Pagina 105 – Calcio News 24

Chi è Domenico Tedesco? Carriera, modulo preferito e stile di gioco: tutto sul candidato per sostituire Italiano al Bologna

Chi è Domenico Tedesco? Tutto quello che c’è da sapere sul favorito a sostituire Vincenzo Italiano sulla panchina del Bologna

Dopo la risoluzione consensuale annunciata tra Vincenzo Italiano e il Bologna, il club rossoblù ha iniziato a muoversi per individuare il nuovo allenatore. Tra i profili monitorati dalla dirigenza emiliana c’è anche Domenico Tedesco, tecnico italo-tedesco che finora ha sviluppato la propria carriera lontano dall’Italia. Al di là del curioso intreccio tra i cognomi di Italiano e Tedesco, il possibile candidato alla panchina felsinea rappresenta un profilo interessante per idee, percorso e capacità di adattamento.

Ascolta le nostre notizie!

Non hai tempo di leggere? Scopri la nuova sezione Podcast di Calcio News 24 e ascolta i nostri approfondimenti audio.

Tedesco Bologna, carriera e risultati ottenuti finora

Domenico Tedesco è nato a Rossano, in Calabria, il 12 settembre 1985, ma è cresciuto calcisticamente in Germania, dove ha costruito la sua formazione da allenatore senza una vera carriera da calciatore professionista. Nel corso degli anni ha guidato Erzgebirge Aue, Schalke 04, Spartak Mosca, RB Lipsia, la nazionale del Belgio e il Fenerbahçe.

Ultime Notizie Serie A: tutte le novità del giorno sul massimo campionato italiano

Il primo grande risultato è arrivato con lo Schalke 04, portato al secondo posto in Bundesliga nella stagione 2017/18. Successivamente, con lo Spartak Mosca, ha chiuso al secondo posto nella Russian Premier League 2020/21. Il trofeo più importante della sua carriera lo ha conquistato con il RB Lipsia, vincendo la Coppa di Germania 2021/22, primo grande titolo nella storia del club. Con il Belgio ha iniziato molto bene, prima dell’eliminazione agli ottavi di Euro 2024, del terzo posto nel girone di Nations League 2024 e dell’esonero nel gennaio 2025. L’ultima esperienza al Fenerbahçe si è invece conclusa con la vittoria della Supercoppa di Turchia.

Tedesco abbraccio

Tedesco Bologna, moduli e stile di gioco

Dal punto di vista tattico, Tedesco è un allenatore flessibile. Nel corso della sua carriera ha utilizzato soprattutto il 4-2-3-1 e il 3-4-1-2, senza però legarsi in modo rigido a un solo sistema. Al RB Lipsia, per esempio, ha spesso scelto un 3-4-1-2 aggressivo, con due punte, un trequartista e quinti molto alti. In altre esperienze si sono viste anche varianti come 3-4-2-1 e soluzioni più prudenti in base all’avversario.

Il suo stile è moderno ma pragmatico. Tedesco cura molto l’organizzazione tattica, la gestione delle transizioni e la compattezza difensiva. Le sue squadre cercano intensità, ritmo e aggressività, ma senza perdere equilibrio. Non è un tecnico integralista del possesso: preferisce preparare piani gara dettagliati, alternando pressione alta, verticalità e protezione degli spazi. Per il Bologna, sarebbe un profilo da progetto strutturato, più che un allenatore «spettacolare» in senso puro.

Festival della Serie A, la Lega dei Collezionisti espone a Parma anche quest’anno: i dettagli

Festival della Serie A, la Lega dei Collezionisti espone a Parma anche quest’anno: i dettagli sull’evento e il comunicato

La Lega dei Collezionisti sarà presente per il secondo anno consecutivo al Festival della Serie A, in programma a Parma dal 5 al 7 giugno 2025. L’esposizione si terrà in piazza Battisti, con ingresso libero: venerdì e sabato dalle 10:00 alle 20:00, domenica dalle 10:00 alle 13:00.

Festival della Serie A, oltre 100 maglie storiche in mostra

Il tema scelto per l’edizione 2026 sarà quello dei derby d’Italia. Su un’area di oltre 150 metri quadrati, saranno esposte più di 100 maglie storiche, insieme a gagliardetti, palloni, scarpini e altri cimeli legati alla storia del campionato italiano.

Festival della Serie A, da Maradona a Maldini

Locandina parma

Tra i pezzi più attesi ci saranno memorabilia legate a grandi campioni come Rivera, Baggio, Maradona, Ronaldo il Fenomeno, Platini, Maldini, Mancini, Bulgarelli e Nico Paz. Un viaggio nella memoria del calcio italiano, pensato per appassionati di ogni età.

Ultime Notizie Serie A: tutte le novità del giorno sul massimo campionato italiano

IL COMUNICATO – La Lega dei Collezionisti è orgogliosa di comunicare che per il secondo anno consecutivo prenderà parte al Festival della Serie A, l’evento organizzato dalla Lega Calcio in collaborazione con la Regione Emilia Romagna e il Comune di Parma per raccontare la bellezza e l’unicità del massimo campionato italiano.

La nostra associazione, che riunisce al proprio interno alcune fra le principali realtà italiane nell’ambito del collezionismo sportivo, in particolare calcistico, offrirà al pubblico un’esperienza unica nel suo genere: un viaggio immersivo attraverso i cimeli (maglie, palloni, scarpini, gagliardetti e molto altro) che racconteranno la storia del massimo campionato italiano dagli albori ai giorni nostri.

Il tema selezionato dalla Lega dei Collezionisti per l’edizione 2026 del Festival è quello dei derby d’Italia e, nella centralissima piazza Battisti, su un’area di oltre 150 mq, saranno esposte più di 100 maglie storiche (insieme ad altrettanti gagliardetti e molte altre memorabilia) che accompagneranno i visitatori attraverso le sfide di campanile più importanti della penisola, isole comprese, comprendo un arco temporale che va dai primi decenni del secolo scorso ai giorni nostri.

Non mancheranno ovviamente le maglie dei grandi campioni di ieri e di oggi: Rivera, Baggio, Nico Paz, Maradona, Ronaldo il Fenomeno, Bulgarelli, Mancini, Platini, Maldini e molti altri. Una selezione che entusiasmerà tutti gli amanti del calcio a prescindere dall’età e dai colori.

Lega dei Collezionisti
Riunisce in un’unica associazione curatori di collezioni private di ambito sportivo (in
particolare calcistico), collaboratori di istituzioni museali (anche di diretta emanazione dei
club), autori di libri e articoli sulla materia. Obiettivi della Lega dei Collezionisti sono la tutela
dei cimeli, la lotta al falso e la divulgazione dei contenuti e dei valori simbolici, storici ed
emozionali propri del collezionismo sportivo.

Brunello Cucinelli: «Per rinascere il calcio italiano deve puntare sui giovani. Malagò uomo giusto»

Lo stilista Bruno Cucinelli: «La Nazionale si può allenare anche guadagnando molto meno. Allegri sapeva di non avere un Milan forte»

Stilista tra i più importanti e celebrati d’Italia, Brunello Cucinelli ha raccontato a La Gazzetta dello Sport il suo rapporto con il calcio.

Ultime Notizie Serie A: tutte le novità del giorno sul massimo campionato italiano

IL GIUDIZIO SUL VAR «Ha portato il margine di errore dall’otto all’uno per cento, ma non può essere perfetto: per forza lascia spazio all’interpretazione. Il problema è lo spazio che ha tolto: all’arbitro e alla sua responsabilità».

L’ITALIA FUORI DAL MONDIALE PER LA TERZA VOLTA «Non ce l’aspettavamo. Ma possiamo consolarci pensando all’insieme dello sport italiano: tennis, motori, pallavolo, sport invernali… E accettando l’idea che al mondo del calcio non serve una rifondazione, ma dargli contemporaneità. E se ascolto chi sa, a cominciare da Fabio Capello, significa anzitutto allenarci in modo diverso, far giocare i giovani talenti in prima squadra: così imparano prima».

GIOVANNI MALAGÒ CANDIDATO PRESIDENTE FEDERALE «Mi piace. Con lui alla guida, un decennio d’oro per il nostro sport grazie anche ad atleti meravigliosi: per questo il voto è altissimo. Poi, se tu fai una cosa che riesce abbastanza bene, hai sempre chi non approva, lo diceva già l’imperatore Marco Aurelio: “Spero che il mio popolo condivida più della metà di quello che faccio”. Però Giovanni è un uomo di carattere e di valore, di questo sono sicuro».

IL CT GIUSTO PER LA NAZIONALE «Leggo vari nomi, io dico solo questo: anche se rinunciare a un club per fare il ct significa guadagnare almeno la metà, io la Nazionale la allenerei domani».

IL DIVARIO DEL CALCIO ITALIANO CON L’ESTERO «Il calcio italiano ha un volume d’affari di circa un miliardo e mezzo; la Premier di otto. Il resto è conseguenza. Oggi la Serie A rispetto a Premier, Liga e Bundesliga non è più un punto d’arrivo, ma di passaggio, di transizione».

IL MILAN DI ALLEGRI E L’OBIETTIVO CHAMPIONS «Sapeva di non avere un Milan fortissimo e anche quando era secondo, dichiarava: il nostro obiettivo è arrivare fra le prime quattro. Poi le ultime partite hanno cambiato la storia».

Fabrizio Bava: «La Juve deve abbassare gli ingaggi e i migliori non deve cederli»

L’intervista al professor Bava: «Per il bilancio non serve una rivoluzione, ma acquisti azzeccati. Vlahovic? Va sostituito se non si riduce l’ingaggio»

Le dichiarazioni di Damien Comolli stanno facendo discutere il mondo Juve. Tuttosport ha intervistato il professor Fabrizio Bava, autore di diversi interventi e libri sul calcio e la sua dimensione economica.

Ultime Notizie Serie A: tutte le novità del giorno sul massimo campionato italiano

IL RISCHIO DI SVALUTARE IL PARCO GIOCATORI SAPENDO CHE SI DEVE CEDERE «Assolutamente sì, ma non vi è nulla di nuovo in questo. È uno scenario che i bianconeri si portano dietro dalla gestione Giuntoli. La Juve ha un numero di giocatori superiori alle esigenze, ha bisogno di abbassare ingaggi e ammortamenti e perciò dovrà cedere i profili per i quali si è speso di più».

VENDERE E MANTENERE IL LIVELLO «Da un lato, la Juve ha il vantaggio di avere alle spalle una proprietà disponibile a supportare il club con aumenti di capitale. Allo stesso tempo, ha anche raggiunto un livello di costi per cartellini/ingaggi molto alti, incompatibili con la dimensione dei ricavi e con le performance. La società ha investito anche più di Inter e Milan negli ultimi anni. Il problema è che non ha azzeccato i profili giusti. Quindi ti ritrovi sul groppone una serie di esuberi da vendere ma che non hanno mercato. Gli unici “appetibili” sono quelli di cui non vorresti privarti».

IL FUTURO DI VLAHOVIC «Dipende se è disposto ad accettare di ridursi l’ingaggio. Viceversa, converrebbe comprare un giocatore di prospettiva, che posa crescere ancora e creare valore. Se investi su un profilo di 28 anni sai già che quei soldi, nel giro di 5 stagioni, finisci per buttarli via».

Vlahovic Cremonese Juve1

IL PAREGGIO DI BILANCIO ENTRO IL 2028 «In realtà l’ad ha parlato di “break-even”, e probabilmente intende un pareggio entro il 2028 prima di pagare gli interessi passivi. Che tradotto vuol dire che sei ancora in perdita. Il budget della Juventus prevedeva il raggiungimento degli ottavi di Champions. Non avendolo centrato è chiaro che abbiano spostato la scadenza. Ma sì, credo che possano raggiungerlo».

L’IPOTESI DI UN NUOVO AUMENTO DI CAPITALE «La regola della casa è di escludere l’ipotesi dell’aumento di capitale fino a quando non è essenziale. Tutto dipenderà dalle perdite stagionali e se queste saranno più alte o basse dell’anno scorso. In ogni caso, l’aumento di capitale garantisce liquidità ma non aumenta i ricavi e non ti avvicina al break even. A che servono più soldi se tanto non puoi spenderli perché sei concentrato a ridurre i costi?».

LE SANZIONI UEFA PER IL FAIR PLAY FINANZIARIO «Una sanzione di qualche milione, o magari una serie di restrizioni sul mercato, della serie: “prima le cessioni e poi gli acquisti”. Ma si tratta di sanzioni che non cambierebbero granché le strategie del club: il mercato va finanziato con le cessioni per avvicinarsi al pareggio di bilancio. E questo a prescindere che glielo dica l’Uefa o meno».

Colpo Vlahovic a sorpresa: lo ha chiesto il nuovo allenatore

Dusan Vlahovic e la Juventus sembrano sempre più vicini alla separazione. E ormai non è neanche più una sensazione. Il contratto dell’attaccante serbo scade il 30 giugno e dentro la società bianconera si respira da settimane l’idea che il ciclo sia arrivato alla fine.

Troppi alti e bassi. Troppi momenti in cui sembrava potesse esplodere definitivamente senza riuscire mai davvero a diventare il centravanti dominante che la Juve immaginava di aver preso da Firenze.

Adesso il mercato si sta muovendo. E tra le squadre che osservano la situazione c’è anche il Napoli. Una pista che fino a qualche tempo fa sarebbe sembrata quasi impossibile, soprattutto pensando alla rivalità tra i due club. Però il calcio cambia in fretta quando entrano in gioco certe occasioni.

Italiano o Allegri: Vlahovic piace a tutti

La situazione del Napoli è ancora particolare perché prima bisognerà capire chi guiderà la squadra nella prossima stagione. Vincenzo Italiano continua a essere uno dei nomi più caldi, ma sullo sfondo resta sempre Massimiliano Allegri.

Dusan vlahovic esulta dopo il gol al Lecce
Vlahovic verso l’addio alla Juventus (Instagram Dusan Vlahovic) – Calcionews24.com

Ed è qui che il nome di Vlahovic torna a pesare. Perché sia Italiano sia Allegri vedrebbero nel serbo un attaccante utile per il proprio calcio, anche se per motivi molto diversi. Italiano apprezza la capacità di attaccare la profondità e di lavorare dentro una squadra aggressiva.

Allegri invece lo conosce già bene e sa perfettamente cosa può dargli quando sta bene fisicamente e mentalmente. Il punto però non è soltanto tecnico.Per portare Vlahovic a Napoli servirebbe prima di tutto risolvere la questione stipendio.

Ed è una montagna abbastanza pesante. L’attaccante serbo oggi ha un ingaggio fuori dai parametri abituali del club di De Laurentiis. Per questo motivo qualsiasi discorso passerebbe inevitabilmente da una riduzione importante delle richieste economiche.

Altrimenti il rischio è che la trattativa resti soltanto una suggestione estiva buona per riempire le discussioni di mercato. E poi c’è la possibile convivenza con Rasmus Hojlund, il centravanti del Napoli.

Possono giocare insieme? Forse sì, ma dipenderebbe molto dall’allenatore e dal sistema scelto. Possono alternarsi? Anche. Però a quel punto entrerebbero in gioco costi enormi per un reparto offensivo già molto ricco. Una cosa comunque sembra abbastanza chiara: il futuro di Vlahovic sarà uno dei temi centrali dell’estate italiana. E il Napoli, almeno per adesso, resta dentro il quadro.

Massimo Bonini: «L’Heysel è stato un incubo, c’erano stati già dei segnali. Provo una profonda disperazione»

L’ex centrocampista della Juve Bonini: «Come a Basilea, quello stadio non era all’altezza di una finale. Solo in albergo capimmo tutto»

Domani, il 29 maggio, saranno 41 anni dalla tragedia dell’Heysel, la finale di Coppa dei Campioni tra Juventus e Liverpool trasformata in un’immane strage che ha spezzato 39 vite. Su Tuttosport ne parla il mediano bianconero di allora, Massimo Bonini.

Ultime Notizie Serie A: tutte le novità del giorno sul massimo campionato italiano

UN INCUBO «Sì, c’ero, ma mai avrei immaginato di vivere un incubo del genere. Non si può perdere la vita per guardare una finale di Coppa Campioni, non si può. L’errore più grande è stato fatto a monte: quello stadio non era adeguato ad ospitare una finale del genere. C’erano già stati dei tafferugli al mattino a Bruxelles, c’erano troppi segnali che ci fecero pensare. Ma come potevamo immaginare che degenerasse tutto così?».

LA PAURA E IL PRECEDENTE DI BASILEA «Sì, onestamente, perché anche a Basilea in finale di Coppa delle Coppe contro il Porto non abbiamo giocato in un impianto idoneo: ricordo persone che guardavano la partita arrampicate sopra gli alberi. Tutto il contrario rispetto ad Atene contro l’Amburgo due anni prima: era tutto perfetto lì, tranne noi, che perdemmo una finale inspiegabilmente. Eravamo i più forti del mondo, eppure perdemmo. Ecco perché nel 1985 avevamo un fortissimo desiderio di riscatto».

COSA PROVA «No, un senso di colpa no, ma una profonda disperazione sì. Quando coi miei ex compagni siamo andati a Reggio Emilia al monumento dedicato all’Heysel ci abbiamo più volte ripensato. È andato tutto male, non conta più nulla quella coppa. Ci siamo sentiti impotenti quel giorno, non si capiva niente. Solo quando siamo andati in albergo abbiamo capito».

IL RITORNO IN ITALIA «Triste. Noi dovevamo portare gioia alla gente, ma siamo tornati distrutti. Ci hanno scosso le immagini di tutti quei morti».

HA TROVATO LE PAROLE PER LE FAMIGLIE DELLE VITTIME «Non ci sono mai riuscito perché non ci sono parole. Ho abbracciato tante persone, questo sì. Sono morti tanti giovani, persone piene di sogni e ambizioni. La vita non può avere più senso quando perdi un figlio. In quel modo, dentro quel mare di sofferenza, fa ancora più male: ora vorrei solo ricordare, cercare di tenere viva la memoria di tutte le vittime. Il 29 maggio è diventato parte di me».

Bergomi: «Chivu bravissimo, sa conquistare i giocatori. Lautaro è un capitano vero»

L’ex capitano nerazzurro Bergomi: «L’Inter terrà il 3-5-2. Per la Nazionale farei di tutto per convincere Guardiola»

Bandiera dell’Inter, oggi opinionista e commentatore su Sky, Beppe Bergomi ha parlato con Tuttosport.

L’IMPATTO DI CHIVU «Non lo conoscevo benissimo, ma si vedeva che aveva qualcosa. L’estate scorsa l’ex responsabile del settore giovanile dell’Inter, Roberto Samaden, mi ha detto che “Cristian ti entra nel cuore”: era ciò di cui avevano bisogno i nerazzurri. Chivu è stato veramente bravo a fare questo e i due trofei sono lì a dimostrarlo».

Ultime Notizie Serie A: tutte le novità del giorno sul massimo campionato italiano

L’UOMO COPERTINA DELLA STAGIONE «Più di tutti direi l’allenatore, che non si è mai lamentato degli infortuni che ci sono stati e ha avuto un modo di comunicare sempre giusto. Poi ci metto Dimarco, che non a caso è stato premiato come miglior giocatore del campionato. Quando hai un terzino che ti fa 18 assist e 7 gol sei destinato a lottare per vincere qualcosa».

LAUTARO «Il suo valore e la sua presenza sono fondamentali. Oltre ai gol, però, contano lo spirito e il senso di appartenenza che è riuscito a trasmettere a tutto il gruppo, da vero capitano».

IL MERCATO «Qualcuno partirà per questioni di età, ma in generale credo sia difficile uscire dal 3-5-2 perché Dimarco è bravo a fare il quinto di centrocampo e Calhanoglu è un regista perfetto con le due mezzali. Servirebbe un trequartista o un attaccante con caratteristiche diverse da quelli a disposizione, un difensore veloce e magari un centrocampista di struttura per competere ad altissimo livello».

LA JUVE «La sua esclusione dalla Champions mi sorprende meno. C’era già stato un cambiamento con Spalletti, che mi ha fatto vedere calcio. Poi nel finale è mancato sia un po’ di carattere che un po’ di qualità, soprattutto in alcune situazioni in cui bisogna migliorare».

LA NAZIONALE «Il talento c’è, serve coraggio per lanciare i ragazzi. Noi del settore giovanile dobbiamo essere bravi a non disperdere questo talento. I criteri di scelta poi devono essere diversi: non privilegiare i ragazzini grandi e grossi o quelli precoci, ma vedere anche la qualità. I talent scout bravi sono quelli che vedono oltre, che hanno una visione».

IL NUOVO CT «Io sarei andato da Guardiola e avrei fatto di tutto per convincerlo. Tutti mi dicono che c’è poco tempo e lui ha bisogno di allenare, ma in questi anni Pep è stato il numero uno per distacco: porterebbe anche qui un cambiamento generale. Se non è possibile arrivare a lui, bisogna puntare su qualcuno in Italia che faccia un percorso almeno di quattro anni e riporti questa Nazionale dove merita».

Tre motivi per cui De Gea sarebbe la scelta giusta per la porta della Juventus

Juventus, la soluzione per la porta è David De Gea: ecco i tre motivi per puntare sull’esperienza del portiere dellla Fiorentina. Tutti i numeri

David de Gea è un profilo con numeri, esperienza e personalità che possono restituire sicurezza alla porta della Juventus. Quella sicurezza che, soprattutto questa stagione, è mancata. Ecco tre motivi per cui sarebbe la scelta giusta:

Ultime Notizie Serie A: tutte le novità del giorno sul massimo campionato italiano

1) Numeri e continuità stagionale: affidabilità dimostrata. Nel 2025/26 De Gea ha giocato con regolarità per la Fiorentina: 46 presenze complessive e 4.124 minuti tra campionato e competizioni europee, con circa 13 clean sheet registrati nella stagione secondo i dati Transfermarkt. Questi numeri fotografano un portiere che non è più solo un nome di prestigio, ma un elemento operativo capace di reggere ritmi intensi e impegni multipli. Per una Juventus che cerca stabilità tra i pali, la capacità di De Gea di garantire presenza e rendimento su 90 minuti è un valore tangibile.

2) Pedigree internazionale e leadership: esperienza da top club. De Gea porta con sé un curriculum di altissimo livello: anni da titolare al Manchester United, decine di presenze con la Spagna e ora un ruolo da protagonista anche in Italia. Questo bagaglio non è solo statistico: significa gestione della pressione, esperienza nelle rotazioni europee e capacità di guidare un reparto difensivo. La Juventus, con un reparto giovane e in ricostruzione, avrebbe in De Gea un riferimento tecnico e umano capace di alzare il livello di concentrazione e organizzazione difensiva.

3) Parate decisive e rendimento nelle partite chiave: sicurezza nei momenti topici. I numeri stagionali mostrano come De Gea sia stato spesso schierato nelle gare decisive di Conference/Europa League e in match di alta intensità in Serie A, con interventi che hanno cambiato l’esito di partite e qualificazioni. La sua abilità nelle parate a distanza ravvicinata e nei riflessi lo rende particolarmente adatto a una Juventus che, negli ultimi anni, ha pagato errori individuali e incertezze tra i pali. Avere un portiere che sa “rubare” punti con interventi singoli è un fattore che incide direttamente sulla classifica.

De gea fiorentina portiere con il pallone in mano
David de Gea

Un profilo che porta sicurezza tecnica e mentale

De Gea non è solo numeri: è esperienza, calma e autorità. In caso di addio di Di Gregorio, la Juventus avrebbe bisogno di un portiere che non solo parli il linguaggio delle statistiche, ma che sappia anche ricostruire fiducia nel reparto difensivo e nella tifoseria. De Gea, con il suo passato in club blasonati e la recente continuità a Firenze, rappresenta un’opzione che unisce rendimento immediato e leadership a lungo termine.

Pirlo: «Il calcio italiano è molto indietro. Oggi giocherei di sicuro in Premier»

L’ex regista Pirlo analizza la finale di Champions, il divario della Serie A e l’amarezza per la terza esclusione consecutiva dell’Italia dai Mondiali

Andrea Pirlo ha oggi 47 anni, diverse esperienze sulla panchina in giro per il mondo, tutta la saggezza accumulata da anni vissuti in campo come Maestro. Ecco la sua intervista a La Gazzetta dello Sport.

Ultime Notizie Serie A: tutte le novità del giorno sul massimo campionato italiano

QUANTO SONO LONTANE LE ITALIANE DAL POTER VINCERE UNA CHAMPIONS «Parecchio, in questo momento. Negli ultimi anni l’Inter ci è andata vicina: col Manchester City nel 2023 se l’è giocata, a differenza del Psg lo scorso anno. Ma credo che in questo momento ci siano tante altre squadre molto più forti delle nostre».

COSA MANCA «Un po’ di tutto, anche la mentalità di fare un calcio diverso. Se vedi le formazioni che arrivano a giocarsi le finali, hanno comunque un calcio offensivo, giocatori di qualità. E certo, hanno anche investimenti che noi non possiamo più fare. Una volta i migliori giocatori venivano in Italia, adesso vanno da altre parti e questa è la differenza».

DOVE GIOCHEREBBE OGGI «In questo momento in cui l’Italia non è più il top dei campionati, giocherei di sicuro in Premier».

ERA IMPOSSIBILE TENERE KVARATSKHEILA «Impensabile oggi. È giusto che guadagni quello che sta guadagnando, che lo paghino quello che lo hanno pagato. Le altre squadre hanno più opportunità e anche più soldi per poter arrivare a certi giocatori, per poterli sviluppare. Le nostre squadre non sono più tornate al livello in cui possiamo giocarcela con gli altri campionati».

UNA SITUAZIONE CHE DA’ FASTIDIO «Sì, sono triste perché vedere l’Italia che non fa il Mondiale per tre volte dispiace. I miei figli vorrebbero vedere l’Italia, io vorrei vedere l’Italia. Il Mondiale è un momento per tutti per stare insieme, per riunirsi. E quando gioca la Nazionale al Mondiale è sempre bello: te lo ricordi da quando eri piccolo cosa facevi in quel momento, con chi eri. Purtroppo tre edizioni con l’Italia che non fa il Mondiale è triste per tutti».

Andrea Pirlo allenatore in panchina
Pirlo

PSG E ARSENAL LE DUE SQUADRE MIGLIORI «Sì, con l’aggiunta del Bayern. Ecco, una semifinale come Psg-Bayern è una vera bellezza, una di quelle partite che speri non finiscano mai. Non sei mai stufo di vederla, sai che può succedere qualsiasi cosa minuto dopo minuto. Quelle sono le partite che i bambini vogliono vedere, che la gente va allo stadio per seguire. Non certo gli 0-0 con dieci persone dietro la palla, quelle in cui per vedere un tiro in porta devi spegnere la televisione».

COSA DECIDERA’ LA PARTITA «La fase difensiva. Le due squadre hanno ottimi giocatori davanti ma fanno entrambe un’ottima fase difensiva. Fare gol all’Arsenal è difficile, perché credo che i due centrali Gabriel e Saliba siano tra i migliori al mondo per fisicità, velocità e aggressività. Credo sarà una bella partita».

Bremer via dalla Juve per l’Inter? I retroscena sull’affare saltato e le dichiarazioni al veleno che tornerebbero d’attualità

Bremer via dalla Juve per l’Inter? La clamorosa indiscrezione di mercato genera malumori e perplessità ripensando alla trattativa poi sfumata

Il nome di Gleison Bremer torna a far discutere in chiave mercato. Nelle ultime ore, La Stampa ha rilanciato una clamorosa indiscrezione sul futuro del difensore della Juventus, indicato tra i possibili partenti e accostato addirittura all’Inter. Una voce che, se confermata, avrebbe inevitabilmente un peso enorme non solo dal punto di vista tecnico, ma anche per tutto ciò che è accaduto negli anni scorsi tra il centrale brasiliano e il club nerazzurro.

Ascolta le nostre notizie!

Non hai tempo di leggere? Scopri la nuova sezione Podcast di Calcio News 24 e ascolta i nostri approfondimenti audio.

Prima del trasferimento alla Juventus, infatti, Bremer era stato a lungo nel mirino dell’Inter. Quando il difensore era ancora al Torino, i nerazzurri lo avevano inserito in cima alla lista dei rinforzi per la difesa. Anche il giocatore sembrava gradire la destinazione milanese, tanto che non passarono inosservati alcuni segnali social, compresi i like a grafiche che lo ritraevano con la maglia interista.

Bremer Inter, dal flirt nerazzurro alla scelta Juventus

La trattativa con l’Inter sembrava ben avviata, ma lo scenario cambiò rapidamente con l’inserimento della Juventus. Il club bianconero riuscì a superare la concorrenza grazie a una maggiore forza economica nella trattativa con il Torino, chiudendo l’operazione in pochi giorni e portando Bremer sull’altra sponda della città.

Ultime notizie Calciomercato LIVE: tutte le novità del giorno

Una scelta che generò malumori non soltanto tra i tifosi dell’Inter, ma anche nell’ambiente granata, considerata la rivalità cittadina. Poco dopo la firma con la Juventus, lo stesso difensore pronunciò parole destinate a restare: «Devo dire che la Juventus è stata sempre nel mio destino, perché il mio cane è bianco e nero».

Bremer Dzeko

Bremer Inter, le vecchie frasi che oggi fanno discutere

Il possibile nuovo accostamento all’Inter riporta inevitabilmente alla memoria anche altri dettagli del passato. Lo stesso Bremer aveva raccontato che il suo nome era stato scelto dal padre in onore di Andy Brehme, ex calciatore nerazzurro e simbolo dell’Inter. Un particolare curioso, soprattutto alla luce del mancato approdo a Milano e del successivo trasferimento alla Juventus.

Non solo. Alla domanda: «Se penso ogni tanto all’Inter?», il difensore aveva risposto: «No, sono dalla parte giusta». Frasi che, in caso di reale trattativa futura con i nerazzurri, tornerebbero inevitabilmente d’attualità.

Per ora resta soltanto un’indiscrezione, ma il nome di Bremer accostato all’Inter basta già per accendere il mercato. La storia tra il brasiliano e i nerazzurri non si è mai concretizzata, ma il passato rende ogni nuovo scenario ancora più rumoroso.

Berardi: «Al Sassuolo a vita, ma vorrei giocare la Champions»

L’attaccante del Sassuolo, Domenico Berardi: «È stata una stagione da 8 per la squadra e per me. Dopo l’infortunio ho pensato di smettere»

Quando si dice che le bandiere non esistono più nel calcio occorre fare sempre dei distinguo. Perché Domenico Berardi rappresenta da anni il Sassuolo, con il quale ha giocato oltre 300 gare. La Gazzetta dello Sport lo ha incontrato al termine di una stagione che ha visto i neroverdi comportarsi molto bene.

Ascolta le nostre notizie!

Non hai tempo di leggere? Scopri la nuova sezione Podcast di Calcio News 24 e ascolta i nostri approfondimenti audio.

LA PAGELLA DEL SASSUOLO E QUELLA SUA «Stesso voto: 8 alla squadra e 8 a me. Avremmo potuto fare meglio nell’ultimo periodo, superando quota 50 punti e raggiungendo il decimo posto. Credo anche che sarebbe stato meritato. A me è dispiaciuto non essere andato in doppia cifra con i gol: ci tenevo, in A era successo già sei volte e quattro di fila prima del grave infortunio del 2024. Otto reti e cinque assist sono comunque un buon bottino considerando anche il lungo stop per un problema muscolare».

IL PENSIERO DI SMETTERE DOPO L’INFORTUNIO «Sì, temevo di non essere più in grado di giocare. La riabilitazione è stata difficile, soprattutto dal punto di vista mentale. Mi chiedevano di salire sulle punte dei piedi, ci provavo con tutto me stesso ma non ci riuscivo. Il cervello dava l’impulso, ma il corpo non rispondeva: sensazione bruttissima. E mi chiedevo se fosse il caso di insistere: mi sembrava una montagna troppo alta. Quando tornavo a casa, ne parlavo con mia moglie: lei mi ascoltava e poi mi calmava. Grazie a Francesca e ai fisioterapisti ho continuato a combattere e sono tornato più forte di prima».

Ultime Notizie Serie A: tutte le novità del giorno sul massimo campionato italiano

SI SENTE SOTTOVALUTATO «Sì, ma non è mai stato un problema perché ho sempre creduto in me stesso. So di avere grandi qualità calcistiche e umane. Mi ritengo un leader. Ho sempre cercato di far parlare il campo».

RIMPIANGERA’ L’AVER PARLATO POCO CON I MEDIA «Non lo so. Per fortuna i miei figli Nicolò (cinque anni) e Riccardo (tre) mi seguono nelle partite e poi vanno a cercare le immagini. Basta quello. Poi qualche intervista l’ho anche fatta eh… Diciamo che se posso evitare è meglio».

UN’ESTATE DA BANDIERA E NON DA UOMO MERCATO «Sarà bellissimo. Finalmente posso andare al mare e rilassarmi…».

Berardi esultanza

LA CHIAMATA PER LA CHAMPIONS «Le porte sono sempre aperte, nella vita niente è impossibile, quindi ascolterei. Però il concetto è sempre quello: io prenderei in considerazione l’idea di cambiare solo se pensassi di potermi divertire e di far parte di un progetto in cui non sarei considerato un “passeggero”. Vorrei giocare la Champions da protagonista, non viverla da comprimario».

LA SERIE A DOPO L’ANNO IN B «Un campionato sempre difficile. Però troppo tattico: si cerca di far bella figura più con il risultato che con il gioco. Con De Zerbi sembrava che noi ci muovessimo con il joystick, ma ci divertivamo tantissimo. Adesso in campo vedo tanti soldati».

IL GIOCATORE PIÙ FORTE VISTO AL SASSUOLO «Il più forte è ancora qui: Matic. Calciatore eccezionale e uomo di grandi valori. Ci ha dato una grande mano con la sua esperienza».

Allegri il preferito dal Napoli, ma siamo sicuri che sarebbe la linea di continuità con Conte?

Allegri il preferito dal Napoli, ma siamo sicuri che sarebbe la linea di continuità con Conte? I dubbi sull’ex Milan e Italiano come piano B

Massimiliano Allegri è il primo nome nella lista del Napoli per la panchina della prossima stagione. Dopo l’addio di Antonio Conte, Aurelio De Laurentiis sta valutando il profilo dell’ex allenatore del Milan, reduce dall’esonero dopo una stagione complicata in rossonero. Il tecnico toscano rappresenta un’idea forte, un nome di esperienza e un allenatore abituato a gestire pressioni, grandi piazze e squadre costruite per vincere. Ma la domanda resta inevitabile: sarebbe davvero la scelta più corretta per aprire il nuovo ciclo azzurro?

Ascolta le nostre notizie!

Non hai tempo di leggere? Scopri la nuova sezione Podcast di Calcio News 24 e ascolta i nostri approfondimenti audio.

Allegri Napoli, il tema della continuità tattica dopo Conte

Uno dei motivi che spingerebbe il Napoli a valutare con grande attenzione Allegri riguarda la continuità tattica. Dopo due stagioni con Conte, la rosa azzurra è stata modellata su principi legati alla difesa a tre, al 3-5-2 e più in generale a sistemi che prevedono quinti di centrocampo, due attaccanti e grande densità nella zona centrale.

Da questo punto di vista, Allegri potrebbe garantire una transizione meno traumatica. Nell’ultima esperienza al Milan ha utilizzato il 3-5-2, e anche alla Juventus aveva già lavorato con moduli simili. La sua capacità di adattarsi al materiale tecnico a disposizione è sempre stata una delle sue caratteristiche principali.

Ultime Notizie Serie A: tutte le novità del giorno sul massimo campionato italiano

Il punto, però, è un altro: Allegri non è soltanto un allenatore da difesa a tre. Anzi, molti dei suoi successi più importanti sono arrivati anche attraverso sistemi diversi, dal 4-3-3 al 4-2-3-1, passando per assetti più fluidi e meno rigidi. Per questo immaginarlo come semplice continuatore del lavoro di Conte rischia di essere una lettura parziale.

Allegri Napoli, il precedente Juventus e le differenze con l’attuale contesto azzurro

Il passaggio da Conte ad Allegri non è una novità nella storia recente del calcio italiano. La Juventus lo fece anni fa e la scelta portò risultati importanti: dominio in Italia, continuità di vittorie e due finali di Champions League. Quel cambio, però, avvenne dentro un contesto già fortissimo, con una società strutturata, una rosa dominante e un progetto tecnico molto chiaro.

Al Napoli, la situazione sarebbe diversa. Il club arriva da un ciclo vincente ma anche da una fase di cambiamento profondo. Ci sono giocatori da valorizzare, altri da rivalutare e altri ancora da inserire dentro un progetto nuovo. Per questo la scelta dell’allenatore non può essere soltanto una questione di nome o di curriculum.

Italiano Inter Bologna1

L’alternativa principale porta a Vincenzo Italiano, profilo molto diverso per idee e principi. Il tecnico ha lavorato spesso con 4-3-3 e 4-2-3-1, proponendo un calcio aggressivo, verticale e orientato alla pressione. Una scelta di questo tipo comporterebbe probabilmente una trasformazione più netta rispetto all’eredità tattica di Conte, ma potrebbe anche valorizzare meglio alcuni elementi offensivi della rosa.

Allegri Napoli, prima serve un progetto tecnico chiaro

La vera questione, dunque, non riguarda soltanto Allegri o Italiano. Il punto centrale è capire quale direzione voglia prendere il Napoli. Se l’obiettivo è mantenere una struttura simile a quella degli ultimi due anni, allora Allegri può rappresentare una soluzione logica. Se invece la volontà è aprire un ciclo più dinamico, con un calcio diverso e una valorizzazione più marcata dei profili offensivi, allora la riflessione deve allargarsi.

Chi dovrà decidere il prossimo allenatore, che sia De Laurentiis o la dirigenza, dovrà prima chiarire il progetto tecnico. Modulo, identità, mercato e valorizzazione della rosa devono andare nella stessa direzione. Il rischio, altrimenti, è scegliere un grande nome senza costruirgli attorno un contesto coerente. E dopo l’addio di Conte, il Napoli non può permettersi una scelta confusa.

Andrea Abodi: «Riduzione delle squadre in A e riforma della giustizia sportiva: ecco cosa penso»

Il ministro per lo Sport, Andrea Abodi: «Italia ripescata ai Mondiali? Non è possibile, né opportuno»

Ministro per lo Sport e i Giovani, Andrea Abodi ha parlato di vari temi inerenti l’attualità calcistica. Ecco le parole raccolte da Tuttosport.

Ultime Notizie Serie A: tutte le novità del giorno sul massimo campionato italiano

IL VANTAGGIO DI MALAGÒ «Ogni scelta può essere corretta, conta l’efficacia dell’azione. Non è questione di nome: sia Malagò sia Abete hanno le loro storie nel calcio. E sono diverse».

L’EVENTUALE RIPESCAGGIO DELL’ITALIA AI MONDIALI «Non lo credo possibile, né opportuno. Una Nazionale come la nostra si deve qualificare sul campo».

LE RIFORME NECESSARIE E IL PROBLEMA DELL’ASSETTO «Intanto abbiamo fatto qualcosa sul tema dei controlli finanziari, con molti pregiudizi. La commissione indipendente sta facendo il suo lavoro e avanzerà proposte sugli indicatori per l’iscrizione ai campionati. Poi abbiamo due grandi problemi, il primo dei quali è relativo all’assetto, sia dei campionati e dei calendari, sia della Federazione: serve che le componenti non abbiano la capacità di porre veti allo sviluppo del sistema. Dalla base a chi gioca in Champions, ognuno deve poter fare il suo mestiere».

IL SECONDO PROBLEMA: LA GIUSTIZIA SPORTIVA «È quello della giustizia sportiva, e in questo caso non parlo solo del calcio. Deve essere indipendente: finora ha funzionato in un certo modo, ma gli organi di giustizia non possono giudicare i soggetti che li hanno designati. È questione di forma e purtroppo anche di sostanza».

COSA PENSA DELLA POSSIBILE RIDUZIONE DELLA SERIE A «Che le valutazioni spettano alla Lega, non solo sulla base dei costi ma anche dei calendari. E penso che sarebbe opportuno trovare un quadro comune europeo, almeno tra i Big 5: le competizioni internazionali rischiano di soffocare i campionati nazionali. Inoltre, penso che serva più equilibrio interno, specie nelle promozioni e retrocessioni tra Serie A e B».

LE PROPOSTE DI GRAVINA «Ha fatto tante proposte ma, l’ha scritto lui stesso, è il sistema che non riesce a garantire lo sviluppo e rimane prigioniero di interessi particolari. E non ci sono solo le mancate qualificazioni ai Mondiali: che l’Under 21 non riesca a partecipare da quattro edizioni alle Olimpiadi, al netto dei buoni risultati giovanili, non mi pare secondario».



L’Inter va all-in su Palestra: lo sforzo per soddisfare le richieste dell’Atalanta, con l’ombra di Dumfries

L’Inter va all-in su Palestra: lo sforzo per soddisfare le richieste dell’Atalanta, con l’ombra di Dumfries, il quale può partire

Il nome di Marco Palestra è diventato una priorità assoluta per il mercato dell’Inter. Secondo quanto riportato da La Gazzetta dello Sport, il laterale destro di proprietà dell’Atalanta, reduce da una stagione molto positiva in prestito al Cagliari, avrebbe convinto a tal punto la dirigenza nerazzurra da spingere il club a destinare gran parte del budget iniziale al suo acquisto. La base di partenza per la prossima campagna trasferimenti è di circa 50 milioni di euro, ma l’Inter punta poi ad aumentare la disponibilità attraverso le cessioni non strategiche.

Ascolta le nostre notizie!

Non hai tempo di leggere? Scopri la nuova sezione Podcast di Calcio News 24 e ascolta i nostri approfondimenti audio.

Palestra Inter, l’Atalanta fa muro: servono circa 40 milioni

La trattativa non sarà semplice. L’Atalanta considera Palestra un profilo di grande valore e avrebbe alzato la valutazione fino a circa 40 milioni di euro. Una cifra importante, ma che conferma quanto il classe 2005 sia cresciuto nell’ultima stagione. La Gazzetta dello Sport ha spiegato così la posizione della Dea: «L’Atalanta ha alzato un muro che si può abbattere solo con il denaro, tanto denaro, ma Chivu spera di essere accontentato nella sua richiesta, perché è convinto che un motore giovane e costante sulla fascia possa migliorare di molto la squadra».

Ultime notizie Calciomercato LIVE: tutte le novità del giorno

Il tecnico dell’Inter, Cristian Chivu, vede infatti in Palestra un investimento tecnico e fisico per il presente e per il futuro. Un esterno giovane, continuo, capace di garantire corsa e intensità sulle corsie.

Palestra Inter, intreccio con Dumfries e Carlos Augusto

Dumfries applaude

L’operazione si lega anche al futuro di Denzel Dumfries. L’olandese ha una clausola rescissoria da 25 milioni di euro valida nella prima metà di luglio, ma l’Inter non vuole attendere troppo gli sviluppi. Palestra viene considerato un colpo da fare a prescindere, anche se il costo sarebbe superiore di circa 15 milioni rispetto alla possibile uscita di Dumfries.

Dal punto di vista del monte ingaggi, però, l’operazione avrebbe una logica precisa: tagliare i circa 4 milioni lordi dell’olandese e proporre a Palestra un ingaggio decisamente più contenuto. Inoltre, il laterale potrebbe essere utile non solo a destra, ma anche a sinistra, soprattutto considerando il futuro incerto di Carlos Augusto, ancora senza rinnovo oltre il 2028 e seguito da diversi club.

Il piano nerazzurro resta ambizioso: acquistare almeno tre titolari e rinforzare le rotazioni per tornare competitivi anche in Champions League. Ma il primo grande investimento può essere proprio Palestra.

Calafiori: «Felice per la Roma in Champions, adesso tocca a me vincerla, è un’occasione unica»

Riccardo Calafiori, dalla delusione Mondiale alla finale di Champions. «Vincere la Premier era uno dei miei sogni. Ho chiamato subito Gattuso»

Sabato il suo Arsenal, già vincitore dell’ultima Premier League, affronterà il Psg in finale di Champions League. Riccardo Calafiori, difensore italiano, si racconta al Corriere dello Sport.

Ultime notizie Calcio Estero: tutte le novità del giorno provenienti da tutto il mondo

LA ROMA «Ho giocato pochissime partite in giallorosso quando ero molto piccolo, un giorno mi piacerebbe tornare. Ma non adesso»

IL TITOLO NEL GIORNO DEL COMPLEANNO «Vincere la Premier era uno dei miei sogni, per com’è andata la stagione è stata una cosa incredibile. Per certi versi è stato meglio vincerla in questo modo».

QUANTO CONTA LA FIDUCIA DI ARTETA LO HA PORTATO A GIOCARE TANTO «Tantissimo. A inizio stagione non me lo aspettavo ma poi quando inizi a prenderci la mano viene tutto più facile».

LE EMOZIONI DELLA FINALE DI CHAMPIONS «Al momento con molta serenità ma la prova del nove sarà salire sull’aereo. Sono opportunità che possono capitare anche una volta sola nella vita, quindi vanno sfruttate al meglio».

IL PROGETTO ARSENAL E LA PAZIENZA IN ITALIA «Sarebbe abbastanza complicato, se non impensabile, che si possa dare così tanto spazio e tempo a un allenatore. Tutto questo l’ha costruito Arteta. Mi hanno detto che prima di lui il club era completamente diverso. Tanto di cappello alla società che lo ha lasciato operare in modo sereno. Spero che sia solo l’inizio».

IL RITORNO IN CHAMPIONS DELLA ROMA «Sono contentissimo per quello che hanno ottenuto. Ho sentito Mancini, Cristante, Pellegrini. Alcuni poi mi hanno anche scritto per il compleanno, quindi abbiamo collegato un po’ il tutto».

IL GAP TRA PREMIER E SERIE A «Sì, la differenza c’è e si vede. Quando sono arrivato sono rimasto scioccato e mi sono detto: “Ma cosa sono venuto a fare qua, non giocherò mai”. La differenza vera che vedo è per come si sviluppa la settimana: con sessanta partite l’anno, l’allenamento è più incentrato sul recupero, per farti arrivare alla partita al meglio possibile. È questa la principale diversità di mentalità».

Gattuso calcionews24.com 20260201

GATTUSO NUOVO ALLENATORE DELLA LAZIO – Ride. «Ovviamente mi dispiace un po’ per dove è andato ad allenare».

I MONDIALI DA SPETTATORE MANCATO DOPO L’ELIMINAZIONE AZZURRA «È stato un momento molto difficile da affrontare. Giocare tanto con l’Arsenal mi ha aiutato ma sì, non credo di vedere nessuna partita. Sarebbe troppo doloroso».

IL CRAC AZZURRO IN BOSNIA «Per come era cominciata tutto faceva ben sperare, poi ci sono gli episodi… Ma c’è poco da dire, è una partita che dovevi vincere e basta. Spero che in qualche modo possa fare bene a tutti e che si possa ricominciare presto in un’altra maniera. Non so fare un’analisi precisa, però: è l’unica partita che non ho mai rivisto».

Fabio Grosso riparte da Firenze: l’eroe di Berlino è la scommessa di Paratici

L’ufficialità è attesa a breve: Fabio Grosso firmerà un biennale da 1,2 milioni. L’obiettivo è dimenticare l’incubo retrocessione

Il calcio vive di corsi, ricorsi storici e intrecci inaspettati. Il cammino da allenatore di Fabio Grosso è iniziato proprio a Vinovo, quartier generale delle giovanili della Juventus. Lì ha incrociato, allenato e visto crescere tre ragazzi che oggi ritroverà alla Fiorentina e che costituiranno l’ossatura della sua nuova squadra: Rolando Mandragora, Nicolò Fagioli e Moise Kean.

Ascolta le nostre notizie!

Non hai tempo di leggere? Scopri la nuova sezione Podcast di Calcio News 24 e ascolta i nostri approfondimenti audio.

La Gazzetta dello Sport scrive oggi di una nuova Viola che dovrà essere più offensiva e audace, per scacciare l’incubo di una stagione chiusa salvandosi in extremis. Fabio Paratici ha scelto proprio l’eroe di Berlino come primo mattone per ricostruire una squadra da Europa. Se i numeri in Serie A dell’allenatore (appena 41 panchine all’attivo) possono far storcere il naso agli scettici, il direttore sportivo è convinto di aver trovato l’uomo giusto per riportare entusiasmo e mentalità vincente in riva all’Arno.

I dettagli dell’accordo e l’addio a Vanoli

L’ufficialità è questione di giorni. Il Sassuolo chiederà un indennizzo (attenzione alla possibile contropartita Nzola), ma i contorni dell’accordo sono già definiti: due anni di contratto a 1,2 milioni di euro a stagione. Grosso prenderà il posto di Paolo Vanoli, artefice della complicata salvezza (subentrato a novembre con la squadra ultima), ma a cui la dirigenza ha preferito non rinnovare la fiducia, cercando un netto taglio col passato.

Ultime Notizie Serie A: tutte le novità del giorno sul massimo campionato italiano

Le chiavi del nuovo modulo

L’obiettivo di Grosso è proporre un calcio intenso e verticale, in grado di esaltare i tre “fedelissimi” che ha già blindato:

  • Moise Kean: reduce da una stagione opaca, segnata da problemi fisici e chiusa sotto la doppia cifra (9 gol). Il mister dovrà fargli ritrovare la brillantezza del primo anno viola (quando toccò quota 25 reti).
  • Nicolò Fagioli: il metronomo della salvezza dovrà adattarsi a una manovra più rapida, cercando maggiormente la profondità.
  • Rolando Mandragora: ha chiuso la stagione in crescendo e i suoi costanti inserimenti si sposano perfettamente con l’idea di calcio del nuovo tecnico, che richiede mezzali abili sia nella fase offensiva che in quella di non possesso.

Gullit: «Mi fa male che l’Italia non si sia qualificata al Mondiale. Per la sua storia il Milan deve giocare sempre in Champions»

L’ex rossonero, Ruud Gullit: «Leao sfrutti la vetrina del Mondiale. Modric è un fuoriclasse, spero che rimanga al Milan»

Pallone d’Oro nel 1987, grande protagonista del Milan di Arrigo Sacchi e dell’Olanda vincitrice dell’Europeo nel 1988, Ruud Gullit è stato intervistato da La Gazzetta dello Sport.

Ultime Notizie Serie A: tutte le novità del giorno sul massimo campionato italiano

CRITICHE «E’ importante avere la possibilità di criticare, ma bisogna farlo in modo non cattivo, ovvero evitando parole cariche di odio. E’ un messaggio da dare soprattutto ai giovani. E non mi piace neppure che uno scriva sotto l’anonimato: mettere il proprio nome e la propria mail sarebbe meglio. Le grandi piattaforme on line devono aiutare».

IL MILAN DI OGGI «E’ stata una delusione grande perché proprio non me l’aspettavo. All’ultima giornata al Milan era sufficiente una vittoria in casa contro il Cagliari e invece ha perso. Per me è stato un dispiacere».

ALLEGRI «Per una buona parte della stagione il Milan è andato bene e Allegri aveva ottenuto bei risultati. Nel finale c’è stato un calo, ma ha comunque avuto la possibilità di entrare tra le prime quattro. E’ un grande peccato che non ci sia riuscito. Per la sua storia il Milan deve sempre giocare in Champions».

LEAO «Lo conosco ed è bravo, ma non so cosa pensa. Quando giochi a un certo livello, per essere al top ed esprimere le tue qualità devi essere a posto con il fisico e con la testa. In più c’è bisogno di compagni che ti aiutino. Con il Milan Leao non è andato bene e ora avrà il Mondiale per mostrare il suo potenziale».

IL MILAN LO VUOLE VENDERE «Negli anni in cui c’è il Mondiale, molte operazioni nascono in base al rendimento dei giocatori durante la Coppa del mondo. Dovremo quindi vedere cosa farà con il Portogallo, dove però Leao non è titolare. Ha grandi potenzialità, ma dipende da lui».

MODRIC «Modric anche a quarant’anni resta un fuoriclasse. Mi è dispiaciuto per l’infortunio che ha avuto con quella testata presa (da Locatelli, ndr)».

DEVE RESTARE IN ROSSONERO «Lo spero».

Ibrahimovic Verona Milan1

IBRAHIMOVIC «Ci ho parlato e la nostra è stata una conversazione interessante. Non posso dare giudizi su di lui come dirigente perché non lo conosco bene. Domenica è stata una giornata difficile per i tifosi. Auguro il meglio al Milan e a tutti i suoi tifosi».

MILAN E JUVE SENZA CHAMPIONS «Tra le vostre grandi solo l’Inter ha fatto una grande stagione e ha vinto lo scudetto con merito. Juventus e Milan non hanno reso come si aspettavo i dirigenti e i tifosi. Nel calcio ci sono tante variabili e non sempre le cose vanno come uno spera. L’importante è ripartire e non dimenticare il proprio dna».

LA NAZIONALE ITALIANA «Mi fa male che la vostra nazionale non si sia qualificata. L’Italia ha vinto quattro volte il Mondiale e ha buoni giocatori, ma questa è la terza esclusione consecutiva… Credo che dobbiate ritrovare il vostro dna: il calcio italiano si è spesso basato su personalità e difesa attenta. A Euro 2021 avete vinto grazie a Bonucci e Chiellini, ma la vostra storia è piena di grandi difensori, da Maldini e Nesta, passando per Cannavaro, e di portieri super come Buffon. Quando avete subito pochi gol, avete avuto la possibilità di vincere. Ultimamente l’Italia ha subito troppi gol e in Bosnia ha perso ai rigori la qualificazione».

LE FAVORITE AL MONDIALE «L’Argentina campione in carica è sempre lì, tra le favorite. La metto insieme alla Spagna e alla Francia, ma attenzione anche a Portogallo e Olanda».

MALEN «In Serie A ha fatto gol con grande continuità. E’ uno dei talenti che abbiamo nella nostra squadra. Magari non possiamo contare su fuoriclasse come Messi, Yamal e Ronaldo, ma la squadra ha un discreto potenziale».

REIJNDERS «Per lui e altri della rosa questo Mondiale arriva in un momento importante della carriera. Non sono più giovani e possono dimostrare tutti il loro valore. È la loro occasione».



Pellegatti in esclusiva a Milannews24: «Per il futuro credo che il Milan debba riorganizzare tutto. Xavi non credo che venga. Piace questo Glasner…»

Pellegatti ha rilasciato alcune dichiarazioni in esclusiva ai microfoni Milannews24: «Xavi non credo che venga. Piace questo Glasner…»

Il giornalista rossonero Carlo Pellegatti è intervenuto in esclusiva ai microfoni di Milannews24 per analizzare la stagione del Milan, il momento attuale e le prospettive future del club. Un punto di vista autorevole, che arriva in una fase delicata per l’ambiente rossonero e offre spunti importanti sul percorso della squadra e sulle scelte che attendono la dirigenza.

Ultime Notizie Serie A: tutte le novità del giorno sul massimo campionato italiano

Buonasera Carlo, partiamo da un’analisi del momento del Milan: i rossoneri sono al centro dell’ennesima rivoluzione degli ultimi anni…

«Per quanto riguarda il momento, ovviamente è stata una delusione atroce perchè il Milan doveva fare 6 punti contro 4 squadre che non avevano più nulla da chiedere al campionato se non onorare la propria maglia. E’ stato quasi un record riuscire a perderne tre e vincerne solo una e questa quindi è la cosa sicuramente più dolorosa di questo finale. Un finale che si è chiuso quasi in maniera tragica parlando sempre di calcio. La sconfitta in casa col Cagliari, che poteva vincere 1-5, quando a te alla fine bastava solo un pareggio è stata una cosa che difficilmente i tifosi del Milan dimenticheranno».

E per quanto riguarda il futuro, cosa ti aspetti?

«Per quanto riguarda il futuro credo che il Milan debba riorganizzare tutto, questo è ovvio. Hanno dato tutto in mano a Zlatan Ibrahimovic e Massimo Calvelli con Gerry Cardinale in prima persona. Per quanto riguarda l’allenatore, in questo momento Iraola sembra più lontano, Xavi non credo che venga. Piace questo Glasner… Adesso fare nomi sarebbe poco serio».

L’ultima domanda che ti faccio è relativa al futuro organigramma complessivo del Milan: è giusto affidarsi interamente a manager stranieri?

«Beh, ricordiamo che il Milan ha vinto il campionato con Gazidis come AD. Io non guardo se siano stranieri, italiani, bianchi, gialli, verdi, non mi interessa. Mi interessa che siano bravi. Poi uno può dire che magari uno straniero può avere più problemi ma conta solo la bravura. Deve esserci un’organizzazione e che si remi tutti nella stessa direzione. Questo non porterebbe alla vittoria automatica del campionato ma sarebbe certamente un buon inizio che romperebbe con il passato».

LEGGI LE PAROLE IN ESCLUSIVA DI PELLEGATTI SU MILANNEWS24



Tottenham, virata su Robertson! Accordo verbale raggiunto: Juventus ormai lontanissima

Andy Robertson dice sì al Tottenham: sfuma definitivamente la pista Juventus che ci aveva provato in queste settimana. Tutti i dettagli

La Serie A è appena andata in archivio e il mercato sta per entrare nel vivo, ma uno dei primi obiettivi della Juventus sfuma subito. Come riportato da Fabrizio Romano, Andy Robertson ha raggiunto un accordo verbale totale con il Tottenham: firme attese nei prossimi giorni, poi arriverà l’annuncio ufficiale.

La Juve aveva provato a inserirsi con una proposta diretta al giocatore, ma Robertson aveva già un’intesa con gli Spurs e stava solo aspettando la certezza della permanenza in Premier League.

Ultime notizie Calciomercato LIVE: tutte le novità del giorno

Il terzino sinistro classe ’94 arriva a Londra a parametro zero, dopo la scadenza del contratto con il Liverpool. Già cercato a gennaio, è rimasto un obiettivo anche con l’arrivo di Roberto De Zerbi sulla panchina degli Spurs. Robertson lascia i Reds dopo quasi dieci anni – era arrivato nel 2017 dall’Hull City – e sceglie di restare in Premier League, forte della sua esperienza e della capacità di giocare sia da terzino sia più avanzato sulla linea dei centrocampisti.

Il tentativo bianconero nasce da una richiesta precisa di Luciano Spalletti, intenzionato a inserire in rosa profili di personalità e leadership. In quest’ottica rientrano anche i nomi di Alisson e Salah.

Sul portiere, però, il Liverpool continua a fare muro: Alisson non vuole forzare l’uscita e ha ancora un anno di contratto. Per Salah, invece, la pista Juve non è percorribile: l’egiziano ha lasciato i Reds a fine contratto, come Robertson, ma resta forte il pressing dell’Arabia Saudita.

Barcellona, niente Leao: chiuso l’accordo con Gordon, intesa col Newcastle a un passo

Anthony Gordon verso il Barcellona: intesa col giocatore, Newcastle vicino al sì. Leao fuori dai piani. Tutte le ultimissime

Il Barcellona ha deciso di accelerare sul mercato e, più che sulla difesa e sul nome di Bastoni, sta concentrando gli sforzi sull’attacco. L’obiettivo è trovare un’alternativa a Raphinha per la fascia sinistra, considerata una priorità tecnica.

Ultime notizie Calcio Estero: tutte le novità del giorno provenienti da tutto il mondo

Nelle ultime ore il club blaugrana ha messo nel mirino Anthony Gordon, classe 2001 del Newcastle, già seguito da Bayern Monaco e Liverpool, dove è cresciuto da bambino.

Secondo Marca, il Barcellona ha già contattato l’attaccante e raggiunto un principio di intesa per portarlo alla corte di Hansi Flick. Gordon avrebbe dato «totale disponibilità», ma ora resta da trovare l’accordo con il Newcastle, che non ha intenzione di fare sconti.

I Magpies hanno aperto alla cessione, ma solo alle loro condizioni: la richiesta è di almeno 80 milioni di euro. Sky Sport Germania riferisce che l’accordo tra i club è vicino e che la trattativa potrebbe chiudersi entro 24 ore.

Se il Barcellona dovesse chiudere per Gordon, si esaurirebbero di fatto le altre piste per quel ruolo. Il club sta già lavorando con il Manchester United per la conferma di Marcus Rashford e tra le opzioni valutate c’era anche Rafael Leao, proposto da Jorge Mendes a Laporta. Una candidatura che però non ha mai convinto Flick né Deco.


Iraola lascia il Bournemouth: «Penso di essermela goduta. Spero davvero che il club continui ad andare nella giusta direzione»

Iraola saluta il Bournemouth: «Penso di essermela goduta. Spero davvero che il club continui ad andare nella giusta direzione». Le parole

Prima di definire il proprio futuro, Andoni Iraola ha salutato il Bournemouth attraverso una lunga intervista pubblicata sui canali ufficiali del club inglese. L’allenatore ha tracciato un bilancio della sua esperienza sulla panchina delle Cherries: «Penso di essermela goduta. Nel mio ruolo è difficile divertirsi davvero: c’è pressione, bisogna ottenere risultati.

Però mi sento molto fortunato ad aver vissuto questo momento del club e ad aver guidato questi giocatori».

Tra i ricordi più intensi della sua avventura c’è il clamoroso 3‑0 inflitto al Manchester United nel febbraio 2024: «Incredibile questo momento. Credo sia stata la prima vera grande partita. Ricordo anche un’ottima gara contro il Newcastle, ma Old Trafford in trasferta: scenario perfetto».

Ultime notizie Calcio Estero: tutte le novità del giorno provenienti da tutto il mondo

Iraola ha poi analizzato l’identità tattica della squadra, rimasta coerente nel tempo: «Se analizzi i nostri risultati, spesso abbiamo recuperato molti punti da situazioni di svantaggio. È vero che a volte abbiamo perso punti quando eravamo avanti, perché non abbiamo mai cambiato troppo il nostro stile in base al risultato. Io non mi sento sicuro con undici giocatori dietro la palla nella nostra area. Mi sento molto più sicuro quando giochiamo nella metà campo avversaria, anche se lasciamo spazio dietro».

Tra i momenti più significativi, il tecnico ha ricordato anche le vittorie contro Arsenal e Manchester City nel giro di pochi giorni: «Farlo nella stessa settimana ci ha fatto capire che potevamo competere anche contro le grandi squadre. All’epoca il City non perdeva da quasi un anno intero. Dopo quella partita iniziarono una serie negativa, ma in quel momento batterli era qualcosa di enorme».

Sul rapporto con lo spogliatoio, Iraola ha mostrato grande affetto: «Giochiamo a quiz sul calcio, scherziamo tanto… sono cose che ci fanno stare bene insieme. Lo dico sinceramente: mi mancherà ogni giorno qui. Abbiamo problemi da risolvere, partite da preparare, colloqui con i giocatori, ma sentivo sempre che avremmo trovato una soluzione insieme. C’è un’atmosfera in questo club in cui tutti vogliono contribuire. E non è facile trovarla».

Iraola lascia il Bournemouth dopo aver centrato una storica qualificazione in Europa League: «Quando abbiamo ottenuto la qualificazione europea, ho pensato: “Almeno posso restituire qualcosa”. Questa nuova avventura sarà enorme per il club, e io continuerò a seguirlo e a godermelo da lontano. Spero davvero che il club continui ad andare nella giusta direzione».


Marotta spiazza tutti su Bastoni: «Assolutamente non ha espresso la volontà di andare via. Penso che resterà con noi»

Marotta sulla possibile cessione di Bastoni: «Assolutamente non ha espresso la volontà di andare via. Penso che resterà con noi»

Parole chiarissime da parte di Giuseppe Marotta sul futuro di Alessandro Bastoni. Intervenuto ai microfoni di DAZN, il presidente dell’Inter ha di fatto confermato il recente interesse del Barcellona per il difensore nerazzurro, ribadendo però con decisione la volontà del giocatore di restare a Milano.

Un messaggio diretto, che sottolinea come Bastoni sia considerato un elemento centrale nel progetto tecnico dell’Inter. Il difensore azzurro viene infatti ritenuto uno dei pilastri presenti e futuri della squadra, motivo per cui il club non ha alcuna intenzione di prendere in considerazione un’eventuale cessione.

Ultime notizie Calciomercato LIVE: tutte le novità del giorno

PAROLE – «Se un giocatore va via, è lui ad avere espresso la volontà di andare via. Devo dire che Bastoni assolutamente non ha espresso la volontà di andare via. E’ contento qui, quindi noi non abbiamo la necessità di doverlo cedere. Penso che resterà con noi ancora».

Maldini non ci sta e replica: «Considerato il mio un ‘one man show’? Cardinale si risponde da solo»

Maldini risponde duramente: «Considerato il mio un ‘one man show’? Cardinale si risponde da solo». Le sue parole

A margine degli Sky Inclusion Days, Paolo Maldini è tornato a parlare pubblicamente, con dichiarazioni brevi ma dal peso specifico enorme.

L’ex dirigente rossonero ha replicato senza giri di parole alle recenti affermazioni di Gerry Cardinale, che nei giorni scorsi aveva escluso un suo ritorno al Milan definendo la precedente gestione un “One man show”. Una frase che non è passata inosservata e alla quale Maldini ha risposto con fermezza.

Parole secche, dirette, che confermano come il rapporto tra le parti resti freddo, distante, nonostante il tempo trascorso dall’addio del dirigente simbolo dello scudetto 2022.

Sul fronte FIGC, Maldini ha preferito non sbilanciarsi: nessun commento, nessuna indicazione sul proprio futuro, lasciando aperti diversi scenari per la prossima fase della sua carriera dirigenziale.

Ultime notizie Calciomercato LIVE: tutte le novità del giorno

PAROLE – «Considera il mio one man show? Sì risponde da solo».

Diverso invece il discorso legato al possibile approdo al Fenerbahçe. L’ex bandiera rossonera non ha escluso un coinvolgimento nel progetto del candidato alla presidenza del club turco, Hakan Safi, spiegando: «Una dichiarazione che alimenta inevitabilmente le indiscrezioni sul futuro di Maldini, ancora molto stimato a livello internazionale dopo il lavoro svolto al Milan».

Un’apertura che rilancia le voci su un suo possibile ritorno in un ruolo operativo, questa volta lontano dall’Italia, in un contesto dove la sua figura continua a godere di grande considerazione.

FENERBAHCE– «È un amico, lui è uno dei candidati alla presidenza, vediamo, dovesse vincere le elezioni, cosa succederà».

Venezia, arriva Basic: ufficiale il trasferimento del centrocampista dalla Lazio

Venezia, ecco che arriva il colpo Toma Basic per i lagunari: ufficiale l’addio alla Lazio del centrocampista croato. Il comunicato

Arriva l’annuncio del Venezia: il club lagunare ha ufficializzato l’arrivo del centrocampista della Lazio Toma Basic. Una mossa rapida e inattesa, che chiude definitivamente l’avventura del croato in biancoceleste.

Il club ha diffuso il comunicato con i dettagli dell’operazione, accompagnato dalle prime parole del giocatore, che ha espresso entusiasmo per la nuova sfida e la volontà di ritagliarsi un ruolo centrale nel progetto arancioneroverde.

Ultime notizie Calciomercato LIVE: tutte le novità del giorno

COMUNICATO – “Il Venezia FC comunica il tesseramento del centrocampista croato Toma Bašić, che ha firmato un accordo fino al termine della stagione 2028/29 con rinnovo automatico al verificarsi di determinate condizioni. Nato a Zagabria nel 1996, cresce calcisticamente nel settore giovanile dell’NK Zagabria prima di essere acquistato dall’Hajduk Spalato. Nell’estate del 2014 viene ceduto in prestito al Rudeš, formazione militante nella seconda divisione croata, con cui debutta tra i professionisti collezionando 25 presenze e 2 reti nella sua prima stagione. Rientrato all’Hajduk Spalato nell’annata successiva, rimane con il club fino al 2018, totalizzando complessivamente 75 presenze, 11 gol e 14 assist.

Nell’estate del 2018 si trasferisce al Bordeaux, dove resta fino al 2021. Con la maglia del club francese scende in campo in 82 gare, realizzando 9 reti e 5 assist. Acquistato a titolo definitivo dalla Lazio nel 2021 in biancoceleste disputa due stagioni raccogliendo complessivamente 70 presenze, 2 gol e 2 assist tra Serie A, Coppa Italia, UEFA Europa League e UEFA Conference League. Nel gennaio 2024 passa in prestito alla Salernitana, con cui conclude la stagione in Serie A scendendo in campo in 15 occasioni. Rientrato alla Lazio nella stagione appena conclusa, colleziona 25 presenze tra campionato e Coppa Italia, realizzando 2 gol e fornendo 3 assist. A livello internazionale, è stato protagonista con la nazionale croata Under 21, prima di esordire con la nazionale maggiore nel novembre 2020 in occasione della sfida contro la Turchia.

LEGGI L’ARTICOLO COMPLETO SU LAZIONEWS24


Ibrahimovic coccola Modric: «Fa il leader sul campo con la sua qualità e le sue abilità»

Ibrahimovic torna a parlare di Luka Modric: «Fa il leader sul campo con la sua qualità e le sue abilità». Le sue parole

Il quinto posto e la mancata qualificazione alla prossima Champions League hanno spinto Gerry Cardinale ad avviare una profonda rivoluzione dirigenziale in casa Milan, che ha coinvolto anche Massimiliano Allegri.

In questo scenario, uno dei punti fermi del proprietario di RedBird resta Zlatan Ibrahimovic: lo svedese, consulente e uomo di fiducia, affiancherà Cardinale nelle scelte sui nuovi dirigenti e sul nuovo allenatore. Intanto, il classe 1981 è intervenuto in un’intervista a Fox Sports insieme alla leggenda NFL Tom Brady.

Ultime Notizie Serie A: tutte le novità del giorno sul massimo campionato italiano

LEADERSHIP

Nel passaggio dedicato alla leadership, Ibrahimovic ha citato anche Luka Modric, arrivato la scorsa estate e subito diventato un riferimento assoluto nello spogliatoio rossonero. «Si può esserlo in molti modi differenti. Ad esempio, adesso noi abbiamo Modric. Lui è un leader assoluto, ma non è uno di quelli che parla tanto a voce».

Ibra ha poi aggiunto: «Non parla molto, eppure è una guida totale sul terreno di gioco. Fa il leader sul campo con la sua qualità e le sue abilità. Poi ci sono i leader che sono più schietti e loquaci a parole. È tutta una questione che riguarda la parte mentale del calciatore».

FUTURO MODRIC

Arrivato in estate dopo la lunga esperienza al Real Madrid, Luka Modric è stato un elemento imprescindibile per Allegri. Il suo contratto scade il 30 giugno 2026, ma Ibrahimovic sta spingendo per il rinnovo, con l’obiettivo di non perdere uno dei leader tecnici del gruppo rossonero.

Il nuovo Barcellona: via all’era post-Lewandowski, tutto su Joao Pedro

Barcellona, chi sarà il sostituto di Robert Lewandowski? Ecco i nomi in cima alle preferenze dei blaugrana

Il Barcellona è finalmente pronto a mettersi alle spalle le stagioni dell’austerità forzata. Il ritorno alla normalità finanziaria è a un passo e, dopo anni di sacrifici e funambolismi per poter tesserare i giocatori, il club intravede nuovi e concreti margini di manovra. A sbloccare definitivamente il mercato di Hansi Flick è l’addio di Robert Lewandowski: i circa 40 milioni di euro risparmiati sul monte ingaggi offrono una boccata d’ossigeno vitale per il progetto blaugrana. Ecco cosa scrive Tuttosport oggi.

Ultime notizie Calcio Estero: tutte le novità del giorno provenienti da tutto il mondo

La caccia al nuovo bomber

Con l’addio del polacco, la priorità assoluta di Deco e della dirigenza è diventata l’attacco. Sostituire numeri tanto imponenti (120 gol in 192 partite) richiede un centravanti di primissimo livello, capace di reggere subito la pressione del Camp Nou.

  • Il sogno proibito: Julián Álvarez. L’argentino sta valutando l’addio all’Atletico Madrid, tentato dai progetti di Barça e PSG. L’ostacolo è puramente economico: i Colchoneros partono da una richiesta di 150 milioni di euro, mentre i catalani non vorrebbero spingersi oltre i 100.
  • L’obiettivo concreto: João Pedro. Proprio ieri, Deco, Bojan Krkic e João Amaral sono volati a Londra per sondare il terreno col Chelsea. Il brasiliano è valutato circa 70 milioni. Nonostante i Blues lo dichiarino ufficialmente incedibile, rappresenta un’operazione decisamente più sostenibile rispetto ad Álvarez.

Le alternative offensive e il colpo per il futuro

Parallelamente alla punta centrale, il Barcellona lavora per rinforzare le corsie esterne. Piace moltissimo Anthony Gordon del Newcastle (valutato 60 milioni), ma resta viva l’opzione Marcus Rashford, che il club catalano vanta la possibilità di riscattare per circa 30 milioni.

C’è spazio anche per la programmazione a lungo termine: è in dirittura d’arrivo l’acquisto di Gabriel Veneno, sedicenne stella dell’Atlético Mineiro ribattezzato in Brasile come il “nuovo Neymar”. Un’operazione in prospettiva da 20 milioni più bonus.

La difesa passa in secondo piano

La ricerca del bomber ha messo in stand-by il dossier relativo al difensore centrale mancino. Vista la complessità dell’operazione Bastoni, il club vuole prima valutare la crescita interna di Gerard Martín e monitorare profili più economici: tra questi spicca Jakub Kiwior, ex Spezia oggi al Porto, per il quale Deco ha già avviato i primi contatti esplorativi con André Villas-Boas.

Milan, Iraola temporeggia: su di lui ci sono anche Crystal Palace e Bayer Leverkusen

Iraola, decisione rinviata ancora: il Milan adesso aspetta, ma Crystal Palace e Bayer Leverkusen restano in corsa. Cosa può succedere

Non c’è solo il Milan sulle tracce di Andoni Iraola. Come riportato nelle ultime ore, il club rossonero ha già avuto un primo incontro con l’allenatore lo scorso 15 maggio, alla presenza di Cardinale, Ibrahimovic e Calvelli. Ma la concorrenza è folta e arriva da più fronti europei.

Ultime Notizie Serie A: tutte le novità del giorno sul massimo campionato italiano

Tra le società interessate ci sono il Crystal Palace e soprattutto il Bayer Leverkusen, mentre in prospettiva potrebbe aprirsi uno scenario anche al Liverpool qualora Slot dovesse essere esonerato.

Secondo quanto raccolto, Iraola sta prendendo tempo per valutare con attenzione il proprio futuro e non ha ancora dato l’ok al Milan. A Casa Milan, però, la fretta non manca: la recente rivoluzione societaria – con gli addii di Allegri, Tare, Furlani e Moncada – impone una scelta rapida sul nuovo tecnico.

Iraola, dunque, resta in fase di riflessione. Il Milan ha già avviato i primi contatti con l’ex Bournemouth, ma la concorrenza di altri club europei è concreta e potrebbe influenzare la decisione finale del tecnico.

Abodi: «Italia ripescata ai Mondiali? Non credo sia possibile e neanche opportuno»

Abodi: «Italia ripescata ai Mondiali? Non credo sia possibile e neanche opportuno. Penso che una Nazionale come la nostra si debba qualificare sul campo»

Sul tema di un possibile ripescaggio dell’Italia ai prossimi Mondiali, il Ministro per lo Sport Andrea Abodi ha espresso una posizione netta, intervenendo ad Adnkronos. «Non credo sia possibile e neanche opportuno», ha dichiarato, ricordando che «le regole spiegano che eventuali sostituzioni vengono fatte all’interno delle stesse confederazioni continentali e quindi credo che non dovremmo pensarci. Penso che una Nazionale come la nostra si debba qualificare sul campo». Un messaggio chiaro, che chiude la porta a qualsiasi ipotesi di riammissione dell’Italia alla competizione al via l’11 giugno.

Ultime Notizie Serie A: tutte le novità del giorno sul massimo campionato italiano

Abodi ha affrontato anche il tema dell’eventuale ineleggibilità di Giovanni Malagò nella corsa alla presidenza FIGC. «Io credo che ci dovrà essere qualcuno che dovrà dare una risposta formale. Io risponderò all’interrogazione scritta che mi è stata presentata nell’arco della settimana. In un paio di giorni darò la mia risposta e chiederò che si esprimano gli organi che hanno titolo per questa tematica», ha spiegato il Ministro, sottolineando la necessità di un chiarimento istituzionale.

Il Ministro ha poi commentato i verdetti dell’ultima Serie A, che hanno escluso Milan e Juventus dalla prossima Champions League. «Evidentemente sono stati fatti degli errori e quando si compete c’è chi è più bravo di te; quindi, da questo punto di vista, il campo va sempre accettato e rispettato. Può essere un elemento di riflessione per cercare di capire anche come non fare gli stessi errori per la prossima stagione». Abodi ha poi aggiunto che «la Champions ha un fascino che prescinde quasi da chi partecipa» e ha auspicato che le quattro squadre italiane qualificate possano andare «più avanti possibile».

Il Ministro ha infine allargato il discorso al futuro del calcio italiano: «Per fortuna il calcio offre sempre nuove possibilità. Il problema, piuttosto, è saper fare tesoro di queste esclusioni e capire il nuovo corso come inizierà». E ha rilanciato un tema a lui caro: la valorizzazione dei giovani. «Io mi auguro che inizi soprattutto con la fiducia da dare ai giovani italiani perché credo che il talento italiano non si sia perso, ma semplicemente addormentato e bisogna cercare di risvegliarlo. Ci vogliono uomini che sappiano risvegliarlo e soprattutto Club che diano fiducia perché i giovani italiani hanno bisogno di giocare».

Atalanta, via libera all’addio di D’Amico: la Roma è pronta a chiudere per il nuovo direttore sportivo

Atalanta, ufficiale l’addio di Tony D’Amico: la Roma adesso prepara l’annuncio del nuovo direttore sportivo

L’Atalanta e Tony D’Amico si separano ufficialmente. Una decisione che arriva al termine di giorni in cui si era già percepita la possibilità dell’addio: il direttore sportivo, infatti, era sempre più vicino a lasciare il club nerazzurro, come emerso dalle indiscrezioni filtrate nelle ultime ore.

La scelta ora è definitiva e segna la fine del percorso di D’Amico a Bergamo, dove aveva contribuito alla crescita del progetto tecnico negli ultimi anni. Il comunicato del club nerazzurro:

Ultime Notizie Serie A: tutte le novità del giorno sul massimo campionato italiano

COMUNICATO – “Dopo quattro intense stagioni vissute insieme, le strade di Atalanta Bergamasca Calcio e del Direttore Sportivo Tony D’Amico si dividono, professionalmente. La famiglia Percassi e quella Pagliuca, ma anche tutta Atalanta BC, ringraziano sentitamente il Direttore Tony D’Amico e gli augurano il meglio per il futuro”.

Convocati Olanda per il Mondiale: Dumfries, Koopmeiners, De Roon e Malen tra i quattro “italiani”

Mondiale 2026, i convocati dell’Olanda: Dumfries, Koopmeiners, De Roon e Malen gli “italiani” scelti dal ct Koeman

Sono 26 i convocati dell’Olanda per il prossimo Mondiale. La selezione del Ct Ronald Koeman è stata inserita nel Gruppo F insieme a Tunisia, Svezia e Giappone: proprio contro i nipponici gli Oranje debutteranno nella competizione, con calcio d’inizio fissato per domenica 14 giugno alle 22:00 italiane.

Nel gruppo figurano diversi volti noti della Serie A. Tra i difensori spicca Denzel Dumfries, mentre in mezzo al campo trovano spazio Teun Koopmeiners e Marten De Roon. In attacco presente anche Donyell Malen, reduce dal rinnovo con la Roma.

Importante anche la rappresentanza della Premier League: oltre all’ex Milan Tijjani Reijnders, Koeman potrà contare su due colonne come Virgil van Dijk e Cody Gakpo, entrambi protagonisti nel campionato inglese.

Ultime notizie Calciomercato LIVE: tutte le novità del giorno

CONVOCATI OLANDA

PORTIERI: Mark Flekken (Bayer Leverkusen), Robin Roefs (Sunderland), Bart Verbruggen (Brighton);
DIFENSORI: Nathan Ake (MAnchester City), Virgil Van Dijk (Liverpool), Denzel Dumfries (Inter), Jorrel Hato (Chelsea), Jan Paul Van Hecke (Brighton), Micky Van De Ven (Tottenham), Jurriën Timber (Arsenal);
CENTROCAMPISTI: Frenkie De Jong (Barcellona), Ryan Gravenberch (Liverpool), Teun Koopmeiners (Juventus), Tijjani Reijnders (Manchester City), Marten De Roon (Atalanta), Guus Til (PSV), Quinten Timber (Marsiglia), Mats Wieffer (Brighton);
ATTACCANTI: Brian Brobbey (Sunderland), Memphis Depay (Corinthias), Cody Gakpo (Liverpool), Justin Kluivert (Bournemouth), Noa Lang (Galatasaray), Donyell Malen (Roma), Crysencio Summerville (West Ham), Wout Weghorst (Ajax).

×