Pagina 106 – Calcio News 24

Napoli, nuovi contatti con Allegri: ore calde anche per la posizione di Italiano

Napoli, accelerata sull’ex Milan Massimiliano Allegri: nuovi contatti in giornata, mentre per Italiano si attendono sviluppi decisivi

Il Napoli ha ormai ristretto la scelta per il dopo‑Conte a due profili ben definiti: Massimiliano Allegri e Vincenzo Italiano.

Mercoledì 27 maggio il club ha avuto un nuovo contatto con l’ex tecnico del Milan, con cui esiste già una bozza di accordo per un contratto biennale. Allegri resta una pista concreta e avanzata, ma non è l’unica su cui gli azzurri stanno lavorando. Lo riporta Di Marzio.

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La candidatura di Italiano rimane infatti altrettanto forte. Giovedì 28 giugno l’allenatore rossoblù incontrerà il Bologna per discutere del proprio futuro e valutare se esistono le condizioni per una separazione anticipata rispetto alla scadenza del 2027.

Solo dopo questo confronto il Napoli potrà capire se la sua candidatura potrà diventare realmente percorribile. Nel frattempo, De Laurentiis, Chiavelli e Manna stanno analizzando nel dettaglio entrambi i profili, consapevoli dell’importanza della scelta dopo il biennio Conte.

La decisione finale spetterà come sempre ad Aurelio De Laurentiis, che valuterà pro e contro di ogni proposta tecnica e tattica prima di procedere alla nomina del nuovo allenatore. Il Napoli vuole evitare passi falsi e individuare la guida giusta per aprire un nuovo ciclo, con ambizioni chiare e un progetto solido.

Juve in allarme: rinnovo Vlahovic complicato, il Napoli entra in scena

Vlahovic, il rinnovo con la Juventus adesso è in salita: il Napoli chiama il padre del bomber bianconero. Cosa sta succedendo

Le parole di Damien Comolli hanno acceso nuove tensioni attorno al futuro di Dusan Vlahovic, alimentando incertezza in casa Juventus.

Le sue dichiarazioni – «Vorremmo andare avanti, ma come non lo so. Dusan e suo padre, l’ultima volta che avevamo parlato, dicevano che avremmo parlato a fine stagione in base anche al raggiungimento della Champions» – fotografano uno scenario tutt’altro che rassicurante. Il rinnovo del serbo è lontano.

L’entourage attende un rilancio su bonus e commissioni, mentre la dirigenza ritiene di aver già raggiunto il massimo sforzo possibile. Lo stallo è totale, come riportato da Tuttosport.

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Il numero nove, reduce da un finale di stagione brillante, ritiene di meritare un riconoscimento diverso. Le quattro reti segnate tra Verona, Lecce e Torino – oltre al gol annullato con la Fiorentina – hanno confermato la sua centralità nel progetto.

Vlahovic, che ha accettato di dimezzarsi l’ingaggio e ha forzato i tempi di recupero per provare a trascinare la squadra verso la Champions, si aspetta ora un segnale forte dal club.

Nel frattempo, le sue prestazioni hanno riacceso l’interesse di diversi top club europei: il Bayern Monaco valuta il serbo come vice‑Kane, l’Atletico Madrid lo segue in caso di addio a Sorloth e il Newcastle è pronto a tentarlo con un’offerta importante. Ma la minaccia più concreta arriva dall’Italia: il Napoli.

Il ds azzurro Giovanni Manna, che conosce bene Vlahovic dai tempi di Torino, ha già avviato i primi contatti con il padre‑agente Milos. Con l’arrivo imminente di Vincenzo Italiano e l’addio di Lukaku, il Napoli cerca un centravanti di livello assoluto.

Nonostante il forte corteggiamento, Vlahovic prende tempo: il feeling con Spalletti è totale e la sua priorità resta la permanenza alla Continassa, sperando in un passo avanti della società. Per la Juventus, però, perderlo sarebbe un disastro strategico: con le cessioni imminenti di Jonathan David e Lois Openda, servirebbero due nuovi titolari in un mercato povero di occasioni.

E cedere Vlahovic proprio al Napoli significherebbe rinforzare una diretta rivale per lo Scudetto, un rischio difficilmente accettabile per un club che deve tornare a vincere.

Pulizia generale al Milan: dopo Allegri e Furlani, è il turno di Leao

Ci sono estati in cui una squadra cambia due o tre giocatori e prova a sistemare qualche dettaglio. Poi ce ne sono altre che iniziano con una sensazione diversa, quasi quella di una ripartenza completa.

Il Milan sembrerebbe trovarsi in una fase del genere, una di quelle in cui ogni scelta pesa più del singolo acquisto e ogni decisione racconta qualcosa della direzione che il club vuole prendere.

La mancata qualificazione alla Champions League inevitabilmente cambia molti discorsi.

Il Milan valuta offerte per Leao

Secondo quanto riportato da Rudy Galetti su X, uno dei profili che starebbe entrando in una fase di valutazione interna sarebbe Rafael Leao.

L’indiscrezione racconta di un interesse che arriverebbe dalla Turchia, dove Aziz Yildirim e Hakan Safi, entrambi candidati alla presidenza del Fenerbahçe, vedrebbero nel portoghese un possibile obiettivo importante per l’estate.

La valutazione (al ribasso) di Leao

L’aspetto che probabilmente fa discutere maggiormente riguarda la valutazione economica dell’operazione.

Sempre secondo quanto riportato da Galetti, il Milan sarebbe disposto ad ascoltare proposte attorno ai 50 milioni di euro.

Una cifra che qualche stagione fa avrebbe sorpreso parecchio, considerando il peso tecnico e mediatico che Leao ha avuto nel progetto rossonero. Naturalmente tra una valutazione e una trattativa concreta esiste ancora parecchia distanza.

Sullo sfondo resta la Premier League

Nella ricostruzione non emergerebbero al momento passi concreti del Galatasaray, mentre alcuni club inglesi continuerebbero a osservare la situazione con attenzione.

La Premier League, da questo punto di vista, resta sempre un elemento da considerare quando sul mercato compare un giocatore con certe caratteristiche.

Velocità, uno contro uno, capacità di spaccare una partita in pochi secondi sono qualità che in Inghilterra hanno sempre attirato interesse.

Ivano Bonetti: «I miei splendidi ricordi con il Crystal Palace. Attenti al Rayo Vallecano»

Nel giorno della finale di Conference League con il Rayo Vallecano, un italiano racconta la sua esperienza con il club inglese

Stasera il Crystal Palace vivrà una serata storica con la finale di Conference League col Rayo Vallecano. Negli anni ‘90 hanno giocato con il club alcuni italiani, tra i quali Ivano Bonetti. Ecco le sue parole a Tuttosport.

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IL SUO CRYSTAL PALACE «Le racconto un aneddoto. Eravamo dodici giocatori svincolati, me compreso, io la chiamavo “la sporca dozzina” partiti per l’Inghilterra per fare alcune amichevoli e rimetterci in gioco. Viaggiavamo con i pulmini, ci allenavamo nei parchi, lavavamo le maglie nelle lavatrici a gettoni.

Tra noi c’erano Borgonovo, Ciocci, Luzardi, Salvatori. L’idea era dare visibilità a tutti. Giocammo contro il Crystal Palace e vincemmo 2-0, poi affrontammo anche il Manchester City. Ero partito per aiutare gli altri, finii per essere ingaggiato io».

CHE RICORDI HA «Ricordi splendidi. Giocai subito contro Arsenal e Sheffield, l’ambiente era incredibile e i tifosi molto calorosi. Poi arrivò la chiamata del mio amico Massimo Mauro dal Genoa, che navigava in brutte acque e mi chiese di tornare in Italia. Scelsi di rientrare, ma sono convinto che se fossi rimasto avrei potuto giocare ancora diversi anni in Premier League».

OGGI MENO ITALIANI IN PREMIER «Perché mancano i grandi fantasisti. Oggi ci sono buoni giocatori come Tonali, completi e moderni, ma pochi numeri 10 capaci di decidere da soli.

Il calcio italiano è diventato più schematico, mentre in Inghilterra si dà ancora valore al dribbling e all’uno contro uno. Così i nostri ragazzi faticano a emergere all’estero».

LA FINALE DI OGGI «Il Crystal Palace ha intensità e mentalità, tiferò per loro, anche se gli spagnoli sono organizzati e sempre difficili da affrontare».

OLIVER GLASNER «Un allenatore che ha già vinto una finale europea sa come preparare certe partite. In gare così equilibrate, spesso è proprio la mentalità a fare la differenza».

Lino Banfi: «Amo la Roma, Falcao poteva diventare mio genero. A Cassano avevo dato un consiglio…»

H2: L’attore grande tifoso della Roma: «Merito di due piatti… Dybala mi ha promesso di esultare alla Canà. A Trigoria Pellegrini e Mancini mi chiamano Libero»

Attore tra i più noti del cinema italiano, Lino Banfi è legato al mondo del calcio non solo perché lo segue ed è tifoso della Roma ma anche per l’interpretazione di Oronzo Canà ne L’allenatore nel pallone. La Gazzetta dello Sport lo ha incontrato.

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TIFOSO GIALLOROSSO «Roma mi ha cambiato la vita. È la città dove ho raggiunto il successo e mi sentivo di doverle dare qualcosa in cambio. Anche perché l’Olimpico è uno dei pochi posti dove riesco ad andare senza essere travolto dalla gente; infatti, anche se vivo a Roma da settant’anni, non ho mai visto Castel Sant’Angelo, il Pantheon e non sono mai salito sulle scalinate di San Pietro».

UN EPISODIO SCATENANTE «Sì. Da giovanissimo accompagnavo i ragazzi in sedia a rotelle a vedere le partite allo stadio. Non avevo un soldo e avevo sempre fame, quindi, quando potevo, passavo dal bar del tennis lì vicino per farmi offrire un panino.

Un giorno accompagnai un ragazzo laziale che però non volle pagarmi nulla: era agiato e voleva solo vedere la partita. La settimana seguente, invece, mi affidarono un romanista. Io, memore della volta precedente, lo portai subito verso lo stadio e lui: “Ao, ma che fai? Annamo al bar del tennis, se famo du’ matriciane!”. Io rimasi incredulo, e lui: “Se famo anche ‘na cacio e pepe a mezzi, se vuoi”. Quasi mi commossi. Da quel giorno sono diventato romanista».

A TRIGORIA «Ho visto dei ragazzi fantastici. Pellegrini e Mancini si sono quasi commossi perché sono grandi fan di Un medico in famiglia; infatti mi chiamavano Libero (il nome del personaggio di Lino nella serie, ndr). Invece per il Gasp sono “Mister”: tutti i tecnici lo fanno, dopo L’allenatore nel pallone. Ma quello che mi ha colpito più di tutti è stato Dybala.

Paulo Dybala con la maglia della Roma
Paulo Dybala Roma

Stava facendo un allenamento tremendo: correva sul posto con una cintura legata in vita e un ragazzo che lo teneva. Poi, quando mi ha visto, si è fermato, abbiamo scambiato due parole e mi ha fatto una promessa. Di urlare il mio grido di battaglia quando segnerà il prossimo gol. Gli ho detto di andare davanti alla telecamera e urlare: “Porca puttena!”. Volevo chiederlo anche a Malen, ma non c’era».

IL GIOCATORE PREFERITO «Direi Falcao. Era mio ospite fisso in televisione. Gli sono molto grato perché mi fece conoscere Pelé. Me lo presentò una volta che era in viaggio a Roma; ci provai a parlare, ma lui conversava solo in brasiliano stretto. Però abbiamo una foto tutti insieme che ho incorniciato e messo sulla mia scrivania».

GENERO «L’ho ospitato tante volte a casa mia e ho rischiato anche di averlo come genero, perché ci provava con mia figlia! Poi lei mi chiese di dirgli che era fidanzata e non voleva saperne: fui io a dover fare l’ambasciatore».

CASSANO «Conosco bene sua madre, una signora di Bari Vecchia che mi chiamava sempre quando Antonio giocava nella Roma: “Tu sei il mito di mio figlio, solo tu puoi fargli mettere la testa a posto”. Quindi organizzai una cena con Cassano e i suoi cugini.

Gli dissi: “La prossima volta che fai un fallo e ti fai ammonire, fai un gesto controcorrente: non protestare, ma fai un inchino”. Lui ci pensò e poi mi rispose in barese stretto: “Lino, tu sei il mio idolo, ma proprio non ci riesco”. L’anno dopo andò al Real Madrid».

CATTOLICO «Ho avuto la fortuna di incontrare e conoscere tre Papi. Spero un giorno di essere invitato anche da Papa Leone.

Specialmente con Francesco ho o splendido: l’ho visto 16 volte e ogni tanto dal Vaticano mi chiamavano dicendo che Sua Santità voleva scambiare quattro chiacchiere con me. Una delle ultime volte mi disse: “Tu fai una carezza al cuore di queste persone”. Porterò questa frase sempre con me».

Juve e Milan, il conto salato dell’Europa League: un buco da 60 milioni e il rischio svalutazione

Juve e Milan, l’Europa League porta con sé un buco da 60 milioni di euro e il rischio svalutazione. L’analisi su quanto successo

A voler guardare il bicchiere mezzo pieno, Juventus e Milan si presenteranno ai nastri di partenza dell’Europa League non come semplici outsider, ma con i gradi delle assolute favorite. Tuttavia, il declassamento nella seconda coppa europea rappresenta un duro colpo. La Champions, infatti, è un’ossessione per validi motivi: per la Juve era il perno del piano industriale per raggiungere il pareggio di bilancio nel 2027; per il Milan resta il dogma riassunto da Paolo Scaroni, secondo cui qualificarsi tre volte nel torneo principale vale più di uno scudetto. L’analisi odierna proposta da La Gazzetta dello Sport.

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La voragine dei ricavi UEFA

Nell’era del calcio globalizzato, la differenza tra i due palcoscenici è abissale e si gioca su reputazione e, soprattutto, milioni. Il montepremi UEFA parla chiaro: 2,44 miliardi per la Champions contro appena 565 milioni per l’Europa League. Il solo “gettone di presenza” minimo garantito per club di questa caratura crolla inesorabilmente da 40-45 milioni a meno di 15 milioni.

A questo va aggiunto l’impatto commerciale: giocare la coppa “minore” deprime gli incassi da stadio, la vendita del merchandising e l’appeal verso i grandi sponsor. Complessivamente, il differenziale negativo nei ricavi è stimabile in una forbice tra i 50 e i 60 milioni di euro.

L’unica via d’uscita: vincere la coppa

L’unico modo per limitare i danni è alzare il trofeo. Vincendo l’Europa League, tra premi e indotto, l’incasso si attesterebbe sui 60-70 milioni, regalando anche il pass per la Champions successiva. Anche nel migliore degli scenari, però, rispetto a una teorica eliminazione agli ottavi di Champions (obiettivo minimo a budget), la perdita netta resta tra i 25 e i 35 milioni.

I bilanci 2026-27 e il mercato

Il vero rischio per questi top brand, specialmente per il Milan che aveva già mancato l’edizione 2024-25, è l’assenza prolungata dal palcoscenico principale, che porta al deprezzamento del marchio e della rosa. Di conseguenza, i bilanci 2026-27 saranno in forte sofferenza.

I margini per tagliare i costi sono quasi nulli (la Juve ha già ridotto la spesa sportiva di 150 milioni negli ultimi anni). Per compensare il buco dei mancati ricavi e trovare le risorse necessarie per investire e rilanciarsi in estate, la strada sarà una sola: la leva del player trading. Entrambe le società dovranno industriarsi con cessioni strategiche dolorose.

Il bianco e il nero: gli addii agli antipodi di Guardiola e Conte

Guardiola e Conte hanno lasciato le rispettive panchine di Manchester City e Napoli: il confronto su come sia stato il loro finale

L’analisi comparata proposta da Luigi Garlando su La Gazzetta dello Sport evidenzia una dicotomia perfetta tra due allenatori vincenti, giunti al capolinea delle rispettive avventure. Da una parte Pep Guardiola, che saluta il Manchester City dopo un decennio epocale; dall’altra Antonio Conte, che lascia il Napoli dopo due anni intensissimi. Due piazze accomunate dal colore azzurro e due stadi carichi di emozione e gratitudine, ma due modi diametralmente opposti di calare il sipario.

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La luce di Pep: amore e divertimento

Guardiola si è presentato al suo pubblico vestito di bianco, sfoggiando un sorriso solare e gli occhi lucidi, complice anche la presenza in tribuna del padre novantacinquenne. Il tecnico catalano ha scelto di tralasciare l’infinita bacheca di trofei vinti per concentrarsi esclusivamente sul lato umano del suo viaggio, ringraziando per «tanto amore che mai avrei immaginato»

Il suo discorso è stato un manifesto del calcio vissuto come spettacolo puro, un patto di fiducia con i tifosi basato sull’estetica del gioco: «Ogni volta siete venuti allo stadio sperando: “Magari oggi vedremo qualcosa di bello”. È per questo che siamo qui». Un addio solare, culminato con un’ovazione assordante scatenata dalla sua chiosa finale, tanto diretta quanto sincera: «Ragazzi, ci siamo fottutamente divertiti!»

L’ombra di Antonio: rabbia e veleni

Totalmente diversa l’atmosfera attorno all’addio di Antonio Conte. Vestito di nero, con un’espressione livida, l’allenatore salentino ha trasformato la sua ultima conferenza stampa in un durissimo j’accuse rivolto ai giornalisti: «In una cosa ho fallito. Non sono riuscito a compattarvi. Troppi veleni e zizzania contro di me e i giocatori. Senza un ambiente compatto è difficile combattere. Chi sparge veleno è un fallito e deve allontanarsi dal Napoli»

Il diritto di critica

Di fronte a queste parole, la penna di Garlando si fa affilata. Il giornalista riconosce a Conte il merito straordinario di aver compattato il popolo napoletano regalandogli le emozioni di uno scudetto splendido (il suo vero mestiere), ma ribadisce con forza quale sia il ruolo dell’informazione.

Il mestiere del giornalista non è quello di non farsi compattare da nessuno, bensì di esercitare sempre, con onestà e rispetto, il proprio inalienabile diritto di critica, persino quando questo viene etichettato come “zizzania”. Fallito, sottolinea Garlando, è semmai quel cronista che si comporta da tifoso pur essendo pagato per raccontare i fatti.

La chiosa finale è una lezione di stile: maestri storici come Bearzot e Lippi subirono attacchi ben peggiori ma, una volta acquisito il trionfo, non rinfacciarono mai nulla a nessuno. Guardiola, dal canto suo, ha dimostrato che esiste un altro modo per compattare il proprio popolo: farlo attraverso la bellezza e il divertimento.

Arbitri, esposto alla Procura FIGC per il caso Dionisi: trema l’AIA. Cosa sta succedendo

Arbitri, presentato un esposto alla Procura FIGC per il caso Dionisi: l’AIA trema. Cosa sta accadendo davvero

Nuova bufera sull’AIA che rischia di destabilizzare ulteriormente il mondo arbitrale italiano e il nuovo designatore ad interim Dino Tommasi. Guido Alfonsi, presidente della Sezione dell’Aquila, ha formalmente presentato un esposto alla Procura Federale e al pm milanese Maurizio Ascione. Oggetto dell’indagine è la sospetta dismissione dai ruoli CAN A-B dell’arbitro Federico Dionisi. La Procura FIGC ha tempestivamente aperto un fascicolo esplorativo per fare luce sulla vicenda. Tutto questo si innesta nel delicato momento storico dell’Associazione, segnato dal mancato commissariamento da parte del Coni e dalla recente auto-sospensione di Gianluca Rocchi.

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Il commento di Ulivieri sul passo indietro di Rocchi

Il caso Rocchi rimane sullo sfondo, con l’ex designatore coinvolto in un’altra indagine milanese. Renzo Ulivieri, presidente dell’AIAC, ha elogiato la sua scelta: “Come per qualsiasi inchiesta bisogna stare al giudizio del magistrati, credo che Rocchi abbia fatto bene a ritirarsi”. Ha poi chiosato: “Se tutti facessero come Rocchi probabilmente in qualche azienda ci sarebbero meno persone, ha seguito un principio morale”.

L’incrocio di valutazioni: il voto a Ferrieri Caputi condanna Dionisi

Dinamica controversa al centro dell’esposto risale all’ultima giornata del campionato 2025-26. Il cambio di osservatore per il match Lazio-Pisa ha destato forti sospetti: Sandro Rossomando è stato inviato all’Olimpico al posto del previsto Andrea Antonelli. La valutazione di 8.40 assegnata all’arbitro Maria Sole Ferrieri Caputi le ha impedito di rientrare nella top 25 stagionale. Effetto domino decisivo: questo basso punteggio ha permesso al collega Antonio Rapuano di restare nei 25 e salvarsi, condannando invece alla dismissione lo stesso Dionisi per raggiungere la quota di cinque tagli stagionali.

Le durissime accuse contenute nell’esposto

Parole pesantissime sono state messe nero su bianco da Alfonsi: “Le modalità delle dismissioni di Dionisi, lasciano, a tacer d’altro, perplessi per le modalità con cui appaiono evidentemente pianificate. La valutazione di 8,40 è l’unica che avrebbe senz’altro determinato la dismissione di Federico Dionisi, vittima indiretta di questo inenarrabile piano. Tutti gli associati hanno assistito a quella che potrei definire, senza possibilità di smentita, la ‘consumazione di una inconfutabile ingiustizia’”. L’esposto rincara la dose: “È innegabile che il voto di 8,40 assegnato all’arbitro Maria Sole Ferrieri Caputi appare certamente indotto dall’alto, vista la sua direzione di gara, esente da errori”.

Inchiesta avviata dal procuratore federale Chinè, che ascolterà tutti gli interessati nei prossimi 60 giorni, gettando le basi per un’estate rovente per i vertici arbitrali. Lo riporta Gazzetta.it.

Tommasi esulta: «Roma in Champions, un’impresa nata dal coraggio»

Tommasi, sindaco di Verona e leggenda della Roma, ha rilasciato queste dichiarazioni per parlare della qualificazione in Champions dei giallorossi

Oggi è il sindaco di Verona, domenica Damiano Tommasi era allo stadio anche per assistere alla certificazione europea ottenuta dalla Roma, club nel quale ha fatto il centrocampista due decenni fa con successo. La Gazzetta dello Sport lo ha intervistato.

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IL VERONA DI DOMENICA «Mi dispiace per il Verona, ovviamente, che ha giocato bene e che probabilmente nel complesso non meritava la sconfitta. Peccato, perché quest’anno ha giocato anche meglio di altri anni in cui si era salvato…».

LA CHAMPIONS LEAGUE «È un torneo che fa paura, gli impegni sono oversize, necessita di un progetto sportivo solido. La Champions preoccupa perché c’è un intreccio di partite e di impegni quasi insostenibile. A meno che uno non riesca ad avere una rosa ampia e qualificata. Oggi la Champions è un altro mini campionato, 8 partite e 8 settimane dove di fatto non ci si allena. Chi non è strutturato deve affrontarla con le pinze prima che con ambizione, anche perché la Serie A non perdona. Arrivi col fiato corto e rischi di non raggiungere gli obiettivi».

IL VALORE AGGIUNTO DI GASPERINI «È riuscito a motivare i senatori o gente in scadenza come Pellegrini e Dybala. E poi ha avuto coraggio a non snaturare la sua idea di gioco, tenendo la barra dritta anche quando i risultati non erano buoni. Tante volte quest’anno si è detto: “Questa è la Roma di Gasp” o “È una squadra che deve ancora formarsi”. È normale, il primo anno si va a sprazzi, ma lui non ha mai cambiato».

MILAN E JUVE «Mi ha sorpreso che il Milan abbia chiuso così male, nonostante non avesse le coppe. Qualche avvisaglia c’era stata, come le partite perse in casa. I rossoneri li ho visti a Verona, sul campo non avrebbero meritato il risultato sportivo. La Juve? Quello è un mondo a parte: da sempre lì sei obbligato a vincere, magari hanno pagato la pressione interna».

LA SALVEZZA DI DI FRANCESCO «Se la meritava, anche perché le ultime due retrocessioni erano state immeritate. Eusebio si è messo in discussione, non ha mai mollato. Sono contento perché si è salvato per meriti propri e non per demeriti altrui. Dispiace solo che lo abbia fatto a scapito del mio Verona…».

La rinascita di Gianluca Gaetano: da trequartista smarrito a nuovo faro del Cagliari

Gianluca Gaetano è rinato al Cagliari: da trequartista smarrito a nuovo faro della squadra di Fabio Pisacane. Il focus completo

La metamorfosi sportiva di Gianluca Gaetano è ormai completa. Sotto gli occhi attenti di un maestro del ruolo come Luka Modric, presente ad assistere al recente trionfo del Cagliari sul Milan, l’ex talento del Napoli ha dimostrato di essere diventato un raffinato direttore d’orchestra. A 26 anni (nato a Cimitile il 5 maggio 2000), Gaetano si prepara a essere il punto fermo del centrocampo sardo per il prossimo campionato, che il club ha conquistato chiudendo l’attuale stagione di sofferenza e gioia a quota 43 punti.

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La data della svolta

Secondo il Corriere dello Sport di oggi il momento cruciale della sua trasformazione tattica risale al 9 febbraio, durante la sfida all’Olimpico contro la Roma. Con l’addio di Prati, Pisacane decide di abbassare il baricentro di Gaetano, schierandolo al fianco di Luca Mazzitelli.

  • Il nuovo ruolo: abbandonata l’esclusiva trequarti alle spalle di Esposito e Kilicsoy, si posiziona molto più basso per avviare l’azione.
  • L’intuizione del tecnico: Pisacane ha compreso che il giocatore ama vivere costantemente nel cuore del gioco, organizzando la fase offensiva e dettando i tempi.
  • Il margine di crescita: rimane da limare la fase di protezione della difesa, dove a volte il ragazzo ragiona ancora con l’istinto del rifinitore.

L’uscita dal tunnel: il confronto

Questa illuminazione ha permesso al giocatore di lasciarsi alle spalle un periodo tribolato. Arrivato inizialmente a Cagliari nel gennaio 2024, aveva fatto bene (11 presenze e 4 gol). Tuttavia, dopo il ritorno al Napoli e il successivo riacquisto sardo per 6 milioni di euro, la parentesi sotto la guida di Davide Nicola si era rivelata avara di soddisfazioni a causa di continui cambi di posizione (seconda punta, esterno sinistro, mezzala).

I numeri certificano l’impatto della cura Pisacane: 33 presenze rispetto alle 28 con Nicola, 1911 minuti invece di 998, la centralità acquisita come regista e non più il giocatore impiegato in diverse posizioni.

Oggi Gianluca Gaetano ha finalmente trovato la sua precisa identità calcistica. Il cambio di passo è evidente non solo nelle statistiche, ma nell’autorità con cui gestisce il pallone in mezzo al campo. Le parole del suo allenatore, Fabio Pisacane, suonano come una vera e propria investitura: “Può diventare uno dei registi più forti della Serie A“. Il nuovo Cagliari ripartirà, senza alcun dubbio, dai suoi piedi.

Mercato Juventus, il Liverpool alza il muro per Alisson: spunta la pista Mamardashvili

Mercato Juventus, il Liverpool dice no per Alisson? Idea Mamardashvili nel caso in cui non dovesse andare in porto per il brasiliano

La mancata qualificazione alla prossima Champions League non ha minimamente scalfito il grande desiderio di Alisson Becker di trasferirsi alla Juventus. La Gazzetta dello Sport scrive che il trentatreenne portiere brasiliano ha da mesi un solido accordo verbale con i bianconeri per un ricco contratto triennale (fino al 2029, con opzione per il 2030), ma la strada che conduce a Torino è attualmente sbarrata dal Liverpool.

Alisson Juventus: perché è il portiere perfetto per i bianconeri. I 3 motivi che lo riportano da Spalletti – VIDEO di Marco Baridon

Il veto inglese e la fedeltà del brasiliano

Il numero uno della Seleçao considera esaurito il suo leggendario ciclo ad Anfield, sensazione amplificata dai dolorosi addii di senatori storici come Salah e Robertson (quest’ultimo seguito con interesse proprio dalla Vecchia Signora). Nonostante la richiesta del giocatore di ottenere il via libera immediato, la dirigenza inglese ha opposto un netto rifiuto. Avendo già perso a zero due colonne portanti, il Liverpool non intende smantellare ulteriormente la leadership dello spogliatoio. Il club pretende che Alisson resti per la stagione 2026-27. Il portiere insisterà, ma il suo profondo legame affettivo con l’ambiente gli impedirà di forzare la mano fino a una rottura traumatica.

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L’incastro a sorpresa: l’opportunità georgiana

Questo stallo frena i piani di mister Luciano Spalletti, alla disperata ricerca di carisma e spessore per risollevare un gruppo reduce da un anonimo sesto posto. Tuttavia, il blocco inglese apre a uno scenario inedito. Per fare spazio ad Alisson, il Liverpool cederebbe in prestito per dodici mesi Giorgi Mamardashvili. Per una Juventus attesa dall’Europa League, il georgiano sarebbe un’occasione low cost ideale: una preziosa soluzione temporanea in attesa di ingaggiare Alisson a parametro zero nel 2027.

Le alternative: usato sicuro o rientro in patria

L’ad Damien Comolli e Spalletti faranno a breve un ultimo tentativo per sbloccare il brasiliano. In caso di definitiva fumata nera, si valuteranno profili diversi per il post-Di Gregorio:

  • David De Gea: l’attuale portiere della Fiorentina compirà 36 anni a novembre. Offrirebbe l’enorme bagaglio di esperienza internazionale maturato in oltre un decennio al Manchester United.
  • Guglielmo Vicario: dopo tre stagioni al Tottenham, il vice di Donnarumma sembra intenzionato a lasciare la Premier League per tornare a essere protagonista in Serie A.

Il ritorno del Campione: Alessandro Nesta è il nuovo allenatore dell’Avellino

A trent’anni dalla sua ultima apparizione al Partenio, l’ex difensore riparte dalla Serie B con un contratto biennale. L’obiettivo: far sognare una piazza ambiziosa

L’Avellino e Alessandro Nesta si stringono di nuovo la mano, a trent’anni esatti di distanza. L’ultima volta che l’ex difensore calpestò l’erba del Partenio-Lombardi era il 28 agosto 1996, in un Avellino-Lazio di Coppa Italia. All’epoca ventenne, giocava terzino destro, finché un silenzioso Zdenek Zeman non gli profetizzò il futuro calcistico: «Devi fare il centrale». Il resto, tra Champions League, scudetti e un indimenticabile Mondiale, è storia dello sport.

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Oggi, quel ragazzo divenuto leggenda torna in terra irpina per sedersi in panchina. Dopo il classico anno sabbatico, Nesta ha accettato con entusiasmo la sfida dei lupi verdi: firmerà un contratto di due anni. Attualmente a Montreal in Canada per impegni legati al Mondiale, il tecnico sbarcherà in città tra lunedì e martedì per siglare l’accordo secondo quanto scrive La Gazzetta dello Sport.

Per Nesta si tratta di un ritorno in Serie B, campionato in cui cerca ancora il salto di qualità definitivo dopo le oneste e solide stagioni con Perugia (ottavo), Frosinone (ottavo) e Reggiana (undicesimo). L’obiettivo primario è riscattare l’amara retrocessione in Serie A vissuta alla guida del Monza nel 2024-25. Ad Avellino ritroverà il suo ex capitano brianzolo Armando Izzo e, soprattutto, erediterà da Davide Ballardini una squadra carica di entusiasmo, reduce da un sorprendente approdo ai playoff da neopromossa.

Tattica, origini e il nodo stadio

Dal punto di vista tattico, Nesta porterà le sue certezze in campo:

  • Difesa a tre: un dogma inviolabile per blindare il reparto.
  • Moduli fluidi in avanti: alternanza tra il 3-4-2-1 e il 3-5-2.

Nonostante il prestigioso curriculum, Nesta non ha mai dimenticato le radici operaie nella periferia romana di Cinecittà. «Chi nasce in periferia ha un’arma in più: la furbizia», ama ripetere. E di questa astuzia avrà bisogno per scuotere un calcio moderno che lui stesso ha recentemente definito “troppo lento, noioso e dove si fischia troppo”.

Sullo sfondo, mentre i tifosi si affidano al suo carisma, resta il nodo del nuovo stadio, priorità assoluta per il neo-sindaco Nello Pizza.

Manfredini: «Stagione tribolata della Lazio nonostante il ritorno di Sarri. Gattuso tecnico di livello» – ESCLUSIVA

Manfredini, ex centrocampista della Lazio, ha parlato in esclusiva a Lazionews24: le sue dichiarazioni sui biancocelesti

Christian Manfredini è stato un protagonista assoluto con la maglia biancoceleste, il tutto culminando nella vittoria della Coppa Italia nel 2009 e con la vittoria della Supercoppa con i capitolini. L’ex centrocampista ha parlato in esclusiva a Lazionews24.

Cosa pensi della stagione che la Lazio ha appena concluso e credi che riuscirà a trovare un nuovo equilibrio con un altro allenatore. Quali sono le tue considerazioni?

STAGIONE SARRI – «L’annata è stata abbastanza tribolata. Si è partiti con l’arrivo di Sarri, una scelta molto gradita alla piazza: un allenatore di livello, uno che insegna calcio. Poi però è arrivata subito la prima tegola, con il mercato bloccato, e il mister ha dovuto ricompattarsi con la squadra per riuscire ad andare avanti. Alla fine la barca è stata portata in porto in maniera dignitosa, anche se ci sono stati molti problemi. È stata raggiunta una finale di Coppa Italia, pur contro una corazzata contro cui era difficile avere la meglio. Però in finale ci sono arrivati, quindi credo che la stagione sia stata chiusa in modo dignitoso, anche se è stata molto complicata. La ripartenza sarà molto dura, anche se nulla è impossibile. La tifoseria non va allo stadio ed è in rotta con la società, quindi il club dovrà essere bravo a ricompattare l’ambiente, scegliendo un allenatore di livello e facendo una programmazione importante. Se si lavora bene, costruendo una squadra capace di ottenere buoni risultati in campo, la tifoseria, pur essendo in rotta con la società, piano piano si riavvicinerà alla squadra».

In questo senso, secondo te Gattuso può essere un compattatore? La tifoseria non l’ha presa benissimo ma la sua figura può essere quella di buon mediatore?

GATTUSO – «Per me Gattuso è un allenatore di livello. Ha fatto tante esperienze e, anche se non ha fatto benissimo in Nazionale, secondo me lì era molto difficile fare bene, considerando il materiale umano a disposizione. Qualsiasi allenatore avrebbe fatto fatica. Credo che possa fare bene in questo ambiente. È un allenatore che ha carattere, grinta e voglia di fare. A Napoli ha proposto anche un buon calcio, però bisogna lasciarlo lavorare. La piazza è scettica, giustamente, ma lui è abituato a sudare e a lavorare. Ha fatto tanta gavetta, quindi dovrà continuare a lavorare in maniera seria, come ha sempre fatto. Se arriveranno i risultati, vedrai che la tifoseria sarà dalla sua parte».

L’INTERVISTA ESCLUSIVA DI MANFREDINI A LAZIONEWS24

Albertini: «Milan, tracollo inaspettato. Anche Allegri responsabile»

L’ex centrocampista del Milan analizza il momento dei rossoneri dopo l’azzeramento totale voluto da Cardinale

Demetrio Albertini è stato un grande centrocampista del Milan di Silvio Berlusconi. Oggi, da tifoso, analizza su La Gazzetta dello Sport l’intricata matassa di casa rossonera dopo il quinto posto e l’azzeramento totale di parte di Gerry Cardinale.

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SI ASPETTAVA IL TRACOLLO «Mai nella vita. Quando arrivi a una vittoria dall’entrare tra le prime quattro e giochi in casa contro il Cagliari, se sei il Milan non puoi non raggiungere l’obiettivo. Evidentemente il primo e ultimo passo in una stagione sono i più difficili e riflettono il carattere della squadra».

IL MILAN PARLA DI FALLIMENTO INEQUIVOCABILE «Concordo, ma anche lo scorso anno è stato un fallimento, a testimonianza che cambiano gli interpreti, ma il giudizio è lo stesso».

ALLEGRI «Quando hai il match ball e ti sei costruito la possibilità di arrivare in Champions, ma poi sbagli l’ultima gara, l’allenatore ha delle responsabilità. Anche perché l’andamento dell’ultimo mese è stato da retrocessione. Sono stati fatti degli errori e, se prima la squadra era andata oltre le sua possibilità, arrivare quinta con una rosa inferiore solo a quella dell’Inter, è un fallimento».

LA ROSA «Non è scarsa e gli elementi di valore ci sono. Certo, va rinforzata con gente che sappia come si vince, ma non credo sia da quinto posto. Assolutamente».

LEAO «Sinceramente lo vedo fuori dal progetto. Per me Leao, se è non il migliore, è uno dei migliori del Milan, ma il contesto ambientale non più adatto per lui. Se arrivasse una buona offerta, sarebbe il momento giusto per cambiare».

LA PRIORITA’ É L’ACQUISTO DI UN CENTRAVANTI «Lo era anche la scorsa estate, due estati fa e quelle prima ancora… Serve azzeccare l’investimento e mettere in pratica un gioco più offensivo rispetto a quello di questa stagione».

GALLIANI O MALDINI «Non sono io che devo scegliere e non mi permetto di dare suggerimenti. Mi limito a dire che il dna di Galliani e Maldini lo conosco bene perché è quello dei milanisti. Come il mio. Lo ripeto, il dna di ogni club è diverso dall’altro e io l’ho capito giocando al Milan, ma anche al Barcellona, all’Atletico, all’Atalanta e alla Lazio».

IRAOLA «Lo conosco poco e preferisco lasciar lavorare Cardinale e i suoi uomini. Questo è un momento delicato per le scelte e bisogna prendere le decisione giuste perché ripartire da zero ogni volta non è possibile se si vuole puntare in alto».

CARDINALE «Avrà sofferto per i risultati che non sono arrivati, ma gli ultimi quattro anni hanno sofferto anche i tifosi. Vivono di speranze, soprattutto quella di un futuro diverso. Me lo auguro anche io».

COSA SPERA «Chiarezza nella comunicazione e una dirigenza unita che indichi la via da seguire».

I TIFOSI «Il loro comportamento sarà una conseguenza di quello che percepiranno. Adesso tutti noi tifosi ci lecchiamo le ferite e speriamo di non abituarci a ciò che non c’è stato nei trent’anni dell’era Berlusconi. Già il prossimo mercato darà un indirizzo alla stagione che mi auguro sia diversa dalle ultime».

Iraola primo obiettivo del Milan, ma Galliani ‘spinge’ per l’ex nerazzurro

Ci sono momenti in cui un club non sceglie soltanto un allenatore. Sceglie il modo in cui vuole presentarsi per i prossimi anni. Il Milan sta attraversando una fase che sembra proprio questa, perché attorno alla panchina rossonera si stanno muovendo idee diverse, alcune più orientate alla continuità di un certo calcio europeo moderno, altre legate a intuizioni e rapporti personali che nel calcio continuano a pesare parecchio.

A Casa Milan le valutazioni starebbero andando avanti da settimane. Dopo una stagione complicata, il tema non sarebbe soltanto trovare un nome forte, ma individuare una figura capace di riportare identità e direzione tecnica.

E in questo momento una direzione abbastanza chiara sembrerebbe esserci già. Zlatan Ibrahimovic starebbe accelerando con decisione per Andoni Iraola, tecnico del Bournemouth che negli ultimi mesi ha attirato attenzioni importanti grazie a un calcio aggressivo, verticale e con idee molto riconoscibili.

L’ombra di Galliani e una candidatura diversa

Poi il mercato e le panchine hanno un’abitudine particolare: basta una figura che rientra in scena per cambiare improvvisamente gli equilibri.

Secondo quanto riportato da Alessandro Jacobone su X, qualora Adriano Galliani dovesse tornare al Milan con un ruolo dirigenziale, ci sarebbe un profilo che potrebbe salire rapidamente nelle gerarchie.

Si tratterebbe di Raffaele Palladino, tecnico che Galliani stimerebbe particolarmente e sul quale avrebbe mostrato apprezzamento già in altre circostanze.

Sempre secondo la ricostruzione, Galliani avrebbe addirittura suggerito il suo nome a Claudio Lotito come possibile alternativa della Lazio per sostituire Sarri, dettaglio che racconta quanto l’ex dirigente rossonero creda nelle qualità dell’allenatore.

Per ora è solo un’idea, in attesa di capire cosa succederà a livello dirigenziale.

È la fine di un’era: Alexia Putellas lascia il Barcellona dopo 14 anni. Dove giocherà la fuoriclasse spagnola

È la fine di un’era: Alexia Putellas lascia il Barcellona dopo 14 anni. Dove giocherà la fuoriclasse spagnola

La storia d’amore sportiva tra Alexia Putellas e il club della sua vita è ufficialmente giunta ai titoli di coda. Dopo ben 14 anni caratterizzati da un talento purissimo e un’assoluta resilienza, la fuoriclasse spagnola è pronta a dire addio. Arrivata nel 2012 dal Levante quando era appena diciottenne, la centrocampista è cresciuta di pari passo con la squadra, trasformandosi rapidamente in un’autentica icona del Barça Women e in un modello d’ispirazione per lo sviluppo del calcio femminile a livello globale. L’emozionante e meritato tributo per onorare la sua eredità si terrà in un evento ufficiale mercoledì alle 11:00, nella prestigiosa cornice dello Spotify Camp Nou.

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I record di Alexia: Pallone d’Oro, trofei e primati blaugrana

Numeri straordinari accompagnano il congedo della leggendaria capitana. Mettendo a referto 507 presenze ufficiali, si è piazzata al secondo posto nella classifica all-time del club, ad appena nove lunghezze dal record di Melanie Serrano (516). Le sue doti offensive l’hanno resa la miglior marcatrice assoluta della storia catalana con ben 232 reti. Il palmarès di squadra è a dir poco spaventoso, vantando un totale di 38 trofei: tra questi spiccano 4 Champions League, 10 titoli di Liga, 10 Coppe della Regina e 6 Supercoppe spagnole.

Premi individuali e trionfi internazionali certificano in modo inequivocabile la sua grandezza. È stata la prima calciatrice blaugrana a vincere il Pallone d’Oro, dominando per due edizioni consecutive nel 2021 e nel 2022. Negli stessi anni ha fatto incetta di riconoscimenti, conquistando i titoli FIFA The Best e di Giocatrice dell’Anno UEFA. Con la maglia della nazionale iberica, ha coronato il sogno di alzare una Coppa del Mondo e due UEFA Nations League. A impreziosire questa irripetibile carriera è stata la sua clamorosa tenacia: ha superato gravissimi infortuni al ginocchio, dimostrando una forza mentale e una disciplina ferree per confermarsi leader indiscussa del gruppo.

Parametro zero e nuova sfida in Inghilterra

Futuro in WSL per la due volte Pallone d’Oro. Putellas lascia il Barcellona a scadenza di contratto ed è ormai pronta a tuffarsi in un’inedita e suggestiva avventura in terra britannica. In pole position per assicurarsi la campionessa a parametro zero ci sono le London City Lionesses, ambizioso club inglese di proprietà dell’imprenditrice Michele Kang. Un vero e proprio colpo a effetto per la Premier League femminile, destinato a spostare gli equilibri del calcio europeo.

Mkhitaryan non si ferma, rinnovo con l’Inter in arrivo per il centrocampista armeno! I numeri di una stagione trionfale e l’importanza di questa firma

Mkhitaryan rinnova con l’Inter! I numeri della sua stagione e l’importanza di questa firma per il mondo nerazzurro

L’avventura di Henrikh Mkhitaryan con la maglia nerazzurra è ben lontana dalla sua conclusione. Nonostante i 37 anni di età, il centrocampista armeno ha dimostrato sul campo di essere ancora un perno assolutamente insostituibile per la formazione milanese. Le ultime e insistenti indiscrezioni legate al calciomercato Inter confermano infatti che la storia d’amore tra l’esperto giocatore e il club lombardo si arricchirà presto di un nuovo, emozionante capitolo. Il calciatore ha già espresso in modo chiaro la sua volontà e ha detto sì al club per prolungare la propria permanenza a Milano.

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I dettagli della trattativa: attesa per l’intesa economica

La dirigenza interista ha incassato con enorme soddisfazione la totale disponibilità dell’atleta. Adesso, il prossimo passo formale prevede che le parti si troveranno per parlare degli aspetti economici e definire gli ultimi dettagli burocratici del nuovo accordo contrattuale. L’obiettivo della dirigenza è quello di premiare la professionalità del ragazzo, trovando la quadra ideale sull’ingaggio per blindare un vero e proprio leader dello spogliatoio.

I numeri di una stagione trionfale: il double Scudetto-Coppa Italia

La ferma volontà della società di continuare a puntare su di lui è ampiamente giustificata dal rendimento offerto nella stagione appena conclusa. Un’annata letteralmente trionfale per i meneghini, culminata con la conquista del double Scudetto + Coppa Italia. In questo esaltante e faticoso percorso, il nativo di Yerevan è stato un vero e proprio stakanovista, arrivando a collezionare ben 39 presenze complessive. L’armeno è stato impiegato con straordinaria costanza in tutte le massime competizioni, spaziando tra Serie A, Champions League, Coppa Italia e Supercoppa, riuscendo inoltre a impreziosire le sue prestazioni mettendo a segno 4 gol e 3 assist.

L’arma in più per mister Cristian Chivu

Questi dati statistici impressionanti fanno capire perfettamente come l’ex fuoriclasse di Roma, Arsenal e Manchester possa essere ancora oggi tremendamente utile alla causa interista. La sua immensa esperienza internazionale, unita a un’intelligenza tattica fuori dal comune, rappresenta infatti un elemento che può aiutare mister Cristian Chivu nella gestione delle complesse rotazioni stagionali. L’allenatore nerazzurro sa di poter contare su un vero e proprio faro in mezzo al campo, essenziale per affrontare al meglio le infinite insidie e mantenere alta l’asticella delle ambizioni per il futuro.

Cuesta tiene in apprensione il Parma: resta o no? Il suo futuro è un rebus. Si va verso un nuovo vertice societario

Cuesta è al centro di un grande rebus per quanto riguarda il suo futuro al Parma. Cosa sta succedendo per il tecnico spagnolo

In casa emiliana è ormai tempo di programmazione, e il futuro del Parma passa inevitabilmente dalle scelte strategiche legate alla guida tecnica. L’attenzione della dirigenza è oggi totalmente concentrata sulla panchina, attualmente occupata da Carlos Cuesta. Arrivato in terra gialloblù lo scorso mese di giugno, lo stratega spagnolo ha condotto la squadra a un traguardo importantissimo, blindando la tanto agognata salvezza aritmetica con ben quattro giornate di anticipo rispetto alla naturale conclusione del torneo. Un risultato sportivo inequivocabile che, paradossalmente, non sembrava inizialmente sufficiente a garantirgli la riconferma. Lo riporta Gianluca Di Marzio.

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I primi dubbi e lo spettro dell’addio

Le dinamiche contrattuali hanno vissuto un momento nevralgico proprio alla vigilia dell’ultimo impegno ufficiale. Prima della sfida conclusiva di campionato, i vertici del club e l’allenatore si erano infatti seduti attorno a un tavolo per un primo faccia a faccia esplorativo. In quell’occasione, a dispetto dell’ottimo lavoro svolto sul campo, non era affatto emersa una forte volontà di proseguire insieme. Le due parti erano parse piuttosto distanti, lasciando presagire che una separazione consensuale potesse rappresentare l’epilogo più logico.

Il calore del Tardini rimescola le carte

A stravolgere improvvisamente le prospettive ci ha pensato l’atmosfera vissuta durante il derby contro il Sassuolo. Il bellissimo tributo dei tifosi, che hanno scelto di omaggiare a gran voce l’impegno della rosa e di applaudire le idee tattiche del mister, ha lasciato un segno profondo nell’ambiente. L’impatto emotivo di questo calore collettivo ha spinto sia la proprietà che lo stesso Cuesta a ragionare a mente fredda sulle enormi potenzialità di un progetto tecnico ancora in rampa di lancio, riaprendo spiragli inattesi per la permanenza.

Un nuovo incontro per sciogliere le riserve

Alla luce di questa ondata di entusiasmo, la rottura non appare più così scontata. Diventa dunque obbligatorio organizzare a stretto giro un nuovo incontro societario per fare definitivamente chiarezza. Le parti torneranno a parlarsi per cercare di superare le perplessità emerse durante il primo summit: l’obiettivo è capire con assoluta trasparenza se esistano le fondamenta per continuare a lavorare uniti e regalare stabilità alla stagione gialloblù.

Italiano nuovo allenatore del Napoli: atteso il vertice col Bologna per liberare il tecnico. Allegri resiste, cosa sta succedendo

Italiano nuovo allenatore del Napoli: il vertice con il Bologna servirà a liberare l’allenatore. Ecco cosa sta succedendo

Panchina azzurra al centro delle grandi manovre estive dopo la recente e inaspettata separazione. Antonio Conte ha infatti salutato ufficialmente il capoluogo campano nei giorni scorsi, chiudendo un ciclo vincente e lasciando un vuoto pesante che la dirigenza è ora chiamata a colmare con la massima urgenza. Ricerca del successore che procede a ritmi serrati, con il club partenopeo impegnato in un vero e proprio casting approfondito per individuare la figura ideale a cui affidare le chiavi del nuovo progetto sportivo. Vincenzo Italiano sta attualmente avanzando con estrema forza, scalando rapidamente le gerarchie nelle preferenze del presidente Aurelio De Laurentiis. Lo riporta Gianluca Di Marzio.

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Il nodo Bologna: atteso un vertice decisivo per liberare il tecnico

Contatti positivi e particolarmente proficui sono andati in scena nelle ultime ore tra l’entourage dell’allenatore e i vertici societari campani. Intesa tattica e progettuale che sembra già delineata, ma la strada verso l’agognata fumata bianca presenta ancora un ostacolo burocratico importante. L’allenatore rossoblù deve ora sedersi al tavolo delle trattative direttamente con la dirigenza del Bologna. Incontro chiarificatore ritenuto fondamentale per comprendere le reali intenzioni della società emiliana: sarà strettamente necessario capire se il club deciderà di liberarlo in tempi brevi per facilitare il trasferimento e, dettaglio non di poco conto, a quali precise condizioni economiche e contrattuali.

L’ombra di Allegri: accordo di massima già sul tavolo per l’ex rossonero

Concorrenza spietata per l’attuale mister felsineo, che deve guardarsi le spalle da un rivale di assoluto spessore internazionale. Candidatura forte rimane infatti quella legata a Massimiliano Allegri, il quale resiste saldamente sullo sfondo come opzione di primissima fascia. L’ex allenatore del Milan, reduce dal recente e turbolento addio ai colori rossoneri, non rappresenta affatto un semplice piano di riserva per la dirigenza. Accordo di massima tra il tecnico livornese e il Napoli sarebbe infatti già stato raggiunto in via ufficiosa nei giorni scorsi, trovando un punto d’incontro sulla base di un solido contratto biennale.

Scelta definitiva che terrà con il fiato sospeso i tifosi partenopei ancora per qualche giorno. Sfida a due appassionante per ereditare la panchina del Maradona, in un crocevia fondamentale per mantenere intatte le altissime ambizioni future della compagine azzurra.

Alisson Juventus: perché è il portiere perfetto per i bianconeri. I 3 motivi che lo riportano da Spalletti – VIDEO di Marco Baridon

Alisson Juventus: i 3 motivi per cui è il portiere perfetto per i bianconeri. Cosa c’è dietro il suo approdo a Torino – VIDEO di Marco Baridon

Portiere Juventus, la priorità del mercato bianconero è chiara e porta direttamente in Inghilterra. Il nome di Alisson Becker rappresenta molto più di una semplice e affascinante suggestione estiva: è il profilo tecnico e umano ideale per completare lo scacchiere di mister Luciano Spalletti. Analizziamo nel dettaglio i motivi per cui l’asso brasiliano cambierebbe il volto della squadra, delineando anche i possibili scenari per le gerarchie interne.

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Sicurezza tra i pali: il necessario post Di Gregorio

Certezze difensive smarrite da ritrovare al più presto. L’annata di Michele Di Gregorio è stata purtroppo costellata da troppi e ripetuti errori individuali. Le incertezze mostrate in sfide cruciali del campionato, come i dolorosi scivoloni contro Inter, Lazio, Como, Verona e Fiorentina, hanno inevitabilmente minato la stabilità della retroguardia. Affidare i guantoni da titolare a un fuoriclasse assoluto come l’attuale numero uno del Liverpool significherebbe ridare immediata tranquillità e impermeabilità all’intero reparto arretrato.

Carattere e mentalità: il leader che sa come vincere

Personalità forte e leadership carismatica sono le richieste esplicite formulate dall’allenatore alla dirigenza. Chi, se non Alisson, potrebbe incarnare meglio questo preciso identikit? L’estremo difensore porta in dote un magnetismo naturale e un palmarès straordinario: sa perfettamente cosa significhi reggere le pressioni e trionfare ad altissimi livelli. La sua bacheca personale vanta ben 8 prestigiosi trofei conquistati con il Liverpool, una preziosa Copa America alzata con la Nazionale verdeoro e 4 titoli vinti in Brasile a inizio carriera.

Il legame con Spalletti, il nodo infortuni e le gerarchie

Serie A e dinamiche tecnico-tattiche non avrebbero alcun segreto per lui. Il classe 1992 conosce già molto bene il calcio italiano e, aspetto fondamentale, i metodi di lavoro di Spalletti, che lo ha allenato e lanciato alla Roma nella stagione 2016/17. L’unico, grande “contro” dell’operazione riguarda lo storico clinico: negli ultimi tre anni il portiere ha saltato ben 67 partite per infortunio.

Gerarchie chiare diventerebbero quindi essenziali. Alisson sarebbe il titolare inamovibile, supportato dall’esperienza di Mattia Perin come secondo. In questo scenario, il giovane talento Daffara – reduce da un’ottima annata in prestito all’Avellino – verrebbe girato in prestito in Serie A per maturare. L’alternativa, in caso di addio dello stesso Perin, potrebbe vedere la scommessa coraggiosa di promuovere proprio l’emergente Daffara nel delicato ruolo di vice-Alisson.

Fabio Grosso ad un passo dalla Fiorentina: accordo in chiusura! I dettagli del contratto che firmerà il tecnico del Sassuolo

Fabio Grosso vicino alla Fiorentina: accordo in chiusura! Tutti i dettagli sul contratto che firmerà l’allenatore del Sassuolo

La Fiorentina è pronta a voltare pagina e ad affidare le chiavi del proprio progetto sportivo a una nuova guida tecnica. Secondo Fabrizio Romano, la dirigenza toscana sta chiudendo un accordo verbale con Fabio Grosso come prossimo allenatore. Un’accelerata decisiva che testimonia la ferma volontà del club gigliato di anticipare i tempi e programmare la prossima stagione, assicurandosi uno dei profili più ambiti, moderni e promettenti dell’intero panorama calcistico italiano.

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I dettagli dell’operazione: in arrivo un contratto biennale

I contatti tra i vertici viola e l’entourage del tecnico ex Sassuolo si sono intensificati notevolmente nelle ultime ore, portando a una potenziale fumata bianca ormai imminente. Le parti hanno discusso a lungo sulla visione futura della squadra e, allo stato attuale della trattativa, un contratto biennale è quasi stato raggiunto. Questa proposta pluriennale evidenzia la chiara intenzione della Fiorentina di non cercare una soluzione ponte, ma di avviare un vero e proprio percorso di crescita a medio-lungo termine. Al momento, restano solamente alcuni dettagli ancora da definire prima della conclusione dell’affare.

Perché Fabio Grosso è l’uomo giusto per Firenze

La scelta di puntare su Fabio Grosso per la panchina nasce da motivazioni tattiche ben precise. L’ex Campione del Mondo ha dimostrato ampiamente il suo grande valore nelle recenti esperienze, esprimendo un calcio dinamico, verticale e votato all’attacco. La sua proverbiale abilità nella valorizzazione dei giovani talenti si sposa perfettamente con le linee guida della società e con le ambizioni dell’esigente piazza fiorentina.

I prossimi passi verso l’annuncio ufficiale

Mentre i direttori sportivi e i legali lavorano senza sosta per limare gli ultimi e decisivi aspetti burocratici, l’ambiente attende con grande curiosità. Se gli ultimi ostacoli verranno superati rapidamente, l’atteso comunicato ufficiale potrebbe arrivare già nei prossimi giorni. La Fiorentina è pronta a consegnare la rosa nelle mani del suo nuovo allenatore, posando il primo tassello fondamentale per la rifondazione della squadra.

Lautaro come Maradona, ma il dato evidenzia la crisi profonda della nostra Serie A: il record negativo legato alla classifica marcatori

Lautaro come Maradona, ma il dato evidenzia la crisi profonda della nostra Serie A: il record negativo della classifica cannonieri

La stagione 2025/26 di Serie A si è chiusa con lo scudetto dell’Inter di Cristian Chivu, campione d’Italia per la 21ª volta nella sua storia, ma anche con un dato statistico che fa discutere. Il premio di capocannoniere è andato a Lautaro Martinez, capitano nerazzurro, autore di 17 gol in 30 presenze. Numeri sufficienti per chiudere davanti a tutti, ma non certo esaltanti se rapportati alla storia recente del campionato italiano. Alle sue spalle si sono fermati Douvikas del Como e Malen della Roma, entrambi secondi a pari merito, con l’olandese arrivato in Italia soltanto nel mercato invernale. Il dato fotografa una stagione in cui la concorrenza in zona gol è stata molto limitata e in cui la Serie A ha confermato una flessione evidente dal punto di vista realizzativo.

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Lautaro capocannoniere, mai così pochi gol nell’era dei tre punti

Il dato legato a Lautaro Martinez assume un peso ancora maggiore se inserito nel contesto storico. Nell’era della Serie A a tre punti, nessun giocatore aveva mai vinto la classifica marcatori con meno gol. Per trovare un capocannoniere con un bottino più basso bisogna tornare molto indietro, fino alla stagione 1987/88, quando Diego Armando Maradona, uno degli idoli e connazionali dello stesso Lautaro, chiuse al primo posto con 15 reti, ma il campionato era a 16 squadre. In questo caso, però, il paragone non ha un valore positivo per il movimento italiano. Se da un lato il numero 10 dell’Inter ha saputo comunque incidere in una stagione condizionata anche dall’infortunio al polpaccio, dall’altro il fatto che 17 gol siano bastati per dominare la graduatoria racconta un campionato con pochissimi grandi marcatori.

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Lautaro capocannoniere, il segnale di un campionato che fatica a produrre bomber

Dal ritorno della Serie A a 20 squadre, nella stagione 2004/05, il capocannoniere non era mai sceso sotto quota 21 gol, record minimo rappresentato da Del Piero nel 2007/08. Negli anni successivi il campionato ha visto picchi molto più alti, con attaccanti capaci di superare quota 30, come Higuain e Immobile. Curiosamente, prima di questa stagione, il capocannoniere con meno reti nell’ultimo decennio era stato ancora Lautaro, che nel 2023/24 aveva comunque chiuso con 24 gol. La stagione 2025/26 diventa quindi un’eccezione significativa: pochi giocatori in doppia cifra, medie realizzative basse e un titolo cannonieri vinto con una quota dimenticata da quasi quarant’anni. Per ritrovare altri casi simili bisogna tornare a campionati molto diversi: Mazzola e Orlando nel 1965 con 17 gol, Prati nel 1968 con 15, Bettega nel 1980 con 16, Pruzzo nel 1982 con 15, Platini nel 1983 con 16 e Virdis nel 1987 con 17. Lautaro entra così in una lista ristretta, ma il dato resta soprattutto un campanello d’allarme per l’appeal offensivo della Serie A.

Milan, avanti tutta su Iraola come prossimo allenatore! Maxi offerta e contratto fino al 2029: i dettagli

Milan, avanti tutta su Iraola come prossimo allenatore! Maxi offerta e contratto fino al 2029: il piano dei rossoneri per convincere il tecnico

Il Milan accelera per Andoni Iraola. Secondo quanto riportato da Nicolò Schira, il club rossonero avrebbe presentato una proposta molto importante all’allenatore spagnolo per convincerlo a raccogliere l’eredità di Massimiliano Allegri e aprire un nuovo ciclo tecnico a Milanello.

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Iraola Milan, l’offerta del club rossonero

La società di via Aldo Rossi avrebbe messo sul tavolo un contratto fino al 2029, con un ingaggio da circa 4 milioni di euro a stagione. Una proposta che conferma la volontà del Milan di puntare con decisione su Iraola, considerato un profilo ideale per rilanciare il progetto dopo una stagione complicata e chiusa con il mancato accesso alla Champions League.

Iraola Milan, concorrenza forte dall’estero

Il tecnico viene apprezzato per un calcio moderno, aggressivo e ad alta intensità, caratteristiche considerate adatte alla nuova fase rossonera. La trattativa, però, non è semplice. Sempre secondo Schira, su Iraola ci sarebbero anche Crystal Palace, Newcastle e Bayer Leverkusen. La concorrenza internazionale è forte, ma il Milan continua a spingere per portarlo in Serie A.

RC Lens, Pierre Sage detta la linea per il mercato: «L’idea è restare e fare un po’ come Luis Enrique. Servono rinforzi urgenti in difesa»

Ai microfoni di RMC, il tecnico del Lens, Pierre Sage, fa il punto sul suo futuro dopo una prima stagione trionfale: le sue parole

Ospite della trasmissione After Foot su RMC, Pierre Sage ha affrontato a viso aperto i temi caldi che circondano il suo futuro e quello del RC Lens. L’allenatore, reduce da una prima annata straordinaria chiusa con la vittoria della Coppa di Francia e un prezioso secondo posto in Ligue 1, ha un contratto blindato fino al 2028, ma non ha ancora garantito al cento per cento la sua permanenza.

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«L’idea principale è quella di restare a Lens», ha chiarito il tecnico, ammettendo però senza filtri che «ci sono ancora diverse domande che ci si pone». Nonostante qualche riflessione fisiologica di fine stagione, la tendenza lo vede saldamente sulla panchina dei Sang et Or. Proprio per questo, Sage ha approfittato dell’occasione per delineare la strategia dell’imminente mercato estivo, tracciando un profilo tecnico preciso per i futuri rinforzi.

L’identikit dei nuovi acquisti

La visione dell’allenatore si concentra su due requisiti fondamentali per far compiere alla squadra un ulteriore salto di qualità:

  • Versatilità tattica: «L’ideale sarebbe reclutare giocatori in grado di ricoprire più posizioni in campo, seguendo un po’ la filosofia di Luis Enrique. È una caratteristica che permette di gestire molto meglio le rotazioni».
  • Attacco della profondità: per il progetto di gioco di Sage, servono elementi capaci di aggredire gli spazi. «Ci rendiamo conto che spesso anche i giocatori abituati a prendere lo spazio finiscono per chiedere troppi palloni sui piedi. È un aspetto su cui abbiamo cercato di far evolvere la squadra tutto l’anno: gli spazi si aprono raramente, quindi non appena c’è un varco bisogna essere in grado di attaccarlo».

L’emergenza difensiva e i nomi sul taccuino

Interpellato direttamente sulle voci di mercato che accostano al Lens il centrocampista Martin Adeline e l’ala Pablo Pagis (di proprietà del Lorient), l’allenatore si è limitato a definirli «due buoni giocatori».

Il vero campanello d’allarme, tuttavia, riguarda il reparto arretrato, che necessita di interventi mirati. «È un’evidenza assoluta», ha confermato Sage. «Quest’anno in quelle posizioni abbiamo vissuto una vera e propria ecatombe. Ci siamo resi conto che numericamente ci mancava un uomo. Siamo stati fortunati a scoprire il talento del giovane Kyllian Antonio, che avrà ottime prospettive l’anno prossimo, sebbene a un certo punto si sia infortunato anche lui. Per la prossima stagione sarà fondamentale intervenire e reclutare nuovi difensori per coprire quel settore».

Il calvario e la rinascita di Gavi: le tappe fondamentali verso il Mondiale 2026

Il centrocampista del Barcellona, Gavi, è stato convocato da de la Fuente per la Coppa del Mondo. Un traguardo meritato dopo due gravi infortuni

Il momento tanto atteso è finalmente arrivato. Pablo Páez Gavira, per tutti Gavi, è ufficialmente uno dei 26 scelti dal ct Luis de la Fuente per rappresentare la Spagna ai Mondiali 2026 in Stati Uniti, Messico e Canada. Toccare questo vertice a soli 21 anni è un grande successo, ma per il talento andaluso rappresenta una vera e propria resurrezione sportiva dopo mesi vissuti lottando nell’ombra.

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Tutto ha avuto inizio nel momento migliore della sua giovane carriera. Titolare inamovibile nel Barça e in Nazionale, il dramma sportivo si consuma in una sfida contro la Georgia. Mundo Deportivo ne ha ricostruito le tappe essenziali.

Il primo infortunio: il buio e la risalita (2023-2024)

Il 19 novembre 2023 il suo ginocchio destro cede: l’esito è la rottura completa del legamento crociato anteriore e la lesione al menisco esterno. Inizia un lunghissimo percorso di riabilitazione.

  • Il bilancio: 316 giorni di stop, che gli costano l’Europeo 2024 (festeggiato comunque a bordo campo con i compagni).
  • Il rientro: torna in campo il 20 ottobre 2024. Con Hansi Flick recupera gradualmente la forma, chiudendo la stagione 2024-25 con 42 presenze (di cui 20 da titolare) e riconquistando la maglia della Roja per le semifinali di Nations League contro la Francia.

La ricaduta inaspettata (agosto 2025)

Proprio quando il peggio sembrava alle spalle, ad agosto 2025, dopo appena due giornate di Liga, Gavi è costretto a fermarsi in allenamento per un fastidio allo stesso ginocchio.

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Il 23 settembre si sottopone a un’artroscopia. Quello che doveva essere un intervento per preservare il menisco (con circa 5 settimane di stop previste) si trasforma in una brutta sorpresa. All’apertura dell’articolazione, i medici riscontrano danni ben più gravi del previsto. L’esito è un nuovo, durissimo stop di 192 giorni.

Lo sprint finale per il Mondiale (2026)

Il secondo e definitivo ritorno avviene il 15 marzo 2026. Da quel momento parte la corsa contro il tempo: Gavi sa di avere meno di tre mesi per ritrovare il ritmo partita e convincere de la Fuente a portarlo al Mondiale. E ci riesce in pieno.

L’andaluso diventa uno dei giocatori più in forma del Barcellona nel finale di stagione. Gioca da titolare otto degli ultimi quattordici match possibili, esibendo una condizione atletica invidiabile e risultando decisivo in sfide cruciali contro Atlético Madrid (in Champions League) e Real Madrid (in Liga). Una prova di tenacia e resilienza che gli ha consegnato, con pieno merito, il tanto sognato biglietto per la Coppa del Mondo.

Modric al bivio: addio al Milan o permanenza? L’arrivo di Iraola può cambiare tutto

Modric al bivio: addio al Milan o permanenza? L’arrivo di Iraola dopo l’esonero di Allegri può cambiare tutto per il futuro del croato

Il futuro di Luka Modric rischia di diventare uno dei temi più delicati della nuova estate del Milan. Con l’addio di Massimiliano Allegri e il possibile arrivo di Andoni Iraola, il progetto tecnico rossonero potrebbe cambiare in modo profondo, aprendo inevitabilmente una riflessione sul ruolo del centrocampista croato. La domanda, a questo punto, è centrale: ha ancora senso puntare su Modric oppure sarebbe più logico separarsi? Da una parte, trattenere un campione del suo livello significherebbe conservare leadership, esperienza e mentalità vincente in uno spogliatoio che, nell’ultima stagione, ha mostrato fragilità evidenti soprattutto nei momenti decisivi.

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Modric Milan, perché tenerlo può avere ancora senso

Anche a quasi quarantuno anni, Modric resta un calciatore di qualità superiore. Visione di gioco, gestione dei tempi, pulizia tecnica e personalità sono ancora armi preziose, soprattutto in un campionato come la Serie A, meno frenetico rispetto ad altri contesti europei. In una squadra reduce da mesi complicati e chiamata a ricostruire credibilità, la presenza di un Pallone d’Oro può rappresentare un riferimento importante dentro e fuori dal campo. Il croato può ancora incidere nella gestione delle partite, nell’equilibrio emotivo del gruppo e nella crescita dei giocatori più giovani. Per questo, una sua permanenza non sarebbe priva di logica, ma soltanto a una condizione: deve essere inserita dentro un progetto tecnico chiaro e non trasformarsi in una scelta nostalgica.

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Modric Milan, il nodo Iraola e il rischio di frenare il ricambio

Il possibile arrivo di Iraola cambierebbe però molte prospettive. Il tecnico porta con sé un’idea di calcio basata su pressing alto, intensità, aggressività e ritmo continuo. Un sistema di questo tipo rischia di essere poco compatibile con un calciatore che, per ragioni anagrafiche, non può più garantire continuità atletica lungo tutta la stagione. Il Milan deve inoltre accelerare il ricambio generazionale a centrocampo, costruendo una rosa più fisica, dinamica e sostenibile nel medio periodo. Continuare con Modric avrebbe senso solo se il croato fosse realmente centrale nei piani del nuovo allenatore. In caso contrario, il rischio sarebbe quello di allungare una storia oltre il momento giusto, appannando l’immagine di un campione straordinario. Al Milan serve una scelta lucida: meno fascino del nome, più coerenza tecnica.

Tomiyasu saluta l’Ajax: l’addio dell’ex Bologna dopo soli cinque mesi

Il difensore giapponese Tomiyasu lascia l’Ajax dopo appena 9 presenze a causa dei postumi di un grave infortunio. Ora è di nuovo svincolato

Takehiro Tomiyasu ha scritto la parola fine sulla sua avventura in Olanda. Il difensore ventisettenne ha affidato ai propri profili social un lungo ed emozionante messaggio di addio per congedarsi dall’Ajax, chiudendo una parentesi durata appena cinque mesi.

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L’ex giocatore del Bologna era approdato ad Amsterdam a gennaio, firmando un contratto semestrale che è giunto alla sua naturale scadenza. Tomiyasu arrivava da un periodo estremamente difficile: la scorsa estate aveva risolto consensualmente il suo legame con l’Arsenal per dedicarsi a tempo pieno al recupero da un lungo infortunio al ginocchio. Dopo aver sfruttato le strutture della Nazionale giapponese per la riabilitazione ed essere rimasto svincolato per mesi, l’Ajax gli aveva offerto l’opportunità di tornare in campo. Tuttavia, il suo impiego si è limitato a 9 apparizioni, per un totale di soli 236 minuti giocati.

Il rammarico e i ringraziamenti sui social

Nel suo post su Instagram, Tomiyasu non ha nascosto il dispiacere per non essere riuscito a incidere come sperava: “Sono stati solo cinque mesi, ma voglio ringraziare tutti coloro che supportano l’Ajax. Ovviamente non è stata la stagione che volevamo e nessuno è soddisfatto di come è finita. Personalmente, sono arrivato in questo club a gennaio dopo una lunga riabilitazione; volevo dare e fare molto di più per questa maglia, ma le cose non hanno funzionato bene. Questa squadra ha tantissimi giocatori talentuosi e sono convinto che tornerà presto dove merita. Grazie a tutto lo staff e un grazie finale ai tifosi: non dimenticherò mai la vostra calorosa accoglienza“.

Il bilancio finale e la chiamata a sorpresa

La stagione ha comunque regalato alcuni verdetti importanti, sia per il club che per il giocatore:

  • L’Europa conquistata: l’Ajax ha chiuso l’Eredivisie con un deludente quinto posto, ma è riuscito in extremis a garantirsi l’accesso ai preliminari di Conference League vincendo ai rigori la finale playoff contro l’FC Utrecht.
  • Il pass per la Coppa del Mondo: nonostante sia nuovamente padrone del proprio cartellino e senza una squadra di club, Tomiyasu ha ricevuto una splendida notizia. Il commissario tecnico Hajime Moriyasu ha deciso di puntare ciecamente su di lui, inserendolo a sorpresa nella lista dei 26 convocati del Giappone per il Mondiale di quest’estate, a prescindere dal bassissimo minutaggio stagionale.

Nico Paz vuole solo il Como! Svelata la preferenza dell’argentino per il prossimo anno: la palla passa al Real Madrid

Nico Paz vuole solo il Como! Svelata la preferenza dell’argentino per il prossimo anno: la palla passa al Real Madrid e a Mourinho

Il Como vuole trattenere Nico Paz almeno per un’altra stagione. Secondo quanto riferito da Sky Sport, il talento argentino avrebbe espresso la volontà di restare ancora alla corte di Cesc Fabregas, dopo un’annata straordinaria culminata con la storica qualificazione alla prossima Champions League. Il classe 2004 è stato uno dei grandi protagonisti della stagione biancoblù, diventando un punto fermo del progetto tecnico e uno dei profili più osservati del panorama europeo.

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Nico Paz Como, la volontà del giocatore e il contratto fino al 2028

La posizione del Como è chiara: fare tutto il possibile per proseguire il percorso con Nico Paz. Anche il giocatore sarebbe favorevole a restare un altro anno in Lombardia, convinto dalla crescita della squadra, dal rapporto con Fabregas e dalla possibilità di misurarsi in Champions League da protagonista.

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La decisione finale, però, spetterà al Real Madrid. Nico Paz ha firmato un contratto con il Como fino al 2028, ma i Blancos hanno mantenuto nella trattativa diverse opzioni di recompra. La prima, fissata a 8 milioni di euro, è scaduta nell’estate 2025. Restano ancora attive quelle da 9 milioni nel 2026 e da 10 milioni nel 2027, strumenti che permettono al club spagnolo di conservare il controllo sul futuro del ragazzo.

Nico Paz Como, il fattore Mourinho può cambiare lo scenario

Il nodo principale riguarda anche il futuro tecnico del Real Madrid. La dirigenza del Como sa che José Mourinho, destinato al ritorno sulla panchina dei Blancos, vorrebbe valutare da vicino il rientro immediato di Nico Paz. Al momento, però, non sarebbe ancora arrivata una risposta definitiva.

La speranza del club lariano è che le imminenti elezioni presidenziali del Real Madrid possano allungare i tempi decisionali, permettendo al Como di guadagnare margine e provare a trattenere il gioiello argentino. I numeri, del resto, spiegano l’importanza del giocatore: 12 gol e 6 assist nella Serie A 2025/2026, con un impatto determinante nella cavalcata europea della squadra di Fabregas.

Di Maria e l’incubo Manchester United: «Van Gaal e i ladri mi hanno fatto odiare il club»

Angel Di Maria, oggi tornato al Rosario Central, ripercorre la disastrosa stagione 2014/15 vissuta in Inghilterra con il Manchester United

Ángel Di María, rientrato in Argentina al Rosario Central a 38 anni dopo la seconda parentesi al Benfica, è tornato a parlare del momento più buio della sua carriera: la stagione 2014/15 con la maglia del Manchester United.

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In un’intervista rilasciata alla BBC, l’esterno ha confessato apertamente come il pessimo rapporto con il tecnico Louis van Gaal e le oggettive difficoltà ambientali lo abbiano rapidamente spinto a detestare la sua permanenza in Inghilterra.

Il crollo del rapporto e l’incubo della rapina

L’avventura a Old Trafford era iniziata sotto i migliori auspici, ma la situazione è ben presto precipitata:

  • Le critiche continue: «Le cose all’inizio fluivano, poi ho iniziato ad avere problemi con Van Gaal. Facevamo riunioni continue in cui mi mostrava solo gli errori commessi in campo, mai una volta gli aspetti positivi. Alla fine non ne potevo davvero più».
  • Il clima e lo shock: «Faceva freddo e il buio calava presto. Poi c’è stata la tentata rapina mentre ero in casa con la mia famiglia. Quando le cose in campo non vanno, litighi con l’allenatore e subisci un trauma del genere, finisci per odiare quel posto. Dovevo dare assoluta priorità alla mia famiglia».

Di María decise così di forzare la cessione, rifiutandosi di presentarsi al ritiro estivo successivo e restando in Argentina in attesa del trasferimento.

Il fascino intatto della Premier League

Nonostante la brusca rottura, l’argentino non si pente di aver lasciato il Real Madrid per i Red Devils: «Non rimpiango la scelta. L’ambiente della Premier League, le persone all’interno del club e l’affetto dei tifosi erano incredibili. Usavo il Manchester alla PlayStation e improvvisamente avevo Rooney al mio fianco. La mitica maglia numero 7? Sapevo della sua storica importanza, ma per me era solo un numero».

La fredda versione di Van Gaal

La BBC ha interpellato anche l’ex allenatore olandese, che ha offerto una prospettiva radicalmente opposta:

  • Acquisto societario: Van Gaal ha chiarito di non aver mai preteso l’acquisto dell’argentino, definendo l’operazione una scelta esclusiva della dirigenza che, all’epoca, considerava un errore.
  • Incompatibilità tattica: tecnico strutturato e metodico, Van Gaal ha spiegato di aver provato a schierarlo in svariati ruoli, anche come trequartista, senza mai riuscire a trovare una collocazione in cui fosse realmente efficace.

L’amara esperienza inglese di Di María si chiuse così con 32 presenze, 4 reti, 11 assist e zero trofei conquistati.

Chivu e l’Inter, intesa totale per il rinnovo fino al 2028! Pronto un cospicuo aumento dell’ingaggio

Chivu e l’Inter, intesa totale per il rinnovo fino al 2028! Pronto un cospicuo aumento dell’ingaggio: i dettagli del nuovo contratto per il tecnico

L’Inter programma il futuro e riparte da Cristian Chivu. Dopo una prima stagione intera in panchina chiusa con la vittoria dello scudetto e della Coppa Italia, il club nerazzurro ha deciso di premiare il tecnico rumeno con un rinnovo di contratto. Una scelta considerata naturale dalla società, alla luce del lavoro svolto, dei risultati ottenuti e della crescita mostrata dalla squadra sotto la sua guida.

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Nei giorni scorsi c’è stato un incontro in viale della Liberazione tra la dirigenza dell’Inter, Chivu e il suo agente Pietro Chiodi. Il confronto ha portato a un’intesa di massima per proseguire insieme fino al 2028, con un’opzione in favore del club per allungare ulteriormente il rapporto di un’altra stagione.

Chivu Inter, gli avvocati preparano i contratti

L’accordo è ormai definito e gli avvocati sono al lavoro per predisporre tutta la documentazione necessaria. A breve le parti si rivedranno soltanto per ratificare quanto già stabilito. Non c’è fretta, ma la direzione è chiara: Chivu resterà sulla panchina dell’Inter e guiderà il nuovo ciclo nerazzurro dopo un’annata già entrata nella storia recente del club.

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Il rinnovo porterà anche a un adeguamento economico importante. Il nuovo ingaggio dovrebbe arrivare a sfiorare, bonus compresi, circa 4 milioni di euro a stagione. Un riconoscimento concreto per un allenatore che, alla prima vera occasione ad alto livello dall’inizio della stagione, ha saputo conquistare subito due trofei.

Chivu Inter, vacanze e mercato sempre sullo sfondo

Dopo la firma, Chivu lascerà Milano per qualche giorno di vacanza con la famiglia. Il telefono, però, resterà sempre acceso. Il tecnico seguirà infatti da vicino anche le mosse di mercato, curioso di capire quali rinforzi arriveranno per rendere l’Inter ancora più competitiva.

La società vuole costruire una squadra capace di confermarsi in Italia e tornare protagonista anche in Champions League. Il primo tassello, però, è già stato scelto: avanti con Cristian Chivu.

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