cambiamento, linea pienamente condivisa da Cairo, come dimostrano i passati abboccamenti con Ivan Juric e la recente offerta rifiutata da Rino Gattuso (approdato poi alla Lazio). Lo riporta Tuttosport.

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Ignazio Abate: il preferito di Cairo per il nuovo Torino

Il nome in cima alla lista dei desideri per la panchina del Torino è quello di Ignazio Abate. Mercoledì scorso si è tenuto un summit molto positivo tra Cairo, Petrachi e l’ex terzino (che militò in maglia granata nella stagione 2008-2009). Abate è un vero e proprio pallino del presidente, che ne ha seguito con ammirazione la crescita professionale: dall’ottimo lavoro nel vivaio del Milan, passando per la Serie B sfiorata con la Ternana, fino alla cavalcata con la Juve Stabia (società attualmente a rischio sparizione) spintasi sino alle semifinali playoff.

Il tecnico è in uscita da Castellammare: la risoluzione consensuale del contratto, originariamente in scadenza nel 2027, è ormai imminente. A confermare le indiscrezioni che lo vedono assoluto favorito è stato lo stesso Cairo, sbilanciatosi con un sibillino: “Al 50% ho già deciso”. In dote, Abate potrebbe valorizzare ulteriormente l’esterno Alessio Cacciamani, di rientro al Toro dopo l’eccellente prestito in Campania.

L’alternativa Aquilani e le mosse del Sassuolo

Il direttore sportivo Petrachi, tuttavia, continua a caldeggiare con forza anche la pista che porta ad Alberto Aquilani. Reduce dalla sfortunata finale playoff per la Serie A persa alla guida del Catanzaro contro il Monza, l’allenatore romano ha suscitato la curiosità di Cairo, che intende incontrarlo a stretto giro.

Il vero ostacolo per arrivare ad Aquilani (anche lui legato al suo attuale club fino al 2027) è rappresentato dal Sassuolo. L’amministratore delegato neroverde Giovanni Carnevali ha individuato proprio nell’ex centrocampista la primissima scelta per rilanciare la squadra. Curiosamente, la principale alternativa del club emiliano è proprio lo stesso Abate. Nei prossimi giorni si attende lo snodo definitivo, con Cairo che prenderà la decisione finale ascoltando anche i fidati consigli di Petrachi e Gian Piero Ventura.

Inizia l’era Gattuso alla Lazio: telefonata ai giocatori, patto per lo spogliatoio e poi 4/5 acquisti. Come giocheranno i biancocelesti

Gattuso dà il via alla sua nuova era alla Lazio. Telefonata ai giocatori per stringere un patto, poi 4/5 nuovi acquisti. La formazione ideale

Il dado è tratto in casa biancoceleste. Come riportato dalle ultime Lazio news del Corriere dello Sport, per risollevare una Lazio reduce da un deludente nono posto e rimasta fuori dall’Europa, il presidente Claudio Lotito e il ds Angelo Fabiani hanno affidato la panchina a Gennaro Gattuso. La dirigenza ha garantito al nuovo tecnico quattro o cinque acquisti mirati per avviare la ricostruzione. Il tutto in un clima ambientale complesso, segnato dalla contestazione dei tifosi e dall’Olimpico vuoto, che richiederà un mercato intelligente, finanziato anche da alcune uscite. Alessio Romagnoli, tentato dalle sirene dell’Al Sadd, sembra ormai prossimo all’addio, mentre per Matteo Cancellieri si valutano le offerte. Sulla corsia di destra, molto dipenderà dalle reali garanzie offerte da Gustav Isaksen.

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Dal rimpianto Nazionale al destino biancoceleste

A meno di due mesi dalla delusione azzurra di Zenica, l’ex ct dell’Italia ha accettato la sfida capitolina mosso da fame e passione. Aveva già programmato il raduno a Coverciano e il Mondiale, convinto di guidare un gruppo compatto. Ai tanti giocatori che ancora lo chiamano con affetto, l’allenatore risponde cercando di rimuovere l’amarezza: «È la vita». A 48 anni, le difficoltà non lo spaventano. Anzi, la sponda biancoceleste del Tevere sembrava nel suo destino: Gattuso è nato il 9 gennaio, stesso giorno della fondazione del club e dell’ex patron Sergio Cragnotti. Inoltre, è stato forgiato calcisticamente da Delio Rossi, maestro di lazialità, e in Scozia è stato accolto (e bersagliato di scherzi) da un’icona come Paul Gascoigne.

Patto di spogliatoio: pretese motivazioni e senso di appartenenza

In attesa di sbarcare a Formello dopo un fine settimana in famiglia, il tecnico si è già messo all’opera. Come fatto al suo insediamento in Nazionale, Gattuso ha chiamato tutti i giocatori della rosa. L’obiettivo è chiaro: tastare il polso dello spogliatoio. Il neo allenatore esige gente motivata, pronta a soffrire per riconquistare la piazza. Chi non ha voglia di mettersi in gioco può accomodarsi alla porta: serviranno massima chiarezza e un ferreo senso di appartenenza.

La nuova Lazio: modulo, intensità e i tre punti fermi

Spetterà alla società alzare il tasso tecnico con i rinforzi, ma sul campo le direttive sono già tracciate. Il modulo di base sarà il 4-3-3, con l’opzione tattica del 4-2-3-1. La sua filosofia prevede una linea difensiva alta, squadra aggressiva e ritmi forsennati, per ovviare a un giro palla ritenuto troppo lento in Serie A. Le fondamenta su cui costruire questa nuova identità poggiano su tre pilastri considerati intoccabili: Mattia Zaccagni, Nicolò Rovella e l’olandese Kenneth Taylor, talento per il quale l’allenatore stravede letteralmente.

Perché Allegri non ha ancora firmato con il Napoli: Max vuole 1 milione dal Milan. La ricostruzione

Perché Allegri non ha ancora firmato con il Napoli: chiesto 1 milione al Milan. La ricostruzione di quanto sta succedendo

Il futuro della panchina azzurra ha un nome e un volto ben definiti, ma la complessa burocrazia dei contratti frena l’attesa ufficialità. Secondo La Gazzetta dello Sport, Massimiliano Allegri è ormai l’allenatore del Napoli in pectore, scelto per guidare il nuovo ambizioso progetto partenopeo. Tuttavia, prima di poter procedere con i comunicati e le firme sui documenti, resta da superare un ostacolo non di poco conto: la necessaria risoluzione consensuale con il Milan.

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Lo strappo con i rossoneri e la questione economica

La fine del rapporto tra il tecnico livornese e il club meneghino è stata particolarmente drastica. Lunedì scorso, la proprietà RedBird ha comunicato l’esonero in blocco per l’allenatore, l’amministratore delegato Furlani, il ds Tare e il dt Moncada. Una scelta accompagnata da una motivazione durissima e inequivocabile: “La deludente sconfitta con il Cagliari ha trasformato questa stagione in un fallimento inequivocabile”.

Nonostante l’invio formale della Pec per comunicare il sollevamento dall’incarico, la delicata questione contrattuale è ancora tutta da archiviare. L’allenatore è legato ai rossoneri da un accordo valido fino al 2027 da 5,5 milioni di euro netti a stagione. Il nodo cruciale riguarda proprio i termini dell’addio: in base al patto siglato un anno fa, il Milan è tenuto a riconoscere la differenza economica tra il vecchio ingaggio e quello nuovo offerto da Aurelio De Laurentiis (una cifra che si aggira intorno al milione di euro lordo). I rispettivi uffici legali sono attualmente a lavoro per definire l’entità dell’eventuale buona uscita e chiudere la pratica senza ulteriori strascichi.

Il blitz azzurro: i dettagli del contratto con il Napoli

Sul fronte partenopeo, invece, l’intesa è stata trovata a tempo di record. Mercoledì mattina il presidente De Laurentiis e il ds Giovanni Manna hanno rotto definitivamente gli indugi, abbandonando la pista Vincenzo Italiano per puntare forte su Allegri. La stretta di mano verbale si basa su un contratto biennale – con opzione a favore della società campana per una terza stagione – a 4,5 milioni di euro all’anno, arricchito da importanti bonus legati alla Champions League e allo scudetto.

I tempi per l’ufficialità: attesa fino a giugno

Per vedere l’annuncio ufficiale bisognerà però pazientare. Questo lungo fine settimana, segnato dalla Festa della Repubblica, rallenterà inevitabilmente il lavoro degli avvocati. Allegri attenderà sviluppi dalla sua Livorno. Salvo clamorose e improvvise accelerazioni, è praticamente certo che l’attesa fumata bianca non arriverà prima del 3 giugno. Fino ad allora, il Napoli resta in attesa del semaforo verde per accogliere il suo nuovo condottiero.

Calciomercato Roma: il futuro di Soulé tra l’offerta della Premier e il bilancio, prove di rinnovo per capitan Pellegrini

Calciomercato Roma: novità importanti per quanto riguarda il futuro di Matias Soulé e Lorenzo Pellegrini.

Il calciomercato entra nel vivo e la dirigenza della Roma si trova a dover sciogliere nodi cruciali per pianificare al meglio la prossima annata sportiva. Tra le questioni più urgenti e spinose sul tavolo di Trigoria spicca senza dubbio la programmazione dell’asse offensivo e della mediana. Le strategie del club giallorosso ruotano in queste settimane attorno a due nomi di primissimo piano, i cui destini sembrano però prendere direzioni diametralmente opposte: da un lato la possibile e remunerativa uscita di Matías Soulé, dall’altro il consolidamento del rapporto con il leader tecnico Lorenzo Pellegrini. Lo riportano le ultime news Roma calcio raccolte da La Gazzetta dello Sport.

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L’ombra della Premier League su Matías Soulé: l’Aston Villa in pressing

La permanenza di Matías Soulé nella Capitale resta attualmente in forte bilico. Le motivazioni dietro a questa complessa incertezza si intrecciano tra ragioni tecniche e rigidi parametri finanziari. Da una parte, le pressanti esigenze di bilancio impongono alla società attente riflessioni su ogni potenziale asset; dall’altra, si registra una concorrenza crescente in attacco che rischia di limitare lo spazio a disposizione del fantasista. A tutto questo si aggiunge la fortissima tentazione Premier League, da sempre il campionato che più affascina il talento argentino.

Per lasciar partire il giocatore e mettere a referto una plusvalenza importante, la dirigenza capitolina ha fissato parametri chiari: alla Roma servirà un’offerta sopra i 40 milioni di euro. I fari sono puntati soprattutto sull’Inghilterra, dove l’Aston Villa lo segue da tempo con grandissimo interesse. Il club britannico potrebbe presto muovere i passi ufficiali per accontentare le richieste economiche, portando nelle casse giallorosse risorse vitali per la campagna acquisti.

Pellegrini e la Roma: avanti insieme verso il rinnovo fino al 2029

Scenario radicalmente opposto, invece, per chi indossa la fascia al braccio. Chi vede il proprio futuro tingersi ancora profondamente di giallorosso è Lorenzo Pellegrini. Sebbene la fumata bianca decisiva per ratificare il nuovo accordo non sia ancora arrivata in via ufficiale, tutti i segnali sono positivi e orientano verso la permanenza.

Il passaggio chiave per sbloccare definitivamente la trattativa è legato all’organigramma: è infatti attesa la nomina del nuovo ds Tony D’Amico. Una volta insediata la nuova figura dirigenziale, la Roma punterà con decisione a prolungare il contratto del capitano fino al 2029. Le indiscrezioni parlano di un accordo intelligente e sostenibile, strutturato con un ingaggio ridotto nella sua parte fissa, bilanciato però da un sistema di ricchi bonus legati al rendimento del calciatore e agli obiettivi della squadra. Una mossa strategica che blinda il simbolo romanista strizzando l’occhio alle casse del club.

Rivoluzione Milan: Glasner in pole per la panchina, Rangnick a capo dell’area sportiva. Il ds può parlare spagnolo, i prossimi passi!

Il Milan si prepara alla rivoluzione: Glasner in pole per il ruolo di allenatore, Rangnick a capo dell’area sportiva. Cosa sta succedendo

C’è una celebre massima attribuita al tecnico Ralf Rangnick: Dopo una vittoria hai il diritto di festeggiare per un giorno, al massimo due. Poi devi tornare al lavoro come se nulla fosse successo. Il Milan sembra aver preso alla lettera questo mantra. Dopo il recente trionfo in Conference League del Crystal Palace contro il Rayo Vallecano, la dirigenza rossonera ha concesso a Oliver Glasner le sacrosante 24 ore di riposo, per poi contattarlo immediatamente. L’appuntamento decisivo è già fissato per l’inizio della prossima settimana. Questa mossa fulminea certifica l’assoluta urgenza di Gerry Cardinale e Zlatan Ibrahimovic di riorganizzare in fretta la società, a pochissimi giorni dal clamoroso ribaltone che ha visto l’allontanamento simultaneo di Giorgio Furlani, Igli Tare, Geoffrey Moncada e Max Allegri. Lo riporta La Gazzetta dello Sport.

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La via austriaca: Rangnick, Glasner e l’ombra di Jaissle

Prende sempre più quota, dunque, una vera e propria via austriaca, strettamente legata alla filosofia della galassia Red Bull. Ralf Rangnick, pur essendo commissario tecnico dell’Austria, è il candidato preferito dalla proprietà per assumere il ruolo di capo dell’area sportiva. Se dovesse accettare la proposta, la scelta del nuovo allenatore ricadrebbe quasi certamente su uno dei suoi “allievi”.

Il primo nome in lista è proprio Glasner, il cui percorso intreccia affari e campo: laureato in business administration, fu convinto nel 2012 proprio da Rangnick a diventare vice allenatore al Salisburgo. Oggi, dopo aver vinto Europa League, Fa Cup e Conference, è pronto per il salto in una big. L’alternativa principale è Matthias Jaissle, ex giocatore di Rangnick e vincitore di due Champions asiatiche, per il quale però andrebbe versata una clausola rescissoria di circa 6 milioni di euro agli arabi dell’Al Ahli.

Il nuovo organigramma: caccia al Direttore Sportivo in Spagna

La profonda rivoluzione rossonera non si fermerà alla guida tecnica. Per assecondare la filosofia di lavoro in team tanto cara a Rangnick, il club sta cercando all’estero anche il nuovo direttore sportivo, puntando i fari sulla Spagna.

Diversi colloqui sono già andati in scena con Manu Fajardo, classe 1985 e attuale ds del Betis Siviglia, specializzato nella ricerca di giovani campioni. Un’altra pista concreta porta a Jorge Rodriguez, 46enne dirigente del Villarreal, noto per la sua abilità nello scovare potenziali talenti nelle serie minori. Il nuovo Milan prenderà forma attraverso una struttura snella in cui i responsabili d’area risponderanno a Rangnick, il quale, di concerto con Cardinale e Ibrahimovic, sceglierà a chi affidare le chiavi della squadra.

I retroscena sul vertice Juve tra Elkann, Spalletti e Comolli. Le richieste di mercato per la rinascita bianconera

I retroscena sul vertice andato in scena ieri in casa Juve tra Elkann, Spalletti e Comolli. Le richieste di mercato del tecnico bianconero

Il tempo delle attese è definitivamente scaduto in casa bianconera: la dirigenza deve agire. Nelle scorse ore è andato in scena un delicato e cruciale vertice di mercato tra John Elkann, l’amministratore delegato Damien Comolli e l’allenatore Luciano Spalletti. Il numero uno di Exor ha voluto incontrare i vertici societari per fare il punto della situazione, lanciando un messaggio inequivocabile: alla Juventus serve ora totale concretezza. Secondo quanto riportato dal quotidiano Tuttosport, il patron non ha affatto gradito i recenti fallimenti operativi, chiedendo delucidazioni precise sui clamorosi e mancati arrivi di Alisson e Andrew Robertson. I due fuoriclasse sembravano ormai a un passo dal vestire la maglia della Vecchia Signora, ma le negoziazioni si sono clamorosamente arenate sul traguardo, irritando profondamente la proprietà che si aspettava colpi chiusi con successo.

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Il piano di Spalletti: servono dai 5 ai 6 acquisti di spessore

Durante il summit, sono emerse con forza e chiarezza le urgenze della guida tecnica. Luciano Spalletti è stato estremamente esplicito nell’evidenziare le attuali lacune strutturali della rosa, chiedendo alla società cinque o sei innesti di grande spessore. L’obiettivo principale del mister toscano è alzare drasticamente il tasso tecnico della squadra, ritenuto ampiamente insufficiente per competere ai massimi livelli dopo le recenti delusioni stagionali. Nonostante le legittime pretese, l’allenatore ha ribadito di non voler interferire sulle singole trattative, ma esige giocatori pronti per far compiere un salto di qualità immediato all’undici titolare. La dirigenza è ora chiamata a una decisa sterzata per trasformare i sondaggi in firme sui contratti.

Il mercato senza Champions League: la lista degli obiettivi

La Juventus si appresta a vivere un’estate rovente, dovendo colmare il divario tecnico con le dirette rivali senza i ricchi introiti e il prestigio garantiti dalla partecipazione alla Champions League. Comolli e i suoi collaboratori dovranno necessariamente muoversi con grande astuzia. Le priorità individuate per rivoluzionare l’undici titolare toccano tutti i reparti:

  • Porta e Difesa: Il primo tassello fondamentale è un nuovo portiere titolare di grandissima esperienza internazionale. Al centro della retroguardia, servirà un difensore centrale di primissima fascia, un acquisto inevitabile in caso di dolorosa cessione di Bremer. Sulla corsia mancina, sfumato Robertson (passato ufficialmente al Tottenham nei giorni scorsi), è aperta la caccia a un terzino di forte spinta.
  • Centrocampo: L’allenatore ha esplicitamente richiesto un centrocampista di spessore tattico, capace di prendere in mano la squadra e dettare i ritmi del gioco.
  • Attacco: Il piano di rafforzamento si chiude con l’innesto di un nuovo attaccante per risolvere l’evidente problema del gol.

La sfida è enorme: coniugare severi limiti finanziari con l’obbligo vitale di consegnare a Spalletti una formazione capace di ripartire con solide certezze.

Allegri non convince del tutto i tifosi del Napoli? La difesa di Ferlaino: «La storia degli uomini conta e la sua parla chiaro, ha la personalità giusta»

Ferlaino, storico presidente del Napoli, ha parlato così del sempre più probabile approdo di Allegri sulla panchina azzurra

Corrado Ferlaino, lo storico presidente del Napoli che ha scritto le pagine più gloriose del club partenopeo, ripercorre i suoi ricordi a La Gazzetta dello Sport in vista dell’ormai probabile arrivo in panchina di Massimiliano Allegri. A 95 anni, l’uomo che portò Diego Armando Maradona in azzurro, commenta i rumors di mercato domandando divertito: “Ma è fatta, ha firmato?”. Cauto e saggio, Ferlaino frena subito: “Io mi fido solo quando arriva l’annuncio“. L’Ingegnere ha guidato la società per trentatré anni: “Pensi un po’, un terzo dell’esistenza del club e anche mia: ne avrei di cose da raccontare“. Parlando dei successi del passato (“Dunque, come dice lei, sono inarrivabile”) e di Maradona, ricorda: “L’amore più grande che ci potessimo regalare, non so se ne nascerà un altro ma lui lo abbiamo avuto con noi per sette anni”.

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Il primo incontro a Milano: “Una bella persona”

Il legame tra Ferlaino e il tecnico livornese nasce da un aneddoto lontano, in un ristorante di Milano (“ci andavo con Gino Palumbo e con Candido Cannavò“). In quell’occasione gli si avvicinò un giovane: “Ed era Massimiliano Allegri“. L’ex presidente ricorda quel giorno con affetto: “Parliamo di qualche anno fa, forse una decina o forse meno, ma importa poco. Allegri si avvicinò a noi che eravamo seduti, fu cortesissimo, una bella persona, si vede che è un ragazzo perbene. E fu un bel gesto. Anzi, devo dire che furono fantastici il modo e l’affetto“.

La difesa di Allegri: personalità e dna vincente

Nonostante la piazza azzurra non sia del tutto compatta sul nome del nuovo allenatore, Ferlaino non ha dubbi sulle sue qualità: “Anche Roberta non è convinta, ma lei è milanista. Io invece la penso diversamente. Per me la storia degli uomini conta e la sua parla chiaro: ha vinto scudetti e coppe, è arrivato in finali di Champions, ha allenato i grandi giocatori e quindi sa come comportarsi. Un allenatore oggi deve pure gestire. E lui, carinissimo con me, mi pare abbia la personalità giusta. E poi, due vittorie basteranno a convincersi: i successi finiscono per mettere sempre d’accordo”.

Il passato al Napoli, il bilancio al Milan e il futuro azzurro

Il passato da calciatore di Allegri al Napoli risale alla sfortunata stagione 1997-1998, un’annata amara che Ferlaino liquida con una battuta: “Se può fare a meno di ricordarmela le sono grato. Però, penso che siano più le cose che ho fatto bene rispetto a quella disgraziata annata. Andò tutto male. Ma ogni tanto è umano sbagliare”.

Sulla recente avventura chiusa al Milan, Ferlaino rassicura: “Vale il discorso che le ho appena fatto. È uno che è abituato a vincere, però può capitare che si perda. Fa male, ma si prende atto di quel che è capitato e si guarda avanti. Con fiducia, con ottimismo ma anche con la necessaria competenza. E qui al Napoli ce n’è, come raccontano gli ultimi tempi. E c’è una squadra che ha dei valori molto forti, come sottolineato con Conte, con il quarto titolo, con questo secondo posto che vale l’Europa che conta”.

Alla definizione di “risultatista” affibbiata al tecnico, l’Ingegnere risponde difendendo la concretezza: “E vi sembra poco. Lotta per gli scudetti sistematicamente o per la qualificazione in Champions. Non mi sembrano dettagli“. Infine, la chiusura sul traguardo massimo. Alla domanda su chi vincerà il prossimo Scudetto, Ferlaino non esita un secondo: “E che dubbi ha! Il Napoli”.

Calciomercato Inter: sprint per Curtis Jones, Chivu ridisegna il centrocampo e studia il colpo Palestra

Calciomercato Inter: Curtis Jones e Palestra sono i due grandi obiettivi dei nerazzurri in vista della prossima sessione estiva

Le grandi manovre del calciomercato Inter per la stagione 2026-27 sono ufficialmente entrate nel vivo. Giovedì pomeriggio, l’allenatore Cristian Chivu si è recato nella sede di viale della Liberazione per una serie di impegni istituzionali, trasformatisi inevitabilmente in un vertice strategico sulle future mosse della squadra. La priorità assoluta per rinforzare la fascia porta il nome di Marco Palestra, ma le ben note difficoltà nel trattare con l’Atalanta suggeriscono di attendere il momento propizio per affondare il colpo. Nel frattempo, il primo rinforzo della nuova campagna acquisti potrebbe arrivare dalla Premier League: il profilo in cima alla lista dei desideri nerazzurri è quello di Curtis Jones. Lo riporta La Gazzetta dello Sport.

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Trattativa aperta con il Liverpool: le cifre per Curtis Jones

Il tecnico romeno stravede letteralmente per l’inglese, ritenuto un mediano “totale” che attualmente manca nella rosa ad Appiano Gentile. Il giocatore, con un solo anno di contratto residuo, cerca maggiore continuità ed è fortemente attratto dal progetto nerazzurro, preferito alle lusinghe e ai milioni del Galatasaray.

L’ostacolo principale resta la richiesta economica del Liverpool, che valuta il proprio talento cresciuto nell’Academy oltre 30 milioni di euro. La dirigenza milanese, per ora, si è fermata a un’offerta di 20 milioni. Una distanza non incolmabile, che potrebbe essere assottigliata inserendo una percentuale sulla futura rivendita. I Reds si trovano davanti a un bivio: cedere il ragazzo ora o rischiare di perderlo a parametro zero (come accaduto per il caso Konate). Nuovi contatti tra le parti sono previsti già per la prossima settimana.

Rivoluzione a centrocampo: Frattesi ai saluti, Mkhitaryan rinnova

L’innesto di Jones si inserisce in una profonda riorganizzazione del reparto nevralgico del campo. La mediana perderà senza troppi rimpianti Davide Frattesi, destinato a diventare una preziosissima pedina di scambio proprio con la Dea per arrivare a Palestra. Al contrario, è ormai definita la permanenza di Henrikh Mkhitaryan: l’esperto centrocampista armeno ha accettato un prolungamento per un’altra stagione a cifre ribassate e attende solo di apporre la firma di rito.

Perché l’inglese è l’uomo giusto per la nuova Inter

Con il rinnovo dell’armeno, lo spazio per i nuovi innesti a centrocampo si riduce a un solo posto, e Curtis Jones ha sbaragliato la concorrenza. La sua spiccata versatilità tattica, che gli permette di agire con efficacia sia da mezzala che da trequartista, garantirebbe a Chivu quell’intensità necessaria per alzare i giri del motore. L’obiettivo dell’Inter è chiudere l’operazione in tempi brevi, possibilmente a inizio giugno, per anticipare definitivamente i turchi e consegnare al mister un rinforzo cruciale prima della partenza per il ritiro estivo.

Nizza salvo: 4‑1 al Saint‑Étienne e permanenza in Ligue 1 dopo una stagione da incubo

Spareggio decisivo: il Nizza vince la sfida 4‑1 e salva la sua presenza in Ligue 1, Saint‑Étienne ancora in seconda serie

L’ultimo atto della Ligue 1 si chiude con la salvezza del Nizza, che vince lo spareggio e condanna il Saint‑Étienne a un’altra stagione in seconda divisione.

All’Allianz Riviera, in un clima surreale senza tifosi, i rossoneri si impongono 4‑1 nel ritorno dopo lo 0‑0 dell’andata, evitando così la retrocessione al termine di una stagione estremamente deludente.

Ultime notizie Calcio Estero: tutte le novità del giorno provenienti da tutto il mondo

La gara si accende nella ripresa: vantaggio firmato da Clauss, pareggio di Davitashvili a undici minuti dalla fine e finale dominato dal Nizza con le reti di Buodache e la doppietta di Wahi.

È il primo successo casalingo dei rossoneri da ottobre e coincide con l’ultima partita della carriera di Dante, che saluta il calcio con una salvezza sofferta ma preziosa.

Il Nizza resta così protagonista della Ligue 1 anche nel 2026/27, nonostante un’annata segnata da problemi dentro e fuori dal campo, una finale di Coppa persa contro il Lens e un rendimento ben lontano dalle ambizioni estive, quando il club aveva addirittura disputato i preliminari di Champions League. Per il Saint‑Étienne, invece, arriva un nuovo anno in purgatorio.


Paolo Bianco, l’allievo che diventa maestro: dal lavoro con Allegri e De Zerbi al trionfo col Monza

Paolo Bianco, la scommessa che oggi diventata realtà: dall’ombra di Allegri e De Zerbi alla promozione in Serie A

La promozione del Monza non è soltanto una storia di riscatto sportivo: è la prima promozione in carriera da allenatore per Paolo Bianco, un tecnico che ha costruito il proprio percorso lontano dai riflettori, passando per staff tecnici, retrovie, collaborazioni e scelte controcorrente.

Il suo ritorno in Serie A è il risultato di un progetto che ha avuto il coraggio di scommettere, proprio ciò che spesso è mancato al calcio italiano negli ultimi anni.

Ultime Notizie Serie A: tutte le novità del giorno sul massimo campionato italiano

Per capire come il Monza sia riuscito a risalire immediatamente dopo la retrocessione del 4 maggio 2025, bisogna riavvolgere il nastro. Quel giorno, dopo tre stagioni consecutive nella massima serie, i biancorossi scivolarono in B con un pesante 0‑4 contro l’Atalanta.

L’addio di Palladino, artefice di due salvezze, aveva lasciato un vuoto che né Nesta né Bocchetti erano riusciti a colmare. Ma quella retrocessione, invece di segnare la fine di un ciclo, ha rappresentato l’inizio di una nuova identità.

La ripartenza: il giorno zero del nuovo Monza

Il 1° luglio 2025 il Monza ufficializza Paolo Bianco come nuovo allenatore. Contratto biennale, con rinnovo automatico al raggiungimento di determinati obiettivi.

Una scelta che molti consideravano rischiosa: Bianco arrivava da un tredicesimo posto con il Modena e da un esonero, seguito però da un mezzo miracolo sportivo al Frosinone, salvato con 43 punti dopo essere penultimo a febbraio. Quel finale di stagione non era passato inosservato in Brianza.

La società decide di trattenere i big, mantenere l’ossatura della squadra e affidarsi a un tecnico che aveva idee chiare e un’identità precisa.

Bianco si integra subito nell’ambiente, modifica solo ciò che serve, riattiva meccanismi spenti e restituisce fiducia a un gruppo che aveva ancora molto da dare.

Il passato che lo ha formato: da De Zerbi ad Allegri

Bianco non è un allenatore nato per caso. Prima di sedersi su una panchina da primo allenatore, ha costruito un percorso ricco e formativo:

  • Vice di Paolo Mandelli nella Primavera del Sassuolo
  • Allenatore di Siracusa e Sicula Leonzio
  • Collaboratore tecnico di Roberto De Zerbi al Sassuolo e allo Shakhtar Donetsk
  • Collaboratore nello staff di Massimiliano Allegri alla Juventus
  • Prima esperienza in B con il Modena
  • Salvezza miracolosa con il Frosinone nel 2025

Due scuole diverse, De Zerbi e Allegri, hanno plasmato un tecnico capace di unire principi di gioco moderni e pragmatismo nei momenti chiave.

Il Monza torna grande

La stagione 2025/26 è quella della consacrazione. Bianco costruisce un Monza solido, intenso, capace di alternare qualità e concretezza.

La squadra ritrova continuità, vince partite pesanti, gestisce i momenti difficili e arriva ai playoff con la consapevolezza di potercela fare. Il resto è storia: il Monza torna in Serie A un anno e 25 giorni dopo la retrocessione.

Bianco ha vinto la sua scommessa. Il Monza ha vinto la sua scommessa. E insieme hanno dimostrato che, nel calcio italiano, il coraggio di scegliere può valere più della paura di sbagliare.


Suwarso su Nico Paz: «Tutti sanno del diritto di recompra del Real. Cerchiamo sempre di guardare in maniera positiva»

Suwarso parla di Nico Paz: «Anni fa non avremmo mai immaginato di avere un giocatore come lui, grazie alla generosità del Real»

Intervenuto ai microfoni di Sky Sport, Mirwan Suwarso ha affrontato il tema più atteso del momento: il futuro di Nico Paz. Il rappresentante della proprietà del Como ha fatto il punto sulla situazione del talento argentino, offrendo indicazioni importanti in vista delle prossime settimane.

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PAROLE – «Tutti sanno del diritto di recompra del Real. Cerchiamo sempre di guardare in maniera positiva la vita. Anni fa non avremmo mai immaginato di avere un giocatore come lui, grazie alla generosità del Real che ci ha permesso di averlo in prestito. È un ottimo affare»

FABREGAS – «Penso che avere persone come lui, Genty e Varane, parliamo di tre vincenti. Credo che il nostro credo di vincere si conosca. Futuro? Solo lui può controllarlo. Sta a lui decidere»

CHAMPIONS – «Probabilmente spiegheremo il nostro percorso unico per noi. Siamo venuti qua con cinque anni di piano. Non ha prezzo averlo raggiunto prima di quando programmato. Tante persone hanno lavorato insieme e l’abbiamo raggiunto insieme».

Monza, il ritorno in Serie A è realtà: Bianco completa l’impresa e riporta i brianzoli tra i grandi

Monza, missione finalmente compiuta: superato il Catanzaro e centrato il ritorno immediato in Serie A. La stagione dei brianzoli

Il Monza torna in Serie A. Di nuovo. I biancorossi riconquistano la massima serie dopo appena un anno di Serie B, completando il percorso attraverso i playoff.

All’U‑Power Stadium il Catanzaro di Aquilani vince 0‑2, ma non basta per ribaltare il risultato dell’andata: il miglior piazzamento dei lombardi premia la squadra di Bianco, mentre ai calabresi vanno applausi convinti per un cammino straordinario.

Un traguardo che il Monza aveva già sfiorato durante la regular season, al termine di una lotta serrata con Venezia e Frosinone per la promozione diretta.

A festeggiare erano state le squadre di Stroppa e Alvini, costringendo i biancorossi alla strada dei playoff, dove hanno superato prima la Juve Stabia e poi il Catanzaro.

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Ritorno immediato dopo la retrocessione

Dopo tre stagioni consecutive in Serie A — dalla storica prima promozione del 2022 fino al 2025 — il Monza era retrocesso solo dodici mesi fa. L’obiettivo, però, era chiaro fin dal primo giorno: tornare subito tra i grandi.

La società ha scelto la continuità, confermando gran parte dell’organico reduce dalla massima serie. Una rosa di livello superiore per la categoria, con giocatori come Pessina, Colpani, Keita Baldé, Petagna, Cutrone e Dany Mota: un gruppo che, sulla carta, aveva poco a che fare con la Serie B.

La svolta dopo un avvio complicato

L’inizio di stagione non era stato semplice. Il rendimento altalenante aveva messo sotto osservazione anche Paolo Bianco. Poi, da ottobre in avanti, la squadra ha cambiato marcia: continuità, pochi errori e una crescita costante.

Bianco ha dato identità e struttura, alternando gli interpreti senza mai snaturare il sistema di gioco: difesa a tre, esterni a tutta fascia, doppio mediano e due trequartisti alle spalle della punta. Uno spartito chiaro, eseguito con precisione crescente settimana dopo settimana.

Una promozione di resilienza e programmazione

Il Monza torna così in Serie A grazie a un mix di qualità, organizzazione e capacità di reagire nei momenti difficili.

Una promozione che racconta di programmazione e maturità, e che apre un nuovo capitolo per il club brianzolo. Questa volta, l’obiettivo sarà restare stabilmente tra i grandi del calcio italiano.


Milan, cresce la pista Calvelli per l’amministratore delegato: segnali forti da Cardinale

Ipotesi Calvelli sempre più concreta per i rossoneri: Cardinale valuta di affidargli la guida del Milan. Cosa sta succedendo

Nelle ultime ore si è fatta sempre più concreta la candidatura di Calvelli per il ruolo di nuovo amministratore delegato del Milan. Come riportato da Matteo Moretto, il dirigente avrebbe ottime possibilità di assumere a breve un incarico di primo piano all’interno della struttura rossonera.

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L’idea del club sarebbe quella di affidargli inizialmente la carica ad interim, così da monitorare con calma l’evoluzione della situazione e valutare successivamente se puntare su di lui in modo stabile per il futuro societario. Una soluzione che garantirebbe continuità in una fase particolarmente delicata, tra programmazione sportiva, scelte tecniche e pianificazione delle prossime strategie.

Moretto ha sintetizzato così lo scenario: “Mi è stato detto questa mattina che Calvelli con buone probabilità diventerà il nuovo amministratore delegato del Milan. In principio ad interim, poi si capirà se anche del futuro.”

Juve, caso Douglas Luiz chiuso: l’Aston Villa non paga il riscatto, ritorno immediato a Torino

Douglas Luiz torna alla Juventus: l’Aston Villa rinuncia al riscatto, ora è tutto deciso. Tutti gli aggiornamenti e le ultimissime

Il centrocampo della Juventus si prepara a riaccogliere un volto noto. L’avventura in Premier League di Douglas Luiz, infatti, si chiude senza il riscatto: secondo quanto riportato da Fabrizio Romano, l’Aston Villa ha deciso di non rendere permanente il trasferimento del brasiliano, che farà quindi rientro a Torino al termine del prestito.

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La dirigenza dei Villans ha comunicato alla Juventus la scelta di non attivare l’opzione d’acquisto da 25 milioni di euro. Nonostante la storica vittoria in Europa League, il contributo del centrocampista non è stato ritenuto sufficiente per giustificare un investimento di tale portata, sancendo così la fine della sua esperienza inglese.

Il ritorno alla Continassa apre ora un dossier delicato per la società bianconera. Nelle prossime settimane si dovrà capire quale sarà la strategia: integrare Douglas Luiz nella rosa — ipotesi che potrebbe incontrare il gradimento di Luciano Spalletti, convinto della sua utilità tattica — oppure rimetterlo immediatamente sul mercato per generare liquidità.

Sul tavolo resta una frattura interna: l’amministratore delegato Damien Comolli spinge per una cessione, utile a liberarsi di un ingaggio pesante e finanziare nuovi innesti per la ricostruzione della squadra. Una decisione che definirà anche il futuro assetto del centrocampo bianconero.

Venezia sullo stesso binario di Como e Atalanta: fine della squadra ‘ascensore’, inizia il grande progetto dei lagunari

Dal ritorno in Serie A alla rivoluzione arancioneroverde: il Venezia vuole restare in alto sul modello Como e Atalanta

Il Venezia non vuole più essere una “squadra ascensore”: la promozione apre un mercato ambizioso che mescola esperienza e giovani, con Stroppa al timone e obiettivi concreti come Kostić, Saint‑Maximin, Fullkrug e il già ufficiale Toma Bašić.

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Il ritorno in Serie A del Venezia è pensato come punto di partenza, non come traguardo. La proprietà e la dirigenza hanno deciso di seguire un modello alla Como/Atalanta: investire in qualità senza rinunciare a un progetto tecnico chiaro, e per farlo manterranno Giovanni Stroppa come allenatore, l’uomo che ha promesso alla società «se inseriamo i pezzi giusti ci divertiamo anche il prossimo anno».

Il primo colpo è già realtà: Toma Bašić ha firmato un contratto triennale con opzione per il quarto anno a partire dal 1° luglio, dopo la scadenza con la Lazio; il centrocampista croato porta fisicità e inserimenti utili al gioco di Stroppa. A finanziare il mercato contribuirà anche la plusvalenza derivante dalla cessione di Issa Doumbia: la società avrebbe incassato circa 25 milioni che possono essere reinvestiti per rinforzare la rosa.

Sul taccuino del direttore sportivo figurano nomi di grande richiamo: Filip Kostić (in uscita dalla Juventus), Allan Saint‑Maximin (in scadenza col Lens) e Niclas Füllkrug (che rientrerà al West Ham dopo il prestito al Milan). Questi profili porterebbero esperienza internazionale, qualità sulle fasce e peso offensivo in area, elementi che mancano a molte neopromosse.

Fullkrug Garmania esulta
Fullkrug nazionale tedesca

Accanto ai grandi nomi, il Venezia segue anche profili giovani e funzionali: Helgason del Lecce, Josh Doig del Sassuolo e il giovane Ghedjemis del Frosinone sono monitorati come soluzioni più sostenibili e con prospettiva di crescita.

Perché questo mix può funzionare: Stroppa ha dimostrato di saper valorizzare giocatori offensivi e di costruire un’identità di gioco propositiva; inserire elementi di esperienza internazionale accelera l’adattamento alla Serie A, mentre i giovani garantiscono sostenibilità economica e prospettiva.

Rischi e punti critici: il mercato ambizioso richiede equilibrio finanziario: investimenti su nomi come Kostić o Fullkrug comportano ingaggi e costi importanti; inoltre la coesione del gruppo va preservata per evitare il ritorno al ruolo di “squadra ascensore”. La capacità della dirigenza di trasformare sondaggi in operazioni concrete e sostenibili sarà il vero banco di prova.

In sintesi, il Venezia punta a restare in Serie A con un piano chiaro: confermare Stroppa, aggiungere esperienza e qualità e costruire una base giovane e sostenibile. Se la società saprà coniugare ambizione e prudenza finanziaria, la laguna potrebbe finalmente stabilirsi tra le grandi piazze del campionato.

Cristian Volpato cambia nazionale: basta Italia, giocherà i Mondiali con l’Australia

Australia, colpo Cristian Volpato: niente Italia U21 E il giovane talento del Sassuolo viene convocato per i Mondiali

L’attaccante dell’Italia Under 21 Cristian Volpato ha ufficialmente cambiato nazionalità sportiva e rappresenterà l’Australia ai prossimi Mondiali, quattro anni dopo aver rifiutato la convocazione per l’edizione 2022. La Federazione australiana ha annunciato che il giocatore, nato a Sydney, è stato inserito nel ritiro dei Socceroos a Los Angeles, in attesa della definizione della lista definitiva entro lunedì.

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Il ventiduenne del Sassuolo era idoneo al cambio secondo le norme FIFA, non avendo mai disputato gare ufficiali con la Nazionale maggiore italiana. Football Australia ha confermato di aver ricevuto la lettera di autorizzazione dalla FIGC, passaggio necessario per completare la procedura davanti alla FIFA.

L’Australia, inserita nel Gruppo D, debutterà ai Mondiali il 13 giugno a Vancouver contro la Turchia, affronterà gli Stati Uniti il 19 giugno a Seattle e chiuderà la fase a gironi il 25 giugno contro il Paraguay al Levi’s Stadium, casa dei San Francisco 49ers.

Javier Zanetti parla dell’Inter: «Siamo felicissimi. Chivu e il suo staff con i giocatori, hanno fatto qualcosa di straordinario»

Javier Zanetti: «Credo che abbiamo attraversato qualche momento di difficoltà, e secondo me il segreto è lì, la tranquillità». Le dichiarazioni

Intervistato in esclusiva da Fabrizio Romano, il vicepresidente dell’Inter Javier Zanetti ha ripercorso i momenti chiave della stagione nerazzurra, soffermandosi in particolare sul lavoro di Cristian Chivu e sulla crescita del gruppo.

Dalla reazione dopo le difficoltà della scorsa annata alla gestione dei passaggi più delicati nello spogliatoio, Zanetti ha evidenziato il ruolo decisivo della società, dello staff e dei leader interni nel percorso che ha portato alla conquista dei due trofei.

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PERCHÉ CHIVU È STATO L’UOMO GIUSTO? — «Siamo felicissimi, perché credo che Cristian, insieme al suo staff, e a questo gruppo di giocatori, ha fatto qualcosa di straordinario. Come hai detto tu, dopo l’anno scorso dopo come avevamo finito la stagione, non era semplice, però credo che la scelta di andare su un uomo come Cristian, è stata la scelta migliore, perché è uno di famiglia, perché conosce l’ambiente, fa parte e trasmette il nostro DNA, e per questo credo che si è visto il lavoro che ha svolto, e meritatamente siamo al finale della stagione, festeggiando questi due titoli che credo che meritano a questo gruppo che fin dall’inizio ha dato una grandissima disposizione».

TI ASPETTAVI UNA STAGIONE COSÌ? — «No, ci aspettavamo di poter fare un ottimo lavoro, però sinceramente dei momenti di difficoltà uno sempre li deve attraversare, e noi anche in questa stagione, credo che abbiamo attraversato qualche momento di difficoltà, e secondo me il segreto è lì, la tranquillità da parte di tutti noi, di avere fiducia nella scelta di Cristian, avere fiducia nel suo lavoro, e quando tu hai un supporto così, penso che il momento di difficoltà è momentaneo, passa, però poi le vittorie devono arrivare perché uno vede come la squadra si allena durante la settimana, e sono loro per primi, quando c’è una difficoltà, a voler subito dare una risposta».

COSA HA RESO SPECIALE QUEST’ANNATA? — «Io credo che la compattezza da parte di tutti, società, squadra, tifosi, l’ambiente voleva un riscatto come l’abbiamo fatto e come abbiamo dimostrato durante questa stagione. Un’unione da parte di tutti, ognuno di noi, in diversi ruoli, trasmettendo i suoi valori e dando con le sue competenze il suo contributo, e credo che siamo arrivati alla fine a poter festeggiare tutto quello che abbiamo vinto, meritatamente perché dietro c’è un grandissimo lavoro e una grande unione da parte di tutti».

COSA GLI PIACE DI CHIVU – «A me piace di Christian l’approccio che ha con i ragazzi, come si confronta, come trasmette, come fa coinvolgere tutti. Credo che questo è una dote che lui ha e che riesce sempre a esprimere in maniera molto naturale».

PIO ESPOSITO – «Noi siamo contenti di Pio per quello che ha dimostrato e per come è cresciuto. Io penso che nella cultura italiana fare giocare i giovani non è semplice. Credo che noi abbiamo avuto sempre la consapevolezza che Pio ci poteva dare quello che ha dimostrato. È un ragazzo molto intelligente, molto umile, che ha voglia sempre di imparare, ascolta quelli che hanno più esperienza e mi auguro che Pio possa avere un grande futuro».

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Como in Champions League: tra sogno e realtà. Come adeguare stadio, conti e rosa per non essere solo comparse

Como in Champions League: tra sogno e responsabilità. Ecco come prepararsi per non essere semplici comparse

Il Como è pronto per la Champions, ma la qualificazione apre una partita nuova: adeguamenti allo stadio, vincoli finanziari UEFA e la necessità di inserire giocatori “formati in Italia” nella rosa per non ridurre la lista europea.

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La storica qualificazione del Como alla Champions League spalanca opportunità ma impone vincoli tecnici e finanziari. La società ha già indicato il Mapei Stadium di Reggio Emilia come sede alternativa qualora il Sinigaglia non fosse omologato in tempo, mentre i lavori di adeguamento sono partiti immediatamente per rispettare i requisiti UEFA di Categoria 4.

Il vincolo economico: settlement agreement e controllo UEFA

Il Club Financial Control Body (CFCB) e il sistema di licenze UEFA richiedono che i club dimostrino sostenibilità finanziaria; in pratica la UEFA può imporre accordi di rientro (settlement agreement) o altre misure se i conti non rispettano i parametri. Per club come il Como, che hanno investito per crescere rapidamente, questo significa pianificare un percorso di rientro e attenzione ai costi delle operazioni di mercato.

Il nodo liste: perché servono giocatori “formati in Italia”

Le regole UEFA per la Lista A prevedono un massimo di 25 giocatori, con almeno 8 “locally trained” (di cui 4 “club-trained” e 4 “association-trained”); se il club non raggiunge questi numeri, la lista viene ridotta automaticamente. In Serie A esiste una regola analoga per la lista dei 25, con l’eccezione che gli Under 23 non occupano slot e possono essere usati liberamente. Per il Como questo significa che non basta avere italiani in rosa: servono giocatori che abbiano svolto almeno 36 mesi in vivaio in Italia tra i 15 e i 21 anni per essere conteggiati come “formati in Italia”.

Il paradosso della rosa comasca

Il Como ha chiuso la stagione con un dato storico: nessun gol segnato da un calciatore italiano in campionato, e in rosa figuravano solo due elementi cresciuti in vivai italiani (Edoardo Goldaniga e Mauro Vigorito), entrambi con un ruolo marginale nelle rotazioni. Questo rende urgente l’integrazione di profili “local” per evitare di presentarsi in Champions con una lista ridotta.

I possibili colpi di mercato italiani

Andrea Cambiaso, terzino sinistro della Juventus è un profilo utile per il Como per la sua qualità offensiva sulla fascia e per l’esperienza maturata in grandi club, che potrebbe dare spinta e solidità sulla corsia sinistra; la principale criticità è però l’ingaggio stimato, che con 2,4 milioni a stagione lo renderebbe uno dei giocatori più pagati dell’intera rosa comasca.

Andrea Cambiaso in azione con la maglia della Juve
Cambiaso Juve interesse Como

Lorenzo Pirola, centrale mancino, scuola Inter e titolare Olympiacos. Un difensore con esperienza internazionale e con il vantaggio di essere formato in Italia, caratteristica preziosa per le liste UEFA; il suo punto debole è il costo di acquisto, stimato intorno ai 10 milioni di euro, che rappresenta un impegno economico significativo per il club.

il Como deve bilanciare ambizione sportiva e sostenibilità economica: completare i lavori al Sinigaglia, rispettare i vincoli UEFA e inserire almeno quattro giocatori “formati in Italia” nella Lista A sono passaggi obbligati per evitare penalizzazioni tecniche (lista ridotta) o finanziarie. Se gestiti con rigore, questi vincoli possono trasformarsi in opportunità per costruire una rosa più solida e sostenibile, capace di non limitarsi a “partecipare” ma a competere davvero in Europa

Dopo Iraola anche Xavi dice no al Milan: svelata la posizione del tecnico ex Barcellona

Dopo Iraola anche Xavi dice no al Milan: svelata la posizione del tecnico ex Barcellona in merito a proprio futuro. La situazione

Dopo il no incassato da Andoni Iraola, il tecnico basco, fermo da tempo sul mercato, ha rifiutato il Milan per una questione di idee, progetto e stabilità. A questa rinuncia si aggiunge anche il rifiuto di Xavi. L’allenatore spagnolo, inattivo da due anni dopo l’esperienza al Barcellona, ha detto no alla proposta di Cardinale e Ibrahimovic.

Lo riporta Matteo Moretto, sottolineando che la priorità di Xavi al momento è quella di allenare una nazionale dopo il Mondiale. Ennesimo rifiuto incassato dai rossoneri, che nella giornata di lunedì hanno licenziato Furlani, Tare, Allegri e Moncada. Da allora, Cardinale e Ibra non sono riusciti a ingaggiare nessuno, né come allenatore né come nuova figura dirigenziale.

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Prosegue dunque la caccia disperata all’allenatore, al direttore sportivo, al direttore tecnico e all’amministratore delegato. Cariche che ad oggi restano vuote, accentuando la situazione di instabilità nel club. Il Milan si trova così a dover gestire una fase delicata, tra decisioni urgenti e tentativi di convincere possibili candidati a sposare il progetto rossonero, con la necessità di un immediato rafforzamento sia tecnico sia dirigenziale.

L’incertezza su panchina e dirigenza potrebbe avere effetti significativi sul futuro del club nella prossima stagione di Serie A e nelle competizioni europee.

La Sampdoria saluta Mancini e Invernizzi: ufficiale la risoluzione con il ds e il dt

La Sampdoria saluta Mancini e Invernizzi: ufficiale la risoluzione con il ds e il dt. Il comunicato del club biancoceleste

La Sampdoria annuncia importanti cambiamenti nella propria struttura dirigenziale. A partire da oggi, Andrea Mancini e Giovanni Invernizzi non fanno più parte del club, mentre Samuel Cardenas lascia il ruolo di responsabile dello scouting. La decisione, ufficializzata dal club, arriva in un momento di profonda riorganizzazione interna, con l’obiettivo di modernizzare la gestione sportiva e riportare il club al suo posto di rilievo nel calcio italiano.

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Il CEO dell’Area Football, Jesper Fredberg, ha commentato:
«La decisione d’interrompere il rapporto con Andrea Mancini e Giovanni Invernizzi è stata molto difficile. Siamo tutti consapevoli del loro contributo e del loro sincero impegno per la Sampdoria. La nostra gratitudine va ad Andrea Mancini che ha indubbiamente svolto un ruolo importante all’interno del settore sportivo negli ultimi anni. Oltre alla sua carriera da calciatore, Giovanni Invernizzi ha trascorso oltre 25 anni nel club e gli siamo eternamente grati per la sua incrollabile dedizione alla società. Desideriamo rispettare e riconoscere il loro contributo al club e auguriamo loro il meglio per il futuro. Tuttavia, siamo convinti che sia giunto il momento di una profonda innovazione. Con i cambiamenti nella struttura proprietaria del club, desideriamo cogliere questa opportunità per attuare tutte le modifiche necessarie che daranno forma al futuro del club nei prossimi anni. Non possiamo permetterci di perdere ulteriore tempo per riportare questo club sulla strada giusta e restituirgli il posto che gli spetta il prima possibile. Ciò comporta anche prendere decisioni difficili come questa».

Il comunicato precisa inoltre che il club annuncerà a breve la nuova dirigenza sportiva, comprendente un nuovo direttore sportivo, un direttore tecnico e un responsabile dello scouting/direttore del reclutamento. Fredberg ha sottolineato:
«Siamo determinati ad alzare l’asticella per modernizzare questo club. Questo è l’unico modo per consentire alla Sampdoria di riconquistare il proprio status nel calcio italiano».

La separazione di Mancini, Invernizzi e Cardenas segna un punto di svolta nella gestione del club, destinata a rafforzare la pianificazione futura e a impostare un percorso di crescita sostenibile. L’obiettivo della Sampdoria resta chiaro: costruire una struttura moderna e competitiva, capace di garantire continuità e risultati sul campo, a partire dalla prossima stagione.

Luis Enrique alla vigilia della finale: «Il nostro obiettivo è vincere tutto, non sono sorpreso che ci sia l’Arsenal»

Luis Enrique alla vigilia della finale di Champions League tra il suo PSG e l’Arsenal di Arteta: le parole del tecnico spagnolo

Alla vigilia della finale di Champions League contro l’Arsenal, Luis Enrique, tecnico del Paris Saint-Germain, ha tenuto una conferenza stampa ricca di spunti tattici e motivazionali. Il tecnico spagnolo ha sottolineato la qualità dell’avversario: «Vogliamo arrivare alla stessa destinazione, solo con strade diverse. È una squadra che difende anche molto bene. Non son sorpreso che abbia vinto la Premier League, in particolare per quanto ha giocato quest’anno. È stata la migliore squadra, sono consistenti. Si sono meritati il titolo. Io penso che Arteta sia lì da 6-7 anni e sa benissimo come è la sua squadra».

Riguardo alla gara di domani, Enrique ha dichiarato: «Vogliamo essere concentrati, noi siamo già entrati nel libro di storia come il migliore club d’Europa vincendo l’anno scorso ma sì, vogliamo rifarlo, assolutamente. Abbiamo giocato otto partite in cui abbiamo dimostrato cosa possiamo fare: due volte contro il Monaco, due volte contro il Chelsea, poi con il Liverpool e infine il Bayern Monaco. Siamo arrivati alla nostra seconda finale di Champions ed è difficile. Lo sarebbe per chiunque e per noi è storia».

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Sul piano della preparazione: «Abbiamo speso tempo per analizzare l’avversario, che ora conosciamo molto bene. In una finale è tutto differente. Domani sarà anche una questione di divertirsi, ma in finale di Champions può capitare qualsiasi cosa. Dobbiamo essere pronti, se perdiamo due partite consecutive possiamo essere in una sorta di caos, ma è quello che succede nel calcio, si parla tanto di Paris Saint Germain. Non credo ci sia un favorito per domani, devo essere onesto, e per noi il diavolo è nei dettagli. C’è sempre della tensione da maneggiare, è normale».

Commentando le dichiarazioni di Arteta, Enrique ha aggiunto: «Non c’è motivazione maggiore che vincere la Champions League, il resto è strategia. Vedremo domani chi è il migliore, spero che potremo mostrare il meglio di noi domani».

Infine, sul percorso al PSG: «Sicuramente, era il mio obiettivo, quello del club, del direttore sportivo. Era nei piani, forse non così velocemente rispetto a quanto abbiamo fatto. È più semplice quando hai certe possibilità, anche grazie a quello che ti mette a disposizione il club. Il livello dei giocatori che abbiamo. Il futuro è vincere domani un altro trofeo e questo è l’obiettivo. Hakimi e Nuno sono ok, possono giocare domani. Noi siamo i campioni d’Europa, ma spero che domani sia una festa per il calcio e uno spot per coloro che vogliono giocare a calcio».

Massara e la Roma si separano, ufficiale l’addio del ds: i suoi 3 colpi di mercato migliori

Massara e la Roma si separano, ufficiale l’addio del ds: i suoi 3 colpi di mercato migliori dal suo arrivo lo scorso anno. Il comunicato

Frederic Massara non è più il direttore sportivo della Roma. La notizia è stata ufficializzata dal club giallorosso attraverso un comunicato che annuncia la risoluzione consensuale del contratto, ponendo fine a un rapporto durato meno di dodici mesi, iniziato lo scorso giugno. La società ha voluto ringraziare Massara per il contributo fornito, sottolineando il suo ruolo nella qualificazione della Roma alla prossima Champions League.

Nel comunicato, Massara ha espresso gratitudine alla società per l’opportunità di lavorare in un ambiente a cui è particolarmente legato e ha augurato il meglio alla squadra per la prossima stagione, evidenziando come il club abbia posto le basi per un futuro di successi.

Malen Verona Roma1

Durante il suo anno di gestione, Massara ha curato diversi colpi di mercato significativi. Tra questi spiccano l’acquisto in prestito con diritto di riscatto di Donyell Malen dall’Aston Villa a gennaio, l’ingaggio estivo di Wesley dal Flamengo per 25 milioni di euro, e l’operazione di prospettiva con il prestito e opzione di riscatto di Daniele Ghilardi dal Verona. Questi innesti hanno contribuito a rafforzare la rosa giallorossa e a garantire competitività sia in Serie A sia nelle competizioni europee.

Con la partenza di Massara, la Roma dovrà ora cercare un nuovo direttore sportivo in grado di proseguire il progetto tecnico e completare eventuali operazioni di mercato in vista della stagione 2026/27. La società conferma comunque l’impegno a costruire una squadra competitiva, valorizzando i giovani e garantendo continuità sportiva sotto la guida della nuova dirigenza.

L’addio di Massara segna dunque la chiusura di una breve ma intensa esperienza, contraddistinta dalla qualificazione in Champions League e da scelte di mercato strategiche che potrebbero avere un impatto sul futuro immediato della Roma.

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IL COMUNICATO E LE PAROLE DI MASSARA – «Il Club ringrazia Frederic per la professionalità, la dedizione e il contributo offerti nel corso della stagione. Anche grazie al suo lavoro sono stati raggiunti importanti obiettivi, tra cui la qualificazione alla prossima edizione della UEFA Champions League.

“Ringrazio la Proprietà per l’opportunità di tornare a lavorare in un ambiente a cui sono particolarmente legato. Ritengo che quest’anno il Club abbia posto ulteriori basi per un futuro di successi e auguro a tutta la famiglia dell’AS Roma di poter festeggiare nuovi traguardi”, ha dichiarato Massara.

La AS Roma augura a Frederic il meglio per il suo futuro professionale».

L’Ajax ha scelto il nuovo allenatore: in arrivo Míchel per la panchina

L’Ajax accoglie Michel come nuovo allenatore: in arrivo lui come tecnico al posto di Oscar Garcia. Tutti i dettagli

L’Ajax spera di poter accogliere a brevissimo il suo nuovo allenatore: sarà Miguel Ángel Sánchez Muñoz, da tutti conosciuto come Míchel, a prendere il testimone lasciato da Oscar García. L’arrivo del cinquantenne tecnico spagnolo ad Amsterdam è ormai atteso a stretto giro di posta per dare ufficialmente il via al nuovo corso dei Lancieri.

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La scelta di Cruijff e i destini incrociati

Che il direttore tecnico Jordi Cruijff avesse individuato in Míchel un’opzione estremamente interessante non era un segreto. Tuttavia, le negoziazioni sono rimaste in stand-by nelle ultime settimane per permettere a entrambi i club di concentrarsi sui rispettivi finali di stagione. Míchel ha tentato disperatamente di salvare il suo Girona dalla retrocessione ne La Liga, ma l’impresa è fallita lo scorso fine settimana con la condanna aritmetica. L’Ajax, il giorno successivo, ha invece strappato un piccolo premio di consolazione, ottenendo in extremis il pass per i turni preliminari della prossima Conference League.

Corsa contro il tempo per il mercato

Questo piazzamento europeo costringe l’Ajax ad accelerare i tempi: la nuova stagione inizierà prestissimo, con la prima sfida dei preliminari fissata già per il 23 luglio. Per questo motivo, la dirigenza di Amsterdam sta spingendo forte. Cruijff vuole costruire una nuova squadra vincente e considera la scelta dell’allenatore come la prima pietra angolare del progetto. Solo dopo la fumata bianca e la firma sul contratto, il club potrà spingere sull’acceleratore per la profonda riforma della rosa.

I dettagli dell’accordo e la carriera dello spagnolo

In questi giorni Míchel sta discutendo con l’Ajax gli ultimi dettagli legati alle condizioni economiche e al progetto sportivo. Giovedì il tecnico ha salutato pubblicamente il Girona, accendendo di fatto il semaforo verde per il suo trasferimento in Olanda. Non appena verrà raggiunta l’intesa definitiva, Míchel inizierà la sua quarta avventura da capo allenatore.

Nato a Madrid, ha mosso i primi passi in panchina al Rayo Vallecano, passando poi per l’SD Huesca prima di approdare al Girona nel 2021. Un’esperienza vissuta sulle montagne russe: la promozione immediata al primo anno, la storica qualificazione in Champions League grazie al fantastico terzo posto della stagione 2023/24, e poi le difficoltà. Dopo una salvezza risicata lo scorso anno, in questa stagione non è riuscito a evitare la retrocessione, chiudendo in modo amaro il suo ciclo in Catalogna. Ora lo attende una sfida affascinante e carica di pressioni ad Amsterdam.

Essien incorona Schjelderup: «Può giocare nei più grandi club del mondo. Lo vedrei bene al Real Madrid»

Essien ha incoronato Schjelderup del Benfica come possibile rinforzo futuro del Real Madrid. Le sue dichiarazioni

Michael Essien, ex centrocampista di Chelsea e Real Madrid (in entrambi i casi allenato da José Mourinho), non lesina elogi nei confronti di Andreas Schjelderup. L’ex mediano ghanese è convinto che l’esterno del Benfica possa imporsi nei “più grandi club del mondo“. In un’intervista rilasciata al quotidiano norvegese ‘VG’, Essien ha ripercorso i tempi in cui i due hanno condiviso l’esperienza in Danimarca, al Nordsjaelland.

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«’Schjelde’ ha assolutamente tutto per fare passi ancora più grandi. Il cielo è il suo unico limite. Può giocare nei più grandi club del mondo. Personalmente, mi piacerebbe moltissimo vederlo al Real Madrid o in un’altra grandissima squadra», ha affermato con profonda convinzione Essien. Curiosamente, i blancos dovrebbero essere allenati a breve proprio da José Mourinho, il quale ha già avuto modo di sottolineare l’evoluzione tattica di Schjelderup nella seconda metà dell’ultima stagione.

I numeri, d’altronde, sono tutti dalla sua parte. Convocato per l’imminente Mondiale, l’esterno di 21 anni ha appena mandato in archivio la migliore annata della sua carriera: 10 gol e 7 assist in 43 presenze complessive col Benfica. Si è messo in grande evidenza in Champions League, con una splendida doppietta proprio contro il Real Madrid, e ha trovato il primo gol con la nazionale maggiore norvegese nell’amichevole di preparazione contro l’Olanda. Una crescita esponenziale certificata anche dall’ultimo aggiornamento di ‘Transfermarkt‘: Schjelderup è ora il giocatore più prezioso delle Aquile, con una valutazione di mercato schizzata da 20 a 30 milioni di euro.

Per Essien, oggi 43enne, non è affatto una sorpresa: «Guardo le partite del Benfica ogni volta che posso. Quando Andreas porta palla, sembra quasi essere più veloce con la sfera tra i piedi rispetto a quando corre senza. Non ci sono molti giocatori in circolazione con questa caratteristica. Quando accelera, fermarlo è difficilissimo».

Sembrano ormai lontani i tempi in cui quel ragazzino lasciava Bodo per il Nordsjaelland. «Quando ha compiuto 18 anni, si è trasferito nel mio stesso complesso di appartamenti. Ogni volta che avevo bisogno di una mano con il cane, lui era sempre disponibile. Queste piccole cose quotidiane fanno avvicinare le persone. Abbiamo creato un legame fortissimo», ricorda con affetto Essien, all’epoca allenatore per lo sviluppo individuale nel club danese.

Tedesco nuovo allenatore del Bologna: storia, filosofia di gioco e come cambieranno i rossoblù con il suo avvento in panchina

Tedesco nuovo allenatore del Bologna: la sua storia, la sua filosofia di gioco e come cambieranno i rossoblù grazie al suo arrivo in panchina

Il Bologna ha scelto la sua nuova guida tecnica: sarà Domenico Tedesco a raccogliere la pesante eredità lasciata da Vincenzo Italiano. La dirigenza felsinea ha trovato l’accordo totale con l’ex allenatore del Fenerbahce, blindandolo con un contratto triennale (che potrebbe strutturarsi come un biennale con opzione per il terzo anno). Una scelta forte e dal respiro internazionale, che consegna al tecnico italo-tedesco le chiavi di un progetto ambizioso e pronto a rinnovarsi.

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Chi è Domenico Tedesco: sangue calabrese e mente teutonica

Nato a Rossano in Calabria ma emigrato in Germania da bambino, Tedesco rappresenta il mix perfetto tra il calore umano italiano e il rigoroso pragmatismo teutonico. Laureato in ingegneria gestionale e formato nella prestigiosa accademia per allenatori della DFB (nella stessa classe di Julian Nagelsmann), si è imposto giovanissimo alla guida dello Schalke 04. Nel suo curriculum di respiro europeo spiccano la vittoria della Coppa di Germania con l’RB Leipzig, il ruolo di CT della nazionale del Belgio e, da ultima, l’intensa avventura in Turchia sulla panchina del Fenerbahce. È un “laptop trainer” moderno, grande studioso della tattica, ma allo stesso tempo un leader empatico, capace di cementare il gruppo.

La filosofia di gioco: flessibilità, pressing e verticalità

La filosofia tattica di Tedesco affonda le radici nella moderna scuola tedesca. Il suo credo non si basa sul possesso palla sterile, ma sull’intensità e sul Gegenpressing. L’obiettivo è recuperare il pallone il più in alto possibile per innescare transizioni rapide e verticali. Non è un dogmatico del modulo: sa variare dalla difesa a quattro alla difesa a tre (utilizzando spesso il 3-4-2-1 o il 3-5-2), adattando il sistema alle reali caratteristiche dei giocatori a disposizione, ma senza mai rinunciare all’aggressività e alla compattezza tra i reparti.

Come cambierà il Bologna in campo

Il passaggio da Italiano a Tedesco segnerà una decisa rivoluzione per il Bologna. La squadra saluterà il possesso palla prolungato, l’esasperata costruzione dal basso e l’isolamento continuo degli esterni d’attacco. Sotto la gestione di Tedesco, vedremo un Bologna più cinico, diretto e verticale. Cambierà anche l’assetto difensivo: rispetto alla linea altissima e spesso spregiudicata del recente passato, il nuovo mister porterà maggiore equilibrio tattico, facendo densità nella zona centrale del campo e riducendo i rischi nelle transizioni negative. Un calcio più “europeo”, fatto di strappi, fisicità e organizzazione.

Baldini: «Per allenare la Nazionale ci vuole un certo curriculum e io non ce l’ho. Il calcio italiano è in mano a dirigenti che pensano ai propri interessi!»

Baldini, ct ad interim della Nazionale italiana, ha rilasciato queste dichiarazioni in conferenza stampa. Le sue parole

Inizia oggi, venerdì 29 maggio, il ritiro della Nazionale italiana in vista delle amichevoli contro Lussemburgo e Grecia. Alle ore 14:00, il c.t. ad interim Silvio Baldini, subentrato alla guida degli azzurri dopo le dimissioni di Gattuso, ha parlato in conferenza stampa dettando le linee guida della sua gestione, tra scelte tecniche e dure critiche al sistema.

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Il gruppo e le scelte: il ruolo di Donnarumma

Baldini ha deciso di convocare in blocco la sua Under 21, aggiungendo due elementi fuori quota per preparare il terreno in vista dei prossimi impegni internazionali: “Ho convocato il mio gruppo e due giocatori di livello come Donnarumma e Pio Esposito perché anche in funzione delle Olimpiadi vedo la possibilità di avere questi giocatori. Loro due rientrano in questa possibilità”. Una menzione speciale è andata proprio al portiere e capitano azzurro: “È stato l’unico a contattarmi dandomi disponibilità e a me non è parso il vero. Il messaggio è chiaro: il calcio italiano vuole vedere un cambiamento. Più di così cosa si poteva fare”. Sulle assenze dei veterani, ha chiarito: “Non sono rimasto deluso dal fatto che nessun altro mi abbia contatto. La ferita dopo la Bosnia è ancora troppo grande”.

La dura critica al calcio italiano

Il tecnico non ha usato mezzi termini per analizzare la crisi del calcio italiano, puntando il dito contro le gestioni societarie e le mancate transizioni dei giovani verso la Nazionale maggiore: “Il calcio italiano è in mano a dei dirigenti che pensano ai propri interessi e non alla crescita del gioco del calcio. Si punta a fare mercato con giocatori anziani e non coi giovani perché questo aiuta a fare i propri interessi. Non mi devo nascondere, sono cose che ho sempre detto. Alcune persone le chiamo ‘lestofanti’, e spesso questi hanno in mano le redini di questo gioco”. Baldini ha ribadito l’assurdità di certe scelte dei club: “Che senso ha tesserare un giocatore di 39 anni anziché valorizzare un giovane del proprio vivaio?”.

Regole, libertà e il futuro CT

Sulla gestione del gruppo, l’allenatore chiede disciplina ferrea, ma spensieratezza col pallone tra i piedi: “Il mio obiettivo è portare in questo gruppo la libertà di esprimere il proprio talento, senza troppi condizionamenti tattici. Questo però richiede un grande sacrificio: quando non abbiamo il possesso, pretendo che si corra per recuperare il pallone il prima possibile; se qualcuno lo perde, gli altri devono scalare e stringere le linee per evitare di subire gol”. Sulle regole interne è inflessibile: “Non credo nelle multe, le trovo riduttive e penso non aiutino a comprendere l’errore; con me, chi sbaglia va a casa”.

Infine, parlando del suo futuro e del prossimo CT, Baldini mostra grande realismo: “Penso che per allenare la Nazionale Italiana ci voglia un certo curriculum. E io non ce l’ho”. Ha poi aggiunto: “lo credo nel merito, non nei colpi di fortuna. lo oggi sono qua perché Gattuso si è dimesso, non l’avessero fatto io non sarei qua”, auspicando che la FIGC scelga al più presto “allenatori con un curriculum solido”.

“L’allenatore del Milan sarà Thiago Motta”: sorpresa rossonera

Il Milan continua a non sciogliere il nodo allenatore. I nomi sono tanti, le indiscrezioni ancora di più. C’è chi parla di profili internazionali, chi immagina un tecnico straniero e chi invece continua a credere che alla fine la scelta ricadrà su un allenatore che conosce già molto bene il campionato italiano.

Nelle ultime ore è stata soprattutto una riflessione pubblicata da Il Napolista ad attirare l’attenzione. Una tesi forte, quasi controcorrente rispetto alle voci circolate finora: il prossimo allenatore del Milan potrebbe essere Thiago Motta.

Non una notizia di mercato. Piuttosto una lettura della situazione che sta vivendo il tecnico italo-brasiliano. Dopo la fine dell’esperienza alla Juventus, Thiago Motta è rimasto senza squadra. Una situazione particolare, soprattutto per un allenatore che soltanto pochi mesi prima era considerato uno dei tecnici emergenti più interessanti del panorama europeo.

A Bologna aveva costruito qualcosa di importante. Il quinto posto e la qualificazione in Champions League non erano arrivati per caso. C’era un’identità precisa, un calcio riconoscibile e una crescita evidente della squadra.

Poi è arrivata la Juventus. E lì le cose sono andate diversamente. Molto diversamente. L’avventura bianconera si è trasformata rapidamente in una delusione che ha inevitabilmente inciso sulla sua reputazione. Eppure, come osserva Il Napolista, restare fermo troppo a lungo può diventare un problema persino più grande di un’esperienza negativa. Per un allenatore ambizioso, stare fuori dal giro significa lentamente sparire dai radar.

Thiago Motta al Milan grazie a Ibrahimovic

C’è un altro elemento che rende interessante questa ipotesi. Thiago Motta e Zlatan Ibrahimovic hanno un rapporto di stima reciproca che dura da anni. E proprio Ibrahimovic potrebbe trovarsi presto nella condizione di dover rivedere alcune strategie.

Ibrahimovic Milan
Ibra può chiamare Motta al Milan (Instagram Zlatan Ibrahimovic) – Calcionews24.com

Il Milan ha inseguito profili internazionale. Si è parlato di Iraola, quindi Xavi, poi Pochettino e Jaisse. Motta potrebbe diventare una soluzione molto più concreta di quanto sembri oggi. Per il Milan sarebbe una scelta coraggiosa. Per Thiago Motta probabilmente una seconda occasione quasi insperata dopo il fallimento juventino.

Perché il giudizio sul tecnico resta diviso. C’è chi guarda al lavoro straordinario fatto a Bologna e chi invece non riesce a dimenticare quanto accaduto a Torino. La sensazione è che proprio questa contraddizione renda il suo profilo così interessante.

Da una parte un allenatore reduce da un flop pesante. Dall’altra uno dei pochi tecnici italiani ad aver dimostrato di poter costruire una squadra moderna, competitiva e capace di sorprendere tutti. Ed è forse per questo che il suo nome continua a restare sul tavolo, anche quando sembra sparire dai radar.

Barcellona fa sul serio per Julian Alvarez: offerta ufficiale da 100 milioni all’Atletico Madrid! Colchoneros irritati

Barcellona spinge per Julian Alvarez: offerta ufficiale da 100 milioni all’Atletico Madrid! Ecco cosa sta succedendo

Il calciomercato internazionale è pronto a registrare uno dei colpi più clamorosi e inaspettati dell’intera stagione. Nelle ultime ore, il Barcellona ha deciso di rompere definitivamente gli indugi e ha presentato la sua prima offerta ufficiale all’Atlético Madrid per assicurarsi le prestazioni del fuoriclasse argentino Julián Álvarez. La dirigenza blaugrana fa tremendamente sul serio ed è intenzionata a regalare al proprio scacchiere tattico un attaccante di livello assoluto, capace di spostare in modo radicale gli equilibri della Liga spagnola e della prossima edizione della Champions League. Lo riporta Fabrizio Romano.

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Le cifre della maxi offerta: 100 milioni di euro, niente bonus o contropartite

Le cifre messe sul tavolo dalla dirigenza catalana sono a dir poco da capogiro e testimoniano la ferma volontà di chiudere l’operazione in tempi estremamente brevi, bruciando sul tempo l’eventuale concorrenza estera. Il club blaugrana ha infatti formalizzato una proposta monstre del valore complessivo di 100 milioni di euro. I dettagli di questa clamorosa offensiva sono estremamente chiari, diretti e perentori: la cifra offerta è interamente fissa e garantita. Non è previsto nessun bonus aggiuntivo legato a futuri obiettivi di squadra o al rendimento individuale, e soprattutto non è stata inserita nessuna contropartita tecnica per provare ad abbassare le pretese economiche dei venditori. Una mossa decisa e aggressiva.

Tensione altissima in casa Atlético: l’argentino ha già chiesto di partire

Nonostante la notevole portata economica dell’offerta recapitata in sede, l’atmosfera nella capitale sponda biancorossa è a dir poco tesa. L’Atlético Madrid non è affatto felice della situazione maturata nelle ultime 24 ore. La dirigenza dei Colchoneros è rimasta spiazzata e irritata dall’improvvisa e prepotente incursione dei rivali catalani. Tuttavia, a pesare in modo decisivo e forse irreversibile sul futuro esito della complessa trattativa è la forte e inequivocabile volontà dell’attaccante. Julián Álvarez ha già chiesto la cessione, comunicando apertamente ai vertici del suo attuale club il desiderio di cambiare maglia.

Questa esplicita rottura interna rischia inevitabilmente di accelerare i tempi dell’affare. Trattenere in rosa un giocatore ormai scontento, a fronte di una pioggia di milioni, appare un’impresa ai limiti dell’impossibile. Le prossime giornate saranno assolutamente cruciali per definire i contorni di questo potenziale e storico trasferimento.

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